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Capitalismo e dissoluzione

Capitalismo e dissoluzione

Il trionfo dell’egoismo liberale
in A rivista anarchica
n. 389, Maggio 2014
Pagine 39-40

Si tratta di una riflessione più ampia e articolata rispetto alla recensione del libro di Cornelius Castoriadis, Christopher Lasch e Jean-Claude Michéa La cultura dell’egoismo. L’anima umana sotto il capitalismo, uscita sul manifesto lo scorso primo marzo.

7 commenti

  • agbiuso

    11 Novembre, 2019

    ArcelorMittal è questo, il capitalismo è questo. Una forma che guarda con distacco e disprezzo la politica, il sociale, gli stati. Soggetti, poi, come Calenda, Gentiloni, Di Maio, Conte, neppure esistono. O il liberismo o la vita.

    ==============
    Cos’è ArcelorMittal
    il Post, 11.11.2019

  • agbiuso

    29 Maggio, 2014

    La ringrazio molto, gentile Carianni, anche per il link che illustra così bene le lotte di questi lavoratori argentini.
    Costruire in prima persona la realtà che vorremmo vedere è fondamentale, senza dimenticare che il cambiamento delle strutture politiche più ampie è altrettanto essenziale se non si vuole lasciare il potere in mano a interessi e organizzazioni distruttive della vita comune.

  • Andrea Carianni

    29 Maggio, 2014

    Prof. Biuso – per quanto possa valere il parere di un giovane studente – non posso che impressionarmi di fronte alla lucidità con cui tratta la sua materia d’analisi, ancora rovente e in metamorfosi. Un distacco che purtroppo manca a molti ‘storici di professione’.

    Detto questo, non posso che concordare con quanto ha scritto.
    Il sistema ultra-individualista tipico del liberalismo, una volta interiorizzato e innalzato a unico modello possibile, rende il campo d’azione praticamente nullo. Puoi scegliere in che stanza trascorrere la tua giornata, ma non puoi uscire di casa ( è questa la metafora che prediligo ). Fino a quando non ci si renderà conto che il nostro sistema economico e – per direttissima conseguenza – culturale, è solo uno tra i tanti (se non il peggiore), vedo lontanissima ogni possibilità di cambiamento. Non essendoci più una vera e propria sinistra a cui fare riferimento, credo che l’unica via d’uscita sia dimostrare che un’altra realtà è possibile, costruendola noi stessi in prima persona. Qualcuno forse ci è già riuscito. Si tratta dei Piqueteros argentini.

  • aurora

    28 Maggio, 2014

    quando mancano i soldi per la cultura : destra – sinistra,perdono tutti i significati ci si accontenta di respirare e di guardare l’orizzonte… in attesa

  • agbiuso

    27 Maggio, 2014

    @ Pasquale
    Sì, caro Pasquale, ricordo Cassandra ma se parlo e scrivo è anche perché sono convinto che non farò la stessa fine 😉

    @ Diego
    Condivido ogni parola di questo tuo commento. Sì, credo proprio che ” la vera sinistra debba smettere di inseguire la libertà borghese e cercare di ripartire da valori anche apparentemente di destra, ma che sono a mio avviso indispensabili per costruire ripartendo da Marx”. Il quale avrebbe giudicato con disprezzo non dico il Partito Democratico (figuriamoci!) ma molte formazioni politiche e molti individui che credono di potersi riferire in qualche modo al marxismo e il cui modello è invece Disneyland, è l’egemonia culturale dell’iperindividualismo statunitense.
    Molto chiaro su tutto questo è il libro di Robert Hughes La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto e anche, se mi è permesso, Contro il Sessantotto. Saggio di antropologia 🙂

  • diego

    27 Maggio, 2014

    Ho letto con grande interesse, ed è in effetti un’intuizione chiave la questione della sinistra che ha preso su di sè l’eredità del pensiero liberale abbandonando l’ipotesi, il progetto, di un mutamento autentico del fondamento economico della società. Come dire che, mi si perdoni la metafora da officina, si è passati dall’idea di cambiare il motore della macchina all’idea di cambiarne solo la carrozzeria, rendendola più elegante, magari meno rumorosa, ma lasciando intatta la meccanica. Mi piace molto quando la tua penna (elegante come sempre) sfiora un tema che mi è caro, cioè la destra non filocapitalista. La mia opinione è che la parola destra va usata con attenzione perchè se per destra si intende una concezione organica e attenta alla complessità dell’umano organizzarsi, è evidente che è molto meglio una destra più vicina alla realtà antropologica dell’uomo di una sinistra che sposa in pieno la concezione dell’uomo appendice della propria mastercard. C’è da dire però che la destra spesso anche se civettava con la buona cultura di fatto poi era amica del capitale magari spolverato di paternalismo. Ma torniamo alla sinistra. C’è un problema storico che, a mio modestissimo avviso, va considerato: la delusione dei tentativi di realizzare società socialiste, arrivando al paradosso che esse sono implose addirittura schiacciate dai debiti, e, come nel caso della Cina, senza neanche il belletto liberale, si è passati velocissimamente al capitalismo più sfrenato. È qui anche il problema: al mondo un socialismo che abbia funzionato, dov’è? Io credo che occorra riavvolgere un po’ il nastro della storia e la vera sinistra debba smettere di inseguire la libertà borghese e cercare di ripartire da valori anche apparentemente di destra, ma che sono a mio avviso indispensabili per costruire ripartendo da Marx. Mamma mia quanto ho scritto, perdonate la presunzione e l’approssimazione, ma qui sto fra amici. Grazie.

  • Pasquale D'Ascola

    27 Maggio, 2014

    Non si può dire no “che non fossimo avvertiti”.
    No davvero. Ma tu ricorderai bene Cassandra, vero Alberto. Ecco. P.

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