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Immondi

Immondi

Le Reti televisive pubbliche tedesche ARD e ZDF invitano a pagare il canone utilizzando l’immagine di Berlusconi come esempio negativo del pericolo che si corre e delle gravi conseguenze che si subiscono quando un monopolista privato sovverte ogni norma liberale e distrugge il pluralismo dell’informazione. Lo slogan afferma che «una democrazia è forte quanto lo sono i suoi Media. La Germania ha uno dei panorami televisivi più pluralisti e  di migliore qualità del mondo. Questo rende possibili le nostre scelte, grazie al vostro contributo (canone)». «Non finire come l’Italia di Berlusconi» è un altro slogan della campagna.

Le conferme del livello davvero inaccettabile al quale è arrivato l’utilizzo delle televisioni da parte del Padrone non riguardano soltanto i cosiddetti programmi di informazione -come i telegiornali- ma anche i format di “intrattenimento” che dominano la Rai e Mediaset. Recente e clamoroso il caso di Forum (Canale 5) con una finta terremotata aquilana che magnificava la “ricostruzione” realizzata dal governo e che invece è stata disvelata come una figurante pagata per recitare un copione scritto dagli autori del programma andato in onda sulla Rete ammiraglia di Berlusconi.
Qui è accaduto qualcosa di radicale: non soltanto la finzione ha sostituito la realtà e la propaganda è stata spacciata per testimonianza ma delle persone che hanno perso tutto, che hanno subìto dei lutti, che hanno visto le proprie abitazioni distrutte, senza presente e senza futuro, nel programma di Mediaset sono state insultate come “pigre, vittimiste, approfittatrici”. La natura immonda della televisione italiana e del suo padrone ha bisogno di altre prove?

17 commenti

  • agbiuso

    7 Gennaio, 2013

    Cara Aurora, lei fa benissimo: non guardare mediaset è un fatto di igiene personale e di salute mentale.

  • aurora

    7 Gennaio, 2013

    Caro professore agbiuso,stanno succedendo sconcezze inimmaginabili per le persone di buon senso,alcuni protagonisti dell’agone politico attuale, ucciderebbero padre,madre e figli pure di non perdere il potere che hanno praticato fino ad ora, le elezioni che si terranno a febbraio 2013,fanno paura,ci vuole molto distacco dall’attualità per non cadere in depressione,alla televisione guardo rai storia e i vecchi sceneggiati per esempio Napoleone Regia: Yves Simoneau del 21/10/2009,gli attori sono molto bravi Attori: Christian Clavier, Gérard Depardieu, John Malkovich, Isabella Rossellini,non guardo mediaset,il Berlusconi non lo sopporto e neanche i personaggi cortigiani che gli stanno intorno

  • agbiuso

    7 Gennaio, 2013

    Lorella Zanardo indica in modo assai lucido alcune delle ragioni per le quali in Italia -non soltanto qui ma qui particolarmente- la televisione è determinante per l’esito delle elezioni. Anche delle prossime elezioni.

  • aurora

    7 Aprile, 2011

    il Berlusconi, con l’egemonia esercitata dalle sue reti televisive,i giornalisti al suo soldo,Alfonso Signorini,Giuliano Ferrara,Bruno Vespa, e gli altri proni agli ordini del megalomane di turno.La Rai segue a ruota con programmi indecenti.Se la rai, ritrasmettesse i teleromanzi di antica data, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana,per esempio,ne trarrebbe beneficio lo spessore culturale, anche il popolo il quale, è molto amato dal Berlusconi

  • agbiuso

    7 Aprile, 2011

    E’ vero, sì, Aurora. Perché all’italiano, ai più anziani ma non solo, il fallocefalo arcoresco ricorda irresistibilmente Mussolini.
    Gadda lo ha detto al suo consueto, magnifico, modo. “E i dimolti italioti di cui Modellone Torsolone incarnava come non altri la fatua scempiaggine e la livida malafede, sentivano risuonar di sé l’una e l’altra per ‘sumpateia’ co’ le grandezze ricattatorie di lui: e ad ogni nuova sparata entravano essolui in vibrazione armonica”.

