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Ignoranza e sottomissione

Ignoranza e sottomissione

Il CUdA è la struttura di coordinamento dei docenti dell’Ateneo di Catania. Tra i suoi strumenti vi è una lista di discussione piuttosto vivace. Lo scorso 3 aprile il collega Attilio Scuderi vi ha pubblicato la seguente lettera:

«Care e cari,
cito da Repubblica.it

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Ed è sull’università che il ministro [Giannini] annuncia la novità: «Toglieremo l’università dal regime contrattuale della funzione pubblica e costruiremo un contratto proprio. L’università e la ricerca hanno regole specifiche e obiettivi specifici che non sono esattamente quelli del pubblico impiego. Riuscire ad arrivare a un obiettivo del genere sarebbe veramente un grande traguardo”. E si deve avviare una riflessione sul ringiovanimento degli atenei e il reclutamento accademico. “Questo sarà un anno costituente per l’università, come è stato per la scuola. Ricordo che abbiamo liberato garantito 1200 nuovi posti da ricercatore nel biennio, ma ci vuole uno sforzo in più. Sui precari dell’università si deve fare una riflessione più economica, perché sono numeri diversi rispetto alla scuola, ma anche più lungimirante per quanto riguarda la comparazione necessaria con il contesto internazionale. Chi fa ricerca non la fa in Italia, la fa in uno spazio europeo destinato a essere sempre più omogeneo e interscambiabile».
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Lascio valutare a voi cosa questo significhi o possa significare; e quanto possa essere significativa, di contro, la cifra di 1200 rtd [Ricercatori a tempo determinato] a fronte di 10.000 pensionamenti. Certo è singolare questo superamento del  ‘vecchio’ pubblico impiego verso ‘nuove forme contrattuali’…»

Questa è stata la mia risposta:
«Caro Attilio,
è evidente che si tratta di un altro passo -forse definitivo- verso la realizzazione di un progetto da anni tenacemente perseguito: la trasformazione dell’Università da struttura scientifico-didattica a struttura aziendale. Basta aver seguito con un po’ di costanza le attività della Confindustria negli ultimi quindici anni in questo ambito -in particolare i suoi rapporti con il Miur- per rendersene facilmente conto.
È una tendenza in atto dal cosiddetto Processo di Bologna iniziato nel 1999 e voluto con entusiasmo da Luigi Berlinguer. In tutto questo la Confindustria ha goduto del sostegno convinto degli eredi del Partito Comunista Italiano. Le ragioni di tale comportamento possono essere numerose e diverse:

  • un tipico senso di colpa che ha fatto transitare costoro dallo statalismo di marca sovietica al più sfrenato liberismo;
  • i vantaggi in termini personali (carriere, finanziamenti e altro) impliciti in una simile alleanza;
  • il seguire lo ‘spirito del tempo’;
  • l’abituale conformismo.

SpesaIstruzioneTerziariaItalyIl risultato è quello indicato dal grafico che allego (tratto da un breve articolo odierno di Roars). E soprattutto il risultato è quanto tutti noi -docenti e studenti- viviamo ogni giorno, ormai da anni. Per quanto riguarda, infine, gli ‘eredi del PCI’, essi non esistono più. Si sono distrutti da soli, affidando quello che rimaneva del loro partito a un democristiano e ai suoi legami (palesi e nascosti). È il caso, pressoché unico, di un partito che si spiaggia e muore per restituire vita alla ‘Balena Bianca’, al peggio della vecchia Democrazia Cristiana. Riposino in pace. Il dramma è che questi zombie cercano di afferrarci nel loro morire».

