Skip to content


Sospesi ma liberi

Sono tanti i docenti universitari e gli amministrativi degli atenei italiani sospesi nei mesi scorsi dall’attuale governo e reintegrati dal primo aprile. Alcuni di loro hanno redatto un documento che sta ricevendo numerose adesioni. Lo pubblico anche qui. I nomi di coloro che hanno preparato il testo e di quanti lo hanno firmato si trovano su girodivite.it.
I docenti, gli amministrativi, i dottorandi che volessero sottoscrivere il documento potranno rivolgersi agli estensori, tra i quali ci sono anch’io.

==========

Prendiamo atto che il Decreto Legge 24 del 25.3.2022 ha parzialmente ripristinato il diritto a lavorare anche in assenza di adempimento all’obbligo vaccinale, ma imponendo un tampone che appare meramente punitivo, dal momento che anche i vaccinati si infettano e contagiano. Viene infatti eliminata, almeno per ora, una norma (l’obbligo vaccinale per lavorare) ormai giuridicamente insostenibile perché priva di basi scientifiche nel prevenire l’infezione e il contagio, lesiva di diritti naturali dell’uomo, unica in Europa. Pur con questo piccolo e dovuto passo verso un ritorno alla legalità, occorre che vengano rimossi tutti gli obblighi vaccinali per età e/o categoria (non abrogati dal DL 24/2022), il ricatto vaccinale a cui è ancora sottoposto il personale sanitario per tutto il 2022 e le norme (GP base, mascherine …) mantenute vive oltre il termine dello stato di emergenza e quindi illegittime. In particolare, è deplorevole l’accanimento verso i giovani a cui, almeno per tutto aprile 2022, è ancora negato lo sport di squadra, l’accesso a palestre e piscine e alla stessa università senza un cosiddetto greenpass o peggio un supergreenpass. Non solo: ancora fino al 15 giugno 2022 è imposta la mascherina agli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado, sebbene dal primo maggio non sarà più necessaria, almeno stando alle norme attualmente vigenti. 

Occorre che il Parlamento ritorni a legiferare attivamente, per eliminare il caos normativo introdotto dai numerosi DL, con particolare riferimento al DL 44/2021, passando per il DL 1/2022 ed infine il recente 24/2022. Tale caos è aggravato dalla interpretazione di queste intricate norme, visti i ripetuti rimandi e modifiche di leggi precedenti. In fase di sospensione solo un ateneo, per quanto noto, ha concesso l’assegno alimentare e, dopo il DL 24/2022, ogni università ha adottato provvedimenti anche molto diversi, ad esempio, con reintegro a partire dal 25.3.2022 piuttosto che dall’1.4.2022. Altri atenei impongono al personale Tecnico Amministrativo, in caso di reintegro dal 25.3, di considerare i giorni dal 25 al 31 come ferie o permesso; inoltre ad alcuni sembra concesso lo smart working per poter lavorare senza greenpass base e ad altri no. Ancora più grave: alcuni atenei hanno atteso fino al 31 marzo per comunicare anche solo ufficiosamente i nuovi provvedimenti, facendo perdurare uno stato di incertezza sempre più insostenibile e dannoso per chi lo subisce, per i collaboratori e per gli studenti.

Nel giro di un mese si sono dunque creati innumerevoli problemi e situazioni imbarazzanti che hanno causato notevoli ed evitabili disservizi:

1) Dopo le prime sospensioni da settembre 2021, la maggioranza del personale universitario è stata sospesa tra il 15 febbraio e il 15 marzo con un caso estremo di sospensione notificata il 30.3.2022 e sorprendentemente firmata ed effettiva dal 25 marzo, giorno della pubblicazione del DL 24/2022. Per quanto riguarda i docenti molti corsi sono stati messi a bando e potrebbero iniziare, da parte dei vincitori di concorso, dopo la riammissione in servizio dei titolari ex sospesi. Per quanto concerne il personale tecnico amministrativo, gli incarichi sono stati ridistribuiti, creando anche problematiche relazionali e scavando solchi tra persone che da anni lavorano insieme negli stessi settori e uffici. Questa situazione ha causato un carico psicologico pesante sia sui sospesi che tra i colleghi non sospesi.

2) Sono stati bloccati, o comunque rallentati, progetti di ricerca, pubblicazioni e contratti con aziende, con danni alle carriere dei sospesi ma anche dei collaboratori che hanno visto rallentamenti dovuti all’interruzione del lavoro di ricerca e dell’attività di pubblicazione.