    Ma anche moltissime donne, giovani e meno giovani, adorano questo soggetto al modo in cui le loro madri e nonne adoravano il duce. “Dacché -è sempre Gadda a parlare- tutto era, allora, maschio e Mavorte: e insino le femine e le balie: e le poppe della tu’ balia, e l’ovario e le trombe di Falloppio e la vagina e la vulva. La virile vulva della donna italiana”.
    (Eros e Priapo, Garzanti 2002, pp. 76 e 68)

    La cosa berlusconi è riuscita là dove l’impresa sembrava impossibile: essere ancora più volgare, e di molto, di Benito Mussolini. Anche per questo domina su un popolo -femmine e maschi- infame e servile.

  • aurora

    6 Aprile, 2011

    il successo del Berlusconi è dovuto al transfert che vivono i maschietti Italiani hanno trasferito il loro bisogno di piaceri dal Berlusconi a loro medesimi,non ci libereremo molto presto di questa transumanza.Ora gli analfabeti sono di molto diminuiti dal 1945,abbiamo abbastanza diplomati e laureati,ciò nonostante il fascino del Berlusconi dilaga

  • Biuso

    6 Aprile, 2011

    Ringrazio lei per questa interessante sintesi del libro di Carofiglio.
    Condivido pienamente quanto vi si dice a proposito dell’importanza delle parole, e in particolare della parola scritta.

  • Andrea T.

    6 Aprile, 2011

    Professore,
    grazie per la dritta sul Registro Pubblico. Ne avevo sentito parlare su Repubblica qualche settimana fa, ma l’avevo perso di vista. L’ho compilato e speriamo in bene.

    Per quel che riguarda il saggio di Carofiglio, posso solo consigliarlo caldamente. Tutto quello che a che fare con il concetto della manipolazione delle parole mi ha sempre affascinato, così come il cercare di capirne la loro forza e l’essenza, di riflesso la loro rappresentazione al servizio dello Spettacolo. Il testo di Debord (che ancora non ho letto) a casa mia è iper citato. Non dimenticherò mai a questo proposito una scena significativa di ‘Palombella Rossa’, che Lei conoscerà sicuramente (http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow) e che gli appassionati non esiterebbero a definire CULT (suscitando probabilmente le ire dello stesso regista). Posso già intuire che in questo corso di studi apprenderò che non esiste una verità oggettiva e che per quanto le parole si sforzino di esserlo, tradiscono sempre un’anima ‘di parte’. Ma è lo squallido uso strumentale – sempre più spudorato – di esse che mi lascia senza fiato e che nell’anomalia del potere italiano costituisce un cancro degenerato da tempo. Farlo consapevolmente, con mezzi spropositati, su gente che probabilmente non ha neppure i mezzi per difendersi e confutare i concetti propagandati, è quantomeno subdolo e meschino. Carofiglio non parla però solo di parole legate a doppio filo al concetto di potere, ma allarga lo spettro d’azione al linguaggio di tutti noi, quello di tutti i giorni.

    L’autore è chiaro sin dalla prefazione: “Le parole possono essere, letteralmente, lo strumento per cambiare il mondo”. Spesso però hanno perso la loro forza originaria dirompente, quello schianto che dovrebbe
    farci emozionare senza per forza dover essere d’obbligo la retorica, spesso vuota, che sentiamo in giro. Lo scopo del suo saggio (che egli ama definire un’antologia anarchica) è quello di ridar senso alle parole per cercare di ridar senso alle cose, “alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”. Le citazioni spaziano da Aristotele a Gramsci, passando per Bob Dylan e Goethe.
    E un passo tanto celebre quanto illuminante di Carroll in ‘Attraverso lo Specchio’:

    «Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante «questa significa esattamente quello che decido io… né più né meno.»

    «Bisogna vedere» disse Alice «se lei può dare tanti significati diversi alle parole.»

    «Bisogna vedere» disse Humpty Dumpty, «chi è che comanda… è tutto qua.»