La conferma che il Partito Democratico è un assemblaggio di bande criminali, dedite a difendere i privilegi delle peggiori strutture sociali, sta in un fatto assai grave: dal prossimo anno infatti i corsi universitari potranno essere tenuti in piedi da docenti precari e non selezionati, i quali non potranno offrire alcuna garanzia scientifica e didattica ma che avranno il pregio di non essere assunti e di venire pagati poche migliaia di euro all’anno (sì, all’anno). Roars li chiama, giustamente, «non docenti di riferimento». E perché si è arrivati a questo? Soprattutto per garantire la sopravvivenza delle cosiddette ‘università telematiche’, dei diplomifici di infimo livello, presso i quali è possibile, in pratica, comprarsi le lauree. Mantenendo i criteri stabiliti dalla legge -numero minimo di docenti strutturati [di ruolo], numero minimo di docenti ordinari- molte di queste ‘università’ avrebbero dovuto chiudere. Ma la loro capacità di lobbying deve essere assai convincente -e con argomenti concreti- tanto da aver sconfitto persino l’Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione della ricerca che è ultrasevera nei confronti delle Università pubbliche e che però ha dovuto cedere di fronte all’influenza che le finte università esercitano sui parlamentari della maggioranza di governo, sul governo stesso e sui partiti che lo sostengono.

Giuseppe De Nicolao giustamente si chiede: «Che legittimità resta all’ANVUR, se non riesce ad imporre un livello minimo neppure alla “zona franca” delle telematiche? Se Fantoni [presidente dell’Anvur] fosse coerente con la sua intervista a Repubblica (titolo: “Lauree facili non fidatevi degli atenei web”), dovrebbe dare le dimissioni in segno di protesta nei confronti del Ministro che lo ha clamorosamente sconfessato. Altrimenti, sembra che tutta la retorica del rigore e della meritocrazia sia solo un pretesto per dismettere l’università pubblica» (Telematiche contro ANVUR: 1-0 e palla al centro, Roars, 8.4.2015).
Questa è la non-università voluta dal governo del Partito Democratico-Nuovo Centrodestra. Per un’Italia senza ricerca. Per un’Italia senza futuro. Per un’Italia sempre più ignorante. E quindi più facilmente sottomessa.

23 commenti

  • agbiuso

    luglio 29, 2016

    Gli ubriachi dell’Anvur

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    «I principali media scientifici si alleano contro il metodo più usato nel mondo per valutare le ricerche e i ricercatori. I direttori di riviste e società autorevoli come Nature, Science, Public Library of Science, National Academies of Science eEuropean Molecular Biology Organization hanno pubblicato un articolo-manifesto per spiegare che l’Impact Factor («fattore di impatto»), l’indice che a livello internazionale misura la qualità della ricerca, non ha alcun valore reale. L’inusuale presa di posizione è stata pubblicata il 5 luglio sul sito http://www.biorxiv.org e ha fatto parecchio rumore nel dibattito internazionale. In Italia, invece, se ne è parlato poco. E forse non è un caso, come vedremo.
    […]

    Sempre più ricercatori si lamentano per l’abuso di questi parametri quantitativi, adottati non solo per giudicare le riviste ma anche quando si tratta di assegnare finanziamenti o carriere. Secondo i critici, le citazioni contano ormai più dei contenuti. Le ricerche più popolari mettono in secondo piano quelle più coraggiose ma meno conosciute, e la stessa fine fanno i ricercatori. Riducendo tutto a un semplice numero, infine, si crea l’illusione che scienziati e ricerche in campi diversi possano essere misurati con un unico metro in maniera oggettiva.

    In tanto trambusto, colpisce l’immobilismo dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur). Con la riforma Gelmini ha avuto l’incarico di attribuire un’abilitazione nazionale ai giovani ricercatori, senza la quale non possono essere assunti dalle università. Per giudicarli, l’Anvur applica solo metodi bibliometrici come l’Impact Factor, ormai internazionalmente screditati. «L’Anvur è l’unica agenzia al mondo ad utilizzarli in modo esclusivo», sostiene il fisico romano Francesco Sylos Labini, tra i fondatori del magazine online Roars (www.roars.it) dedicato all’analisi delle politiche della ricerca. «Probabilmente il governo non si fidava del giudizio soggettivo dei baroni, ma così ha ottenuto il risultato di deresponsabilizzarli ulteriormente».
    Nonostante critiche e boicottaggi, l’Anvur non cambia le regole. Anche in futuro, i commissari di valutazione non dovranno nemmeno leggere gli articoli scientifici dei candidati, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi. «Come se in un concorso enologico i sommelier non assaggiassero il vino», ha scritto su Roars Alberto Baccini, economista all’Università di Siena. Se neanche all’Anvur qualcuno ha alzato il gomito, la sbornia italiana per la bibliometria è ancora più inspiegabile»
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    L’articolo intero, a firma di Andrea Capocci, si può leggere sul manifesto e su Roars: Il metodo scriteriato della ricerca

