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Myškin

Myškin

L’idiota
(1869)
di Fëdor Dostoevskij
Trad. di Alfredo Polledro
Con un saggio introduttivo di Vittorio Strada
Einaudi 1981
Pagine XXXII-609

Una raffinata barbarie, una giovane decadenza, un segno e un’eco di antiche civiltà, una speranza. Nel principe Myškin e nei grandi e piccoli personaggi che lo circondano vive la Russia santa e tellurica. La presenza del Cristo si staglia come impossibile incarnazione dell’Ideale, nella consapevolezza che «la parola “cristianesimo” è un equivoco-, in fondo è esistito un solo cristiano e questi morì sulla croce. Il “Vangelo” morì sulla croce» (F. Nietzsche, L’anticristo, trad. di F. Masini, in «Opere», vol. VI, tomo 3, Adelphi 1975, § 39, p. 214). L’immagine che forse meglio descrive il Cristo è quella di un “idiota”, un essere felice e ignaro ma anche turbato e malato, dal grande cuore e di una altrettanto grande ingenuità.
Questo idiota diventa il catalizzatore dei sentimenti di chi lo incontra. Alla sua luce si fanno chiari l’odio, l’abiezione, la stravaganza, la generosità, l’orgoglio, la vigliaccheria, la rivolta, la stupidità, l’amore degli umani.
Questo principe ingenuo e bambino viene amato con passione dalla due più contorte e potenti figure femminili del romanzo. «Sai tu che una donna è capace di tormentare un uomo con le sue crudeltà e le sue derisioni senza provare il più piccolo rimorso, perché ogni volta che lo guarda pensa tra sé: “Ecco, ora lo torturo a morte, ma in cambio, poi, lo ricompenserò col mio amore…”?» (pag. 361); «La odierai per tutto l’amore che le porti oggi, per tutte queste torture che ora provi» (212).
E però Myškin non può amare come un uomo, il suo è un sentimento che proviene da un’altra regione dell’essere, da un altro universo di significati e di azioni. La sua vita è una vicenda sentimentale e barbarica, desiderante e dolorosa, sanguinosa e vitale, religiosa e nichilistica. Una vicenda profondamente orientale. L’Occidente è troppo consapevole o forse semplicemente vive in modo diverso la sua volontà di pienezza e di nulla.
Ma L’idiota non è soltanto la testimonianza di una civiltà nichilistica. Al di là del suo svolgersi, del suo esito e della miriade di eventi che racconta, questo libro contiene una matura fierezza: l’orgoglio di un’intelligenza che sa indagare nei meandri dell’umano, che sa trasformare la morte e il sacrificio nella luce della letteratura e della poesia. «Ma l’anima altrui è tenebra, e anche l’anima russa è tenebra, per molti è tenebra» (227).

4 commenti

  • agbiuso

    Luglio 5, 2012

    Sì, cara illumination, ricordo bene il tuo coinvolgimento nella lettura di questo romanzo.
    La grande letteratura è una delle più profonde ragioni di gioia nella nostra tormentata vita.

  • illumination

    Luglio 4, 2012

    -Questo principe ingenuo e bambino viene amato con passione dalla due più contorte e potenti figure femminili del romanzo-
    Ancora ti ringrazio,mio caro Alberto, per avere scelto questo libro per me!
    Ricordi quanto l’ho amato anch’io il principe Myškin?
    E’ stato il mio primo romanzo, il più bello della mia gioventù.

  • agbiuso

    Luglio 3, 2012

    Quando si tratta di libri, caro Diego, non c’è nulla di banale.
    Dostoevskij è un’ottima lettura per l’estate. E anche per le altre stagioni.
    Io continuerò a studiare testi che si riferiscono alle mie ricerche.
    Come lettura parallela, è da un po’ di tempo che ho in mano la Trilogia del Nord di Céline, che raccoglie in un solo volume (Einaudi) tre romanzi: Da un castello all’altro, Nord e Rigodon. Avevo letto qualche anno fa il terzo, ora intendo completare l’ultimo capolavoro di questo grande Maestro.

  • diegob

    Luglio 3, 2012

    non per esser banali, caro alberto

    ma mi pare un ottimo consiglio di lettura per l’estate, momento adatto a ripercorrere qualche classico

    so bene che ad uno studioso serio come te non si chiedono consigli da rotocalco, ma cosa leggerai durante la pausa estiva non resisto alla tentazione di domandartelo

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