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Inno a Dioniso

Inno a Dioniso

Museo Archeologico
Museo della cultura bizantina

Thessaloníki

Mosaici, colonne, statue, porte, tombe, meravigliosi gioielli, oggetti d’uso quotidiano, descrivono le esistenze e le tonalità di vita degli antichi abitanti di Thessaloníki. L’ideale della bellezza femminile era esattamente l’inverso di quello attuale. Esso consisteva infatti nel mantenimento di una pelle bianchissima: «For this reason, upper-class women avoided the Sun».
Thessalonìki_Museo_archeologico_erosAssai diverso era anche il modo semplice e naturale di vivere la sessualità. Su vasi e altri oggetti, infatti, sono dipinte delle esplicite scene erotiche; qualcosa che nelle società cristiane sarebbe semplicemente pornografia. Dalle steli funerarie -davvero numerose in questo museo- non traspare nessuna angoscia ma, semmai, la malinconia del saluto. È che Thessaloníki dedicava un particolare culto a Dioniso e ad Asclepio. Il cratere Derveni narra in modo splendido le nozze di Arianna e Dioniso, è un vero e proprio «hymn to the god Dionysus».
Il vicino Museo della cultura bizantina raccoglie nelle prime sale la prosecuzione del mondo classico in quello cristiano. Significativa testimonianza di tale compenetrazione non sono soltanto le architetture religiose ma anche il fatto che cristiani e pagani fossero sepolti negli stessi cimiteri. Poi il dominio politico dei cristiani e il loro esclusivismo biblico posero fine a tale molteplicità e moltiplicarono i segni del lutto e della tristezza. Le croci nazarene sostituirono il Sole pagano. E fu il tramonto di un mondo dedito alla Bellezza. Ma gli dèi sanno aspettare.

5 commenti

  • agbiuso

    agosto 16, 2015

    Diego, amico mio, ancora una volta le tue parole mi colpiscono come quelle di chi si sente visto, scoperto e compreso in qualcosa di essenziale.
    Ogni parola di questo tuo intervento ha un significato e un peso del tutto particolari. Spero che ciò che dici si possa davvero applicare ai miei testi e alla mia persona.
    Grazie dal profondo.

  • diegod56

    agosto 16, 2015

    La discussione sul tuo anarchismo, caro Alberto, è un aspetto dove una certa feconda incompiutezza rende ancor più profonda la lettura. Non sono ancora riuscito a scrivere due righette decenti sul testo della rivista per motivi vari personali, ma forse la verità è che tento inutilmente di separare l’uomo dai suoi scritti, come correttamente sarebbe d’uopo. Cosa cerca Biuso nel mondo greco? Cerca quel che cercava Nietzsche, cioè la gioia profonda, terribile, cosmica, del nostro essere vita dotata della splendida maledizione di saper d’esistere. Dunque un anarchismo, in questo contesto, è così profondamente radicale da rifuggire il facile orizzonte russoviano egalitario per accettare e incardinare le differenze. Un anarchismo dove la fratellanza, che pure emerge, è una fratellanza di corpi, di corpomenti attraversate dal brivido irrisolto del pensare di esistere, ma è una fratellanza a tratti inevitabilmente aristocratica, fra coloro che hanno capito e non si sono spaventati, non si sono fatti aiutare dalla facile bontà. Non so, Alberto carissimo, non so se ho la potenza di arrivare vicino al tuo sole, ma credo, forse alla lontana, di capirci qualcosa.

  • agbiuso

    agosto 15, 2015

    Caro Alberto,
    In una ( per me) pesante giornata ferragostana, due brevi osservazioni – che sono anche interrogativi- al tuo post.

    Cara Alba,
    mi spiace che la giornata odierna sia per te così pesante e spero che queste tue riflessioni sul mondo greco servano anche a renderla più lieve.

    Ti sembra davvero che i volti di Dioniso e della sua sposa esprimano le note di un ‘inno’? : a me pare siano espressioni assorte, quasi di consapevolezza della difficoltà del vivere ( anche per loro dei? o solo dei comuni mortali?) e – ma questa sarà una mia sovrapposizione personalissima – della possibilità-necessità di ricorrere, per affrontare quella difficoltà , alla relazione con l’altro, benché anch’essa foriera di sofferenza .
    Anzi, Arianna mi sembra quasi truce.
    Dunque, anche quel mondo classico che tu esalti, non mi sembra, proprio in questo bassorilievo , così gioioso.
    L’unico che sorride è il servitorello del dio.

    Devo segnalarti un equivoco, dovuto forse anche alla costruzione del mio testo. Il bassorilievo che ho fotografato al Museo non si riferisce ad Arianna e Dioniso ma è una semplice stele funeraria nella quale il marito si accomiata dalla moglie defunta. Il “Cratere Derveni” al quale faccio riferimento nel testo è uno splendido vaso di tutt’altra natura, dove gli dèi trionfano giocosi. Qui invece si tratta di semplici mortali, i quali -per l’appunto- muoiono.
    Per vedere il Cratere Derveni basta digitarne il nome su Google e lo potrai ammirare
    .