  • agbiuso

    maggio 8, 2016

    “Quando sentivo scattare questa trappola mentale cercavo inutilmente di sfuggire; e dicevo: colleghi, stiamo attenti, gli studenti della laurea magistrale non piovono dalla luna ma sono i nostri stessi studenti del triennio, solo più vecchi di un anno. Li abbiamo laureati noi. Se li alleviamo come somari non potranno volare. Se non investiamo innanzitutto sul livello più basso non andremo da nessuna parte. Ma allora ero giovane e ingenuo.
    Non capivo che la finalità intrinseca del sistema, voluto e istituito da un ministro di sinistra [Luigi Berlinguer], era esattamente questa: divaricare i livelli, contrapporre massa e qualità, rinsaldare i privilegi di origine e classe, e in fin dei conti smantellare quel confuso ma glorioso progetto di emancipazione sociale che l’Italia repubblicana aveva tentato di realizzare, anche e soprattutto attraverso l’università, fedele all’articolo 3 della Costituzione”.
    È quanto con lucidità scrive Federico Bertoni in un suo libro dal titolo Universitaly. La cultura in scatola

  • agbiuso

    settembre 16, 2015

    Nel mio Dipartimento non facciamo laureare gli studenti che copiano le tesi (quando ce ne accorgiamo, ovviamente).
    Paolo Miccoli ha copiato da varie fonti il documento con il quale si è candidato all’ANVUR e per questo -invece- riceve dal ministro Stefania Giannini e da Matteo Renzi 178.500 € all’anno.
    Danaro pubblico, naturalmente, sottratto da questa gente alla scuola e all’università.

  • agbiuso

    maggio 28, 2015

    Luca Illetterati su Merito e valutazione avanti, a destra
    il manifesto, 28.5.2015

  • agbiuso

    maggio 28, 2015

    Il Corriere della Menzogna afferma che in Italia l’Università è gratuita.
    Che cosa ne dicono studenti e famiglie?

    Le parole (disinformate) di Abravanel sull’università
    di Gianfranco Viesti, Roars, 28 maggio 2015

  • Biuso

    maggio 26, 2015

    Le lucide, concrete e sincere argomentazioni di chi a scuola insegna e la conosce bene, contro le bugie dell’imbonitore alla lavagna.
    Le cattive maestre contro la Buona Scuola

  • agbiuso

    maggio 24, 2015

    Incredibile ignoranza e incapacità di analisi dei cosiddetti esperti del Corriere della Sera.

    Abravanel e D’Agnese: troppi errori nel loro libro “La ricreazione è finita”
    di Fabrizio Tonello, Roars, 23 maggio 2015

    Una vera meritocrazia cancellerebbe gente come questa.

  • agbiuso

    maggio 18, 2015

    Ecco che soggetti sono i sostenitori della scuola e dell’università del Partito Democratico – Nuovo Centrodestra

  • agbiuso

    maggio 18, 2015

    «Il preside-manager viene istituito per una ragione di controllo politico-ideologico e per creare un ceto di dirigenti che faccia da cinghia di trasmissione con i precetti del Miur». «La scuola forma persone libere, non individui confezionati da un’ideologia tecnocratica» Giorgio Israel, storico della scienza e matematico, intervistato da Roberto Ciccarelli, critica lo storytelling messo a punto dal governo sul Ddl scuola. La Buona Scuola? «Spe­riamo che non sia appro­vata. Altri­menti, que­sto insieme di prov­ve­di­menti scon­nessi, incoe­renti, pro­dotti da chi non ha alcuna auten­tica com­pe­tenza sul tema dell’istruzione oppure ha idee deva­stanti, pro­durrà sem­pli­ce­mente terra bru­ciata».

