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Sciopero

Sciopero

Nel corpo sociale accadono a volte dei fatti sorprendenti. Uno di questi è lo sciopero indetto da una categoria di lavoratori che non sciopera mai: i docenti universitari, i quali non svolgeranno il primo appello della sessione d’esame che va dal 28 agosto al 31 ottobre 2017. Il secondo appello si terrà invece regolarmente.
Lo sciopero non è stato indetto da sigle e organizzazioni sindacali, più o meno rappresentative, ma da un movimento spontaneo di docenti che si chiama Movimento per la dignità della docenza universitaria .
Lo sciopero ha un obiettivo circoscritto, preciso, legittimo e doveroso. Perché è un obiettivo sia pragmatico sia simbolico e riguarda il blocco degli scatti stipendiali.
Il governo Berlusconi bloccò gli scatti di stipendio di tutti i lavoratori pubblici dal 2011 al 2014. Per le  altre categorie di pubblici dipendenti -dai magistrati alle forze dell’ordine, dai diplomatici ai colleghi delle scuole- tale blocco è cessato il primo gennaio del 2015, data dalla quale questi lavoratori hanno potuto ricevere aumenti di stipendio e godere degli effetti giuridici  dello sblocco (sulla pensione e altro).
Soltanto per i docenti universitari questo non è accaduto. E anzi il blocco è stato per noi prorogato di un altro anno. Solo per noi. Questo significa che il lavoro profuso negli anni dal 2011 al 2015 è come se non si fosse mai svolto, è come se non avessimo lavorato. E questo comporterà perdite complessive molto consistenti, soprattutto per i docenti assunti negli anni più recenti.
Perché? Quali sono le ragioni di questa discriminazione, quali le motivazioni di tale disprezzo? Che cosa hanno i docenti universitari in meno di magistrati, membri delle forze dell’ordine, docenti delle scuole?
Si tratta di una delle tante modalità con le quali i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni -di destra o di sinistra che siano- intendono umiliare l’Università, la quale ha naturalmente i suoi difetti anche assai gravi -come tutte le strutture umane- ma è ancora un luogo di elaborazione di pensiero critico, è ancora libera dai ricatti e dalle imposizioni dei governi, come invece accade a militari, giornalisti RAI, funzionari di varia natura.

Come si legge nel sito del Movimento:
«È indubbio che l’attacco all’università pubblica nel nostro paese è passato anche per il blocco/cancellazione delle classi e degli scatti dei docenti universitari; peraltro unico caso tra il personale pubblico non contrattualizzato che non ha goduto di una qualche forma di recupero.  Ed è pure indubbio che tali scelte politiche, che peraltro pesano maggiormente sulle retribuzioni più basse e sui docenti più giovani, costituiscono un attacco al valore sociale del lavoro di ricerca e di didattica svolto dai docenti italiani».
L’astensione dagli esami è dunque «finalizzata a ottenere l’adozione di un provvedimento di legge, in base al quale:
1) le classi e gli scatti stipendiali dei Professori e dei Ricercatori Universitari e dei Ricercatori degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1° gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1° gennaio 2016;
2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015.
Tale manifestazione conflittuale è conseguenza di una vertenza che si trascina senza esito apprezzabile fin dal 2014, come testimoniano numerose lettere firmate da 10.000 o più Professori e Ricercatori Universitari e Ricercatori di Enti di Ricerca Italiani: lettera al Presidente del Consiglio del 2014, lettera al Presidente della Repubblica del 2015 (che la trasmise, cogliendone la rilevanza, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), altre due lettere al Presidente del Consiglio nel 2016 (in seguito alle quali una nostra delegazione è stata ricevuta da delegati della Presidenza del Consiglio il 30 novembre 2016).
[…]
Un incontro avvenuto il 27 marzo 2017 tra una nostra rappresentanza e tre delegati della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lasciava presagire qualche sviluppo positivo, ma poi, dopo un successivo incontro del 7 giugno scorso (ottenuto solo dopo tre richieste al MIUR, in data 20 aprile, 11 maggio e 21 maggio scorsi, al fine di avere risposte), non si è avuto alcun riscontro» .
Da qui la decisione di scioperare. Decisione nata dal disprezzo e dall’indifferenza di governi, ministri dell’Università e partiti verso le più che legittime richieste dei docenti. Decisione del tutto legittimata dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, come si legge in questo documento della Commissione. Ogni tentativo -da qualunque parte provenga- di modificare le modalità dello sciopero o di intervenire sulle commissioni d’esame è pertanto da considerarsi fantasioso e illegale.

