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Figli e prioni

Mente & cervello 116 – agosto 2014

 

M&C_116Ciò che nell’umano conta davvero, ciò che per noi è importante, forma un tutto unitario, un plesso omogeneo nel quale le differenze rafforzano le connessioni. Sesso e potere costituiscono due delle modalità decisive della vita ed è quindi inevitabile che intrattengano tra loro profondi legami. Non, naturalmente, quelli costituiti dall’utilizzo dell’autorità per ottenere prestazioni sessuali. Si tratta di assai di più, di qualcosa che tocca l’identità stessa degli umani e dei loro rapporti più intimi. È quanto emerge dalla conversazione di Silvia Bencivelli con la sessuologa Chiara Simonelli. Ad esempio: «Nelle femmine talvolta c’è moltissimo il bisogno di sedurre, di sentire, di essere l’oggetto del desiderio di un altro. Per i maschi il rapporto sessuale può essere la conferma della propria virilità. […] Perché sul sesso si gioca molta della propria vulnerabilità: a letto si è nudi anche nell’anima, e i sintomi sessuali che possono emergere in una coppia sono devastanti. Il compromesso è difficile. A volte si gioca addirittura su equilibri di potere. È una parola che non ci piace, ma spesso è così: le persone più intelligenti -emotivamente- mediano, le altre si impongono oppure chinano la testa» (36-37).
Un momento nel quale il rapporto di coppia tra una femmina e un maschio umani si trova a grande rischio è la nascita di un figlio. La ragione è evidente: un figlio appena nato drena gran parte della quantità e qualità di attenzione e di amore di cui una persona è capace. L’altro -il compagno adulto- non può che soffrirne. Simonelli lo riconosce con grande chiarezza: «Avere figli cambia tutto. Uno studio recente ha evidenziato quello che pare brutto da dire ma è drammaticamente reale: le coppie senza figli sono mediamente più felici di quelle con figli. Perché è vero che un figlio ti cambia in meglio, personalmente, ma sottrae attenzione ed energia alla coppia». La sessuologa riconosce che ben prima delle ricerche contemporanee fu Schopenhauer a dirlo. Per il filosofo l’innamoramento è un «processo al servizio della specie. E la morte del desiderio appena la specie è servita» (39).
Una specie che come tutte le entità viventi è sottoposta a una miriade di rischi, malattie, sciagure. Stanley Prusiner ricevette nel 1997 il Nobel per la medicina per aver scoperto una delle cause più insidiose dei processi degenerativi del cervello: i prioni. Intervistato da Simona Regina, questo medico spiega che i prioni «sono proteine che, in seguito a un’alterazione di forma, acquisiscono la capacità di replicarsi e accumularsi a macchia d’olio nel cervello, distruggendo le cellule cerebrali. Tanto che alle fine il cervello assume l’aspetto di una spugna, a causa della massiccia perdita di neuroni» (81). La scoperta di Prusiner venne contrastata in tutti i modi perché infrangeva il dogma biologico secondo cui un materiale soltanto proteico -che non contenga DNA e RNA- non può costituire un agente infettivo. Invece lo costituisce a tal punto «che molte malattie degenerative del cervello, se non tutte, sono riconducibili all’azione devastante dei prioni: non solo dunque la malattia di Creutzfeldt-Jakob, ma anche l’Alzheimer, il Parkinson»…e così via nel triste elenco dell’autodistruzione del cervello umano (82). Bisogna ricordare che di per sé le proteine prioniche «svolgono importanti funzioni, regolano il metabolismo cellulare e garantiscono il buon funzionamento del nostro organismo» (81).
Figli e proteine possono dunque sostenere la vita di un umano e possono anche distruggerla. Banale ma non per questo meno vero.

3 commenti

  • aurora

    24 Agosto, 2014

    Si tratta di una questione di genere femminile cioè : “se le donne vogliono contare qualche cosa, devono barattare le prestazioni sessuali”, più di tutto, per sopravvivere, hanno bisogno di indipendenza economica la quale, è ancora nelle mani del genere maschile,per capirne qualche cosa si può leggere:” Il rapporto HITE”,di Shere Hite,un’inchiesta del 1977 sulla sessualità femminile

  • agbiuso

    23 Agosto, 2014

    Condivido perfettamente, caro Diego, quanto dici sull’ottusa spietatezza di coloro che giudicano male una donna che voglia avere un proprio spazio, al di là della prole.
    E ciò che aggiungi sull’intreccio tra alcune forme affettive, i sensi di colpa, l’insopportabile e pericoloso sentimentalismo che spesso si accompagna al discorso sulle passioni umane, è assolutamente corretto.
    Grazie davvero per questo tuo contributo di chiarezza.

  • diego

    23 Agosto, 2014

    Schopenhauer sicuramente aveva visto giusto ed anche con chiarezza espresso questa verità: la vita, il suo processo complessivo, non è finalizzata al singolo individuo che (nel caso dell’uomo è molto evidente) tende a sopravvalutare se stesso per il fatto che l’istinto di autoconservazione (che è utile alla specie) lo si avverte molto forte. Sono convinto, caro Alberto, che sull’amore verso i figli si sia costruita una retorica falsante e colpevolizzante, tanto che se una donna con figli vuole affidarli per qualche giorno alla nonna o ad un’amica per avere un po’ di tempo per se stessa, c’è chi la giudica con spietata e ottusa ferocia. Secondo me una coppia con dei figli per essere felice deve conservare, nei limiti del possibile, anche un mondo privato, intimo, rispetto ai figli stessi. Ho letto l’articolo, anche se in fretta, e concordo con l’idea che bisogna accettare l’idea di gestire in modo ragionato i rapporti, senza paura per questo di non essere «amorevoli». La vera bontà è quella che nasce dalla consapevolezza, certe forme di «amore cieco» sono spesso solo il risvolto di nascosti sensi di colpa. Un tema davvero affascinante che richiede l’abbandono d’ogni retorico e stucchevole sentimentalismo.

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