    Le parole sono parte di atti lingustici che fanno le cose (cfr. Austin) in quanto generano effetti e implicano responsabilità.
    Questa responsabilità io non la vedo. Che cosa ci possiamo aspettare da cittadini che hanno come riferimenti politici e catodici personaggi che dicono che “gli immigrati vadano via dalle balle”, “con il tricolore mi ci pulisco il …” o politici settuagenari che raccontano ogni santo giorno barzellette di dubbio gusto nei pochi momenti liberi che hanno dalla loro intensa vita sessuale..?

    Il parallelo con la ‘Neolingua’ di orwelliana memoria è inevitabile nel testo. Intesa non ad estendere, ma a limitare il pensiero, dacché l’abbondanza aumenta la capacità critica. L’impoverimento del nostro linguaggio è sotto gli occhi di tutti. Per questo le parole sono importanti. E molte le stiamo perdendo, svuotate di sfumature, in sinonimi vuoti e generici.

    E altrettanto inevitabile troviamo tra le pagine lo straordinario percorso del senatore Obama verso la Casa Bianca, conquistata (sopratutto sul Web) grazie alla dirompente carica carismatica delle sue parole, capace di riformulare in salsa 2.0 quel famoso ‘Sogno Americano’ che andava sopendosi.
    Analogamente, per converso, c’è il tratteggio della forza della parola nei totalitarismi, finalizzata come è ovvio a pratiche razziste, manipolatorie, criminali.

    Senza andare troppo lontano, Carofiglio parla di quella famosa e sciagurata edizione del tg1 del 20 febbraio 2010 quando la realtà delle parole viene totalmente capovolta a fini politici con il titolo sul processo Mills, dato per “assolto” per il Tg di Minzolini. Le polemiche non mancarono, ma c’è da scommettere che il messaggio arrivò a chi doveva arrivare.

    Per riaggangiarmi al post, il fenomeno dell’usurpazione delle parole è vecchio come il mondo, ma non puo’ non suonare inquientante un riferimento dell’autore alle dichiarazioni del nostro attuale premier nell’anno 1999, quanto mai attuali: “Ciò che gli italiani vogliono è una VERA democrazia, VERA giustizia, VERA libertà”. Che solo a sentirle tutte insieme pronunciate dalla sua bocca fanno rabbrividire. Ad ogni modo, resta da capire cosa intendesse lui con quelle locuzioni. Ne abbiamo avuto delle gustose anticipazioni nel corso degli anni.

    Se per Saviano scrivere è raccontare storie, per sentirci vivi (cfr Vieni via con me, Feltrinelli 2011) per Carofiglio lo scrivere è ricerca di senso, “gesto politico e rivoluzionario di chiamare le cose col proprio nome. Scrivere è essere qui”.
    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento e La ringrazio per averlo letto!

    Andrea T.

  • agbiuso

    5 Aprile, 2011

    Rassegnarci no, mai. Cominciamo col capire questi fenomeni, che è quanto cerchiamo di fare a lezione.
    Per chi non vuole essere disturbato con offerte commerciali al telefono le leggi esistono, ad esempio con il Registro pubblico delle opposizioni. Il problema è che le aziende italiane sono molto scorrette e non rispettano nulla.
    Non conosco il libro di Carofiglio. Perché non prova a parlarcene?

  • Andrea T.

    5 Aprile, 2011

    Mi veniva in mente il recente saggio di Carofiglio (‘La manomissione delle parole’- Rizzoli)quando oggi Lei ha citato il concetto di tracciabilita’ e la sua implicazione con la privacy individuale. Questo ultimo concetto, la privacy, deliberatamente usato a convenienza a seconda dei casi. Divenuto vessillo della destra berlusconiana – da tutelare con ogni mezzo – quando riguarda ad esempio le intercettazioni telefoniche (come se a qualcuno interessasse quello che dico al telefono.. lo facessero pure). In nome della riservatezza dovremmo non conoscere tutte le nefandezze che si perpetrano regolari come l’influenza di stagione? In nome della stessa privacy pero’, perché non possiamo essere tutelati dallo spam e invece finire nei database delle lobbies pubblicitarie? E’ risaputo che tramite il nostro codice fiscale lo stato sa tutto di noi, adesso pero’ siamo davvero oltre il limite.

    ..Anche le telefonate durante i pasti per cambiare gestore di telefonia fissa o quelle classiche in ufficio del tipo:

    “Posso parlare con qualcuno che si occupa della gestione delle risorse?”

