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Schuldigsein

Schuldigsein

Macbeth
di Justin Kurzel
Con: Michael Fassbender (Macbeth), Marion Cotillard (Lady Macbeth), Paddy Considine (Banquo), David Thewlis (Duncan), Sean Harris (Macduff)
Gran Bretagna, 2015
Trailer del film

«Life’s but a walking shadow, a poor player / That struts and frets his hour upon the stage / And then is heard no more. It is a tale / Told by an idiot, full of sound and fury, / Signifying nothing», «La vita è un’ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco e poi non se ne sa più niente. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepiti e furore, significante niente» (atto V, scena 5). Questo afferma Macbeth tenendo tra le braccia la sua Lady ormai morta. Macbeth il valoroso, Macbeth l’intrepido, Macbeth il traditore, Macbeth il folle, Macbeth lo sconfitto.
Sconfitto dalla sua fiducia negli oracoli, che sono invece per loro natura sempre ambigui, sono uno dei modi con i quali le divinità si divertono a prendersi gioco degli umani. Sconfitto dalla sua fiducia nel proprio coraggio, che non riesce a reggere l’orrore di aver massacrato l’ospite regale nel letto che lui stesso gli aveva preparato. Sconfitto dalla colpa e dal suo senso, che incombe come ascia sulle teste della felicità umana. «Das Schuldigsein resultiert nicht erst aus einer Verschuldung, sondern umgekehrt: diese wird erst möglich ‘auf Grund’ eines ursprünglichen Schuldigseins», «Non è l’essere in colpa l’effetto di qualche indebitamento, piuttosto il contrario: tale indebitamento è possibile soltanto ‘sul fondamento di’ un essere in colpa che sta all’origine» (Heidegger, Sein und Zeit, § 58, p. 284 dell’edizione Niemeyer di riferimento).
La potenza del testo shakespeariano è tradotta da Justin Kurzel in immagini forti, suggestive, lontane. Il film è ambientato in una brughiera desolata, sporca, acquosa. Gli abiti sono quelli di contadini diventati re. I colori sono totali e intridono di sé la disperazione dei personaggi. Le musiche contemporanee trasportano fuori dal tempo questo dramma antico il cui rigore filologico immerge personaggi, parole, immagini in una dimensione arcaica, molto vicina a una tragedia greca.
Ciò che vi accade è infatti forma ed espressione di ἀνάγκη, la Necessità madre delle Moire, «the instruments of darkness», le ‘streghe’ che appaiono a Macbeth a dargli certezze vane e ad assistere impassibili alla sua rovina. Macbeth lo sa ma non può farci nulla. E mano a mano che gli eventi si compiono tutto sembra accadere nella mente di Macbeth il valoroso, Macbeth l’intrepido, Macbeth il traditore, Macbeth il folle, Macbeth lo sconfitto. Macbeth il debitore.

4 commenti

  • agbiuso

    maggio 2, 2017

    Segnalo un interessante saggio di Elisa Zocchi, apparso sul numero 1/2017 della Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia.
    Si intitola Stimmung e trascendenza. Il ruolo del pathos in Martin Heidegger (liberamente leggibile on line e come pdf).
    L’ipotesi è che “ciò che interessa ad Heidegger non è il sentimento o l’emozione, bensì la tonalità affettiva che lo precede”; tale Stimmung “altro non è che lo spazio dello stare umano, mai neutrale ma sempre intonato. Per questo anche l’idea di una filosofia neutrale e asettica, quella che domina il tempo della tecnica e della filosofia come matematica, viene rifuggita da Heidegger come menzognera: non può esistere un pensiero che non sia profondamente radicato e intonato da quella ferita iniziale che è la domanda, il trauma, lo scandalo, la contraddizione come anche la gioia, il contraccolpo davanti all’essere delle cose” (pp. 51-52).

  • Pasquale

    gennaio 26, 2016

    Aspetto a gloria di vederlo, mon chèr. P.

  • agbiuso

    gennaio 26, 2016

    Grazie caro amico, spero che il piatto sia apprezzato anche da altri palati oltre il tuo raffinatissimo 🙂

  • Pasquale

    gennaio 26, 2016

    Un piattino ricco. P.

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