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Una donna meravigliosa

Una donna meravigliosa

L’amore bugiardo – Gone Girl
di David Fincher
Con: Ben Affleck (Nick Dunne), Rosamund Pike (Amy Dunne), Carrie Coon (Margot Dunne), Kim Dickens  (il detective Ronda Boney)
Usa, 2014
Trailer del film

Inizia e si conclude quasi con le stesse parole: «Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni matrimonio. ‘A cosa pensi?’ ‘Come ti senti?’ ‘Che cosa ci siamo fatti?’».
Nick e Amy vivevano a New York ma hanno perso il loro (assai remunerato) lavoro e si sono trasferiti in provincia. Nick discute con la sorella gemella su che cosa regalare alla moglie nel giorno del loro quinto anniversario di matrimonio. Quando torna a casa, però, Amy è sparita. Tracce di sangue, forse un rapimento. Cominciano le ricerche e cominciano anche i sospetti verso il marito. Arrivano da New York gli insostenibili genitori di Amy, due marpioni molto per bene che hanno fatto soldi raccontando e assai abbellendo l’infanzia-adolescenza della figlia, diventata protagonista di una serie di sdolcinati romanzi. Le tv reality (tipo quelle di Barbara D’Urso e Bruno Vespa, per intenderci) si scatenano, creano colpevoli, si intrufolano dentro le esistenze, tolgono respiro.
Così la prima ora, molto televisiva, molto americana e molto noiosa. Poi comincia un altro film, che disseziona il matrimonio, non quello dei due personaggi ma il matrimonio in quanto tale, attraverso la struttura del doppio. Doppio film; doppia identità -Amy somiglia alla donna che visse due volte di Hitchcock-; doppia parentela -Nick è un gemello-; doppio legame -«Siamo complici».
Anche rispetto al suo banale marito, Amy è una donna determinata, intelligente, spietata, bella, ingenua, perfida, lamentosa, finta, ossessiva, sensuale, gelida. Una vera donna, insomma. Un personaggio perfetto per la società dello spettacolo, che di tali meraviglie si nutre.
«L’amore come fatum, come fatalità, cinico, innocente, crudele -e appunto in ciò natura! L’amore che nei suoi strumenti è guerra, nel suo fondo è l’odio mortale dei sessi!»
(F. Nietzsche, Il caso Wagner, in «Opere», vol. VI/3, Adelphi 1975, § 2, p. 9).
«Ciò che si oppone alla simulazione non è il reale, che ne costituisce solo un caso particolare, è l’illusione»
(J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Cortina Editore 1996, p. 21)

6 commenti

  • agbiuso

    Giu 1, 2015

    Cara Adriana, ha ben ragione di vantarsi!
    La ringrazio per l’invito che formula ai suoi amici di visitare queste pagine.
    E grazie per le bellissime parole che mi rivolge. Insegnare ogni giorno -e averlo fatto a lungo a scuola- aiuta nel tentativo di rendere “attraenti argomenti anche ostici”.

  • Adriana Bolfo

    Giu 1, 2015

    Gentile Alberto,
    dopo molto tempo, come vede, ritorno sulla pagina, alla fine (spero) di un periodo assai pesante, durante il quale ho parecchio trascurata la posta che ora sto passando in rassegna.

    Da vanitosa assai ho fatto copiaeincolla della sua seconda risposta e del “racconto”, col proposito di rileggerli entrambi in momenti di stanca (o di sorriso) e di esibirli, vanitosamente appunto, a conoscenti più o meno rassegnati.
    Una di costoro, amica, in realtà, ed ex compagna di scuola, segue il blog dopo la mia segnalazione e spesso “passa” recensioni e notizie ad almeno due familiari giovani, intelligenti e curiosissimi.

    Come-lei-scrive-ciò-che-scrive rende attraenti argomenti anche ostici.
    E qui mi fermo e auguro buona giornata a lei e a tutti i lettori.

  • agbiuso

    Gen 15, 2015

    Cara Adriana,
    la ringrazio per aver occupato in questo modo il blog.

    1. So bene che l’ironia è un crinale rischioso, soprattutto quando non può essere sostenuta dagli occhi e dal corpo ma soltanto dalle parole; confidavo che le tante altre che ho scritto qui e altrove avrebbero dissolto ogni sospetto. Senza l’ironia rimarrebbe la truce seriosità dei monoteisti di ogni risma. Che gli dèi li perdonino.

