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Infanzia e Islam

Infanzia e Islam

La sposa bambina
(I am Nojoom, Age 10 and Divorced)
di Khadija Al-Salami
Yemen, 2014
Con: Reham Mohammed (Nojoom)
Trailer del film

La madre la chiama Nojoom, che vuol dire ‘stella’. Il padre preferisce Nojoud, che significa ‘nessuno’. È emblematico sin dalla nascita il destino di questa bambina intelligente e vivace. Emblematico di società e costumi che definire ‘patriarcali’ è infangare il patriarcato. Si tratta di assai di più: di una programmatica, esplicita, radicata schiavitù implicita nel Libro Sacro dei musulmani, per il quale ogni femmina è una entità inferiore.
Nojoom viene data in sposa a 10 anni a un contadino agiato ma non si piega. Nonostante la violenza sessuale e psicologica del marito e della suocera, riesce ad arrivare in tribunale, dove chiede il divorzio, incontra un giudice intelligente e libero, diventa un caso nazionale e ottiene la libertà. Una storia vera, accaduta a Nojoud Ali e a chissà quante altre bambine dello Yemen e di altri Paesi islamici.
La piccola protagonista è del tutto credibile e il film è montato con efficacia, partendo dal presente della ribellione per tornare alla nascita di Nojoom e spiegare poi le ragioni del comportamento del padre.
Due osservazioni inevitabili.
La prima è che una simile barbarie che violenta sistematicamente delle bambine non sarebbe possibile senza il collaborazionismo femminile di madri e suocere, sempre pronte a sostenere il figlio maschio.
La seconda è la palese contraddizione di chi denuncia di continuo il dominio del maschio europeo sulle donne ma poi chiede anche ‘rispetto per l’Islam’, per le sue credenze e per i suoi costumi. Rispetto dunque di quanto di più rozzo, oppressivo, antilluministico, fanatico, antilibertario si dia nella cultura contemporanea. E questo vale per il modo in cui vengono trattate sia le donne sia gli omosessuali (equiparati a criminali destinati al fuoco eterno), come molte altre questioni.
Gli uomini (maschi e femmine) sono strani. In questo caso è il politicamente corretto che divora se stesso, chiedendo rispetto per chi non ne nutre affatto nei confronti di chi la pensa in modo diverso, abbarbicato com’è ai precetti di «Allah, il Compassionevole, il Misericordioso», Allah, il Maschio dominante.
Nel loro letteralismo scritturale, nella ristrettezza dell’orizzonte culturale, nel rifiuto delle immagini -e quindi della bellezza-, nel disprezzo per la filosofia e le scienze, nell’odio furibondo verso l’intelletto e verso ogni critica, nell’utilizzo reiterato e instancabile della parola «Allah», molti musulmani rappresentano la più grave forma di intolleranza del mondo contemporaneo.

[L’immagine qui sopra non è tratta dal film; è la foto di una vera coppia musulmana, del tutto legittima secondo i precetti del Corano]

Da Il Sacro Corano
Traduzione interpretativa in italiano a cura di Hamza Piccardo
Revisione e controllo dottrinale

II, 221 Non sposate le [donne] associatrici [un modo per definire le donne di condizione libera e non credenti; nota di agb] finché non avranno creduto, ché certamente una schiava credente è meglio di una associatrice, anche se questa vi piace.

IV, 15 Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro di loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d’uscita.

IV, 34 Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.

LVI, 35-38 Le abbiamo create perfettamente, le abbiamo fatte vergini, amabili e coetanee, per i compagni della destra [cioè per i guerrieri credenti, nota di agb].

LXXVIII, 31-34 In verità avranno successo i timorati [di Allah; nota di agb]: giardini e vigne, fanciulle dai seni pieni e coetanee, calici traboccanti.

6 commenti

  • agbiuso

    30 Ottobre, 2018

    Aveva ragione Voltaire: bisogna schiacciare l’infamia monoteistica dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam.
    Appena infatti si concede loro una minima legittimazione, queste strutture di culto e di potere cancellano le libertà.

