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Unict, il pane

Unict, il pane

Pubblico un documento del CUDA che condivido per intero. Il mio auspicio di docente dell’Ateneo e di cittadino di Catania è che la sconfitta delle forze e degli interessi più oscuri che hanno agito contro l’Università costituisca una ragione in più per operare, con rinnovata energia, a favore del sapere e dei nostri studenti.

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Non siamo tornati indietro. Ora bisogna andare avanti…

L’elezione del professore Francesco Basile a Rettore di Unict rappresenta un momento di continuità e insieme di rottura nella vicenda dell’Ateneo e della città.

Si è affermata infatti la continuità con l’azione di Giacomo Pignataro, come è stato evidente sin dal programma e dalle intenzioni espresse in favore di legalità, trasparenza e autonomia dell’Ateneo da influenze indebite e malaffare (non sfugge a nessuno infatti che la serenità del presente si misura anche dalla chiarezza sul passato); una continuità che ieri sera è stata segnata dal lungo, sincero e caldo applauso che ha accolto Pignataro nell’Aula Magna del Rettorato, a dimostrazione che la sua azione a favore di una gestione trasparente e lineare del nostro Ateneo è stata compresa e apprezzata, e che non sarà certo dimenticata ma piuttosto valorizzata. Pare significativo inoltre che tale applauso si sia ripetuto al saluto e al ringraziamento che il nuovo Rettore ha voluto rivolgere al suo predecessore; e in questo quadro non si può che apprezzare la cortesia istituzionale e lo stile (mancati purtroppo nella precedente elezione) per i quali il Rettore uscente dà il suo benvenuto al collega che gli subentra…

L’elezione di Basile è invece un deciso momento di rottura rispetto al tentativo di restaurazione delle modalità e dello stile che hanno caratterizzato l’amministrazione di Antonino Recca. 1022 voti a favore di Basile e 374 a favore di Enrico Foti (che non ha davvero raccolto, spiace dirlo, né il voto di opinione né molto voto di protesta) rappresentano con la forza dei numeri un chiaro segnale di rifiuto di ogni tentativo di far tornare indietro l’Ateneo rispetto ai risultati conseguiti negli ultimi quattro anni, pur in presenza di una situazione ambientale non certo favorevole e di attacchi debiti e indebiti. Un voto chiaro che respinge tra l’altro, in modo che speriamo definitivo, i soliti claudicanti (e ormai scontati) giochetti di endorsement e disendorsement, e il consueto balletto di segnali obliqui e inquinamenti del clima di vita e lavoro dell’Ateneo.

Quanto accaduto ieri è quindi un punto di arrivo ma soprattutto un punto di partenza, come Pignataro e Basile hanno subito affermato. I docenti, il personale tecnico-amministrativo, gli studenti che si sono espressi con tale chiarezza non hanno però rilasciato deleghe in bianco a nessuno. Sia le grandi scelte che attendono l’Ateneo sia l’azione quotidiana di governo dovranno essere fattivamente improntate:
– al rispetto per le persone, condizione prima e diremmo naturale di ogni comunità scientifica rivolta all’insegnamento;
– alla scelta dei collaboratori e delle cariche in base a delle qualità non generiche ma specifiche rispetto agli scopi e soprattutto alla volontà dei soggetti incaricati di lavorare duramente e quotidianamente al raggiungimento degli obiettivi;
– alla consapevolezza che un Ateneo come quello di Catania è una struttura stratificata e complessa che può essere gestita positivamente soltanto anteponendo gli interessi collettivi a quelli individuali;
– al ribadire che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», anche rispetto a ogni tentativo burocratico di svuotare questo principio costituzionale;
– al coinvolgimento dell’intera comunità accademica, che coinvolta vuole essere, come è risultato chiaro anche dalla partecipazione massiccia, democratica e consapevole che ha caratterizzato l’elezione del nuovo Rettore.

Come docenti e membri di questo Ateneo, augurando buon lavoro al nuovo Rettore, vigileremo propositivamente e daremo il nostro contributo dialettico al raggiungimento di tali scopi, affinché le parole si trasformino in atti e le intenzioni espresse in queste settimane diventino il tessuto quotidiano della nostra comunità. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri studenti, a una città che di ricerca e di pensiero ha bisogno come il pane.

2 febbraio 2017

Il CUDA (Coordinamento Unico di ricercatori, docenti, Pta e studenti di UNICT)

1 commento

  • agbiuso

    Luglio 15, 2017

    Riporto qui una notizia bella e importante relativa all’ex Rettore Pignataro, seguìta dal commento del Prof. Attilio Scuderi e poi dal mio, entrambi apparsi sulla ml del CUDA.

