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Resistenza

La dimensione pubblica va dissolvendosi nella supremazia della finanza sulla politica; una trasformazione che è cifra, senso e spiegazione profonda di quanto sta accadendo nel XXI secolo.
Ne discuteremo al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania venerdì 10 maggio 2019, alle 16,00 in un incontro dal titolo Elementi di resistenza. Io parlerò delle ragioni e dei modi per Resistere all’ultraliberismo.

 

Nebbia

Una questione privata
di Paolo e Vittorio Taviani
Italia – Francia, 2017
Con: Luca Marinelli (Milton), Valentina Bellè (Fulvia), Lorenzo Richelmy (Giorgio), Andrea Di Maria (prigioniero fascista)
Trailer del film

Il romanzo di Beppe Fenoglio diventa una serie di frammenti sulla guerra partigiana, sull’odio, sulla gelosia, sul rincorrersi vano e feroce degli umani alla ricerca dell’amore perduto. L’amore di una donna, certo. Ma soprattutto l’amore dei propri simili, anche quando la guerra devasta e il conflitto mostra il suo ruggito di niente.
Tutto accade attraverso gli occhi di Milton, il partigiano innamorato della scostante (è un eufemismo) Fulvia, una sirena pronta a illuderlo e altrettanto pronta ad abbracciare anche Giorgio, il migliore amico di Milton. Quando Giorgio è catturato dai fascisti, i tentativi di Milton di liberarlo somigliano più ad atti di suicidio che a gesti di fratellanza.
Come sempre, Amore e Morte vivono insieme e compongono la nebbia che in Omero avvolge i guerrieri quando un dio li vuole fermare, la stessa nebbia che sin dall’inizio scandisce i movimenti dei giovani idealisti e feroci che si massacrarono per il Duce o per gli angloamericani, i cui aerei vengono addirittura ‘benedetti’ in una delle scene meno sensate di un film privo del tocco epico e poetico di altre opere dei Taviani.
Due momenti lo segnano, belli, struggenti e crudeli. La bambina che si alza, va a bere e poi torna a stendersi abbracciata al cadavere della madre uccisa. Il fascista prigioniero che imita un’intera orchestra di percussioni jazz prima che il suono di un altro strumento faccia silenzio in lui e dentro il mondo.

Agire

Lettere da Berlino
(Jeder stirbt für sich allein)
di Vincent Pérez
Germania, 2015
Con: Brendan Gleeson (Otto Quangel), Emma Thompson (Anna Quangel), Daniel Brühl (Escherich)
Trailer del film

«Ogni umano muore da solo» recita il titolo originale di questo film, che inizia con il giovanissimo soldato Hans Quangel ucciso sul fronte francese. I suoi genitori, due operai di Berlino, reagiscono alla notizia in modo insieme composto e disperato. E poi agiscono. Cominciano a scrivere cartoline nelle quali accusano il regime nazionalsocialista di menzogna, di assassinio, di volere la distruzione degli operai e del popolo tedesco. Lasciano queste cartoline nei palazzi privati, negli uffici, nelle scuole. Quando saranno catturati, il potere potrà ucciderli ma non renderli servi.
Ispirato a una vicenda realmente accaduta, classico nella struttura, sobrio nella sceneggiatura e nella recitazione, un po’ consueto nel delineare il male nazista, Jeder stirbt für sich allein testimonia di quanto sia difficile rimanere liberi là dove il corpo sociale sembra permeato e intriso di sottomissione. E tuttavia testimonia anche di come ribellarsi sia possibile, sempre. Non importa quanti leggeranno e avranno il coraggio di conservare quelle cartoline -sembra soltanto 18 su più di 260-, conta il gesto di rivolta contro il conformismo dell’autorità, la violenza della guerra, la stupidità del Narciso al potere.
Tre caratteristiche -conformismo, violenza, stupidità- che non sono certo limitabili al Führer germanico ma valgono anche per chi oggi comanda l’Impero, l’Italia, l’Europa. Ai quali sembrerebbe più facile -rispetto a quanto lo fosse di fronte al regime nazionalsocialista- opporre ragione e autonomia e che invece hanno a disposizione strumenti mediatici capaci di conseguire ciò che il peso della repressione totalitaria non riuscì a raggiungere: trasformare il comando nel pensiero illusoriamente spontaneo dei servi. Anche per questo sono un anarchico.

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