Quaderni_neri_1931_1938

Recensione a:
Quaderni neri 1931 / 1938 (Riflessioni II-VI)
di Martin Heidegger
(Bompiani 2015, pp. X-704)
in Discipline Filosofiche (10 dicembre 2015)

 

 

 

 

 

Intrisi di pensiero e declinati in un continuo domandare, i Quaderni costituiscono anche e soprattutto un costante invito alla filosofia, le cui definizioni si moltiplicano pervenendo ogni volta a un’essenza che riduzionismi di varia natura inutilmente cercano di cancellare, poiché «Filosofia è – filosofia: niente di più e niente di meno» (p. 614). Questo sapere «inutile ma signorile» (p. 364) è un «dire che lavora alla costruzione dell’Essere tramite la costruzione del mondo in quanto concetto» (p. 278), è un «portare, domandando, all’evento il dispiegarsi essenziale dell’essere» (p. 334).

 

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[…] Appunti di un piccolo borghese assillato dal destino di Eugenio Mazzarella (febbraio 2015) Una mia recensione al primo volume dei Quaderni neri (10 dicembre 2015). Consiglio infine la lettura del testo secondo me più importante sulla […]

“in un contesto ferocemente utilitaristico come quello nel quale viviamo, l’in-utile è di per se stesso una forma di resistenza anche politica.”

Non so se è pertinente: in treno all’alba ci sarebbe il silenzio della luce che principia, da assorbire, il dispiegarsi delle forze naturali, dèi, che inducono gli animali a muoversi; la quiete dell’acqua. Di tutto questo i viaggiatori se ne impipano; il loro mondo è riferito a loro stessi, nessuno legge cioè medita e tace. Tutti assorti sul telefono. Altri riempiono i loro vuoti con le loro risate e chiacchiere senza intervallo. Indosso la cuffia antirumore dei carradori, lo sguardo aderisce al paesaggio, si confonde ed è dovunque.Treno concedente.
P.

“Intrisi di pensiero e declinati in un continuo domandare”.
Leggendo la sua recensione mi è venuta in mente la presentazione di un libro di Daniele Nardi di qualche anno fa. Lo scrittore raccontava la sua esperienza di scalatore, misurandosi con difficoltà diverse a seconda della montagna che decideva di scalare. A un certo punto confessò che a volte capitava che il suo impegno, la sua fatica venivano considerati inutili. Eppure, continuava, tra quelle montagne c’era qualcosa che lo faceva sentire vivo.
Pensai che il problema non era quanto fosse utile scalare una montagna, ma capire il significato della parola “inutile”. In-utile, utile dentro, utile per sé stessi per cui affrontare sentieri scoscesi e chiedersi cosa c’è oltre e stupirsi che c’è sempre qualcosa ed è sempre un continuo inizio, allora quell’in-utile diventa rapporto con l’infinito, ricerca di sé stessi, esaltazione di emozioni e passioni che generano gioia di sentirsi vivi.

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