    2. Il racconto (gaddesco la sua parte) della lezione casuale sulla mente e altre amenità elleniche e contemporanee è irresistibile. Mi sono divertito moltissimo a leggerlo e sono ovviamente contento che le cose siano andate in tale modo.
    So che cosa sia l’insegnamento anche a scuola, dove ho lavorato sedici anni, e quindi sono certo che i suoi studenti -dialoganti, muti o dormienti- da lei imparino sempre moltissimo ma specialmente imparino la passione per le parole. Quando insegniamo divertendoci è il Verbo che si fa carne, e questo è l’unico modo in cui possa accadere 🙂

  • Adriana Bolfo

    Gen 15, 2015

    1) Confesso che per un momento avevo temuto che “quella” fosse la sua idea di donna, temuto senza riflettere su quanto trovo qui da tempo, che non dà adito comprovabile a tale timore.
    Era stata reazione istintiva e marcatamente ideologica “di genere”; poi, però ero andata a rileggere, in base alla propensione a verificare le fonti e a pensare prima di rispondere. E anche incredula, devo dire, che lei potesse sostenere un tale obbrobrio.

    Se fosse stato suo pensiero, l’ironia sarebbe stata più moderata anche per una questione di “netiquette”.

    2) Libro: cominciata la seconda lettura, per degustazione e riflessione.
    Ricaduta della prima lettura: da una mia osservazione più o meno casuale – come tutto è più o meno casuale, a volte assai meno – ho fatto tutto un discorso in classe a partire da ciò che avevo capito e ho avuto due buoni riscontri, uno in realtà ottimo, vero e proprio dialogo anche in ordine a propositi di studio futuro, dopo di che mi sono sentita ringraziare e dire che tale lezione era stata molto illuminante.

    Il sorriso segreto, poi esternato e motivato, dell’eccentrica deriva dal fatto che durante la lezione di una certa materia vista come “la” conservazione e “il” vecchiume, nelle ore di una che forse già viene percepita come “vecchiume” ella stessa, si siano sentiti accenni a filosofia della mente, neuroscienze, cibernetica – una che talvolta non sa come spegnere la Lim o lotta sulla tastiera del computer perché sbaglia la password, uh uh – e ha almeno orecchiato, solo orecchiato una tesi(scoperta? affermazione?)di Maxwell, che peraltro non saprebbe leggere nelle “fonti”, cioè nei calcoli.

    Che avesse pallini estetico-storico-linguistici e il chiodo dei “collegamenti”(quelli che una volta si chiamavano interdisciplina e che ora sono tristemente sui libri di testo come parti della materia da studiare: sì, tristezza), passi e lo si sapeva.
    Ma che ti arrivi con della roba a lei palesemente estranea e visibile piacere e continuità nel discorso, deve aver spiazzato un po’, sia i dialoganti sia i muti sia i dormienti(intanto sono pure saltate delle interrogazioni 😉

    E che qualcuno abbia trovata conferma a suoi interessi e propositi di studio in certi campi estranei alla vecchietta eccentrica, questo è il sorriso segreto della suddetta, a un certo punto diventato suo riso palese.
    E la conseguente aspirazione della vecchietta a una modesta immortalità (sic) grazie anche a tale ossimorica escursione o incursione in “altro da sé”.

    Si capisce che non ha fatto a meno di rimarcare che quei greci là forse non avevano capito proprio tutto ma certo molto, e dire che non insegna greco perché in questo tipo di scuola non c’è; e figurati se non rimarcava che Dante definisce Aristotele “il maestro di color che sanno”, come se non l’avessimo già sentito anche da quell’altra, ma questa ha proprio il chiodo e l’ha detto più volte, e ha il chiodo perché è un greco di quelli là. Meno male che non insegna filosofia, se no sai che mazzo ci farebbe coi filosofi greci in tutte le salse.

    Poi per ciascuno le cose andranno come “devono”(?) ma intanto…

    Conclusione: visto che lavorare si deve, è il caso di divertirsi mentre si lavora e talvolta, come oggi, anche di più.

    Ora compio un atto di umana carità e smetto di occupare il blog 😉

  • agbiuso

    Gen 13, 2015

    La ringrazio davvero, cara Adriana, per il suo apprezzamento e per la sua coinvolgente ironia 🙂
    Che di un libro di filosofia (non poco impegnativo) si possa dire che è ‘Bello’ non può che rendermi molto, molto contento.

  • Adriana Bolfo

    Gen 12, 2015

    Ah ah.
    Nel computo dei punti che mi mancano per essere “una vera donna” – per la società dello spettacolo – ne trovo sette o otto, e pertanto capisco di non essere del tutto vissuta invano – secondo i miei personali parametri.

    Fuori tema.
    Ho quasi finito di leggere di corsa un saggio circostanziato e chiaro che, pur poco versata in filosofia, ho digerito non male – non soffermandomi su tanti particolari – e su cui tornerò con calma, di cui posso dire di trovarmi in sintonia col tema di fondo forse per mio carattere e un po’ perché qualcosa di Damasio mi è rimasto – altro letto di corsa.
    Di autore a me ignoto;-), il saggio “La mente temporale” mi ispira di colpo la parola “Bello” – maiuscola (secondo me) perfettamente naturale e necessaria:-)

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