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I confini del suono nel coro di notte

30 maggio 2012 –  Coro di notte dell’ex Monastero dei Benedettini – Catania
Musica dai confini del suono.
Aldo Clementi e i mondi della musica contemporanea

Musiche di: Aldo Clementi, Giacomo Manzoni, Bruno Maderna, Luciano Berio, Adriano Guarnieri, Salvatore Sciarrino, Armando Corridore

Interpreti
Anna Maria Morini, flauto
Enzo Porta, violino

Il contrappunto di Clementi si coniuga all’utilizzo inusitato che dei due strumenti -flauto e violino- fa Manzoni. Berio compone un omaggio a Stravinsky, Bartók e Maderna, tre duetti intrisi di una estenuata classicità. La Cadenza di Guarnieri possiede una stridula cantabilità alla quale fa seguito il barocco quasi elettronico pur essendo acustico di Sciarrino. Corridore crea un suono sinuoso e insieme percussivo in uno spettro armonico sequenziale.
I due eccellenti interpreti, Anna Maria Morini e Enzo Porta, si sono fusi nella Dialodia di Maderna, che propongo all’ascolto in una versione per fiati eseguita dall’Ex Novo Ensemble.

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3 commenti

  • diegob

    Giugno 6, 2012

    frammenti molto interessanti, caro alberto

    è vero, le parole non le pensiamo scritte, ma parlate, «suonate»

    del resto canto e poesia sono un insieme quasi inscindibile

    Scenderà dalle regioni della luce
    là dove ebbe la sua prima face
    musica e canto d’allegrezza piena
    d’ogni paura immonda, vincitrice.

  • agbiuso

    Giugno 6, 2012

    Caro Diego, la musica -in realtà, le musiche– contemporanea richiede come tutto ciò che non è banale un apprendimento, un’abitudine all’ascolto, una conoscenza di base delle sue motivazioni e tecniche, in modo da superare la sensazione di inconsueto stridore (e anche di noia) che a volte essa trasmette.
    Quando si siano superati tali ostacoli, il piacere che offre è identico a quello della musica barocca o dei cantautori. In più, essa è “il proprio tempo appreso con i suoni”.

    Il confine del suono credo che consista in qualcosa di vicino al silenzio ma di ancora più radicale: il nulla. Ovunque infatti ci sia vita o anche soltanto azione e movimento, lì c’è suono. Esso, naturalmente, è trasmissibile soltanto dove c’è un elemento che ne sia veicolo, come l’aria. Ma l’enorme silenzio degli spazi cosmici credo che costituisca proprio esso il confine tra la sensazione di armonia che gli oggetti astronomici offrono (una sorta di “musica delle sfere”) e la loro espressione musicale, che in quanto tale si dà soltanto sulla Terra.

    Ma anche al di là di questo, il confine del suono consiste forse nel sentire dentro di noi il flusso dei pensieri, che sono sempre parola e quindi appunto significati espressi in significanti sonori. La parola è infatti la musica che sempre ci accompagna, anche la parola silenziosa e interiore. E’ il pensare, insomma. Anche per questo Platone afferma che la musica più grande è la filosofia.

    Questi che ho scritto sono soltanto frammenti di risposta, non risposte. Il tema, infatti, è tanto bello quanto complesso.

  • diegob

    Giugno 5, 2012

    caro alberto, sarebbe davvero bello da un pensatore del tuo calibro, quando ne hai tempo e voglia, una tua definizione del concetto di «confine» del suono

    non è forse il silenzio, l’unico confine?

    o forse è il tempo, che rende possibile di avvertire il silenzio?

    oppure il confine del suono è un confine mobile, una scelta di chi ascolta? e che decide: questo è un suono, invece che rubricarlo nel rumore?

    di musica contemporanea non capisco nulla, sono un supersomaro al riguardo

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