    E qui mi riallaccio all’altro mio pensiero.
    Giustamente aderisci ad un ideale di bellezza femminile ben diverso da quello contemporaneo, ma nel contempo rilevi che è quello delle ‘upper class women’: e le altre? Una concezione aristocratica che mi pare contraddica quello che talvolta sostieni…. O forse ho compreso male io.

    La frase che ho riportato è tratta dalle didascalie alle opere esposte nel Museo. Si riferisce alle donne della classe agiata perché soltanto di esse si ha notizia documentata ma è assai probabile che i principi estetici valessero per tutte le donne, come accade anche nelle nostre società.

    La condizione di schiavitù sulla quale, pure, le civiltà del mondo classico fondavano la loro superiorità e potenza è secondo te consona alla specie umana? Rende sereni coloro che non hanno le doti e capacità di essere padroni, e quindi si affidano e riposano felici ( come il servitorello di Dioniso) al servizio di chi li può governare ?
    Sono autentici gli scritti sui felici rapporti tra la ‘domina’ è la sua schiava, o si tratta di mere mistificazioni di propaganda?

    No, non si tratta di mistificazioni. La schiavitù degli antichi era una struttura/condizione molto più serena della schiavitù moderna (i negrieri, ad esempio) e contemporanea (interi popoli sottoposti allo sterminio del Capitale e alla morsa di clamorose diseguaglianze). Su questo punto il mondo antico è molto calunniato. Aristotele ritiene che ciascuno abbia degli elementi caratteriali che lo rendono più adatto a una attività di guida o a una di esecuzione. Ed è ciò che penso anch’io. Il mio anarchismo -perché so che a questo ti riferisci!- è certo in parte contraddittorio rispetto a una simile tesi ma spero di farti avere un saggio pubblicato lo scorso anno su una rivista anarchica (titolo del saggio: Antropologia e anarchismo. Per una politica materialistica del limite) nel quale ho cercato di spiegare perché di contraddizione non si tratti.

    Come vedi, non osservazioni bensì interrogativi al prof. di storia .
    Un abbraccio
    Alba

    Ti ringrazio della stima che sempre mi confermi e che, come sai, ricambio.
    Le tue sono osservazioni/interrogativi importanti, che sono contento tu mi abbia rivolto.
    Un caro saluto a te e ai tuoi familiari,
    Alberto

  • Albanj

    agosto 15, 2015

    Caro Alberto,
    In una ( per me) pesante giornata ferragostana, due brevi osservazioni – che sono anche interrogativi- al tuo post.
    Ti sembra davvero che i volti di Dioniso e della sua sposa esprimano le note di un ‘inno’? : a me pare siano espressioni assorte, quasi di consapevolezza della difficoltà del vivere ( anche per loro dei? o solo dei comuni mortali?) e – ma questa sarà una mia sovrapposizione personalissima – della possibilità-necessità di ricorrere, per affrontare quella difficoltà , alla relazione con l’altro, benché anch’essa foriera di sofferenza .
    Anzi, Arianna mi sembra quasi truce.
    Dunque, anche quel mondo classico che tu esalti, non mi sembra, proprio in questo bassorilievo , così gioioso.
    L’unico che sorride è il servitorello del dio.
    E qui mi riallaccio all’altro mio pensiero.
    Giustamente aderisci ad un ideale di bellezza femminile ben diverso da quello contemporaneo, ma nel contempo rilevi che è quello delle ‘upper class women’: e le altre? Una concezione aristocratica che mi pare contraddica quello che talvolta sostieni…. O forse ho compreso male io.
    La condizione di schiavitù sulla quale, pure, le civiltà del mondo classico fondavano la loro superiorità e potenza è secondo te consona alla specie umana? Rende sereni coloro che non hanno le doti e capacità di essere padroni, e quindi si affidano e riposano felici ( come il servitorello di Dioniso) al servizio di chi li può governare ?
    Sono autentici gli scritti sui felici rapporti tra la ‘domina’ è la sua schiava, o si tratta di mere mistificazioni di propaganda?
    Come vedi, non osservazioni bensì interrogativi al prof. di storia .
    Un abbraccio
    Alba

  • pasquale

    agosto 14, 2015

    Ma gli dèi sanno aspettare.

    Grazie Alberto per questo accorato messaggio. Roma era piena di catacombe che servivano alle sepolture di tutti i culti
    Ben inferito il tutto sommato ampio iato tra cristiani i biblici. Il dio dei deserti vuole il deserto intorno a sé o non avrebbe abbastanza spazio per urlare le sue maledizioni; e deserti non fa che creare. Ci si saccomodi.

    E gli dèi sanno aspettare.

    P.

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