    ==========
    Per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la libertà d’espressione soccombe al sentimento religioso
    di Massimo Maiurana
    UAAR, 29.10.2018

    Secondo una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la sanzione inflitta in Austria a Elisabeth Sabaditsch-Wolff, rea di aver definito “pedofilo” il profeta Maometto, non è lesiva della sua libertà d’espressione e non può dunque essere cassata. In particolare, per la corte di Strasburgo i magistrati austriaci hanno correttamente bilanciato il “diritto alla libertà d’espressione con il diritto di altri di vedere tutelati i loro sentimenti religiosi, e hanno perseguito il legittimo fine di preservare la pace religiosa in Austria”. Quindi il fine politico giustifica i mezzi giudiziari? In questo caso si direbbe proprio di sì.

    La risposta, secondo i giudici della Cedu, è: dipende. Dipende da come lo si dice
    Il caso era nato nel 2009 quando la donna, attivista di destra, in un suo seminario diceva che a Maometto «piaceva farlo con le bambine» e che non si può che definire pedofilo il rapporto tra un uomo di 56 anni e una bambina di sei. In realtà, secondo la narrazione degli hadith a sei o sette anni Aisha sposò Maometto che ne aveva circa 50, la consumazione del matrimonio sarebbe avvenuta tre anni più tardi ed è chiaro che secondo i canoni attuali ciò sarebbe sicuramente pedofilia, ma il punto è un altro: si può venire sanzionati per aver detto cose simili? La risposta, secondo i giudici della Cedu, è: dipende. Dipende da come lo si dice. Dipende da quali intenzioni ci sono alla base, e poiché la signora austriaca, secondo quanto emerso nei processi, non lo aveva fatto con l’intento di sollecitare un dibattito sull’argomento, come essa stessa ha sempre sostenuto, bensì al mero scopo di screditare l’immagine del profeta, come dimostrerebbe il fatto che non ha portato dati storici a sostegno delle sue affermazioni, allora i 480 euro di multa ci stanno tutti.

    Sarà pure così, che la signora abbia effettivamente voluto offendere Maometto, ma Maometto è morto da un millennio e mezzo. Offese ben più gravi a personalità perfino in vita non vengono nemmeno perseguite, è dunque evidente che siamo in presenza di una tutela particolare e che la mancanza del fine di dibattito è solo un pretesto per farla valere.

    Ha molto più senso la seconda ragione addotta dalla Cedu, cioè quella per cui i tribunali hanno deciso nell’ottica del mantenimento di una pace sociale, ma allora il problema si sposta su un altro piano: è giusto subordinare un diritto fondamentale come la libertà d’espressione alla suscettibilità di questo o quell’altro gruppo sociale? Anzi, religioso? O se vogliamo dirla in modo più schietto: può passare il principio che il timore di ritorsioni possa condizionare le nostre vite? Sembra proprio che per la Cedu la risposta sia affermativa, infatti nella sentenza si legge chiaramente che non può essere considerato esercizio della libertà d’espressione “inserire accuse incriminanti all’interno di un’opinione, che diversamente sarebbe accettabile, e pretendere che ciò renda accettabili quelle accuse che eccedono i limiti della libertà d’espressione”. Certo, come discorso generale ha perfettamente senso, ma dal momento che il criminalizzato è un personaggio medievale, di senso non ne ha nemmeno un briciolo. O pensiamo davvero che sarebbe ugualmente da sanzionare chi sostiene che Darwin sia responsabile del razzismo neocoloniale? In quest’ultimo caso saremmo pure di fronte ad una affermazione falsa.

    Riconosciuti mar­gini per crimi­naliz­zare il dispre­gia­mento di dot­trine reli­giose
    L’ulteriore beffa è che la sentenza è uscita proprio nei giorni in cui l’Irlanda si avviava verso la storica vittoria dei sì al referendum contro la blasfemia e poco prima della presentazione del Rapporto Iheu sulla libertà d’espressione. Proprio l’Iheu nel suo comunicato sulla sentenza ha criticato la riproposizione da parte della Cedu del cosiddetto “margine di apprezzamento” riconosciuto ai 47 paesi che ne fanno parte, principio che a suo tempo fu utilizzato anche nella famosa questione del crocifisso nella causa Lautsi vs Italia. Le parole nel comunicato sono quelle di Gary McLelland: «La nostra preoccupazione non è che le corti possano attivarsi per prevenire il vero incitamento all’odio. Ma la preoccupazione per tutti dovrebbe essere che agli Stati europei vengano riconosciuti mar­gini per crimi­naliz­zare il dispre­gia­mento di dot­trine reli­giose e che la Cedu stia attivamente affermando un inesistente diritto delle persone di vedere tutelato il loro sentimento religioso».