    Breve ed efficace intervista a Giorgio Israel. Su Roars il testo completo:
    Giorgio Israel: «L’errore di Renzi sulla scuola: non ha capito la trasversalità dell’opposizione»

  • agbiuso

    maggio 17, 2015

    Non c’è davvero molto da aggiungere alle parole chiarissime di questo insegnante.

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    La lezione alla lavagna: tutto quello che Renzi si è dimenticato
    di Alex Corlazzoli

    Il premier Renzi, nel messaggio agli italiani dall’aula di Palazzo Chigi, con tanto di lavagna e gessetti colorati, ha spiegato solo quel che ha voluto. Non ha toccato quei nodi della riforma che sono essenziali da chiarire in un testo che continua a subire, di ora in ora, modifiche e che è destinato a giocare la partita finale solo al Senato. Renzi su quella lavagna d’ardesia non ha scritto che “la proposta di incarico da parte del dirigente avrà durata triennale”. Traduciamo: il precario che verrà assunto e faràpartedell’alboterritoriale,una volta scelto dal dirigente, resterà in quella scuola 36 mesi. Al termine di questo periodo il docente potrà cambiare istituto, ma allo stesso tempo, il preside potrà fareamenodiquestoprofessore, che tornerà nella disponibilità dell’albo. In altre parole, i docenti da precari con contratti di un anno, diverranno precari a vita con garanzie di soli tre anni. Una mobilità continua che il governo chiama flessibilità.

    Lo stesso ministro Giannini, intervenuta a Radio Popolare ha ribadito che “quando il sistema sarà a regime creerà una mobilità sub provinciale su reti di scuole”. IL TUTTO senza alcuna garanziaperildocente:aoggineltesto della legge, se da una parte vi è specificato che il dirigente sceglierà gli insegnanti sulla base “della trasparenza e pubblicità degli incarichi” dall’altro canto nel momento in cui dovesse decidere di far a meno di un docente, dopo tre anni, non ha alcun obbligo di motivare la sua scelta. Non solo. Allo stato attuale sembra che tale disposizione riguarderà, inizialmente, solo i neoassunti. Chi ha già una cattedra non verrà sottoposto a incarico triennale. È chiaro che a questo punto avremo docenti di serie A e docenti di serie B. Non resta che augurarci che almeno al Senato questo comma venga modificato. Renzi ha parlatodellavalutazionemanonha scritto sulla lavagna come sarà fatta. Con strategia si è fermato a queste tre parole “nucleo di valutazione”. A giudicare gli insegnanti saranno, oltre al preside, due docenti e due genitori (per la scuola secondaria, uno studente e un genitore) scelti, guarda un po’, dal consiglio d’istituto. Chi fa l’insegnante sa bene che le maggioranze in questi organi collegiali, per dirla in maniera democristiana, sono “della corrente” del dirigente. Il segretario del Pd non ha fatto nemmeno i conti sulla lavagna: ha scritto con il gessetto “più soldi agli insegnanti” ricordando che avranno 500 euro da spendere per la loro formazione. Eppure Renzi dovrebbe sapere che il laureato che sceglie di fare questo mestiere con uno stipendio da 1.300 euro al mese non si può illudere promettendogli una card. Quei 500 euro a pioggia costerannoagliitaliani381.137milioni di euro che il governo non spenderà su ciò che serve davvero: la formazione sul digitale e sulle lingue straniere. ANZI, il premier si è “scordato” di scrivere sulla lavagna che sulla formazione ci saranno 40 milioni di euro annui che divisi per il numero degli insegnanti fanno 55 euro a testa, che non servono nemmeno per pagare un’andata e ritorno Milano-Roma per partecipare a un corso di aggiornamento. Dimenticanze, come quella di non aver detto agli italiani che sulla questione della detraibilità fiscale per le scuole paritarie, nel testo licenziato dalla commissione Cultura oltre alla “scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione” si è aggiunta una riga: “nonché la scuola secondaria di secondo grado”.