3) Agli studenti è stato in alcuni casi negato il diritto allo studio e, in generale, causato un disorientamento legato all’incertezza su chi avrebbe tenuto il corso e avrebbe gestito e coordinato tesi ed esami, solo per fare alcuni esempi.

4) Assai grave è l’ulteriore discriminazione a cui sono sottoposti i docenti delle scuole elementari, medie e superiori, ai quali è stato negato il doveroso diritto di rientrare nelle proprie classi.

Ancora ad aprile 2022, a stato di emergenza scaduto, a chi non sia in possesso di supergreenpass è richiesto il greenpass base da tampone (imponendo loro quindi di pagare per lavorare). Tale norma rappresenta una palese discriminazione rispetto ai vaccinati con 3 dosi (gli unici ad avere un supergreenpass illimitato a norma di legge ma non avallato da basi scientifiche) che hanno carica virale e contagiosità dello stesso ordine di grandezza rispetto ai non vaccinati. Ancora una volta è evidente quanto il greenpass (normale, super, rafforzato in un elenco non esaustivo delle sue varie gradazioni) non costituisca uno strumento di prevenzione sanitaria, come peraltro dimostrato dall’aumento esponenziale dei contagi dopo il suo utilizzo sempre più ampio a partire da settembre 2021. 

Occorre impegnarsi per un ritorno alla normalità non soltanto giuridico–amministrativa ma sostanziale e dunque capace di restituire serenità ed equità alla vita quotidiana negli atenei. Per questo è necessario un dibattito aperto e sereno nel mondo accademico, e nell’intero corpo sociale, sull’uso e abuso dello strumento cosiddetto green pass e sugli obblighi vaccinali.

Lettere sull’Università

Nei giorni scorsi molti docenti sospesi dalle Università italiane (e anche dei non sospesi) abbiamo inviato due lettere.
La prima al Ministro Messa e (chi ha voluto) ai rettori dei propri Atenei.
La seconda alla Corte Penale Internazionale (International Criminal Court).
Si tratta di due documenti credo significativi, che evidenziano e denunciano a vari livelli i danni, i disagi, le conseguenze educative, didattiche e amministrative delle norme irrazionali e arbitrarie che hanno prodotto gravi e pervasive discriminazioni nei confronti di intere categorie di cittadini italiani, in particolare docenti, studenti e lavoratori delle scuole e delle università.
Metto qui a disposizione entrambi i testi, con l’auspicio che siano utili a comprendere quanto è accaduto e continua ad accadere. E che rimangano a futura memoria, affinché una simile barbarie giuridica, politica e pedagogica non abbia a ripetersi.

Untore

L’Università di Catania, nelle persone del rettore Francesco Priolo e del direttore generale Giovanni La Via, mi ha sospeso dal servizio e dallo stipendio sino al 15 giugno 2022.
Sospeso non perché abbia commesso un reato, non perché sia venuto meno ai miei doveri d’ufficio, non perché non abbia svolto esami o lezioni, non perché abbia trattato persone, studenti, colleghi in modo non corretto.
Sospeso perché non intendo introdurre nel mio corpo delle sostanze che i ‘bugiardini’ delle aziende che le producono definiscono sperimentali e delle quali non si conoscono gli effetti di lungo periodo.
Sospeso perché, al di là della questione sanitaria, mi oppongo a una degenerazione politica assai grave che sta cancellando la Carta costituzionale, l’equilibrio tra i poteri, i diritti fondamentali della persona.
Sospeso perché non mi sono vaccinato.
Prima di prendere questa decisione ho chiesto alla ATS di Milano informazioni sulla vaccinazione, come previsto dalla normativa in vigore e come è mio diritto/dovere di cittadino. Non ho ricevuto risposte se non il rinvio alle FAQ di alcuni siti istituzionali, dove non ho trovato quasi nulla che riguardasse i quesiti che ho posto. Mi sono dunque sottoposto a un esame allergologico il sui esito è stata l’autorizzazione all’esenzione dalla vaccinazione. Ho inviato tale documentazione a Unict, aggiungendo inoltre un referto relativo ad altri problemi sanitari che rendono rischiosa la somministrazione del vaccino. Di tutto questo l’amministrazione non ha tenuto conto.

