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Agire

Agire

Lettere da Berlino
(Jeder stirbt für sich allein)
di Vincent Pérez
Germania, 2015
Con: Brendan Gleeson (Otto Quangel), Emma Thompson (Anna Quangel), Daniel Brühl (Escherich)
Trailer del film

«Ogni umano muore da solo» recita il titolo originale di questo film, che inizia con il giovanissimo soldato Hans Quangel ucciso sul fronte francese. I suoi genitori, due operai di Berlino, reagiscono alla notizia in modo insieme composto e disperato. E poi agiscono. Cominciano a scrivere cartoline nelle quali accusano il regime nazionalsocialista di menzogna, di assassinio, di volere la distruzione degli operai e del popolo tedesco. Lasciano queste cartoline nei palazzi privati, negli uffici, nelle scuole. Quando saranno catturati, il potere potrà ucciderli ma non renderli servi.
Ispirato a una vicenda realmente accaduta, classico nella struttura, sobrio nella sceneggiatura e nella recitazione, un po’ consueto nel delineare il male nazista, Jeder stirbt für sich allein testimonia di quanto sia difficile rimanere liberi là dove il corpo sociale sembra permeato e intriso di sottomissione. E tuttavia testimonia anche di come ribellarsi sia possibile, sempre. Non importa quanti leggeranno e avranno il coraggio di conservare quelle cartoline -sembra soltanto 18 su più di 260-, conta il gesto di rivolta contro il conformismo dell’autorità, la violenza della guerra, la stupidità del Narciso al potere.
Tre caratteristiche -conformismo, violenza, stupidità- che non sono certo limitabili al Führer germanico ma valgono anche per chi oggi comanda l’Impero, l’Italia, l’Europa. Ai quali sembrerebbe più facile -rispetto a quanto lo fosse di fronte al regime nazionalsocialista- opporre ragione e autonomia e che invece hanno a disposizione strumenti mediatici capaci di conseguire ciò che il peso della repressione totalitaria non riuscì a raggiungere: trasformare il comando nel pensiero illusoriamente spontaneo dei servi. Anche per questo sono un anarchico.

5 commenti

  • Federico

    gennaio 20, 2017

    A proposito dello Stato totalitario, riporto questo passo che mi sembra
    significativo specie in riferimento alle efficaci parole con le quali, caro
    Prof., ha descritto quest’ultimo:

    «[…] mia cara, stimatissima Pizia, che Creonte sia fedele te lo concedo,
    così come ti concedo che la fedeltà sia una virtù meravigliosa e onestissima; ma tu non scordare che non c’è dittatura senza fedeltà, la fedeltà è la solida roccia sulla quale si erige lo Stato totalitario, che senza di essa affonderebbe nella sabbia […]».

    E ancora, in riferimento all’illusione della libertà:

    «Tutti i tiranni che fondano il loro dominio su grandi princìpi, l’uguaglianza dei cittadini tra loro […] suscitano […] un sentimento di
    soggezione incomparabilmente più mortificante di quelli che, anche se assai
    più ignobili, si accontentano come Laio di fare i tiranni, troppo pigri per
    addurre una qualsiasi giustificazione al proprio comportamento: essendo la
    loro dittatura lunatica e capricciosa, i sudditi hanno la sensazione di poter godere di una certa libertà. Non si sentono tiranneggiati da una arbitraria necessità che non consente speranza alcuna, ma piuttosto da un arbitrio assolutamente casuale che ancora permette qualche speranza».

    F. Dürrenmatt, La morte della Pizia, Milano, Adelphi, 1988, pp. 44 e 53.

    • agbiuso

      gennaio 20, 2017

      Caro Federico, lei cita La morte della Pizia e mi fa tornare il desiderio di parlarne in queste pagine, come mi ero riproposto di fare qualche tempo fa.
      Intanto la ringrazio e mi limito a ricordare che la frase immediatamente precedente la seconda da lei citata è questa: «Niente al mondo, infatti, l’uomo sopporta con più difficoltà di una giustizia implacabile. Proprio questa egli ritiene supremamente ingiusta» (pp. 52-53).
      Affermazione inquietante, vorticosa e vera.

  • Pasquale

    gennaio 19, 2017

    Se non lo hai letto leggi il libro di Fallada. Merita. Glaciale.

    • agbiuso

      gennaio 19, 2017

      Grazie del consiglio, caro Pasquale. Così ricordo agli amici del sito che il film è tratto dal romanzo, appunto, di Hans Fallada.
      Tu hai letto proprio tutto, vero? 🙂

  • Pasquale

    gennaio 19, 2017

    Sai la differenza tra Renzi e Trump?
    Trump parla inglese.

    P.

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