    La Sicilia, 14 luglio 2017
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    Caro Giuseppe,

    grazie davvero della notizia, che di certo allieta ma anche stimola alcune riflessioni:

    1) Leggo dall’articolo de La Sicilia che il dr. Maggio Lucio, ritenendo di avere subito una forma di persecuzione nel corso delle sue funzioni, ha accusato il rettore Pignataro di maltrattamenti familiari (scusate, ma in che senso?), stalking, oltre che abuso e diffamazione (mi pare che qualche organo di stampa parlò a suo tempo, se non sbaglio, di una denunzia del Maggio di oltre mille pagine…); leggo nello stesso articolo che la Cassazione ha ritenuto, già dal 2016, “inammissibile” un ricorso del Maggio e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. Sarebbe interessante avere questa sentenza – almeno per me, da profano del diritto – per capire con che motivazioni tale montagna di accuse è stata ritenuta – cito sempre il giornale – “inammissibile”. E mi pare importante che queste sentenze siano lette e e diffuse, perché sono utili a valutare il meccanismo che si mise in moto nel 2016, tra denunce (quanto meno improbabili se non temerarie, a questo punto andrebbe detto) e notizie gridate su certi organi di stampa, proprio nel momento in cui veniva al pettine il nodo dei ricorsi amministrativi contro il Rettore Pignataro

    2) Viene da pensare anche al modo in cui il sistema della giustizia amministrativa ha gestito la vicenda dell’ateneo catanese. Dichiarare “caducato” un rettore democraticamente eletto a causa della illegittimità di uno statuto impugnato dai suoi stessi propugnatori (atto che si giudica da solo), e poi non chiarire se lo stesso rettore “caducato” ha o meno il diritto di ricandidarsi, è una modalità di gestione di una situazione delicata che continua a sgomentarmi; e che inquieta molte e molti, non aiutando quel sereno affidamento ai meccanismi della giustizia che deve alimentare una comunità civile

    3) Viene anche da pensare a chi ha messo in moto questo meccanismo con i ricorsi; che un’elezione democratica trovi la sua soluzione nei meccanismi fisiologici della rappresentanza e delle legittime procedure (mozioni di sfiducia, ricomposizione degli organi elettivi) è normale; che venga inficiata con meccanismi giudiziari – formalmente legittimi, ma moralmente dubbi – è un vulnus che non supereremo con facilità. Un vulnus che ci colloca (in vetta) nella classifica dei luoghi al di fuori della normalità. E’ bene dircelo, anzi è bene ricordarcelo, per capirne ragioni vicine e lontane, e tenerle sul proprio comodino, mentre si lavora, come si può e sa, per il bene dell’istituzione

    4) Last but not least. Al netto dei contrasti e delle divergenze di opinioni (salutari) con Giacomo Pignataro (per la cui amministrazione ho lavorato con funzione di sottodelegato), nel periodo in cui è stato rettore (dallo Statuto alla VQR), sono tra quelli che più convintamente gli riconoscono di avere interpretato in modo nuovo e innovativo il rapporto tra rettore e comunità accademica. Fuori dagli schemi (consuetissimi, da noi, e origine di troppi mali) del comitato elettorale permanente, Giacomo trattava le persone come persone, fossero ordinari e amministrativi, studenti e precari. Come persone, tutte e tutti, e non come elettori (e dunque voti) o come clienti da mettere in infinite liste di attesa e da fare attendere in fila sui divani per un veloce consulto. E’ quella la normalità, direte. Non direi, almeno a Catania. E se è una normalità va conquistata ogni giorno, e difesa, se possibile, anche oggi. Perché ne va della dignità di tutte e di tutti.

    Abbracci, scusate la lunghezza
    a.

    Gioisco anch’io del contenuto e del significato di questa sentenza.
    E condivido pienamente quanto ha scritto Attilio Scuderi, in particolare sul fatto che il Rettore Pignataro -nella divergenza di posizioni e opinioni che spesso abbiamo avuto con lui- «trattava le persone come persone, fossero ordinari e amministrativi, studenti e precari. Come persone, tutte e tutti, e non come elettori (e dunque voti) o come clienti da mettere in infinite liste di attesa e da fare attendere in fila sui divani per un veloce consulto».
    Ecco, in poche righe Attilio ha tratteggiato la differenza, ha descritto una ‘normalità’ e una decenza che la servitù siciliana -perfettamente espressa da molti personaggi della nostra storia- ha troppo spesso ignorato e perduto.

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