    Altrettanto scontata e perentoria la risposta:

    “Non c’e’.”

    Una legislazione organica ed efficace in merito la vedo molto remota.. dobbiamo forse rassegnarci?

  • aurora

    4 Aprile, 2011

    se il Berlusconi fosse tanto saggio e avere coscienza del male e del bene, darebbe la prova che il male non esiste,ma invece sappiamo che il male esiste

  • Filippo Scuderi

    4 Aprile, 2011

    Ma perché sb non se ne va in Libia, anzichè fare il divo
    a Lampedusa, e soprattutto rimanga pure lì.

  • agbiuso

    4 Aprile, 2011

    Il breve ed efficace editoriale di Antonio Padellaro sul Fatto quotidiano di ieri (3 aprile) si conclude con una citazione nietzscheana. Da leggere.

  • agbiuso

    30 Marzo, 2011

    Tutto è legato, e anche la visita di sb a Lampedusa diventa una forma di spettacolo costruita al fine di distrarre le persone e i media compiacenti dalla vera guerra di Berlusconi, dal suo autentico e tenace impegno.
    Molti delinquenti, comuni e dell’alta finanza, festeggeranno.

    “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”.
    Gv., 11, 49-50

  • maurizio

    29 Marzo, 2011

    Forum è una trasmissione falsa, dove degli amici vanno a raccontare una storia inventata, in tutto o in larga parte. La redazione della trasmissione poi la sistema, la rende il più interessante possibile e poi ciak, si gira. Dico questo perchè mi è stato raccontato da delle persone che conosco e che hanno partecipato alla trasmissione. Queste persone si sono fatte poi il weekend a Roma. Non so però come pensavano di farla franca. Il problema è: a quante persone che guardano Forum, la maggior parte anziane, è arrivata la notizia che la falsa aquilana stava recitando una squallida parte?

    Maurizio

  • aurora

    29 Marzo, 2011

    oramai anche i meno preparati dovrebbero sapere che tutto quello che passa alla televisione deve essere filtrato a livello personale.Anche la casalinga di Voghera e il bracciante di Bari,dopo aver fatto il pieno di Beautiful,si saranno fatti persuasi, sulle realtà della vita e, dedotto che sono tutt’altra cosa.Se così non è, allora ci meritiamo la classe dirigente che abbiamo

  • Andrea T.

    29 Marzo, 2011

    Quello che è successo a Forum è qualcosa di ripugnante e testimonia ancora una volta – se mai ce ne fosse ancora bisogno – che l’essere umano, anche davanti ad un prezzo come 300eu arriva a sputtanarsi in maniera vergognosa, obbedendo a qualunque disegno, come se fosse bere un bicchier d’acqua.

    E ancora più clamorosa la scusa, che cerca di mettere una pezza al buco. La conduttrice finge di essere estranea al meccanismo di finzione palese delle storie, che possono certo essere verosimili, ma non sono certo interpretate da persone autentiche. Questo si sa, ma è bene non parlarne a Forum.
    Sostanzialmente la sig.ra DallaChiesa sostiene che non può sapere tutto delle persone che vengono invitate. E non importa se non è vero, ma il messaggio passa così. E arriva a chi deve arrivare.

    Allargando il punto, l’infotainment, per me è di una pericolosità strisciante. Il target a cui mira è assolutamente netto e centrato. Presuppone una fruizione senza sforzo e assolutamente passiva. Alterna nel calderone ora la guerra in Libia, poi la vicenda Scazzi (constantly live from Avetrana, che sembra più importante di Torino nel 1861) e per non farsi mancare niente anche un po’ di Belen e Corona. In tutto questo meccanismo narrativo (un casino informazionale), ben shakerato e volutamente banale, entra la serpe del commento politico. In tutti i modi possibili, visibili o meno, leciti o meno, non manca la telefonata quasi giornaliera del Premier, i lavori di lecchinaggio dei sodali, le allucinanti e allucinate difese dei gregari di turno.

    E in tutto questo casotto,la casalinga disperata e ahi noi rincoglionita, si prepara culturalmente e diligentemente per andare a votare. Senza sforzo.

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