Brachilogie

Corpotempo

Sento lo scorrere delle ore, dei giorni, in un modo fisico. Vorrei, spesso, fermare questo fiume che non conosce soste, rallentamenti, accelerazioni. Mi sembra di vedere quasi l’avvicinarsi della fine e vorrei immergermi sereno in un attimo immobile. Tutto questo accade perché percepisco con chiarezza la temporalità del mio corpo, il fluire dei suoi liquidi, l’avanzare della sua potenza e del suo tramonto.

Pubblicazioni recenti

Mente e temporalità

in Siculorum Gymnasium
Anno LVIII-LXI (2005-2008)
«Studi in onore di Nicolò Mineo»
Catania, 2009
Tomo I – pagine 255-267


Libro del mese

Mente & cervello 62 – Febbraio 2010

La catastrofe dell’Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La disoccupazione è arrivata all’8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono l’identità profonda di una persona, il suo presente, le attese, le memorie.

Drammi sociali e drammi individuali. Come quello di soggetti colpiti nei lobi frontali e che per questo cambiano identità, modi di essere e di fare. Un caso celebre è quello, ristudiato di recente da Antonio Damasio, dell’operaio Phineas Gage che dopo un pauroso incidente sul lavoro rimase illeso ma “non era più lui”. La demenza frontotemporale produce gli stessi effetti di quell’incidente, rendendo i soggetti che ne vengono colpiti del tutto indifferenti al significato e alle conseguenze dei propri gesti. La moralità umana, quella virtù di cui tanto andiamo fieri, abita dunque anche in settori ben specifici del nostro cervello.

Un disturbo assai più raro e davvero particolare è la CIP (congenital insensivity to pain), una sindrome che impedisce di provare dolore. Sembrerebbe una benedizione e invece è una catastrofe. Il dolore, infatti, è un segnale potentissimo -anche se certo non piacevole- che ci avvisa di che cosa non funziona nel corpo che siamo e dei pericoli che possiamo correre. Tanto che «spesso i bambini che non provano dolore sono deformi e invalidi per le automutilazioni o le fratture di cui non si accorgono, e perché si rifiutano di stare fermi» (I.Wickelgren, p. 86). In generale, «malgrado l’inaccettabilità del dolore e la ricerca di analgesici sempre più potenti, l’umanità non può permettersi di cancellare il dolore, come invece potrebbe fare con il cancro o una cardiopatia. “Con una battuta, potremmo dire che non vorremmo più provare dolore, ma sarebbe una cosa terribile”, conclude Clark» (95). La soglia del dolore è, poi, molto diversa nei differenti individui poiché, prima di essere uno stato fisico, esso costituisce una condizione mentale, che la mente può dunque modulare in forme assai variabili.

Se la sofferenza è un portato inestirpabile dell’esistenza, gli umani fanno comunque di tutto per moltiplicarla. Un articolo molto bello e istruttivo di Massimo Barberi illustra come nel campo della sessualità i monoteisimi rappresentino un’autentica infamia, un gravissimo incitamento a praticare dei comportamenti contronatura. Si comincia dalla masturbazione infantile, che è un modo necessario che il bambino ha per conoscere se stesso, il corpo che è. L’imbarazzo dei genitori, quando non un esplicito e più o meno duro divieto, inculca nei bimbi un senso di colpa riguardo al piacere che costituisce la radice del senso del peccato, «è come se il bisogno di consenso parentale del piccolo gettasse le basi del senso di colpa, caricando quel comportamento, pur piacevole, di una valenza negativa» (24).