    Peraltro la signora Sabaditsch-Wolff non è certo stata l’unica a balzare all’onore delle cronache per aver definito pedofilo Maometto. Sempre in Austria, un’insegnante di scuola media che ha affermato lo stesso nella sua classe è stata denunciata dai genitori degli alunni. In Olanda è stato il discusso leader dell’estrema destra, Geert Wilders, ad averlo detto pubblicamente in piena campagna elettorale, mentre dalle nostre parti a far discutere per una simile affermazione è stato il consigliere leghista triestino Fabio Tuiach. Diciamo che si tratta di un modo di provocare in voga negli ambienti di destra, che tra parentesi non hanno mai avuto nulla da ridire sulle curiose caratteristiche della sacra famiglia cristiana allargata (incluse l’avanzata età di Giuseppe e quella giovanissima di Maria), e di certo non è un genere di provocazione che dovrebbe in alcun modo essere incoraggiata. Ma neanche criminalizzata. Sicuramente non in nome dei diritti umani.

  • Pasquale

    14 Gennaio, 2018

    Caro Alberto, e Dario e Fausta Squatriti, avrei voluto imbastire non un commento ma un un intero post in merito nel mio blog per non ingolfare questo con troppo e troppi son-d’accordo. Benché sia stanco perché scrivo tutto il giorno, siccome l’argomento mi stuzzica e istiga la mia rabbia dirò qualche cosetta. V’è da dire che libri come la BIbbia o il Corano o il Mein Kampf, poiché semplificando trovano il nemico nel pensare libero e costruttivo cui l’oriente per sua natura direi è ostile, sono utili, sono stati indispensabili al far potere di chi ci vuole credere o che non credendoci li ha usati come macchiavelli di coscienza; l’homo sapiens è un cretino di talento se non sta attento. De la Boetie insegna. Con ciò mi pare che questo liquidi la questione anche per chi volesse farne oggetto di inutile sberleffo alla Charlie Hebdo. Al finale del commento della signora Squatriti v’è un po’ mi pare il nocciolo della questione, la monoftalmìa funzionale delle religioni, fuor di dubbio, e un fatto un più che segnalo qui in appendice. L’Europa non sa, non vuole, non ha fatto nulla per opporsi, per far muro all’invasione della barbarie che ci allarma e disgusta. Non è, mi pare proprio che no, non l’Europa come noi l’intendiamo, pagana figlia dei Eraclito, che a Lepanto, Poitiers o Vienna ha vinto, hanno vinto gli adoratori del maggior morto di loro gente, gli adoratori della morte come istituto intellettuale. Eguali gli uni agli altri anche se i cristiani hanno da subito stabilito nel disprezzo della vita la loro elementare ideologia. Nella sessualità il fenomeno da combattere. Le pendu lì in fondo alle chiese del resto non può dare spazio a pensieri che non siamo funesti. E senza pendu l’islam ha fatto e fa quel che sappiamo. Mi pare di potere osservare che a tutt’oggi quella lotta, quel conflitto e vittoria sia, nei suoi cascami anche di politica bottegaia e legaiola in atto. Di là dalla paura, che pure ha un suo rilievo, dalle nostre parti si stanno a far confronti tra croce e mezzaluna, approssimazioni e tentativi di avvicinarsi su base religiosa. Quando sarebbe bastato in illo tempore un secco, no. Ho dato il mio modesto contributo a un centro di accoglienza, ma sono tanti e tutti uguali, tenuto da un prete di gran coraggio il cui scopo non è quello di proporre la convivenza tra una civiltà civile, politica, che educhi mentalità tribali fortissime al pensare razionale, ma di trovare il punto di contatto e di tollerante convivenza, non tra Atene e Alessandria ma tra religioni, in armonia fraterna. Tra Castel Sant’Angelo e la Mecca dunque. Quanto questo sia sciocco e sbalestrato non servo io a dirlo. Se l’Europa fosse la Cina forse questo non succederebbe ma l’Europa tentenna appena intravede i fantasmi che la assillano e si fa altare di qualunque sciocchezza non fortezza dell’intelligenza che sa il fatto suo e che non chiagne quando si fa fottere. L’Europa vinse a Salamina, poi più. Vs. affezionato Psq.

