Confalonieri ricevuto da Napolitano; Violante che delira di ulteriori gradi di giudizio; orde di giornalisti, giuristi e deputati scatenati a difesa del loro padrone. Tutto per sottrarre un cittadino alla sentenza definitiva della Cassazione. Nello stesso tempo, attivisti No Tav sono in galera da mesi senza processo. La Rivoluzione Francese è servita a poco. Lo Stato è sempre il luogo del crimine organizzato.

 

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Mi correggo non era condizionale ma indicativo presente e futuro anteriore. La dama di arcore va a palazzo, e senza jihab. Si è convertita al cattomanesimo. Ah merde presidente zero e lode. Ora si capisce perché alla fosse ardeatine, a onorare i martìri della bozen. P.

Ca certo Alberto. Del resto io non so più che lacrime piangere. Il nuovo presidente invita /rebbe il belluscone a palazzo per il giuramento, o è lo spergiuro? Basta il condizionale ad assolvere l’eventuale pensiero deteriore? E quella che ci deve pensare su, la dama smarrita di arcore.
Il nuovo presidente va a spasso con la pinda panda di menarchionne eh eh poi va a messa. Olà. Il nuovo presidente nel suo passeggio iperscortato, iperprotetto dai devoti come nemmeno santa rosalia e interrogato da sciocchi giornalisti, nello stile che si confà allo stato, orbu sordu e taci, mica arrisponne, gnanca un plissè per dirla lombarda; nemmeno, su richiesta, un sorriso. Nix. Un viso nipponico. E bastava così poco. Un, Grazie grazie signori, non so che cosa rispondere, mi avete inguaiato con questa carica e sono uomo di poche parole, cercherò di fare molti fatti e buoni per il nostro paese. Accetto consigli. Scrivetemi. E adesso chiedo pirdonanza che ho da dare retta a questo mischino qui ( un carneade che gli parlava fitto fitto). Ma niente, il palazzo ha la patta abbottonata, mai che ci faccia vedere il pacco bomba che tiene lì sotto. I hate them. Do you? P.

L’antipolitica sono loro, i corrotti, perché sono loro i nemici della polis.
Di fronte a questa gente e a questi partiti, sì, anch’io #SonoUnEversore

=============

Lo confesso, sono un eversore, mi faccio schifo, Napolitano ha ragione. Pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare, non mi faccio i cazzi miei e nessuno ha ancora cercato di comprarmi.
Sono un problema e me ne rendo conto. L’onestà da noi è fuori moda e una persona onesta con la sua sola presenza dà imbarazzo ai ladri che ormai sono la maggioranza. I delinquenti stanno tracimando, vivono tra noi, nelle istituzioni, nelle banche, nei partiti, nei media, nelle partecipate. A chi ruberanno quando gli onesti saranno assoluta minoranza? Si mangeranno tra di loro, ma la colpa sarà degli eversori, delle persone che si ostinano a rimanere oneste. Dare il buon esempio in questo Paese è l’atto più eversivo possibile. Se non sei ricattabile sei un individuo pericoloso, un eversore appunto.
Ebbene, caro Napolitano, io sono e rimarrò un eversore e ne vado fiero. Accostarmi al Sacco di Roma come lei ha fatto ieri, detto da lei all’Accademia dei Lincei, mi rende anche un po’ orgoglioso. Un monito così equivale a un’onorificenza. A una medaglia al valore, a tre cavalierati tutti insieme, a un incarico di governo”
L’antipolitica è patologia” dice il bisPresidente, a me invece sembra una reazione, ancora flebile, alla malapolitica. Come un corpo che vuole disperatamente mantenersi sano attua i suoi anticorpi. Il M5S, e qui Napolitano ha perfettamente ragione, è alternativo alla Repubblica dei ladri, è una medicina, un antibiotico per distruggere i virus che avvelenano il Paese. Dal punto di vista degli agenti patogeni è sicuramente eversivo.
Mi viene spontanea una domanda al presidente, ma lei mentre la Repubblica affondava nel fango, lei dov’era? Su Marte? E’ in politica, quella buona si intende, dal dopoguerra e in Parlamento dal 1953. Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo? Chi è l’antipolitica, lei o io che mi dichiaro senza alcun dubbio eversore? Eversore vero. L’onestà tornerà di moda, le auguro di fare in tempo a vederla!
Firmato: L’eversore