La Chiesa papista -ma in misura ridotta anche le altre- pone sempre più al centro dei propri discorsi l’ossessione del sesso, mettendo decisamente in secondo piano altri “peccati capitali”. Per quale ragione? Perché, come pensava Wilhelm Reich, «il sesso ha un potente valore rivoluzionario» (27) e ogni orgasmo «è senza dubbio anche un assaggio di paradiso» (26). Paolo di Tarso, il vero fondatore del cristianesimo, riteneva che «è cosa buona per l’uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. (…) Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (I lettera ai Corinzi, cap. 7, 1-8). L’ebraismo pratica la circoncisione col presupposto -peraltro infondato- che essa provochi eiaculazione precoce e quindi renda il maschio «meno soggiogato dal potere delle donne» e incapace di «soddisfare appieno la propria partner» (28). L’Islam, infine, è la religione più contronatura tra quelle monoteistiche, punendo con la morte ogni tipo di piacere sessuale che non sia riconducibile al solo rapporto tra coniugi. Sulla facciata dei templi induisti di Khajuraho, invece, si possono osservare delle scene sfrenatamente erotiche.

«I vantaggi della lussuria», come li definisce l’articolo, sono numerosi e diversi. Una sana, serena e libera attività sessuale «riduce il rischio di malattie cardiovascolari (…) inoltre aiuta a buttare giù i chili di troppo, grazie al consumo intenso di calorie -circa 200- che implica ogni rapporto (…) favorisce il rilascio di endorfine, e quindi rappresenta uno scudo nei confronti della depressione e può alleviare diversi tipi di dolore, dall’artrite al mal di testa. Le endorfine, poi, migliorano l’umore, favoriscono il riposo notturno e attenuano gli stati d’ansia. Per non parlare dei vantaggi di chi soffre di tensioni muscolari (…) Fare l’amore migliora anche l’elasticità della pelle (…), riduce la probabilità di andare incontro a dermatiti, purifica i pori e rende la pelle luminosa. (…) Fare sesso prima di tenere un discorso pubblico è il modo migliore per sconfiggere l’ansia, acquistare sicurezza in se stessi e mantenere la giusta concentrazione di fronte a una platea» (26).
Tutti effetti che vengono ulteriormente esaltati se si tratta di una sessualità congiunta a un grande affetto reciproco, all’amore e all’innamoramento. Questi stati mentali, infatti, mettono in moto «un tipo di elaborazione complessiva che a sua volta stimola il pensiero creativo, interferendo con quello analitico (…) Forse l’amore è un modo particolarmente potente per indurre in noi un senso di trascendenza: essere “qui e ora” e al tempo stesso contemplare un futuro distante e, chissà, forse persino l’eternità» (N.Liberman e O.Shapira, 106-107). Naturalmente, queste sono descrizioni dell’amore che non spiegano perché mai essere innamorati scateni endorfine e creatività. Al di là degli effetti neurobiologici, l’amore rimane ineffabile ed è qui che abita davvero il sacro, nei corpi, nella loro tensione, nei loro piaceri.

I monoteismi sessuofobici, con la loro povertà concettuale rispetto alla molteplicità splendente delle forme, con il senso di colpa che li intesse e che avvelena la vità già grama degli umani, con la miseria dei loro risultati storici, tali monoteismi -Ebraismo, Cristianesimo e Islam- costituiscono il veleno con il quale l’umanità si è da se stessa ammorbata. Non a caso, invece, la cosiddetta Mindfulness rappresenta una pratica mentale che si ispira al buddhismo e ad altre forme meno abominevoli di religiosità. Mindfulness significa consapevolezza piena delle proprie sensazioni corporee, è una traduzione dell’indiano Sati e consiste in cinque elementi principali: «non reattività, auto-osservazione, concentrazione, descrizione, atteggiamento non giudicante», ai quali si aggiungono «curiosità, apertura, accettazione e amore» (F.Cro, 99). Appunto.

Cinema

A Single Man

di Tom Ford
USA, 2009
Con: Colin Firth (George), Julianne Moore (Charlotte), Nicholas Hoult (Kenny), Matthew Goode (Jim), Jon Kortajarena (Carlos)
Trailer del film

Los Angeles, 1962. George Falconer, professore di letteratura, si schianta contro il dolore alla notizia che il compagno col quale vive da sedici anni è morto in un incidente stradale. Dopo alcuni mesi e un sogno nel quale, vestito impeccabilmente, bacia ancora una volta Jim appena morto, decide che quello sarà il suo ultimo giorno. Va a lezione, passa da un negozio, prepara tutto per il dopo -comprese delle indicazioni su come dovrà essere annodata la cravatta del proprio abito funebre-, cena con una sua antica amica e amante, va al bar per le sigarette. E lì incontra un suo allievo che lo riporta alla vita. Ma la vita è implacabile.