    Il Fatto Quotidiano, 16.5.2015.

  • agbiuso

    maggio 14, 2015

    Eccellente la prima pagina del manifesto di oggi con il “gran maestro” in stile berlusconiano a demolire la scuola.
    Questo tizio che scrive alla lavagna le sue formulette è un patetico cialtrone. Ma più ancora lo sono coloro che gli credono.

  • agbiuso

    maggio 13, 2015

    Televideo, 13/05/2015 15:41

    Vendola: potere presidi? Odore corruzione

    Vendola critica Renzi e la riforma della scuola. Il ddl sulla scuola “è un capolavoro del renzismo” che ripropone “il solito vizietto di Renzi: l’idea di autoritarismo della scuola”, dice il presidente di Sel ai giornalisti. L’eccessivo potere dei presidi “profuma di corruzione e prospetta una ipoteca della libertà”, accusa.
    Così c’è la possibilità di “ricattare gli insegnanti”, sostiene. Ironizza sull’accusa di Renzi. “Io appartengo alla sinistra masochista La sinistra di Renzi è socialmente sadica e piace ad Alfano e alla destra”.

  • agbiuso

    maggio 12, 2015

    Molti studenti – e molti genitori alle elementari- stanno boicottando le grottesche valutazioni Invalsi. Bravissimi.

  • agbiuso

    maggio 10, 2015

    M5S Commissione VII – Cultura Scienza e Istruzione
    Gianluca Vacca

    Concluso l’esame in commissione del ddl ‪scuola‬: tranne la non retroattività dei 36 mesi come limite per le supplenze, per il resto tutto è confermato e anzi peggiorato.
    Superpoteri ai dirigenti, esclusione abilitati extra Gae, chiamata diretta, finanziamenti alle private, scuole di serie A e di serie B, ingresso dei privati, assegnazione di tutti i docenti a reti di scuole con possibilità d’insegnare su più scuole distanti decine di km, mortificazione degli organi collegiali, tagli ….

    Il ‪PD‬ non ha cambiato nulla, anzi ha peggiorato il provvedimento.
    Ora inizia la discussione in aula, dove sostanzialmente il ddl arriva blindato. E poi al Senato.

    Oggi la scuola pubblica italiana è in lutto.
    Ma la mobilitazione non deve fermarsi!

  • agbiuso

    maggio 8, 2015

    L’emendamento 7.3000 al Disegno di Legge di riforma della scuola consente a un docente di insegnare materie per le quali non è abilitato.
    Il Partito Democratico odia la scuola, detesta la conoscenza. Un Partito fatto ormai di arroganti, ignoranti, corrotti.

    SCUOLA, M5S: DDL NON CAMBIA E ANZI PEGGIORA, SONO INDIFENDIBILI

  • agbiuso

    maggio 5, 2015

    Roars ha pubblicato un articolo di Giorgio Israel dal titolo “La Buona Scuola” e il crollo del buonsenso

    Chi conosce la scuola sa che questa riflessione di Israel è realistica, documentata, libera. Un testo eccellente.
    Che un “grande” (?) quotidiano lo abbia rifiutato, preferendogli una predica in difesa di Renzi e del ‘merito’ scritta da Oscar Giannino, vale a dire da una “persona che ha millantato due lauree e un master di economia mai conseguiti, e altri titoli di ‘merito’ inesistenti” non stupisce ma è la conferma di che cosa siano diventate stampa e informazione in Italia.

  • agbiuso

    maggio 5, 2015

    «Derby tra chi fa e chi si crogiola nella protesta». Ecco, sono parole come queste a confermare la natura costitutivamente berlusconiana dell’attuale segretario del Partito Democratico, vale a dire la sua natura di «fascista del 2000». Natura sua e del partito che comanda.

