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Il mito capovolto. Il linciaggio mediatico di Pasolini

Catania – Monastero dei Benedettini
A cura di Roberto Chiesi
Sino al 28 maggio 2009

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I libri di Pasolini, alcune sue fotografie, numerose riproduzioni di articoli di giornali, i disegni di Gianluigi Toccafondo che di quegli articoli distillano la violenza, un video. Questi i materiali e i documenti che compongono una mostra che ripercorre la vicenda di Pasolini con la varietà di mezzi espressivi che a Pasolini piaceva.


Dall’espulsione dello scrittore dal PCI «per indegnità morale» (1949) al massacro subìto nel 1975, si sussegue un costante e orribilmente squallido linciaggio giornalistico ben documentato da testate quali L’Unità, Il Borghese, Reporter, Lo Specchio, L’Espresso, Candido, Gente, Oggi, La Gazzetta del Sud. Su quest’ultima, Nino Calarco arriva a paragonare Pasolini agli assassini del Circeo, e lo fa dopo che lo scrittore era stato massacrato a Ostia! Il Borghese lo definisce, più umanamente, «un eroe sporco»…
La stampa “moderata”, clericale, palazzinara, corrotta fece di tutto per distruggere Pasolini. Questa stampa costituì l’humus sul quale maturò un assassinio che non fu commesso -come varie inchieste stanno confermando- da un ragazzo di vita ma da sicari professionisti e spietati, dei quali Pelosi fu un’esca probabilmente consapevole.

All’uomo e all’artista il video di Rosario Castelli, dal titolo In forma di rosa, dedica un ritratto molto bello in «sei quadri e un requiem». Le immagini dei film di Pasolini sono mescolate ai suoi versi, alle sue riflessioni, alle sue pagine. Le sei sezioni si intitolano: Le madri, I giovani, La violenza, La vita nel corpo, Imitatio Christi, Il sogno delle cose. Il Requiem finale si chiude con l’immagine sorridente del poeta.

Nella lezione davvero interessante svolta oggi dal curatore della mostra, Chiesi ha affermato che risultava intollerabile che un omosessuale fosse anche un moralista e che la documentazione presentata nei corridoi del Monastero è soltanto la punta dello sterminato iceberg di calunnie, accuse, insinuazioni e processi subìto per decenni dallo scrittore. Pasolini dedicò versi durissimi alla sua Nazione. Versi che l’Italia meritava e merita anche solo per il modo in cui tratta i propri poeti, questo poeta.

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