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Oscurantismi, censure, ortodossie

Contro il politicamente corretto
in I linguaggi del potere.
Atti del Convegno internazionale di studi
(Ragusa Ibla, 16-18 ottobre 2019)
A cura di Felice Rappazzo e Giuseppe Traina
Mimesis Edizioni, 2020, pp. 532
Pagine 25-35

Nell’ottobre del 2019 si svolse a Ragusa Ibla un Convegno i cui giorni furono splendidi per lo scambio scientifico e la condivisione tra amici in un luogo tra i più belli del Mediterraneo.
Come si vede dall’indice del corposo volume che ne raccoglie gli Atti, la relazione tra linguaggi e potere è stata in quest’occasione affrontata da prospettive diverse, feconde, disvelatrici.
Ribadisco la mia gratitudine agli amici e colleghi Rappazzo e Traina per avermi dato l’occasione di discutere in modo critico del Politically Correct, delle sue radici, dei suoi danni, dell’impoverimento linguistico e dunque sociale che produce.
Qualche mese fa avevo messo a disposizione il file audio del mio intervento, al quale aggiungo ora il testo pubblicato, che si divide nei seguenti paragrafi:
-Intellettuali, un tramonto?
-Umanitarismi vs marxismi
-Una globalizzazione politicamente corretta
-Politicamente spettacolare
-Un caso linguistico-culturale italiano
-Conclusione: λόγος – Linguaggio

 

Linguaggio e oscurantismi

Dal 16 al 18 ottobre 2019 la sede di Ragusa Ibla del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania ospiterà un denso convegno dedicato ai Linguaggi del potere. Nel pomeriggio di venerdì 18 (alle 15,15) interverrò con una relazione dal titolo Contro il politicamente corretto. Sarà un’occasione per cercare di argomentare alcune delle ragioni sulle quali si fonda la mia critica alla censura e alle imposizioni del linguaggio politically correct.
La prima è che «das In-der-Welt-sein des Menschen ist im Grunde bestimmt durch das Sprechen. Die Weise des fundamentalen Seins des Menschen in seiner Welt ist, mit ihr, über sie, von ihr zu sprechen. So ist der Mensch gerade durch den λόγος bestimmt», «l’ ‘essere nel mondo’ dell’uomo è determinato, nel suo fondamento, dal parlare. Il modo dell’essere fondamentale dell’uomo nel suo mondo è il parlare con il mondo, sul mondo, dal mondo. L’uomo, insomma, è determinato proprio dal λόγος» (Heidegger, Concetti fondamentali della filosofia aristotelica, Adelphi 2017, § 5, p. 53; trad. di G. Gurisatti) ed è per questo che l’umano è un’entità politica la quale per costruire una vera comunità ha bisogno di un parlare libero, che non sia censurato o autocensurato dal timore che qualcuno si possa sentire offeso dal nostro linguaggio ideologico, etico, religioso, filosofico.
Per non offendere nessuna visione del mondo sarebbe infatti necessario stare zitti. Che è, di fatto, il vero esito di ogni dire politicamente corretto, il cui dispositivo non può che risultare oscurantista. Chi non rispetta la molteplicità delle parole non rispetterà, alla fine, neppure la molteplicità delle persone.

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