Le motivazioni della mia decisione sono dunque di natura anche sanitaria ma non solo. Ce ne sono altre che si possono riassumere nei due elementi che hanno sempre guidato -almeno spero!- la mia esistenza: l’amore per la conoscenza e per le libertà. Non intendo obbedire a ingiunzioni arbitrarie e tiranniche; cerco di conservare la coscienza dei miei doveri di essere umano, di cittadino e di professore.
Sento infatti come un dovere il rimanere fedele alla missione dell’Università, che consiste anche e specialmente nel costituire un luogo aperto e critico, atto a formare persone quanto più possibile libere e consapevoli; da due anni, invece, gli Atenei sono diventati delle caserme respingenti, discriminanti e chiuse non soltanto ai corpi ma anche e specialmente a ogni accenno di ipotesi, prospettiva, suggerimento, pensiero critico nei confronti dei dogmi politici travestiti da securitas sanitaria.
Quella in atto è anche una grave infodemia, che ha visto i media al servizio passivo e acritico di un potere la cui irrazionalità e paranoia canettiane mi sono sembrate sempre più evidenti. Nel corpo collettivo è in atto un’ondata di irrazionalismo, di propaganda, di miseria culturale e di tirannide sulla quale in questi due anni ho scritto centinaia di pagine in riviste, in volumi collettanei, sul mio sito. Probabilmente sulla base di questi interventi e testi, mi aveva anche contattato la redazione di un programma televisivo che si chiama Di martedì. Ho rifiutato cortesemente l’invito perché si tratta di situazioni trappola nelle quali a coloro che mettono in dubbio la narrazione dominante viene impedito di condurre e concludere ogni discorso sensato.

Rendo pubblici alcuni dei documenti relativi alla vicenda:
la mia lettera all’ATS di Milano;
risposta della Dirigente dell’ATS di Milano;
avviso ricevuto da parte dell’Area Risorse Umane Unict;
decreto di sospensione;
lettera dei docenti italiani al governo in carica.

Il terzo documento l’ho ricevuto da un’entità «obbligo.vaccinale@unict.it», che si firma «Area Risorse Umane». A proposito di tale modalità di comunicazione un collega mi ha scritto giustamente questo: «La lettera di Unict è scandalosa non solo per il contenuto ma anche per la forma. Chi sono infatti le ‘risorse umane’? Come si fa a firmare un documento di questo tipo a nome di ‘Area Risorse Umane’? Nessuno, ovviamente, vorrebbe sottoscrivere a proprio nome una simile lettera, che nulla toglie alla penna e alla freddezza procedurale di Adolf Eichmann». Un’altra collega ha scritto: «Gli Atenei si sono macchiati intellettualmente, notificandoci queste sospensioni. E in modo profondo, una sottomissione orribile, che sarà una macchia indelebile. Non è la prima volta nella storia. Se gli dei saranno clementi, ci daranno la possibilità di vedere a breve la macchia venire alla luce». Al che ho risposto: «Sì, è una macchia di sottomissione all’iniquità, alla superstizione, all’infamia. Non è solo per ragioni personali che non lo dimenticheremo, che non potremo dimenticarlo, ma perché un atto come questo muta nel profondo ogni relazione dentro l’istituzione e il significato stesso dell’Università come luogo di ricerca, curiosità, scambio, libertà».
Aggiungo, tra i documenti relativi a questa vicenda, una lettera che avevo già pubblicato in questo sito, firmata anche da me e inviata da numerosi docenti italiani ai decisori politici, compreso l’ologramma ministra Messa; testo che era stato preceduto da analoghi documenti inviati dai docenti di numerose Università ai loro rettori. Tale lettera mi sembra infatti una sintesi eccellente della situazione istituzionale e giuridica. 

Rispetto le posizioni di tutti su che cosa introdurre nel proprio corpo; spero che vengano rispettate dagli amici – degli altri non mi importa – anche le mie; chi vuole vaccinarsi lo faccia quante volte vuole o ritiene sia necessario, senza pretendere di imporre la stessa pratica a chi, per qualunque ragione, non intenda inocularsi.
Una soluzione sarebbe stata e sarebbe ancora ammalarmi, guarire e almeno provvisoriamente risolvere. Ma, nonostante l’abbia tentato in vari modi, non riesco proprio a prendere il Covid19. Che dei cittadini, ne conosco numerosi, vengano indotti a sperare di ammalarsi è uno dei segni più chiari della barbarie giuridica, esistenziale e sanitaria in atto.