PS: Anche tu sei un eversore? Fallo sapere a Napolitano! Manda un selfie su Twitter utilizzando l’hashtag #SonoUnEversore

Fonte: L’eversore #SonoUnEversore

C’era una canzone, paroledi Mina. Vuol dire che c’è un punto di rugiada in cui o le parole si trasformano in azione di difesa o per dirla con Céline, muori inculato e devi anche ringraziare. Se non è questa una mostruosa maffioneria che cos’è, amico Alberto.

Dalla televisione, aspetto di vedere un vecchio film con le Grammatica, mi arrivano le note esaltate che giuggiulano di papi buoni e santi. Il papa buono sai qual’è, vero?!
p.

Sono d’accordo caro Alberto. Sai dov’è nato il marcio? Nel potere locale, nella grande e continua spartizione nei poteri periferici ma potentissimi. Uno per tutti: fondazioni bancarie. Anche il PD, partito la cui base è composta al 90% da persone per bene, con i loro limiti ma per bene, è troppo incardinato in una logica di spartizione. Non scrivo altro, qui. Ma penso che ci siamo capiti.

CIò che mi domando in questa sera nera di malanno è non se ma che senso ha un parlamento e delle elezioni.
No Tav? Fino alle estreme conseguenze? Il chiapas?
Capisco di aver armato una pistola virtuale e sarei grato a qualcuno se la disarmasse.
Good night and good luck.

è così caro Alberto, io da anni ho la sensazione che il popolo italiano sia «vecchio», incapace in gran parte di una spinta innovatrice autonoma; la crisi economica gravissima che stiamo attraversando (e il peggio deve ancora arrivare…) è anche una crisi di speranza, di desiderio di costruire; è un generale «si salvi chi puo’”, chi riesce ad andare in pensione, chi riesce a tenersi il suo posticino o la sua botteguccia facendo attenzione a non allargarsi, a non mettere un piede fuori dal recinto; come si fa ad avere un futuro, così?

in effetti, caro Alberto, è vero che ormai esiste, radicata anche in una parte dell’opinione pubblica, l’idea che un governo PD-PDL non sia poi un gran male, tutt’al più un male necessario ed è anche vero che se gli iscritti al PD (500mila persone) non amano il governo di larghe intese, buona parte degli elettori non iscritti, cioè dieci volte tanto, tutto sommato lo apprezzano

quindi, mi sono convinto anch’io che esista una sorta di “partito unico”

in effetti neanche a me entusisama il votare Renzi, ma il candidato che preferisco io, cioè, con tutti i suoi limiti, il Civati, non diventerà sicuramente candidato PDC

che dire, caro Alberto? io non riporto ciò che mi piace, tutt’altro, ma solo ciò che, secondo me, accadrà

il movimento di Grillo ha delle buone ragioni per esistere e per raccogliere suffragi, e come “spina nel fianco” al sistema di potere, ha anche una sua importante funzione

vedremo quel che accade, senza pre-visioni azzardate

Io penso, caro Pasquale, che una vittoria del PD condotto da Renzi sia meno peggio di una vittoria del PDL condotto da B., che andrebbe dritto ad insediarsi al Quirinale. In ogni caso, non credo che, seppur ottenendo un risultato apprezzabile, il movimento di Grillo possa vincere. Questo ovviamente non vuole essere un invito al bruttissimo «voto utile» ma solo un’opinione sugli accadimenti. Io sono pessimista: vincerà il peggiore e non il meno peggiore.

