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Infantilizzati / Sottomessi

Mente & cervello 129 – settembre 2015

M&C_129Trentenni visti e trattati -da genitori, coetanei, istituzioni- come se fossero degli adolescenti; caratteri timidi ai quali la V e recente edizione del Diagnostic and Statistical Manual affibia l’etichetta di «fobia sociale»; giovani e adulti dati in pasto alla fuffa infinita e al nulla della bacheca di facebook. Questi e tanti altri sono i diversi modi con i quali l’autorità e il Capitale (sì proprio quello, anche se ad alcuni appare ormai disdicevole pronunciare tale parola) si assicurano acquiescenza, tranquillità, dominio. L’esistenza individuale e collettiva è patologizzata, infantilizzata, sottomessa.
Della ricchezza dei linguaggi rimangono le grottesche parodie dei social network, resta un lessico sempre più povero e banale, rimane un’immensa ondata di stupidità collettiva. Il linguaggio, invece, «è sicuramente una Babele, ma dai confini invalicabili» (P. Garzia, p. 105), è una ricchezza culturalmente feconda e biologicamente preziosa. Ricchezza di significati che deve essere quanto più possibile impoverita da chi comanda, poiché ogni parola nuova e soprattutto ogni parola difficile è di per sé una parola ribelle all’ordine della facilità con cui si vorrebbe nascondere la complessità del mondo, delle relazioni, della natura, della politica.
Complessità la quale fa sì che «se vogliamo capire come funziona la mente umana, dobbiamo prendere in considerazione il modo in cui entriamo in relazione non solo con altri esseri umani ma anche con ogni genere di essere vivente» (Redazione, 25). Siamo infatti gregari obbedienti all’ordine del branco, ma siamo anche corpimente capaci di smascherare la menzogna di cui quest’ordine è intessuto.

6 commenti

  • diegod56

    8 Settembre, 2015

    Credo che l’umano continuamente muti, nel corso della storia, incardinandosi con le tecnologie che con potente retroazione lo plasmano. Nell’introduzione a «Cyborgsofia» c’è un pregnante riferimento alla tendenza all’ibridazione del corpomente con le sue protesi tecnologiche. Ma il rapporto fra tecnica e costituirsi dell’umano è la costante fondamentale dalla notte dei tempi. Senza il governo del fuoco non si sarebbero potute cuocere le carni e nutrire gli anziani, e avere uomini anziani ha permesso avere storie, tradizioni, racconti. Senza l’invenzione dell’agricoltura non avremmo avuto la scrittura, nata per la necessità di annotare le quantità di cereali in magazzino. Il bel libro di Rifkin sulla società a costo marginale zero porta interessantissimi riferimenti al nesso fra l’uso del telefono e il costituirsi delle grandi aziende diffuse sul territorio e il modello antropologico collegato. Tornando indietro è perfino banale ricordare, come fanno tutti, la diffidenza di Socrate verso la scrittura, nella consapevolezza di come avrebbe mutato il modo di ricordare e dunque di stare al mondo. Allora, e su questo Rifkin scrive pagine di grande chiarezza, sicuramente l’internet cambia il modo di esser umani. In modo assai pericoloso, facebook, specie nel corpomente in tempestosa evoluzione degli adolescenti, genera una particolare e inedita coscienza del sè, collocata lì, in pasto alla pubblicità mirata al singolo. La tecnologia forgia il modo d’esser uomini, per questo va temuta, conosciuta, usata con grande consapevolezza politica.

  • pasquale

    6 Settembre, 2015

    Per Zeus, non sono abile all’uso di quella diavoleria del tweet. QUi rispondo. In ogni modo sono io a ringraziarti ma, sintìti sintìti sintìti, quello di non usare il manganello è un intendimento sotterraneo; le polizie sono sempre di più apparati paramilitari. Lo nascondono il fallanello del gran fratello. È vero peraltro che questa è l’epoca della grande piaccioneria: amami sarò la tua deputtana. P.

  • agbiuso

    5 Settembre, 2015

    “Ridurre con evidente successo, ad adolescenti, anzi più di preciso ad aborti a termine” è una frase terribile, bellissima e vera. Grazie, Pasquale, per averla citata qui.
    Aborti, zombie, morti viventi dentro il loro schermo ossessivo e narciso.
    Chi comanda davvero ha compreso che non sono affatto necessari manganelli, lager e torture; ha compreso che -capovolgendo Machiavelli- è meglio essere amati che temuti. Poiché l’amore dello schiavo verso il padrone è amore per l’immagine di ciò che si vorrebbe essere.
    “Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello”
    (George Orwell, 1984, trad. di G. Baldini, Mondadori 1999, p. 312)

  • pasquale

    5 Settembre, 2015

    @susannavalle e p.c. Alberto Biuso
    Non c’è niente di nuovo sotto il sole.
    Ehm ehm ehm, se c’è qualcosa di detestabile fronte al male è questo genere di conclusioni. Assimilabili a una forclusione che come si sa è l’innesco di una psicosi. Più alle spicce trattasi di reazione reazionaria. È peraltro vero che non si inventa nulla, che cambiano i modi, che gli Ungheresi, giusto per parlare di cose note sotto il sole dove non cambia niente, si comportano con i profughi di preciso come con i giudii ma, ma, ma, senza buttarli nel Danubio legà sü nel fil da fer. La differenza. Tecnica, agli ungheresi difetta il genio nei trasporti di Eichmann, e la capacità di pensare in grande; ai Serbi, ai Cechi e a chi altro non so, il talento di coordinarsi in azioni che vadano oltre lo spray urticante. I giornalisti fotografano e se ne fottono. Nikon o kala tutto è obbiettivo: i giornalisti sono cecchini accecati che scoopano. Questo contraddice il nulla cambia. Cambia un pochino in malino. Nell’ottobre del 1915, senza Onu e con chissà un pochino di onore e cuore di de Amicis nel petto, la Regia Marina, cioè il governo italiano, salvò i circa 400.000 serbi fuggiti a piedi da Belgrado con il loro re, dopo la disfatta nel conflitto con l’Austria. Per la precisione la R.M. effettuò più di 500 crociere tra Valona (Albania) e l’Italia. Nel 1908, poco dopo il terremoto di Messina, e senza ordini interessati, le marine Russe, inglese, francese che si trovavano in gondola da quelle parti intervennero pronte e massicce a soccorrere i civili, con tutti i mezzi e non se ne andarono.Ebbene questo ancora contraddice: si cambia eccome, non si escluda e secluda in peggio. Oggi non solo Cuore (E.De Amicis. Torino 1886) ma anche I promessi Sposi, non quelli di Manzoni che si sanno uffaaa e fuffa ma quelli di Guido Da Verona (1929), risulterebbero illeggibili da ragazzi privati della sintassi, e delle grammatica, non solo della stampa. Deprivazione che va molto oltre il nulla cambia, quella di ridurre con evidente successo, ad adolescenti, anzi più di preciso ad aborti atermine ( la dizione ultima è di Giuseppe Lax, 1905-1985, che nessuno conosce ma io sì e che mi permetto Alberto di onorare qui, citandolo.) È un progetto malvagio quanto una pedofilia confessionale. Del resto basterebbe rileggere un comunicato dell BR. Per più ampie dissertazioni rimando al mio blog in Dèi, i dèntici e gl’identici. Cordialità unilaterali.

  • agbiuso

    5 Settembre, 2015

    Lei crede che i social network non siano “qualcosa di nuovo sotto il sole”? A me sembra proprio di sì.

  • susannavalle

    5 Settembre, 2015

    non c’è niente di nuovo sotto il sole

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