Chiedo a chi avrà letto queste righe di non rispondermi (e sperabilmente neppure pensare) «non sei affatto discriminato, dipende da te; vaccìnati e tutto sarà risolto». Rispondere in questo modo significherebbe non aver compreso nulla di ciò che ho scritto e soprattutto sarebbe una triste testimonianza di asservimento interiore e concettuale, forse a questo punto inemendabile.
Al di là dei rischi che comporta e anche al di là del suo significato politico, accettare il comando iniquo di un’autorità perduta sarebbe per me un’azione senza senso. Non un’azione buona o cattiva, giusta o ingiusta, libera o imposta, opportuna o radicale. No, un’azione proprio senza senso, «una nonsenseria» (per parlare la lingua di Horcynus Orca). Qualcosa che non si può chiedere a chi ritiene che siamo dei dispositivi semantici, a chi dedica la propria esistenza alla filosofia.

 

[Addenda 1, 13.3.2022]
Ringrazio tutti coloro -studenti, amici, colleghi- che hanno voluto esprimere nei commenti pubblicamente la loro solidarietà e vicinanza. Vi ringrazio uno per uno, di cuore, anche per aver ritenuto necessario farlo, appunto, in pubblico.
Ringrazio anche i tanti -davvero tanti- che mi stanno scrivendo, chiamando, manifestando il loro sconcerto e il loro affetto. Prevedevo dei commenti amichevoli ma non in tale misura e modi. Evidentemente esiste nel corpo collettivo anche la percezione della insensatezza e dell’iniquità di ciò che stanno subendo tante, troppe, persone la cui unica colpa è avere dei dubbi, desiderare mantenere la sovranità sul proprio corpo, cercare di ragionare -ed eventualmente anche sbagliare- da sé e non come parte della propaganda mediatico-sanitaria.
Aggiungo qui soltanto due osservazioni.
La prima è un paradosso. In due anni di epidemia non ho preso alcuna precauzione, ho respirato senza maschere appena ho potuto, ho incontrato e abbracciato tante persone, ho toccato tutto, sono anche stato vicino a mia moglie che si è ammalata di Covid ed è guarita. Ma io non ho preso nessuna «variante». Sono insomma nei confronti del virus, per quello che si può vedere, «sano». E però non posso insegnare. Tante persone, amici e colleghi con tre dosi di vaccino si ammalano di Covid e prima che la malattia emerga entrano in Università (o in altri luoghi di lavoro) e si muovono liberamente.
La seconda osservazione prende spunto da un’amica che mi ha espresso il suo dispiacere aggiungendo «io mi sono vaccinata, ho preferito farlo. Non mi sono sentita lesa nelle mie libertà fondamentali». Le ho risposto ribadendo che chiunque lo vuole ha diritto di vaccinarsi più volte; la questione è obbligare chi non vuole. C’è un’enorme differenza tra le due cose. La mia amica, appunto, «ha preferito farlo»; io e tanti altri non abbiamo il diritto di «preferire non farlo».

 

[Addenda 2, 20.3.2022]
Ho ricevuto, per conoscenza, una lettera indirizzata agli Organi di Ateneo.
La copio qui sotto, con il relativo documento.

Alla cortese attenzione

del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Catania
Professore Francesco Priolo

e del Direttore Generale
Professore Giovanni La Via,

e p.c.

del Direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche
Professoressa Maria Caterina Paino

e del Professore Alberto Giovanni Biuso

Con la presente trasmettiamo in allegato una lettera sottoscritta dagli studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche e nello specifico dagli studenti di Filosofia e di Scienze Filosofiche.
La lettera è frutto di un sentimento comune che è maturato a seguito dell’avvenuta sospensione del Professore Alberto Giovanni Biuso, il quale non è a conoscenza dei contenuti di questa lettera.
In attesa di un Vostro cortese riscontro, l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.
Gli studenti firmatari

Lettera_Studenti_Dipartimento_di_Scienze_Umanistiche (pdf)

Il virus come tramonto

Non so chi sia l’autore del testo che pubblico qui sotto (letto in Rete) e sono pronto ad aggiungere il suo nome, se mi sarà segnalato. Anche se l’estensore confonde il green pass del gennaio 2021, necessario per uscire e rientrare dall’Italia, con quello imposto con il DPCM del 6.8.2021, universale e quindi assai più grave, credo che in queste righe si colga uno degli elementi profondi e capaci di descrivere ciò che sta accadendo. I filosofi, e più in generale gli studiosi, dovrebbero avere la funzione di comprendere e comunicare tali dinamiche ma uno degli elementi più tristi del presente è proprio la trahison des Clercs (Jules Benda), il tradimento degli intellettuali.

