Blog «Cuore»

«Cuore»

Johann Sebastian Bach
Concerto n. 5 in fa minore per clavicembalo e orchestra / BWV 1056 / Largo

Pianoforte Simone Dinnerstein
Staatskapelle Berlin

«Cuore» è parola impronunciabile, è tabù cardiaco dei sentimenti. Che però a volte diventano suoni sensati nella ripetuta gloria e miseria dell’amare. Sentimenti  che emergono in tutta la loro serena malinconia dalle note di Bach e da alcune righe di Ishiguro:
«Aveva il cuore di una bimba. E dunque un cuore crudele e innocente. Ferito come da migliaia di coltelli e pure integro come appena venuto alla luce. […]
Ed io piango a leggerti, perché prima ancora che il mio affetto per te diventasse amore, nei miei momenti di dolore e malinconia era a te che pensavo come ancora di salvezza,  a te come la vita che volevo essere, a te come la comprensione assoluta che potevo avere, a te come l’abbraccio in cui sciogliere le mie memorie dolorose, la fatica del mio diventare adulta, il velo che poteva coprire il mio sguardo» (Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo, Einaudi 2009, p. 22).
È sempre di grande interesse, per me, constatare come gli umani possano rivestire di luce verbale i loro tramonti. Bach è anche questa luce che si irradia in un altro modo del linguaggio: la musica.

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Questo «Cuore», caro Professore, che è davvero parola impronunciabile, è ciò che in Bach si disvela nel «Contrappunto». Un contrappunto che è ferocia e dolcezza, inesorabilità del Tempo, Necessità. Come l’Amore che, come ha detto in Animalia, è possesso, desiderio, in Bach diventa incessante dialogo tra le tensioni armoniche e le voci. Chi si misura con questo genio sente il peso dell’intricato e cristallino tessuto contrappuntistico e della magistrale luce che appare dietro di esso.
Alla fine, il desiderio di amare Bach è davvero la volontà di possedere il suo genio, il suo segreto, senza però riuscirci mai completamente. Non è un caso che tutta la musica scritta dopo di lui (anche il Jazz) non possa prescindere da quest’ultimo.
L’amore per Bach è voler possedere la luce.

Grazie! Non conoscevo Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo, lo leggerò certamente!

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