  • agbiuso

    maggio 5, 2015

    “La stra­te­gia di dele­git­ti­ma­zione dello scio­pero è con­ti­nuata ieri in pieno stile ber­lu­sco­niano. In testa al mani­polo ren­ziano si è schie­rato il sot­to­se­gre­ta­rio Pd Davide Faraone secondo il quale oggi «in piazza ci sarà una mino­ranza del paese, la più chias­sosa, ma sem­pre di mino­ranza si tratta. I sin­da­cati con­ser­va­tori costrui­scono le paure e le caval­cano. Noi abbiamo dal primo giorno pun­tato sulla fidu­cia e sulla spe­ranza». Espres­sioni tipi­che dell’ex Cava­liere, rispol­ve­rate in un momento dove il con­senso, e la fidu­cia, per il governo sono arri­vate al minimo sto­rico. Il pre­sunto «par­tito della Nazione» freme per­ché oggi sarà con­te­stato da quella che, a torto o a ragione, ha con­si­de­rato la pro­pria base elet­to­rale. Una base usata come cavia sin dall’approvazione della legge Ber­lin­guer del 2000, o da quella sulle scuole pari­ta­rie: i suoi voti sono stati usati per fare poli­ti­che con­tro gli inte­ressi della scuola pub­blica. Un capo­la­voro di cini­smo politico”.

    Sciopero generale a scuola, aule vuote e piazze piene
    di Roberto Ciccarelli, il manifesto, 5.5.2015

    Speriamo che questa “base” la smetta di essere così masochista da votare per chi la umilia.

  • agbiuso

    maggio 4, 2015

    Domani, 5 maggio, mobilitazione a Catania contro il progetto distruttivo di Scuola e Università del governo Partito Democratico – Nuovo Centrodestra

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    Viviamo in un sistema in cui il profitto di pochi viene prima dei diritti di tutti. Anche il nostro modello formativo ne è vittima. Il sapere diventa una merce. La scuola o l’università un’azienda. Il Preside o il Rettore un manager. I poteri decisionali vengono accentrati nelle mani di pochi.
    La democrazia e la partecipazione attiva nei luoghi della formazione stanno scomparendo. Le prove INVALSI nelle scuole, la competizione selvaggia tra atenei, le valutazioni dell’ANVUR sulle università di serie A e di serie B sono solo alcune espressioni di un modello che pretende di rendere tutto misurabile e oggettivo, semplificando la realtà e la sua complessità, peraltro con parametri assai discutibili.
    È un modello classista che alimenta le disuguaglianze e favorisce la competizione, distogliendo docenti e studenti dai veri obiettivi dell’istruzione.

    Ed è quanto prospettato dalla Buona Scuola di Renzi, in totale continuità con le riforme precedenti. Nei prossimi mesi il Governo intende presentare “La Buona Università”, in forme molto simili alla riforma scolastica. Pensiamo che la qualità del sistema d’istruzione pubblica riguardi l’intera società. Per questo il 5 maggio saremo in piazza a Catania a fianco di studenti e lavoratori della scuola. È ora di mobilitarsi. Prima che sia troppo tardi.

    NO ALLA BUONA SCUOLA!
    NO AL MODELLO-AZIENDA!

    5 MAGGIO – ORE 9 PIAZZA EUROPA – CORTEO IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA/NO BUONA SCUOLA

  • agbiuso

    aprile 28, 2015

    ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL,
    LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA

    INSIEME IL 5 MAGGIO 2015

    NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA E DELLA UNIVERSITA’ STATALI

    Le Organizzazioni universitarie, rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), condividono le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

    Nella Scuola si vuole imporre una gestione ancora più verticistica e autoritaria, si ignora il diritto allo studio e alla sicurezza, si promette un reclutamento di docenti che in realtà è un parziale recupero delle cessazioni da turn-over, si intende abbandonare una qualsiasi qualificazione del personale ATA. E tutto questo assieme a un drastico taglio dei fondi di istituto e nel permanere del blocco del contratto nazionale del personale.