==============
OBBEDISCI

Fin dall’inizio la gente si è siringata per poter continuare a fare le cose di prima.

Senza il green pass, di cui si è parlato a gennaio, in piena concomitanza con l’inizio della campagna va**inale, solo il 10% della popolazione, si sarebbe va***nata. Altro che 50%. Qui, dunque, non siamo di fronte a un’umanità dedita alla scienza. Qui siamo al nichilismo puro. Non c’è nessuna fede nella scienza. C’è semplicemente il doversi siringare. Ma il bello è che questo siringarsi, per-poter-fare (lavorare, andare a un concerto, prendere un treno), è quel crepuscolo degli idoli di cui parlava un filosofo il secolo scorso. È di fatto, la piena attuazione, della fine delle ideologie. Di ogni valore, finora conosciuto. È l’abbattimento della coscienza, della libertà, della persona, della storia. È la fine dell’uomo, come l’avevamo conosciuto. È chiaro che eravamo già pronti. Ma qualcosa avrebbe ancora resistito. Grazie alla pandemia, abbiamo definitivamente abbandonato tutto quel mondo. Ci siamo scoperti ‘niente’. Cioè, oltre il lavorare, andare a un concerto, andare a un museo, non siamo niente. Solo fruitori, utenti, clienti. Più nessuna idea sulle cose e sul mondo. Sulla vita, e sugli altri. Nessuna idea. Nessun pensiero. Nessuna visione. Nessun desiderio. Nessun io. Nessuna prospettiva. Solo, la pura obbedienza. Obbedire, per poter fare le cose di prima. Obbedire, perché altrimenti non era possibile farle. Tutta la pandemia è stata indirizzata sul nulla dell’uomo, e nell’uomo. E la scienza è stato il disperato tentativo di far reggere un’ideologia che ti chiedeva invece di sottomettere il tuo corpo per prendere un treno, o mangiare una pizza al chiuso. Il nulla, quindi, se il discorso verte sul lato ‘ideale’. 

Nietzsche, senza dubbio, ha visto tutto. E credo lo si capirà bene quando dei racconti di Zarathustra si saprà cogliere l’aspetto conoscitivo, più che quello esortativo. Zarathustra, vede, e non necessariamente vuole, quello che racconta. La sua partecipazione è una finzione scenica. È probabilmente l’umano troppo umano che c’è in lui, la sua ‘malinconia’. La scena del siringaggio al mercato, tra la frutta e la verdura, di una persona che non sa neppure quello che sta facendo, con una risata senza senso, ricorda certe figure dello Zarathustra, nella sua forza dirompente, nell’intensità distruttiva che emana. 

L’uomo covidiano è l’uomo privo di un qualunque pensiero sul mondo, senza più una ragione, una comprensione di quello che ha intorno. È la risata ebete del pazzo, completamente staccato da ogni universo di valori e significati condivisi.
==============

Con l’invenzione politica (e non sanitaria) del SuperGreenPass la tonalità sociale è ulteriormente peggiorata; dilagano l’intolleranza, la violenza, la discriminazione verso chi esercita il diritto -sempre più fragile- al controllo del proprio corpo.
Lo ha chiarito assai bene Giorgio Agamben in due recenti occasioni: nella sua audizione in Senato il 7.12.2021, quando ha parlato in modo esplicito di terrore politico e tradimento medico, ricordando che il primo governo europeo a imporre leggi invasive della corporeità fu il governo nazionalsocialista; in un breve intervento a un convegno, nel quale ha affermato con chiarezza che «il governo attuale ha abbandonato ogni legalità»:

Una conferma alle parole di Agamben è costituita da quanto accadrà tra due giorni, a partire dal 15.12.2021, con l’espulsione di tanti docenti, maestri e professori, dalla scuola italiana. Qualcosa di inaudito, che ricorda gli anni più oscuri del Novecento. Riporto qui sotto la testimonianza di uno di questi maestri e la dichiarazione di piena solidarietà ai colleghi delle scuole da parte dei docenti universitari firmatari del manifesto contro il lasciapassare sanitario. Le preoccupazioni sulla gravissima discriminazione in atto (denunciata da quello e da altri analoghi documenti) si stanno rivelando fondate.