L’Università in Italia e in Europa vede certamente molti altri ostacoli nell’espletamento della propria funzione e tuttavia è importante evitare il cosiddetto benaltrismo, una fallacia per la quale rispetto a un ben preciso, praticabile e circoscritto obiettivo, c’è sempre qualcosa di più importante da tenere in considerazione, c’è ben altro. È vero: nel mondo e nella vita c’è sempre ‘altro’ -è quasi tautologico- ma l’azione umana, che sia individuale o collettiva, deve sempre concentrarsi su qualcosa di de-finito rispetto al tutto.

Una studentessa di sociologia dell’Università di Trento -Gilda Fusco- ha colto il significato e le implicazioni dello sciopero dei docenti in modo davvero profondo. Ed è confortante che tra gli studenti ci siano delle intelligenze critiche capaci di scrivere questo:
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«È luogo comune che i docenti in generale, e quelli universitari in particolare, siano dei “privilegiati”: riceverebbero uno stipendio spropositato a fronte di un carico di lavoro irrisorio. Ma sul lavoro dei docenti, di ricerca e formazione, si fonda l’intera società: la trasmissione dei saperi, necessaria in ogni ambito della vita umana, è quella che ci ha consentito di raggiungere gli sviluppi (culturali e tecnologici) che spesso, nella vita quotidiana, diamo per scontati. La stessa democrazia, con le sue costituzioni e i suoi diritti sociali, civili e politici, si deve anche all’opera (oltre che dei rivoluzionari) di pensatori e studiosi che, secondo molti, perderebbero tempo dietro i libri senza produrre nulla di “concreto” per la collettività. Altri, si potrebbe replicare, sono i “privilegiati a torto”, e tanti gli esempi che si potrebbero portare.
[…]
Ciò che preoccupa di più, tuttavia, è l’immagine (sempre più diffusa) che si ha di scioperi e proteste sociali in genere. ‘Se viene fatto a discapito di un’altra categoria uno sciopero non ha nulla di positivo’, ha dichiarato uno dei rappresentanti [degli studenti]. Eppure, come mostra la storia, uno sciopero per essere efficace ha bisogno proprio di ‘danneggiare’ qualcuno. È esattamente quello che facevano i braccianti del primo ‘900: rifiutavano di coltivare la terra – anche per settimane, e non per qualche giorno – a discapito dei padroni e della produzione. Certo non si può paragonare gli studenti (i danneggiati di oggi) ai vecchi proprietari terrieri, ma è anche vero che oggi uno sciopero, per danneggiare il datore di lavoro o la controparte (il governo, nel caso dei docenti), è spesso costretto a creare disagio ad altre categorie sociali. Così gli scioperi dei trasporti colpiscono i pendolari, e quelli dei docenti nuocciono agli studenti. Dovrebbe saperlo bene la rappresentanza studentesca, che sostiene sempre la causa degli operatori delle mense universitarie, nonostante i loro scioperi creino anch’essi disagio a chi mangia a mensa per risparmiare. È brutto che lo sciopero crei danni, ma è così che funziona.
[…]
D’altra parte se la ‘comunità universitaria’ non è riuscita a smuovere il blocco degli stipendi, perché mai i docenti non dovrebbero usare altri mezzi di lotta? Siamo sicuri che siano stati i professori a dividere la comunità? O, piuttosto, sono state le altre componenti universitarie a ‘tradire’ i docenti, lasciando che i loro diritti continuassero ad essere lesi, lamentandosi poi per lo sciopero di alcuni di loro, giunto dopo tre anni di petizioni presentate inutilmente al governo?»
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(Testo integrale dell’intervento di Gilda Fusco)