Cari signore e signori, pongo una quaestio, proprio in senso inquisitorio ma che non vuole tormentarvi bensì ottenere lumi, ovvero i vostri pronostici. Supponiamo che si vada alle elezioni domani, bè in questi prossimi scuri di luna. Supponiamo di votare, noi almeno per m5s e nemmeno con lo spirito del tanto peggio tanto megio, ma proprio convinti che occorra farlo per il nostro bene cioè per il paese. Non so come andare avanti adesso a supporre. Ma è qui lo snodo. Che succede con il Pd? La base seccata gli si rivolta contro specie se fanno quello che hanno in mente di fare, trovare cioè vie di fuga – una ci sarebbe, spedire un passaporto clandestino al signore delle mosche – oppure il Comitato centrale, cioè di centro o scentrato, fa scivolare in mano a Renzi il salvacondotto per salvare il partito e trasformarlo de jure nel pdl banco piglia tutto, cioè nella neodc e ci cascano in molti e ottengono i voti di Cl che in questo caso mollerebbe il pdl? Poichè ho sempre amato Cassandra, anche per l’acume che dimostrava, sono dell’opinione che la possibilità c’è. Ma c’è di peggio. Il peggio lo sapete è che vinca ancora il PDl con o senza di lui. Il peggio ultimo infine: non non ci voglio pensare. Che m5s ottenga un risultato molto opaco. Non sono molto lucido ‘stasera e chiedo perdonanaza. Una bella serata di cuore. Piove e sono contento perchp il potere èladro ciò nonostante. CI sta rubando la bellezza che è in noi, da anni e si dura fatica a tirare avanti.

Mi inserisco nella discussione con un brevissimo commento al giudizio secondo cui sarebbe ormai chiaro che Napolitano è un uomo di Berlusconi. E’ possibile, possibilissimo, e non mi meraviglierebbe minimamente, e tuttavia a mio parere è anche peggio di così. Leggendo quel giudizio, mi è tornata alla mente la vecchia, abusata e sempre attuale citazione (non ho mai indagato quanto autentica e quanto apocrifa) di Bismark: “E’ peggio di un delitto, è un errore”. Anche ammessa (e non concessa)la sua buona fede, Napolitano ha il torto gravissimo – storico – di considerare Berlusconi un normale uomo politico (magari perfino un normale avversario politico) e di non avere la più vaga percezione dell’abisso senza fondo di degradazione morale, intellettuale, culturale, politica, rappresentato da Berlusconi e dal berlusconismo. Questo, naturalmente vale anche per il PD et similia. Capita anche a voi, come a me, di guardare (se ancora lo stomaco vi regge) qualche cosiddetto dibattito politico in TV e, con un’improvvisa allucinazione, vederli tutti in toga, comodamente sdraiati su triclini, e intervistati da Svetonio?

io credo, cari amici, in particolare Pasquale ed Alberto, che il punto chiave del nostro dibattito, qui, sia il giudizio sul corpo sociale italiano; a me convince poco il Grillo perchè lo schema che propone è:
– togliamo di mezzo la casta
quindi
– la società civile «reale» potrà esprimere le sue giuste istanze
in effetti sul giudizio della casta e l’intenzione di defenestrarla il Grillo potrebbe aver ragione, ma, e qui mi ricollego in specie alle analisi qui presentate col consueto brillante e efficace stile da Pasquale, la società italiana è «in sè» degradata, quindi l’operazione «scacciacasta» seppur moralmente giusta non è affatto la soluzione del problema; per quel che concerne l’opinione di Alberto, nitidamente espressa, cioè che, alla fin fine, l’unico a portare contenuti davvero di sinistra è il movimento del genovese, ravvedo un limite di fondo: sono scopi e obiettivi condivisibili, ma a mio modesto avviso assai generici, mancanti appunto della «prassi» per raggiungere i risultati, e qui ha ragione Pasquale con la bella metafora del governo a cavallo per non meno di tre lustri;
comunque, temi molto interessanti