Il film è tratto dal romanzo di Christopher Isherwood. Tom Ford è uno stilista alla sua prima opera. Opera elegantissima e raffinata, nella quale i temi di fondo della nostra esistenza -passioni, morte, solitudine- vibrano con singolare verità d’accenti e senza mai scadere nel banale o nel sentimentalismo. Piuttosto, è il contrasto tra la bellezza della forma e la tragedia del tessuto a lasciare un’eco profonda, come di una inesorabile e insensata casualità, che è lo stesso nome del Fato.

Mostre

La Russia di Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson. Russia
Genova – Palazzo Ducale
Sino al 14 febbraio 2010

Cartier-Bresson visitò l’Unione Sovietica nel 1954 e nel 1972. All’indomani della morte di Stalin e nel pieno della Guerra Fredda. Ma ciò che il suo sguardo incomparabile sa cogliere è la costante antropologica che precede di molto le rivoluzioni e che a esse sopravvive. I santi, le icone, la fede che traspira dagli sguardi sono gli stessi sia che vengano rivolti alle Madonne ortodosse sia che abbiano come oggetto Stalin e gli altri santi del partito comunista. L’entusiasmo e la dedizione di milioni di russi al regime sembrano autentici. I bambini in divisa delle scuole elementari si alternano a una borsa oggetto di desiderio delle massaie moscovite; le gigantografie di Lenin -per quanto enormi tanto da coprire interi palazzi- sembrano sparire al confronto con gli immensi spazi della Russia profonda. La sensazione è che le tradizioni culturali, religiose, simboliche siano sopravvissute anche al dogmatismo rivoluzionario e che invece si stiano dissolvendo a contatto con il liberismo, che tutto riduce a merce e moneta. L’occhio di Cartier-Bresson suggerisce forse una triste verità: gli umani si adattano meglio alla servitù del gregge che alla libertà della polis.

Senza la musica la vita sarebbe un errore (Nietzsche)

Killing Fields

dei Funker Vogt

da We Came To Kill (1997)



Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Paganesimo

Les Grecs

NOUVELLE ÉCOLE
LES GRECS

Numéro 58 – Année 2009
Éditions du Labyrinthe
Paris, 2009
Pagine 168

Per i Greci morire non è la cessazione del respiro ma la cessazione della luce; i poemi omerici ripetono in modo ossessivo la formula “vivere e vedere la luce del Sole”. I Greci sono uomini che convivono con gli dèi invece che porli in una alterità che col pretesto di rendergli onore in realtà uccide il divino. Marcel Conche afferma con piena ragione che «le dieux sont dans le monde, associès aux hommes pour diriger les cités. Quant au dieu au singulier, il est immanent au devenir universel et en est le rythme même» (p. 11). Che a dispetto e al di là di ogni differenza, «le dieux et les hommes aient une même origine» (J. Haudry, 41) è dovuto anche al dominio che su di loro, su tutti loro, esercita il tempo.

È alla profonda struttura temporale di Dioniso che Friedrich Georg Jünger dedica un bellissimo saggio. «Toutes nos préoccupations, nos effort et supputations sont liés par les liens le plus étroits au temps. Nos craintes et nos angoisses sont autant d’imaginations et de sentiments par lesquels le temps nous harcèle. (…) N’avoir pas le temps: telle est la pauvre formule de l’extrême pauvreté, caractéristique de l’organisation mécanisée du travail où nous sommes rendus» (51). Rispetto a questi bisogni e a una simile povertà, Dioniso è «celui qui retourne le temps», per il quale «il n’est plus de passé ni d’avenir» (52). In Dioniso il tempo diventa una forma della passione, dei più profondi sentimenti, del desiderio e della gloria. Strutture che non possono rimanere chiuse in se stesse ma devono dirigersi verso l’alterità. Questo è Arianna, «l’époux rayonnante» di Dioniso, nella quale si coniuga tutto ciò che l’uomo dionisiaco cerca e desidera nella donna; «elle est l’étoile qui se léve pour lui annoncer le bonheur, celle qui comble les rêves», la tenera, la vigorosa, la forte e l’incantevole, tanto che «l’instant où le dieu la contemple endormie l’attache à elle pour toujours» (63). La violenza dionisiaca non ha nulla a che vedere con quella dei monoteismi, i quali costituiscono il trionfo dell’identità rispetto alla differenza, della guerra rispetto alla pace. I quindici anni del regno di Teodosio, ad esempio, saranno caratterizzati da «une enterprise de destruction sistématique de tous les temples et de leur statuarie ainsi que l’exécution sommaire des prêtres et des vestales qui y étaint rattachés» (68).

