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Sprachleib

Sprachleib

La difesa della lingua non è cosa anacronistica
il manifesto
21 febbraio 2018
pagina 11

I tedeschi dicono che siamo Sprachleib, siamo un corpo che parla. Che pensa parlando. Che germina parole dalla percezione, dai ricordi, dal dolore, dalle attese. Che produce parole come le stelle generano luce.
Una lingua è anche un sistema sintattico e grammaticale; è anche un formidabile strumento di comunicazione; è anche una potente manifestazione dell’identità della comunità che la parla. Ma una lingua è soprattutto un modo d’essere fondamentale ed è per questo che ogni decisione politica sulla lingua è delicatissima, porta con sé conseguenze radicali. La sua difesa non è mai quella di un carattere nazionale ma costituisce la salvaguardia di una ricchezza collettiva.

5 commenti

  • Pasquale

    febbraio 22, 2018

    Mi associo prima che mi associno alle patrie galere per avere sparato a chi assassina l’italiano. Psq

    • agbiuso

      febbraio 22, 2018

      Assassini sì, di questo si tratta, Pasquale.
      Perché una lingua è cosa viva, è animale molteplice e ricchissimo, capace di generare mondi, sentimenti, figli/parole e figli/cose.
      Aggiungo, anche se è problema diverso pur se collegato, che la lingua è donna e non andrebbe mai violentata con asterischi, doppie vocali, troncamenti e altri strumenti di tortura politicamente corretti.

      • Pasquale

        febbraio 22, 2018

        È il fessbucchesco. Non me ne parlare. Mi sfrigolano gli indici sul grilletto. Chi mette un punto esclmativo venti frustate, chi scirvve noooo, 50 frustate, chi non sa a che cosa servono i puntini sospensivi e poi li postilla con un esclamativo, 100 frustate

  • diego

    febbraio 22, 2018

    Condivido in toto. Domani è venerdì, e pensare se stessi incardinati in un week-end, vuol dire essersi già perduti. Noi siamo il nostro racconto interiore.

    • agbiuso

      febbraio 22, 2018

      Grazie, Diego, della condivisione.
      L’uomo è veramente ciò che parla e quindi, hai ragione, “noi siamo il nostro racconto interiore”.

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