Devo dire che diegd56 mi onora ogni volta con i suoi apprezzamenti personali lusinghieri e fa ruotare la mia piccola personale coda di pavone. Ciò detto intervengo alla breve. Non so se condividere con Alberto la fiducia nel m5s; a pelle non mi piace lo stile di grillo ma riconosco che le azzecca spesso e che i bersagli sono quelli di tutti noi che pensiamo a un italia passabile, sapete quale, quella che che si sperava sarebbe sorta dopo le magnifiche giornate del trionfo del divorzio, dell’aborto e della legge basaglia: cose da paese affrancato e poi tradite. Però ne godiamo i vantaggi. Sinistra; qui di sinistro c’è tutto un paese cari amici, altro che. E di sinistra ve ne renderete conto, mi pare ci sia solo la speranza di avere una modesta repubblica liberal socialista, cauta come la svizzera ma almeno pulitina. Che sogno vero? Qui sta il punto, non credo sia possibile, per le ragioni che tutti avete sciorinato, passare a fondare un modello sociale avanzato da uno trapassato, il nostro, che è una variante informatica del franchismo, senza la garrota. Prima mi pare che dobbiamo perare di diventare svizzeri poi un po’ svedesi, sapete quelli che hanno le scuole con la mensa e le prigioni con le stanze singole e il computer e qualche accennod i cogestione nelle fabbriche. Poi possiamo pensare di dare una botta al resto. Mi pare di poter dire che solo per arrivare al benessere, inteso ocme stare bene, di un psotino svizzero occorrono 15 anni di governi folgorati, a cavallo e sulla via di damasco. È vero che la rivoluzione scoppiò in russia, in un apaese analfabeta – come il nostro- e rurale – il nostro è truzzo e più o meno ci siamo – al contrario dell previsioni di marx. Mah, non ho risposte. Qualcuno ha domande?

grazie della risposta, sincera e limpida come te, caro Alberto,

ci penserò su con la dovuta attenzione, perchè hai toccato un punto chiave del rapporto che ha un filosofo, uno scrittore, con i suoi lettori, con coloro i quali usano il suo pensiero per pensare essi stessi; davvero importante una riflessione su questo punto, ci torneremo su

Secondo me, caro Alberto, c’è, nelle tue posizioni, una sopravvalutazione non troppo giustificata delle qualità intrinseche del corpo sociale. Come dire che se noi riusciamo a togliere il «tappo» del vertice, della casta corrotta, allora dall’humus sano, puro, santo direi, del terreno finalmente sgombro della società, cresceranno piante sane e profumate. Non so, da colui che ha scritto pagine magnifiche in «Antropologia e Filosofia» sulla natura complessa e per nulla roussovianamente buona dell’uomo, non me lo aspetterei. Ti cito il nostro meraviglioso interlocutore, il grande Pasquale:

gli italiani sono malati di se medesimi

quindi, secondo me, è un po’ illusoria l’impostazione del M5S, quel «tutti a casa» che lascerebbe il campo ai «giusti»; sarò brutalissimo: tre righe del Biuso «vero» non saranno mai neanche lontanamente paragonabili alle scritture di un mediocre, molto mediocre, Messora.

Perdona la brutalità

domandiamoci quanti che non mangiano gelati al pistacchio sanno che cosa successe a Bronte.

meravigliosa, questa battuta, grande Pasquale

Caro Alberto, ti rispondo che condivido i concetti da te espressi, in nome dell’amicizia però, osservo che non condivido la nettezza con cui definisci il soggetto del comportamento criminale.