    p.s. Segnalo che l’editore Gallimard è stato convocato all’Eliseo giorni fa in seguito alle proteste di non so più quale associazione ebraica. Oggetto del contendere l’annunciata ripubblicazione delle tre opere dette antisemìte di Céline. Gallimardo il gattopardo ha chinato il capino al Maqueron e ha annunciato che non son tempi per procedere alla ripubblicazione. Fossimo liberi, fossimo una civiltà, all’associazione ebraica diremmo che a noi interessa l’arte, la storia e la letteratura; e che se loro signori intendono difendersi bastano e avanzano gli agenti del Mossad acquartierati in ogni sinagoga, ma no non ne siamo capaci. L’Europa ha una coda lunghissima a furia di scodinzolare.

  • Marco

    14 Gennaio, 2018

    Gentile Prof. Biuso,
    come sempre è riuscito a descrivere e a suscitare nel lettore – qualora fosse ancora necessario – il disgusto per tutto ciò che, in un modo o nell’altro, proviene dall’Antico Testamento. Nell’Islam, credo, si raggiunge una delle vette più detestabili e barbare.
    Non riesco a convincermi che la cultura europea, a partire dai Greci, abbia realmente integrato in se stessa la Bibbia e abbia addirittura conosciuto il trionfo del cristianesimo. Il peccato per i greci (e, in generale, per il paganesimo, cioè per la filosofia) è “ignoranza”, non colpa; le radici cristiane e ebraiche dell’Europa sono in contraddizione con la scienza europea e, come ha spiegato lei, l’emergere di un atteggiamento così estraneo al pensiero originario europeo è dovuto a periodi di “Crisi”.
    Vorrei convincermi, forse sbagliando, che l’Occidente abbia assonanze ben più rilevanti e decisive con L’Oriente. Nietzsche aveva individuato la superiorità teoretica dell’India e dei suoi antichi testi sacri: lì la filosofia domina dall’inizio alla fine, il buddhismo ha usufruito di secoli di ricerche per potersi presentare nella sua assoluta diversità dalla miseria del cristianesimo e dell’A. T., dove non vi è traccia di pensiero, di riflessione, di filosofia. Peccato=ignoranza dovrebbe divenire il paradigma dell’Occidente e il fattore comune che ci lega all’Oriente asiatico e ci allontana dai monoteismi intolleranti. Schopenhauer, Nietzsche e Heidegger hanno illuminato, in tal senso, le reali radici del “pensiero” (non solo europeo e occidentale); che lei sia diventato professore ordinario di Filosofia teoretica non può che ravvivare la convinzione che la lotta all’ignoranza e per la conoscenza non siano destinate a diventare parole vuote e che non tutto sia destinato a risolversi, per noi, in un caotico relativismo di stampo post-moderno. Lei si pone in modo esplicito in continuità con quei – e altri – pensatori (molto spesso, se non sempre, riluttanti a riconoscere le reciproche somiglianze e influenze). Lei è un grande filosofo, anche perchè non nasconde i suoi debiti e i suoi Maestri. E fra questi non sono compresi e comunque non cita mai autori quali Derrida, Deleuze, Rorty, Vattimo.
    “Per la scienza e per gli studenti”: che splendido incoraggiamento per chi la segue come me e che ha l’onore, e forse la presunzione, di dirsi suo Allievo.
    Grazie per tutto quello che ci offre.
    Marco