 

 

Gli «effetti collaterali» dei vaccini, i rischi anche gravi e persino fatali che si corrono, sono oggetto dei due documenti che allego qui sotto. Il primo è una sintesi dei rischi accertati sino alla data della sua stesura, 17.2.2021; il secondo è un breve articolo di Panorama del 1.12.2021, che consiste di due elementi: una serie di dati ufficiali -e quindi assai probabilmente sottostimati- e alcune testimonianze di persone che hanno subìto gravi danni dopo l’inoculazione.

Secondo alcune letture di questi due anni di epidemia, al fondo della vicenda ci sarebbero anche le preoccupazioni maltusiane già sollevate dal Club di Roma con I limiti dello sviluppo (Rapporto Meadows, 1972), vale a dire l’assillo per l’incremento demografico assolutamente fuori controllo della specie umana, sicura ragione di esaurimento delle risorse del pianeta e dunque della vita su di esso. Anche per questo ai danni immediati dei vaccini, e ovviamente a quelli del virus, sembra che si aggiunga un probabile effetto di sterilizzazione sui giovani vaccinati.
Se fossero davvero queste alcune delle motivazioni del diffondersi sia del virus Sars-Cov-2 sia di vaccini molto pericolosi, si potrebbe essere disponibili ad accettare la loro funzione di salvaguardia dell’intero rispetto al dilagare di una sua parte, rispetto dunque all’effetto tumore che Homo Sapiens esercita sulla biosfera.

Borghesia

Claudio Lolli
Borghesia
 (mp3)
(da Aspettando Godot, 1972)

============
Come anarchico dedico questa canzone non ai governi Rumor, Fanfani, Andreotti, Colombo…Governi democristiani che dovevano confrontarsi non solo e non tanto con il Partito Comunista Italiano ma anche e soprattutto con reali movimenti d’opposizione, compresi quelli libertari.
Dedico Borghesia a un governo senza opposizione né in Parlamento né in una stampa disgustosamente servile né in una società spaventata, ubbidiente, moribonda, televisiva, la società del Covid. La dedico a un governo presieduto dalla quintessenza della borghesia di cui canta Lolli, da un banchiere.
La dedico al Governo Draghi, con disprezzo.
===============

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana
Se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana
Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi
Assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.

E la domenica vestita a festa con i capi famiglia in testa
Ti raduni nelle tue Chiese in ogni città, in ogni paese
Presti ascolto all’omelia, rinunciando all’osteria
Così grigia e così per bene, ti porti a spasso le tue catene.

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Godi quando gli anormali son trattati da criminali
Chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali
Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
Tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.

Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione
Alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione
Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria
Hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia.

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Non sopporti chi fa l’amore più di una volta alla settimana
Chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
Oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista.

Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto
Sempre lì fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto
Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
Sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.

Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
Per piccina che tu sia il vento un giorno ti spazzerà via.

[La foto del Governo Draghi schierato in tutta la sua funerea potenza è di Roberto Monaldo/Getty Images]

Virus e politica

«Torture numbers, and they will confess to anything»
(Gregg Easterbrook: ««Our Warming World», New Republic, 11.11.1999, vol. 221, p. 42)

Propongo una selezione di alcuni miei recenti interventi su twitter

*****

Detesto gli anacronismi storici ma devo arrendermi all’evidenza: è in atto nel mondo un’ondata di #neonazismo politico-sanitario.

*****
Un gravissimo invito alla #delazione. Il #virus come strumento della dissoluzione del corpo sociale.

*****
I #bambini vogliono vivere, i ragazzi vogliono vivere, la #scuola vuole vivere. E invece i maghi sedicenti #virologi e i politici che ai maghi si sono affidati cercano ogni giorno di soffocare con un cuscino bambini, ragazzi, scuola. La marca del cuscino è  #Dad.

*****
Nessuna pietà verso i #bambini, i #ragazzi, i più fragili tra i #giovani. Nessuna pietà: #isolamento, #autolesionismo, #anoressia, #bulimia, #suicidi. Nessuna pietà. In nome del #Covid19, in nome del #lockdown miracoloso, superstizioso.


*****
6 ore al giorno dietro un monitor a casa propria, a non imparare nulla e ad alienarsi, non è per #Toti e per gli altri un «grosso disagio». Il disagio, in effetti, è l’esistenza di questi personaggi. 