«Stato» è un termine troppo netto. Secondo me lo Stato è un apparato, un aggregato, una «macchina» che trova al suo interno la lotta fra uomini normali e uomini mascalzoni. Per esempio: anche tu, che sei un docente all’Università di Catania, sei parte dello Stato, così come lo sono quei giudici coraggiosi che hanno il coraggio di infastidire i potenti. Parte dello stato sono i tanti dipendenti pubblici che lavorano con dedizione al servizio della collettività, come lo sono la minoranza non irrilevante di quelli che rubano lo stipendio in posti e collocazioni immeritate, di politica derivazione.
Insomma lo Stato a me sembra più un campo di battaglia, un territorio strategico importante dove si confrontano interessi leciti ed illeciti. Certo, la natura anarchica della tua formazione politica, caro Alberto, tende a vedere lo stato quasi identificabile con il Leviatano che è oppressivo nella sua essenza ontologica. Ma io credo che sia più giusto vedere lo Stato come uno strumento, perfettibile, necessario al vivere in poco spazio di milioni di persone. Certo, son questioni complesse, lo so.

Fischia, interventi densi, signori miei cui mi perito di dire forse meno di due cosette, dacché il grosso è stato già scritto Alberto. Ho letto il pezzo di Travaglio ieri, la cui facondia però non riesce, a mio avviso, ad andare oltre la citazione mirandolesca di dati e la cui rabbia, da noi condivisa, esplota e frena ad un tempo la capacità di penetrazione del colpo che vuole infliggere. Insomma è come un panzerfaust che eplode prima del bersaglio. Siccome sono piuttosto anziano ricordo il percorso di Montanelli che lessi sempre, da bambino si può dire, e che da giovane aveva lo stesso istinto bellicoso e ipersarcastico di Travaglio. Da anziano sappiamo tutti. Nota di colore, mio padre ci fece a botte a un comizio per la monarchia da Indro sostenuta: ci fu un po’ di riscaldamento motori e finì a labbrate. D’altro canto se si legge il luminoso Scalfari di oggi si notano le stesse osservazioni che tu fai Alberto e che condivido e che mi valsero nel 68 il titolo di trotzkista o troschista secondo che a parlare fosse il figlio dell’architetto o del panettiere; di anarco educazionista olte a quello, allora in voga per tutti, di fascista. Questo, è curioso dirlo, dopo che in un’assemblea infuocata accusai il MS di vigliaccheria, che se volevano la guerra ai fasci dovevano avere il coraggio delle estreme azioni, di ribaltare il paese e fare casamicciola. Sai meglio di me perchè così non andò e invece della rivoluzione ebbimo il terrorismo talebano che tutti ricordiamo. Intano Cl, Opus dei e P2 prosperavano e oggi infestano. Un passo è importante nel dire di Scalfari. Il nostro è un paese che si è privato del privilegio di fare rivoluzioni e quindi è arrivato a questa classe senza attributi diffusa, cui tutti apparteniamo più o meno, senza passare per una borghesia alla buddenbrock, protestante di sostanza se non di fatto. In altre parole credo che siamo arrivati dal bracciante al proprietario di villetta o viletta o vileta a schiera, per merito intendiamoci ma senza coscienza politica. Il risorgimento però mi pare che non vada dimenticato come tentativo di creare una classe dirigente. Non mi addentro nei suoi limiti, hai citato Bronte Alberto; qui sta il busillis: domandiamoci quanti che non mangiano gelati al pistacchio sanno che cosa successe a Bronte. A prescindere dalle eziologie il nostro è un paese malato di una malattia grave e bizzara, e che il candidato dominate egemone – quello che non si nomina – incarna benissimo, la malattia del non volere ricordare, di non volere storia né geografia, non volere sapere, nel tutto confondere che è tipico degli ignoranti sistematici e che è il virus che la scuola inocula in varie maniere agli studenti, lo sappiamo bene noi; mia nipote maturata quest’anno a furia di paragoni e sottotesto e le date per carità salvaci gesù, non colloca la prima guerra mondiale e confonde la rivoluzione russa con la francese; mi capitò un’allieva , anni e anni fa che alla vista del film Partitura per pianola meccanica , tutti sanno che è ambientato nella Crimea occupata dai Bianchi, mi chiese se quei soldati erano nazisti. La pianto qui. Dunque il candidato dominante egemone disse una volta che avrebbe stretto volentieri la mano a papà Cervi e perchè no a tutti i fratelli se qualcuno glieli avesse presentati.
Molto tempo prima che egli fondasse quella sentina che sono le sue televisioni, intendiamoci all’americana, il modus è quello, ricordo una parrucchiera zotica quanto avvenente che, per inciso era l’amante di un mio lontano parente, che in anni non sospetti diceva con la sua bella voce adenoidea quanto non si potesse guardare la Rai, non c’era ancora il terzo canale, datosi che mi sembrerebbe tutta comunista. Erano i tempi di Bernabei. Già. Chiudo: gli italiani sono malati di se medesimi. Hai voglia a guarirli, non ci riuscì Totò né Sordi, e noi, noi siamo dei fortunati per non dire privilegiati. In tempi andati avremmo dovuto aprire conventi e biblioteche e andare campagna campagna e distribuire abc in cambio di noci. Forse, pensiamoci. Saluto tutti indistintamente e senza nulla pretendere-Totò Peppino e la malafemmena-
Ho scritto più di due cosette. Sorry.

