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Oscurantismi, censure, ortodossie

Oscurantismi, censure, ortodossie

Contro il politicamente corretto
in I linguaggi del potere.
Atti del Convegno internazionale di studi
(Ragusa Ibla, 16-18 ottobre 2019)
A cura di Felice Rappazzo e Giuseppe Traina
Mimesis Edizioni, 2020, pp. 532
Pagine 25-35

Nell’ottobre del 2019 si svolse a Ragusa Ibla un Convegno i cui giorni furono splendidi per lo scambio scientifico e la condivisione tra amici in un luogo tra i più belli del Mediterraneo.
Come si vede dall’indice del corposo volume che ne raccoglie gli Atti, la relazione tra linguaggi e potere è stata in quest’occasione affrontata da prospettive diverse, feconde, disvelatrici.
Ribadisco la mia gratitudine agli amici e colleghi Rappazzo e Traina per avermi dato l’occasione di discutere in modo critico del Politically Correct, delle sue radici, dei suoi danni, dell’impoverimento linguistico e dunque sociale che produce.
Qualche mese fa avevo messo a disposizione il file audio del mio intervento, al quale aggiungo ora il testo pubblicato, che si divide nei seguenti paragrafi:
-Intellettuali, un tramonto?
-Umanitarismi vs marxismi
-Una globalizzazione politicamente corretta
-Politicamente spettacolare
-Un caso linguistico-culturale italiano
-Conclusione: λόγος – Linguaggio

 

2 commenti

  • agbiuso

    Novembre 23, 2020

    In difesa di Letizia Battaglia, contro l’ennesima manifestazione della barbarie politicamente corretta, del cinismo politico, del bigottismo.
    Rolling Stone, 22.11.2020

  • agbiuso

    Novembre 10, 2020

    TRA CISGENDER E FAMIGLIE ARCOBALENO ARRIVA IL DIZIONARIO DELLA NEOLINGUA
    di Francesco Borgonovo (La Verità, 10.11.2020)

    È stata l’indimenticabile antropologa Ida Magli, una delle più autorevoli e coraggiose intellettuali italiane di ogni tempo, a spiegare che il politicamente corretto è «l’obbligo di acquisire, attraverso le norme linguistiche, un sistema di giudizio non corrispondente alla realtà – alla realtà così come viene automaticamente percepita».
    Secondo la studiosa, il politicamente corretto costituisce «la forma più radicale di “lavaggio del cervello” che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi», proprio perché esso agisce a partire dal linguaggio. «La corrispondenza pensiero-linguaggio», continua la Magli, «è infatti praticamente automatica. Inserire una distorsione concettuale in questa corrispondenza significa impadronirsi dello strumento naturale di vita cui è affidata la specie umana: l’adeguamento del sistema logico-cerebrale alla percezione della realtà nella formulazione linguistica dei concetti, impedendone così qualsiasi cambiamento e trasformazione».
    In buona sostanza, modificando il linguaggio si modificano i pensieri delle persone, e in questo modo si cambia radicalmente la loro percezione del mondo esterno, sostituendo alla realtà una costruzione artificiale e artificiosa.
    Se pensate che queste siano soltanto le elucubrazioni da intellettuali con la vocazione al complottismo, forse dovreste dare un’occhiata alla nuova edizione del celebre dizionario italiano Devoto-Oli, pubblicato per la prima volta nel 1967.
    Ieri Repubblica ha dedicato una paginata gonfia d’entusiasmo agli aggiornamenti messi a punto dai gallonati curatori, tra i quali il linguista Luca Serianni e Biancamaria Gismondi, caporedattrice della redazione lessicografica.
    È stata proprio quest’ultima a rilasciare alcune dichiarazioni abbastanza inquietanti: «Il nostro impegno», ha detto, «è di rappresentare la lingua nel modo più completo e politicamente corretto».
    Un atteggiamento condiviso da Serianni: «In questi anni», ha spiegato l’accademico, «abbiamo prestato attenzione a una serie di cambiamenti sociali e culturali: dalle questioni di genere alle discriminazioni razziali, dalle tematiche ambientali all’impatto della tecnologia sulle nostre vite».
    È dunque in ossequio al «politicamente corretto» che, tra i 600 neologismi inseriti nella nuova edizione, compare anche la parola «cisgender», che indica una «persona la cui identità di genere coincide con il sesso attribuito alla nascita».
    Ecco un esempio concreto di costruzione artificiale che sostituisce la realtà. Il termine «cisgender», particolarmente sgraziato, si riferisce a un uomo che si senta uomo o una donna che si senta donna. Cosa che dovrebbe rappresentare la norma. E invece tale norma viene derubricata a «un caso fra tanti», viene riscritta in base a un’ideologia (quella Lgbt, per la precisione).
    Quel che era appunto «normale» e facilmente comprensibile attraverso l’osservazione, perde il suo carattere di immediatezza. Diventa «mediato», cioè viene «corretto» da una visione politica, riadattato in base ai dettami del pensiero dominante.
    Creando una nuova parola, si crea un nuovo modo di pensare e di interpretare il mondo: la realtà viene fatta passare attraverso il filtro politico. Ovviamente, nel Devoto-Oli di fumisterie arcobaleno ce n’è per tutti i gusti: genderqueer, genderless, gender neutral… Un bel campionario di burocrazia applicata alla sessualità.
    Tra le altre novità di cui i curatori del dizionario sono particolarmente orgogliosi ci sono poi i cambiamenti a cui è stata sottoposta la definizione di «famiglia». Ecco che cosa si legge sul vocabolario: «Nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro col vincolo del matrimonio o da rapporti di parentela o di affinità». Qui, invece, l’esistenza della norma viene riconosciuta, salvo poi essere artificialmente ampliata in ossequio alla retorica Lgbt. Curiosamente, tra l’altro, questa «nuova» definizione di famiglia confligge in maniera piuttosto netta con quella fornita dalla Costituzione, la quale «riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».
    I curatori di Devoto-Oli, per non farsi mancare niente, hanno voluto inserire nel dizionario le locuzioni «famiglia arcobaleno» (la famiglia «formata da due genitori dello stesso sesso») e «famiglia di fatto» (quella «formata da due persone non sposate e da eventuali figli»). Inoltre, spiega la caporedattrice Gismondi, «abbiamo eliminato il concetto di famiglia uguale “prendere moglie”, retaggio di un tempo in cui l’uomo era il capofamiglia». Nella prossima edizione del vocabolario, conclude la curatrice, assisteremo a una coraggiosa operazione antisessista. Verrà infatti inserito «il femminile di carpentiere», giusto per fare un inchino al femminismo lessicografico.
    Ironia a parte, funziona esattamente come diceva Ida Magli: si cambia il linguaggio per cambiare la realtà. E all’improvviso un autorevole vocabolario italiano diventa il dizionario della neolingua.

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