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Leopardi filosofo

Sulla filosofia di Giacomo Leopardi
in Dialoghi Mediterranei
Numero 56, luglio-agosto 2022
Pagine 151-159

Indice
Operette antropologiche e metafisiche
Operette Zibaldone
-Le passioni
-Natura / Biologia
-L’umano come lingua
-Leopardi e Camus
-I limiti di Leopardi e il loro superamento

4526 pagine di scrittura quotidiana, fitta, pensata. E poi progettata come una serie di trattati che avrebbero dovuto, e hanno, delineato la filosofia di Giacomo Leopardi. Perché Leopardi è filosofo tanto quanto è poeta. Questo è chiaro ai suoi studiosi e l’auspicio è che diventi sempre più chiaro anche ai suoi lettori. La filosofia di Leopardi è espressa ed esposta certamente nel capolavoro che si intitola Operette morali; lo è nei suoi Pensieri; lo è nelle composizioni poetiche. E lo è nello Zibaldone di pensieri, che è opera dalla struttura insieme sistematica e aperta, dove la mole imponente dei testi, degli aforismi, degli appunti, dei saggi si rimanda reciprocamente e dalla quale emerge un insieme ben definito di temi che si condensano in trattati, sei trattati esattamente. Quest’opera accompagna e fonda l’intera scrittura di Leopardi e perciò in questo saggio ho tentato di porre in dialogo lo Zibaldone con gli altri scritti del filosofo-poeta.

Ermeneutica e linguaggio

Lunedì 14 maggio 2018 alle 10,00 nell’Aula A7 del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania Dario Generali terrà un seminario a partire dal volume da lui curato L’idioma di quel dolce di Calliope labbro. Difesa della lingua e della cultura italiana nell’epoca dell’anglofonia globale (Mimesis, 2017).
Inserendosi nel dibattito in atto sulla funzione e identità dell’italiano come lingua di ricerca -e non soltanto di comunicazione- Generali sostiene, nel suo contributo al volume, che «la decisione di rendere anglofoni i livelli più alti della formazione universitaria e delle successive specializzazioni non può che determinare quella separazione, anche linguistica, fra gli studiosi e il resto della società, che Galileo e buona parte della scienza moderna hanno voluto superare scegliendo di utilizzare, nella stesura delle proprie opere, gli idiomi nazionali e non il latino, lingua universale del tempo.
Operare in tale direzione, oltre a rendere le lingue nazionali e, nella fattispecie, l’italiano, dei dialetti, abbandonerebbe la società civile alla subcultura massmediatica e commerciale, con conseguenze devastanti da tutti i punti di vista sul livello intellettuale, ma anche produttivo ed economico, della nazione» (p. 120).
Delegare ad altre lingue l’espressione della nostra cultura significa rinunciare alla nostra identità di umani collocati in uno spaziotempo ben preciso. È questa una radicale forma di colonizzazione, quella che non tocca soltanto le modalità economiche, le decisioni amministrative, le strutture politiche ma  giunge al nucleo stesso del nostro essere parlanti e dunque pensanti.

Sprachleib

La difesa della lingua non è cosa anacronistica
il manifesto
21 febbraio 2018
pagina 11

I tedeschi dicono che siamo Sprachleib, siamo un corpo che parla. Che pensa parlando. Che germina parole dalla percezione, dai ricordi, dal dolore, dalle attese. Che produce parole come le stelle generano luce.
Una lingua è anche un sistema sintattico e grammaticale; è anche un formidabile strumento di comunicazione; è anche una potente manifestazione dell’identità della comunità che la parla. Ma una lingua è soprattutto un modo d’essere fondamentale ed è per questo che ogni decisione politica sulla lingua è delicatissima, porta con sé conseguenze radicali. La sua difesa non è mai quella di un carattere nazionale ma costituisce la salvaguardia di una ricchezza collettiva.

Parola

La lingua come dimora / mondo
in L’idioma di quel dolce di Calliope labbro. Difesa della lingua e della cultura italiana nell’epoca dell’anglofonia globale
A cura di Sergio Colella, Dario Generali e Fabio Minazzi
Mimesis 2017
Pagine 195-214

Nel maggio del 2016 si svolse a Milano un Convegno dedicato alla questione della lingua.
Vi partecipai con una relazione che è stata adesso pubblicata insieme agli altri contributi.
Metto a disposizione i pdf del mio saggio e di quello di Dario Generali, due testi che fanno parte del Corso di Filosofia teoretica di quest’anno. Al volume ha contribuito anche il collega Salvatore Claudio Sgroi -professore ordinario di Glottologia e Linguistica al Disum di Catania- con un denso testo dal titolo L’Accademia della Crusca (1949-2015) dinanzi ai «doni stranieri» (pagine 21-75).
Ho aggiunto anche l’indice generale del volume e la Nota informativa dei curatori, che analizza la successiva sentenza n. 42/2017 della Corte Costituzionale, la quale ha dato ragione agli argomenti e alle tesi discusse in occasione del Convegno milanese.
La Corte Costituzionale ha infatti sancito la illlegittimità di interi Corsi di studio svolti in una lingua diversa dall’italiano, con insegnamenti impartiti esclusivamente in lingua straniera. E questo -scrive la Corte- al fine di «garantire pur sempre una complessiva offerta che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento». Quella della lingua si conferma essere una questione inseparabilmente antropologica, politica e filosofica.

Indice del saggio di agb
Un itinerario nel linguaggio
La struttura del linguaggio
Parlare e pensare: la lingua come segno e come argomentazione
La lingua come dimora

Indice del saggio di Dario Generali
Il contesto del dibattito
I termini della polemica
Il progetto CLIL
Intellettuali e società civile

 

Napoli, lingua e musica

Pizzica minore
di Eugenio Bennato & Carlo D’Angiò
voce Teresa De Sio
da Musica Nova (1978)

La festa, il canto, il disincanto.
Tutto questo vibra nella Pizzica minore della Nuova Compagnia di Canto Popolare.
Tutto questo vibra a Napoli, città sempre sottomessa e sempre libera.
Bellissima è la lingua che vi si parla.

Musica nova«E io l’aggio sentuta na musica nova, / e io l’aggio sentuta na musica nova, / a la festa de nisciuno, / senza sotto nè padrune, / a la festa ‘e tutte quante, / senza diavule senza sante.
Sta musica è comm’a na minaccia, / chello che tene a dicere t’o dice ‘nfaccia, / faticammo, menammo ‘e mmane, / ca a magnà ce pensamme dimane / e chi tene ‘a panza chiena / a sta festa nun ce vene.
[…]
E mo fenimmo chesta jacuvella / sente comme te tira la tarantella, / si sta musica ce aiuta / chi cumanna nun pò cchiù pazzià / e mò abballa ‘nsieme a nuje / e sinnò ha fennuto ‘e campà».

[audio:Pizzica_Minore.mp3]
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