    L’attacco alla Scuola pubblica è perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l’idea stessa di un’Università di qualità, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

    La demolizione dell’Università statale sta avvenendo con gli ingenti tagli alle risorse già scarse, l’accentramento esasperato dei poteri a livello nazionale e negli Atenei, la messa ad esaurimento dei ricercatori e il precariato reso ancor più feroce e senza sbocchi dalla legge “Gelmini”, lo svuotamento del diritto allo studio che dovrebbe invece essere garantito anche a chi è privo di mezzi. .
    Inoltre la valutazione (mal concepita e peggio realizzata dall’ANVUR che ha commissariato il Sistema universitario) è diventata una clava per controllare, colpire e demolire, piuttosto che uno strumento per aiutare a far funzionare meglio la ricerca e l’alta formazione nel nostro Paese in una logica di Sistema nazionale.

    E il peggio per l’Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione, ed è già annunciata l’applicazione del JobAct negli Atenei. Ovvero una ulteriore iper-precarizzazione di quasi tutto il personale docente, compreso quello ora in servizio al momento di un eventuale passaggio di carriera.

    L’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione, richiesta da anni dalla Confindustria, porterebbe al rafforzamento ulteriore del potere dell’ANVUR e dei Rettori sulla didattica, sulla ricerca e sul reclutamento, le carriere e la retribuzione dei docenti, differenziando totalmente gli Atenei l’uno dall’altro.

    L’obiettivo finale è quello di ridurre a pochissimi gli Atenei “veri”, quelli che svolgono didattica e ricerca, emarginando o cancellando tutti gli altri. E tutto questo nella direzione di un uso ancora più privatistico delle risorse pubbliche concentrate in poche mani.

    Si tratta di un progetto dannoso per l’intero Paese che con la cancellazione dell’Università statale perderebbe un pilastro fondamentale del suo sistema democratico.

    Un progetto che – come già avvenuto nella Scuola – si sta perseguendo con quella che fino ad ora è risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica, una finzione con la quale si tende a far meglio digerire un programma già scritto e messo in atto da anni e che ancora una volta sarà applicato dal Governo di turno, se una grande e tempestiva mobilitazione dell’Università e dell’Opinione pubblica non lo impedirà.

  • agbiuso

    aprile 12, 2015

    Del tutto ideologica ed economicamente insensata, hai ragione Diego. Le cose stanno proprio come tu dici.
    Ti ringrazio per questo sostegno “da artigiano” alla dimensione pubblica della formazione, della scuola e dell’università.

  • diego

    aprile 12, 2015

    Premetto per chi non mi conosce che non sono un pubblico dipendente e quindi non scrivo «pro domo mia».

    Io trovo pazzesco in generale questo concetto che è passato per cui è un bene, un balsamo per la salute della nazione, il blocco del turn over e la diminuzione netta dei dipendenti pubblici. Altra questione è licenziare gli eventuali fannulloni (e solo se davvero lo sono).

    Diminuire il numero dei dipendenti pubblici significa:

    – chiudere la speranza ai giovani di farsi una vita e una famiglia (con conseguenze economiche e morali pesanti)

    – mettere in pensione un numero di persone molto maggiore di quelli che stanno al lavoro, con l’effetto certo di far saltare gli istituti previdenziali, quindi addio pensioni non solo nel futuro ma anche a breve

    – togliere dal corpo sociale una quota di persone con reddito certo assolutamente indispensabile per un mercato interno che possa dar da vivere a tutti gli altri, quelli che con i beni ed in servizi acquistati dagli statali ci campano

    questa idea che «meno dipendneti pubblici» è meglio è secondo me ideologica ed anche economicamente demenziale

    gli sprechi vanno colpiti, gli utilizzi non coerenti del personale anche, ma considerare la stessa esistenza degli statali un male è un errore madornale

    ripreciso che io non sono uno statale ma un artigiano

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