Uno degli effetti dello sciopero in corso è che il corpo sociale si sta finalmente accorgendo della nostra esistenza.
Negli ultimi due anni, infatti, siamo stati in agitazione contro le pratiche antiscientifiche dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e contro la cosiddetta Valutazione della Qualità della Ricerca, i cui effetti sono gravemente distorsivi della ricerca stessa. Su questo abbiamo scritto, ci siamo riuniti in assemblee, molti di noi hanno alla fine sabotato il processo non rendendo disponibili le proprie pubblicazioni per la VQR, subendo conseguenze anche personali. Ma nessuno in Italia sembra averlo saputo. E invece ora finalmente la situazione dei docenti italiani, e quindi anche dell’Università, arriva alle orecchie delle famiglie e del corpo sociale, uscendo dai confini dell’accademia. Anche questa ragione mi induce ad aderire allo sciopero
Lo faccio con la profonda convinzione di stare agendo in difesa di tutta l’Università, compresi i nostri studenti.
E pertanto in base alle modalità previste dal Movimento per la dignità della docenza universitaria (e a meno di revoche dello sciopero -sempre possibili- nei prossimi giorni) è mia intenzione non svolgere gli esami delle mie materie fissati per il 12 settembre 2017, che saranno rinviati al successivo appello del 3 ottobre.
Questa mia intenzione politica non costituisce comunicazione formale all’Amministrazione universitaria, che mi riservo di informare nei modi e nei tempi previsti dalla normativa in vigore, modi e tempi ricordati, tra l’altro, in questo documento.
Svolgerò invece gli esami di altre materie, programmati nei giorni 13 e 14 settembre 2017, oltre a tutti quelli del mese di ottobre. [Qui il calendario completo dei miei appelli giugno-novembre 2017]

Lo scorso 10 luglio sono stato intervistato da Radiozammu sulle motivazioni e sulle modalità dello sciopero dei docenti. Questo è l’articolo che sintetizza quanto ho detto e nel quale è possibile ascoltare la registrazione  dell’intervista (la durata è di 11 minuti):
Sciopero docenti – Prof. Biuso: «Lavoreremo il doppio ad ottobre, ma lo sciopero va fatto»

Infine: la considerazione per me più importante è che tutto questo sta avvenendo non per iniziativa di organizzazioni sindacali o di movimenti politicamente organizzati ma per la spontanea mobilitazione di base dei docenti universitari in Italia. Questo significa che il corpo sociale non è totalmente anestetizzato e rassegnato, nonostante lo strapotere dello Spettacolo, dell’informazione controllata dai governi, della stanchezza collettiva. Questo significa che si può avere ancora fiducia.

[Questo testo è stato ripreso e pubblicato sulla rivista di politica universitaria Roars il 7.9 2017, con il titolo Lo sciopero di chi non sciopera mai]

7 commenti

  • agbiuso

    22 Settembre, 2017

    Mai schiaffi furono tanto meritati come quelli che Manfredi e la CRUI stanno collezionando.

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    CLASSE DIRIGENTE / DOCUMENTI
    Schiaffo di Ferraro alla CRUI: «Annullare la convocazione, discuteremo solo con MIUR»
    Di Redazione ROARS 20 settembre 2017 ore 08:18

    «ANNULLARE LA CONVOCAZIONE. … non riconosciamo la CRUI come soggetto istituzionalmente deputato a concordare le regole dello sciopero … non accettiamo che la CRUI si erga in qualche modo a nostro “datore di lavoro” … I Rettori sono nostri Colleghi che abbiamo eletto a rappresentarci, autorevoli, ma primi tra pari e nulla di più. … la nostra controparte non può essere la CRUI, né in questa né in altre occasioni, bensì il MIUR». È un vero schiaffo la risposta di Carlo Ferraro alla convocazione da parte della CRUI. Il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria chiede di annullare la convocazione e preannuncia che, se verrà confermata, ci andrà, ma solo per ribadire che non riconosce la CRUI come interlocutore legittimato. Prefigurando persino uno scenario umiliante per Manfredi: «chiederemo a chi rappresenterà il MIUR, del quale la CRUI ha sollecitato la presenza, se intende aprire seduta stante una discussione preliminare a successivi incontri ufficiali. Se ciò avverrà, chiederemo alla CRUI, insieme a tutte le parti convocate che vorranno unirsi a noi, di decidere da quale parte la CRUI stessa intenda collocarsi. La CRUI potrebbe infatti assentarsi facendoci la cortesia di lasciare a nostra disposizione la sala per poter proseguire la discussione con il MIUR quale nostra controparte; potrebbe anche partecipare alla discussione, eccezionalmente, ma svestendosi del ruolo di CRUI: i Rettori presenti saranno solo Docenti autorevoli che daranno in tale occasione il loro contributo nella riunione che si svolgerà». Manfredi riceve un altro schiaffo dai professori associati del CoNPAss: «Caro collega! Rispondiamo non senza stupore e qualche fastidio alla tua lettera del 13 settembre, con la quale ci convochi (nostra la sottolineatura) per un incontro sulla regolamentazione dello sciopero dei docenti. L’iniziativa ci pare improvvida, inopportuna, intempestiva, lunare. … Improvvida perché la CRUI non è affatto l’organo rappresentativo dei “datori di lavoro” dei docenti universitari. … Inopportuna perché, caro collega, la tua iniziativa arroga alla CRUI un ruolo che non ha ed è bene continui a non avere … Intempestiva, (e per questo pure inquietante) perché giunge nel bel mezzo di uno sciopero. … Lunare, malgrado la potenza di Google non siamo riusciti a scovare dove la Commissione di Garanzia, come si afferma nella missiva in oggetto, ha invitato la CRUI ad attivarsi … In conclusione, rebus sic stantibus, non c’è nulla di cui discutere». Intanto, le adesioni allo sciopero sono salite a 9.850.