*****
«Non comporta grossi disagi trattandosi di ragazzi più grandi». Questa frase è una degna epigrafe della totale ignoranza #didattica e della cialtroneria esistenziale che guida #Toti come gli altri criminali -della #Lega, #ForzaItalia, #PD– che amministrano la cosa pubblica.

*****
Almeno sono #ragazzi vivi, nello spazio, nella #festa. Non chiusi nel torpore di un #televisore, di uno schermo, del vuoto #virtuale. Accanto a mammina e a papà. Sono ribelli. Li apprezzo.

*****
Davvero inquietante.
Gli #ospedali non vengono rafforzati.
I #vaccini sono un disastro.
Nessuna #cura contro il #Covid19.
L’ineffabile #Speranza e l’intero #GovernoDraghi brancolano nel buio.
La «soluzione» è sempre la stessa: la #repressione, la guerra contro i #cittadini che vogliono solo #vivere.

*****
«Messa la #salute al primo posto». Che concetto miserabile, infimo, riduzionistico, hanno costoro della salute. Salute è relazioni, #lavoro, #affetti, sole, aria, luce. Salute è la #vita. Quella del #GovernoDraghi è la salute degli #zombie.

*****
Pensare che la ricerca scientifica -e in particolare quella farmacologica- sia autonoma dal potere politico ed economico significa vivere a Disneyland o fare finta di viverci (oltre che, ovviamente, ignorare Kuhn, Feyerabend e l’intera #epistemologia).

*****
Il rifiuto della discussione su tematiche che riguardano la #vita, le #libertà, il #corpo collettivo, è segno della pulsione autoritaria di #Zaia e di troppi politici e amministratori. Questo oggi è il #fascismo, una #DittaturaSanitaria rozza, magica, televisiva, isterica.

*****
Naturalmente non è cambiato nulla: #GovernoConte o #GovernoDraghi a imperversare sono sempre gli stregoni cromatici che si riuniscono intorno a #Speranza, il cui obiettivo è continuare a ballare -sino a che sarà possibile- la danza macabra del #Covid19.

*****
E però ciò che conta è la «#salute». Miserabili cinici dal reddito garantito definiscono tutto questo «business». Che cos’è la salute per #Speranza, per i suoi presunti #virologi, per il #CTS? Soltanto #virus? Un riduzionismo degno del più rozzo positivismo.

*****
«#Variante», una parola magica, terribile e insieme confortante. In modo che la potenza del corpo collettivo venga prostrata ancora e ancora dal terrore. Il gioco si fa sempre più scoperto, l’utilizzo politico del #Covid19 deve proseguire.

*****
«#Lockdown per ripartire…» è una delle più limpide formule che siano state trovate dalla #neolingua dei sudditi orwelliani. Da un anno non funziona, da un anno viene ripetuta dall’#informazione come fosse risolutiva. Anche questo è la #DittaturaSanitaria.

*****
È una sindrome ormai nota: si chiama “#stupidità e isteria indotta da #Sars2”. Sta anche nei manuali di #psichiatria politica.

*****
#BastaCoprifuoco
perché da emergenza è diventato struttura (come era prevedibile e previsto). 

*****
Basta con questa misura profondamente antidemocratica, inutile, vessatoria, sciocca. #BastaCoprifuoco 

*****
Marcosebastiano Patanè@mspatane · 19 apr
Chiudere ora per salvare il natale.
Chiudere a natale per aprire a gennaio.
Chiudere ora per salvare la Pasqua.
Chiudere a Pasqua per riaprire ad aprile.
Chiudere ad aprile per salvare l’estate.

[Mio commento]
E poi:
Chiudere l’#estate per salvare l’inizio dell’anno scolastico.
Chiudere le #scuole per salvare il natale.
E si ricomincia…
L’eterno ritorno dell’#irrazionalità, dell’#isterismo, della #follia, della cupezza.
L’eterno ritorno del vuoto.

*****
Sempre più sincere ed esplicite le venature nazistoidi: «Qui non entrano i non vaccinati [i meridionali, i negri, gli ebrei]»

*****
Di fronte all’orrore della vita collettiva che si spegne, si può sperare in questo: in una ribellione selvaggia, chiunque la pratichi.

*****
Non ne usciremo più non per il #virus biologico ma per il virus politico.

Vai alla barra degli strumenti