Rispetto a questa miseria politica, culturale e religiosa, Dioniso è la profondità e il vertice dell’umano e del divino: «L’homme est certes, par toute sa constitution, trop faible pour demeureur longtemps à l’altitude intemporelle de la fête, mais la force immense du dieu a ce pouvoir, son essence n’est autre que fête éternisée» (62). Che l’essenza di Dioniso sia “festa eternizzata” è definizione tanto vera quanto stupefacente del dio.
Per i Greci il corpo è la gloria stessa dell’umano. Ed è anche per questo che uno dei saggi più profondamente ellenici di questo numero della Rivista è un testo che formalmente non appartiene al dossier sui Greci. Si tratta del ricchissimo, erudito e divertente saggio dedicato da Gérard Zwang alla sessuologia. Contro la visione pervertita e patologica del freudismo -formidabile «obstacle à la connaissance des phénomenés sexuels humains» (137)-; contro «les plus féroces interdits» che «furent mis en forme par le monotheisme “inventé” par les Hébreux» (131); contro la «réticence envers l’animalité», la quale «n’a pas seulement entravé la connaisance scientifique de la sexualité, elle a empoisonné la vie de millions d’humains» (125); contro tanto veleno, una realistica, sana e scientifica visione della sessualità coglie la sua piena e totale legittimità in ogni forma del piacere e dell’incontro tra i corpi: dalla masturbazione infantile che «est non seulement “inévitable” mai encore nécessaire» (128) all’omosessualità, dall’orgasmo femminile che agli uomini che lo provocano offre il più grande dono e «le plus gratifiant brevet de virilité: voir jouir celle que l’on étreinte» (127) al lungo ed esaltante elenco del gaudio corporale, della sua “normalità”:

Il est normal de ne pas contracter de lien social officiel avant d’avoir testé l’accomodament physiologique (et bien sûr caractériel) avec le/la partenaire: pas question de fonder un couple avant d’avoir trouvé le bon/la bonne. Il est normal de pratiquer toutes stimulations manuelles et/ou buccales mettant en route la physiologie érogène avant la copulation vagino-pénienne. Il faut là remarquer que si le cunnilinctus est un gest profondément instinctif chez quasiment tout les quadrupèdes, la fellation est une invention humaine (féminine) dont ne bénéficient malheureusement pas (pour eux) éléphants, chimpanzés, etc., de même qu’ils ignorent le tête-bêche, en hors-dœuvre ou en plat principal. L’orgasme clitoridien est normal, nécessaire à la plupart des femmes pendant les premiers temps de la séance érotique, pour permettre ensuite au vagin d’atteindre le degré de stimulation lui permettant de parvenir à l’orgasme. Faut-il préciser que le clitoris humain ne peut être stimulé que par la main ou la bouche? Il est normal d’assouvir à la main ou à la bouche le/la partenaire en état de désir lorsqu’on n’est pas disponible, fatigué(e), indisposé(e), enceinte, lorsque les circonstances ne se prêtent pas à l’etreinte, pour s’amouser, etc. Il est normal d’adopter la/les posture(s) d’ccouplement que le couple juge la/les plus goûteuse(s); il n’y a pas de position “malsaine” ou humiliante. (129).

Questo è una vita libera, un gaudio profondo, un bene vero. Questo è parte e forma della bellezza che i Greci -per sempre maestri- ci hanno regalato.