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Nessun perdono

Nessun perdono

«Perdono», «perdonare» sono parole prive di significato. Esse hanno infatti senso soltanto in relazione alla parola e al concetto di «colpa». Ma nessuno al mondo è colpevole; nessuno al mondo è responsabile di ciò che fa bensì di ciò che è. L’essere in un modo o nell’altro non dipende tuttavia dal soggetto ed è invece in relazione con la genetica, con l’ambiente, con l’innocente e insensata casualità della natura che getta i suoi dadi offrendo a uno gli occhi chiari e all’altro pupille scure. Così accade per il carattere che -ha ragione Eraclito- è il vero demone di ciascuno.
A chi si comporta in modo tale da farmi soffrire -agisce cioè in un modo che dal mio punto di vista è dannoso- io non posso poi offrire alcun perdono, per il semplice fatto che non c’è nulla da perdonare. C’è, semmai, da ricambiare con l’indifferenza, con il disprezzo, oppure colpendo a mia volta. Ma non, ribadisco, per ciò che l’altro mi ha fatto bensì per ciò che l’altro è, per il modo in cui è venuto al mondo, per il fatto stesso di essere venuto al mondo, rendendo in questo modo il mondo un po’ più triste. Ma l’altro, in quanto agente, non ha nessuna colpa. È innocente. Non posso quindi perdonarlo. «Operari sequitur esse ergo unde esse, inde operari» (Schopenhauer, La libertà del volere umano, Laterza 1988, p. 118).

6 commenti

  • agbiuso

    agosto 22, 2013

    Leggo di un piromane del Molise che si è giustificato affermando di aver appiccato il fuoco -in un territorio del demanio- “per fare un dispetto a chi mi trattava male”.
    Mi ricorda l’imprenditore bombarolo che qualche tempo fa in Puglia uccise una ragazza e ne fece saltare in aria altre perché era stato truffato in un affare.
    Che “colpa” possono avere soggetti che ragionano in questo modo e si comportano coerentemente con l’idiozia e l’infantilismo assoluti della loro mente? È chiaro che individui simili hanno avuto solo la disgrazia di nascere. Non possono essere né puniti né redenti. Bisogna soltanto che si impedisca loro di fare ulteriore danno poiché sono sempre stati così e sempre lo rimarranno. Non ne hanno responsabilità morale ma seguono la struttura ontologica delle loro persone.
    Spinoza, in una sua lettera, afferma che un cane affetto dalla rabbia non ha ovviamente colpa alcuna di questa sua condizione ma lo si sopprime ugualmente per evitare che mordendo faccia danno ad altri.

  • Pasquale D'Ascola

    agosto 8, 2013

    E come no, l’arengo è fervido di menti, chi perdona giudica e molto. Anzi si erge.

  • agbiuso

    agosto 8, 2013

    Esatto e icastico aforisma, caro Diego.
    Grazie.

  • diegod56

    agosto 8, 2013

    in fondo chi perdona, giudica

  • agbiuso

    agosto 8, 2013

    Gentile Alessandro, io penso che valga soprattutto (non esclusivamente) l’inverso: che ciò che fai sia l’espressione di ciò che sei.
    E’ quanto intendono dire Eraclito, Schopenhauer e molti altri. Io sono d’accordo con loro.

  • Alessandro

    agosto 8, 2013

    Gentile professore, leggendo il suo articolo mi sono posto un quesito: non è forse vero che è proprio quello che fai e il modo in cui lo fai a rendere qualcuno ciò che realmente è?

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