P. S. C’è una cosa che non perdono al PC. e a Togliatti: la pacificazione, il perdono ai repubblichini e affini. Allora l’occasione era propizia: di una epurazione, direi purificazione. Sapete di che parlo. E l’avere permesso che migliaia di sbirri e miliari fascisti ricostituissero, pro bono pacis, la milizia del potere. Questo PD ne è l’erede e Renzi il suo pupillolo. Non dico di no magari farà del buono. Ma la condizione è sempre la stessa di quest’oggi senza domani: dimenticare. Credo. Bye bye.

Forse il potere gioca pulito solo quando vince, mentre quando c’è il rischio di perdere la partita, allora bara.

Mi sto convincendo che il Partito Democratico deve rifondarsi dacccapo, e salvarsi soprattutto da se stesso, dal groviglio di potere, dalla tela di ragno da lui costruita e nella quale, aracnide impazzito, si è imprigionato

senzazione che si prova ormai anche ai livelli di potere mediobassi

“Chi di spada colpisce,di spada perisce”,sarebbe clamoroso se con i voti transfughi di scontenti pdl,si mettesse in piedi un secondo governo Enrico Letta,sono d’accordo la rivoluzione Francese del 1789 non ha cambiato molto la società civile,ricorderò sempre Andreotti ,che di potere se ne intendeva,:”Il potere logora chi non ce l’ha”

Sai ALberto che leggo sempre e come in questo caso mi pare pleonastico commentare. No la rivoluzione francese è servita, ma non abbastanza, non è stata abbastanza rivoluzionaria probabilmente. Ma tutti sanno che le rivoluzioni sono come certe contratazioni orientali, chiedi mille poi vediamo se si conclude a duecento.
Pasquale

Caro Prof. Biuso,
quoto in pieno questo suo intervento e mi permetto, umilmente, due postille. La prima, relativa all’aggiunta della sigla (con annesse le relative situazioni) MUOS accanto a quella TAV. La seconda è un breve rimando: il natio luogo da cui proviene fu già teatro (e oggi potremmo ben affermare allegoria) ottocentesco di questo status tutto nostro.

Chiudo, riferendomi anche al suo precedente I servi con le parole di uno dei grandi maestri:

“Tre requisiti devono avere quelli che si apprestano a coprire le magistrature supreme: primo, rispetto della costituzione in vigore, poi, estrema capacità nei doveri della carica, terzo, infine, virtù e giustizia, in ogni costituzione quella che conviene alla costituzione”.

Aristotele, Politica, trad. di R. Laurenti, Laterza, Roma-Bari 2011, p. 177

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