  • fausta squatriti

    14 Gennaio, 2018

    come non essere d’accordo con Alberto Biuso, e con Dario Generali? io dell’Islam so solo quello che emerge in questi tempi bui, e temo che lo strumento oppressivo verso la donna sia il grimaldello per mantenere una società – islamica- arretrata, da comandare. Ci vogliono assimilare, invadere? Ci sono voluti secoli di cultura occidentale, per ragionare sulla natura umana, per sviluppare nelle leggi, quella comprensione per l’animo umano che rende la vita di tutti non soltanto una sfida alla disubbidienza, ma una officina del pensiero, perché senza libertà, non si sviluppa in modo coerente. Ricordiamoci che la donna è stata ed ancora è, oppressa in moltissime culture, e lo è stata anche nella cultura elaborata dal cristianesimo, lo è stata nella colta Europa, in Italia, nei paesi latini più che in quelli nordici, ho fatto in tempo anche io, sia pure senza il bastone, ma con ricatti morali di notevole incidenza sulla mia vita, a subire il pregiudizio e l’offesa a me rivolta, a causa della mia indipendenza di pensiero, e di conseguenza, della mia autonoma capacità di giudizio, per quanto riguardava la così detta – morale -, eppure vengo da una famiglia colta, liberale in linea di principio, ma non per quanto mi riguardava. Sono stata determinata nel fare la vita che ho voluto, potevo farlo, altre donne non avevano gli strumenti per farsi rispettare. E come me, moltissime altre ragazze nate negli anni ’40. Le religioni monoteiste sono state, e ancora lo sono, uno strumento di controllo che dalla morale si sviluppa in politica, è questo il legame. Con un unico Dio, cui si attribuiscono interessi minuziosi all’interno delle nostre vite, e specialmente nella sessualità, non c’è scampo!

  • Dario Generali

    13 Gennaio, 2018

    Caro Alberto,
    condivido totalmente le tue considerazioni sull’ipocrisia e sulla miseria morale e intellettuale di chi giudica in modi differenti comportamenti uguali in nome del relativismo culturale e del rispetto di punti di vista barbari, illiberali e violenti.
    E’ logico e giusto tollerare credenze, mentalità e religioni diverse sin tanto che queste restano sul piano privato e, comunque, rispettano le regole di convivenza civile e i diritti umani che la grande cultura europea ha elaborato e conquistato nel corso di molti secoli di battaglie contro quello che Voltaire definiva l'”infame”, che invece domina la cultura islamica rappresentata dal film che tu recensisci.
    Contro questa barbarie, che l’Europa ha fermato nella sua storia a Poitiers, Lepanto e Vienna, dobbiamo difenderci nel modo più determinato, evitando di soccombere ora, dopo una millenaria e vincente resistenza, a causa dell’idiozia di chi non ne sa comprendere l’arretratezza, l’inciviltà e il pericolo esiziale.
    Grazie, quindi, ancora una volta, per la tua chiarezza e determinazione nel difendere i valori di libertà, civiltà e intelligenza della tradizione occidentale, che trova nel pensiero greco la sua principale origine.
    Un caro saluto.
    Dario

    • agbiuso

      13 Gennaio, 2018

      Caro Dario,
      sono io a esserti grato per questa tua condivisione fatta di profonda conoscenza della storia, di costante impegno civile a favore dell’emancipazione dei singoli e delle comunità, di piena consapevolezza teoretica di che cosa sia in gioco nel cedimento alla barbarie islamista.
      Hai colto perfettamente le radici greche di questa recensione a un film doloroso ma capace di mostrare la tenacia della libertà anche nei contesti che le sembrano meno favorevoli. Hai fatto bene a ricordare Voltaire, un nome al quale dobbiamo la chiarezza con cui l’Europa ebbe finalmente il coraggio di chiamare con il suo nome un’infamia millenaria. Un altro grande liberatore, Nietzsche, dedicò Umano, troppo umano, «alla memoria di Voltaire nell’anniversario della sua morte avvenuta il 30 maggio 1778».
      Che da questi nomi e da simili intelligenze siamo ricondotti e ridotti al rispetto per la menzogna e la violenza dei grandi monoteismi, è per me il segno più chiaro di ciò che Husserl ha definito «die Krisis der europäischen Wissenschaften».
      Se ritengo necessario tornare sempre alla radicalità, completezza e complessità della cultura greca è anche per poter meglio difendere quanto il pensiero libertario ha conquistato con il sangue e con la penna.
      In questi anni Dieci del XXI secolo non è scontato poter ricordare tutto questo in modo così franco. Grazie dunque, mio caro amico, per il tuo sostegno.

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