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Impazzire di gioia

Impazzire di gioia

Impazzire di gioia. Su Nietzsche e i suoi Wahnbriefe
in Studia humanitatis. Saggi in onore di Roberto Osculati
A cura di Arianna Rotondo
Viella, Roma 2011
Pagine 465-474

 

Ho partecipato con convinzione a questo volume di saggi in onore di uno dei più importanti, preparati e amati studiosi della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Catania. Ringrazio Arianna Rotondo che mi ha permesso di pubblicare un testo nel quale ho tradotto in italiano alcuni «biglietti della follia» non ancora apparsi nell’edizione completa dell’epistolario nietzscheano Adelphi.

3 commenti

  • Paolina Campo

    ottobre 24, 2011

    La ringrazio per la cura con cui si occupa dei suoi lettori. Nella “intersezione del tempo e dei nomi” mi sembra ci sia una profonda coscienza di ciò che veramente siamo e di ciò che non siamo: degli eventi isolati.

  • agbiuso

    ottobre 22, 2011

    Cara Paolina, il rapporto tra ciò che definiamo realtà e quanto chiamiamo finzione è -come avrà letto- al centro del mio saggio perché sta al centro del pensiero nietzscheano. Pirandello si inserisce nel solco aperto da Nietzsche, come tanti altri drammaturghi, narratori, artisti e filosofi venuti dopo di lui.
    La frase da lei ricordata non si trova nell’epistolario ma nei Frammenti postumi 1881-1882, in un testo segnato come 13 [17] e suona esattamente così: “Il mio orgoglio, invece, è: ‘Io ho un’origine‘; perciò non ho bisogno della gloria. Io vivo anche in ciò che commoveva Zarathustra, Mosè, Maometto, Gesù, Platone, Bruto, Spinoza, Mirabeau; e -sotto molti aspetti- in me per la prima volta si maturano e vengono alla luce embrioni che hanno avuto bisogno di un paio di millenni” (p. 433 dell’edizione italiana delle “Opere”, Adelphi, vol. V/2, trad. di Mazzino Montinari).
    Lei è stata bravissima a cogliere la continuità tra questo testo e la lettera 1241 a Cosima Wagner, dove il filosofo stila un altro elenco di personaggi e scrive: “Sono stato Buddha tra gli indiani, Dioniso in Grecia, – Alessandro e Cesare sono mie incarnazioni, come pure il poeta di Shakespeare Lord Bacon. Infine sono stato ancora Voltaire e Napoleone, forse anche Richard Wagner… Ma questa volta vengo come il trionfatore Dioniso, che trasformerà la terra in una giornata di festa… “.
    Qui l’identità è davvero tramontata e ci si riconosce non come soggetto -il professor Nietzsche- ma come intersezione del tempo e dei nomi.

  • Paolina Campo

    ottobre 22, 2011

    “Diventa necessario, limpido, bello, sano”. Nietzsche riesce sempre a scuotere le coscienze, a dare un fremito particolare e il suo monito mi sembra così attuale e coerente con la necessità di vivere intensamente il presente. Ho letto qualche tempo fa una frase, una di quelle che oggi sembrano irreali e allora si segnano e si tengono da parte. “Il mio orgoglio è che io ho un’origine, perciò non ho bisogno della gloria… In me si maturano e vengono alla luce embrioni che hanno avuto bisogno di un paio di millenni”. Appartiene alla lettera 1241 a Cosima Wagner del 3 gennaio 1889 da lei ricordata nel suo saggio? Realtà e finzione che si intrecciano e si sciolgono in Nietzsche come nei personaggi di Pirandello?
    Grazie.

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