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    «Non riconosciamo alla Crui il diritto di “convocare” chicchessia». Arrivano schiaffi anche da R29A e CNU
    Di Redazione ROARS 22 settembre 2017 ore 09:52

    Rete 29 Aprile: «Per questi motivi non riconosciamo alla Crui il diritto di “convocare” chicchessia, semmai di “invitare”, e graziosamente si valuterebbe poi per discutere di cosa». Schiaffeggiare la CRUI è la moda del momento. E dopo quelli di CoNPAss, Ferraro e 29 Aprile, arriva anche il quarto schiaffone, quello del C.N.U.: «La CRUI, in questa delicata materia della regolamentazione dello sciopero non è nelle condizioni giuridiche di raggiungere alcun accordo con le rappresentanze sindacali della docenza universitaria. Il CNU, per quanto sopra detto, non condivide la sostanza della convocazione CRUI e proporrà alla riunione che ci sarà nei prossimi giorni con altre organizzazioni sindacali, pur accettando la decisione della maggioranza, la non partecipazione». L’unico a venire in soccorso del Presidente della Crui è il vicepresidente, Rettore di una piccola università non statale della Campania, la Suor Orsola Benincasa. A Lucio d’Alessandro, intervistato dal Mattino, siamo debitori di una piccola rivelazione «sono certo che Manfredi abbia fatto suoi alcuni stimoli pervenuti in queste settimane e ne voglia iniziare soltanto a discuterne con le varie rappresentanze delle categorie». Sorge spontanea una domanda: gli stimoli erano solo quelli pervenuti “per le vie brevi” dal MIUR o ce n’erano altri? A giudicare dagli schiaffi che hanno assestato, possiamo escludere che venissero da ConPAss, Ferraro, Rete 29 Aprile e C.N.U.. Ora che c’è la corsa a prendere le distanze dalla CRUI, ci sarà qualche organizzazione che, avendo sperato di rientrare nella partita grazie alla “chiamata” di Manfredi, rimarrà invece col cerino in mano? Per scoprirlo basta contare gli schiaffoni. Ne mancano ancora un po’ all’appello.

  • agbiuso

    18 Settembre, 2017

    Anche se l’audio è un poco asincrono :-), segnalo la breve dichiarazione video che mi è stata chiesta dagli studenti del Coordinamento Universitario di Catania.

  • agbiuso

    12 Settembre, 2017

    Confermo dunque la mia adesione allo sciopero indetto dal Movimento per la dignità della docenza universitaria.

  • agbiuso

    11 Settembre, 2017

    Esprimo soddisfazione per l’adesione allo sciopero dei docenti anche del Direttore del mio Dipartimento, la Prof. Marina Paino.

  • agbiuso

    6 Settembre, 2017

    I colleghi del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari hanno diffuso un comunicato relativo allo sciopero dei docenti, alla sua giustezza, alla sua necessità.

  • Concettina Patanè

    1 Settembre, 2017

    E nonostante tutto, nonostante anche questo suo articolo oltremodo chiarificatore, i miei giovani colleghi non capiscono. Ed è anche per loro, soprattutto per coloro che nel loro futuro vedono l’insegnamento, che questo sciopero è necessario. Il disagio si supera.

    • agbiuso

      2 Settembre, 2017

      Gentile Patanè, la ringrazio per la sua condivisione.
      Ciascuno di noi risponde alla propria consapevolezza di cittadino, prima che di studente o di professore.
      Spero che comunque il mio testo risulti davvero chiarificatore sulle motivazioni che ci hanno indotto a scioperare e sulle concrete -e assai semplici- modalità dello sciopero. Il quale deve per definizione creare un qualche disagio, in caso contrario ha poco senso. Regola, questa, che costituisce una delle nozioni insegnate dall’Educazione civica, materia ahimè trascurata nelle scuole di ogni ordine e grado. E gli effetti, in Italia, si vedono.

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