Skip to content


Zombi

 

manifesto_23-12-2016

Quella umanità condannata a una perenne non vita virtuale
il manifesto
23 dicembre 2016
pag. 11
Pdf dell’articolo

Gli zombi sono il modello al quale il Capitale vorrebbe ridurre ogni proletario e -alla fine- l’intera umanità; gli zombi sono i sempre connessi a facebook, i teledipendenti, tutti i soggetti che si muovono verso la non vita virtuale; gli zombi sono tristi metafore dell’omologazione e del conformismo.

 

 

Trasparenza

Perfetti sconosciuti
di Paolo Genovese
Italia, 2016
Con: Giuseppe Battiston (Peppe), Anna Foglietta (Carlotta), Marco Giallini (Rocco), Edoardo Leo (Cosimo),Valerio Mastandrea (Lele), Alba Rohrwacher (Bianca), Kasia Smutniak (Eva)
Trailer del film

Quattro coppie di amici a cena. Il quarto però si presenta da solo perché la sua compagna non sta bene. Tra una portata e l’altra, Eva propone il gioco della verità in versione aggiornata, vale a dire lasciare i cellulari sul tavolo, leggere tutti insieme i messaggi e ascoltare in viva voce le chiamate. Qualcuno ha delle perplessità sull’opportunità di un simile esperimento ma, per non dare l’impressione di avere dei segreti, alla fine tutti accettano. Com’era facilmente prevedibile, ciò che emerge via via che arrivano le chiamate e i messaggi è un mondo sconosciuto ai rispettivi partner. Un mondo di sfiducia, ambiguità, tradimenti. Il piano inclinato della verità conduce i personaggi verso il baratro.
I sette attori sono perfettamente calati nella parte e valorizzano una sceneggiatura capace di alternare con abilità e finezza il comico e il drammatico. Il vero protagonista è il cellulare, un’intelligenza artificiale alla quale gli umani affidano tutto di sé: informazioni, legami, desideri, segreti, bassezze. Il telefono è al servizio dei social network -WhatsApp, Twitter, Facebook-, i quali creano i legami, determinano le loro modalità, decretano la loro fine. Il mondo distopico immaginato da molta fantascienza -le macchine che prendono il sopravvento sui loro inventori- non ha bisogno dell’hardware di grandi apparati di silicio e d’acciaio. Questo mondo è in gran parte creato dal software della comunicazione digitale in cui tutti siamo immersi momento per momento. La compulsività con la quale si risponde al profluvio di messaggi che ci arrivano, il bisogno di tali messaggi, il senso di vuoto causato dalla loro assenza, costituiscono non soltanto una immensa fonte di profitto da parte di aziende come Google e Facebook ma vanno trasformando le interazioni umane in qualcosa di nuovo, caratterizzato da immediatezza, dipendenza, labirinti.
Tutto questo è stato immaginato e auspicato più di due secoli fa dal filosofo che è il padre della contemporaneità. Jean-Jacques Rousseau sognava una società nella quale i muri delle case fossero trasparenti, in cui nessuno avesse da nascondere nulla agli altri e la sincerità fosse pervasiva e totale. Ma il segreto è una delle condizioni fondamentali della relazionalità interumana, rimosso il quale rimane la barbarie dell’occhio totalitario del potere, rimane la barbarie di un reciproco dirsi tutto che diventa un reciproco odiarsi. La riservatezza e il silenzio sono due delle condizioni che rendono possibili i legami individuali e collettivi. Se i social network sono un pericolo è anche perché tendono a rimuovere tali condizioni. E ci riescono.
Il finale di questo film mi è sembrato efficace ed emblematico proprio perché ricostituisce quell’armonia che la trasparenza aveva distrutto. L’opacità è condizione stessa dell’umano, della sua finitudine.

James Bond, l’anarchico

007 Spectre
di Sam Mendes
USA – 2015
Con: Daniel Craig (James Bond), Léa Seydoux (Madeleine Swann), Ralph Flennes (M), Christoph Waltz (Oberhauser), Ben Whishaw (Q), Andrew Scott (Denbigh)
Trailer del film

007_Spectre«I morti sono vivi». La prima inquadratura del film è questa frase, la quale introduce un efficace piano sequenza sulla festa dei morti a Città del Messico. Ci si sposta poi a Londra, Roma, Tangeri, Tokyo e altrove. Non manca nulla degli elementi classici della saga bondiana: lunghi e spettacolari inseguimenti, mezzi di trasporto di tutti i tipi, tecnologie miniaturizzate, complotti mondiali, ironia.
E James Bond conferma sempre la propria natura di immortale, identica agli eroi di tutte le saghe, che non possono morire qualunque cosa accada.
Ma in questo film ci sono almeno due elementi di novità, uno abbastanza ovvio, l’altro meno.
Il primo è che il potere si è spostato dal danaro e dalle armi alle informazioni, la raccolta delle quali costituisce l’obiettivo della Spectre, una sorta di fusione di facebook, google, apple/microsoft, che ha l’obiettivo di controllare sin nei minimi dettagli la vita di tutti, proprio di tutti. È sempre la profezia di 1984 che va realizzandosi. Non nei film di James Bond ma nella realtà.
Il secondo elemento è che la Spectre è composta dai nove stati più potenti del mondo. Non sembra quindi esserci più differenza tra gli stati e i criminali, gli stati sono criminali. Notevole.
Lascio quindi la parola a Dario Sammartino, che mi ha suggerito di vedere 007 Spectre dando delle indicazioni che corrispondono perfettamente ai suoi contenuti.

«Ti segnalo tre punti sagaci del soggetto dell’ultimo Bond, che forse ti incuriosiranno.
1) Lo scopo delle fatiche dell’eroe è di impedire l’avvio di un sistema di controllo mondiale di comunicazioni e dati. In apparenza il sistema è promosso da nove potenze, ma di fatto è asservito ad un’organizzazione criminale. Non so se rientrava nelle intenzioni dei soggettisti ma la conclusione è che potere e crimine coincidono. Inoltre il dirigente “cattivo” dei servizi segreti giustifica la scelta con la considerazione che il potere va attribuito a coloro che possono davvero esercitarlo, cioè in assoluta solitudine e senza gli impedimenti formali della democrazia: lo scopo finale del capitalismo finanziario attualmente al potere. Che J Bond stia diventando anarchico?
2) Sulle nove potenze, una è contraria al sistema (il Sudafrica). Prontamente l’organizzazione criminale esegue un attentato gravissimo, ed anche il Sudafrica si adegua. È la vecchia ma sempre efficace strategia della tensione: forse i soggettisti avranno studiano la storia italiana degli anni ’60/’70.
3) L’eroina si chiama Madeleine Swann, e di fatto aiuta proustianamente Bond a ricordare il suo passato».

Aggiungo che il film è un grande divertimento.

Facebook totalitario

«Es gibt Sklavenmärkte, bei denen die Sklaven oft die größten Händler sind»
(Ci sono mercati degli schiavi nei quali gli schiavi stessi sono spesso i più grandi mercanti)
Heidegger, Quaderni neri 1931-1938, VI, § 56

 

La creatura di Mark Zuckerberg è stata sin dall’inizio avvolgente e pervasiva delle vite di chi abita in essa. Gli analisti più attenti vi hanno scorto ormai da tempo numerosi elementi tipici di una struttura nella quale il controllo politico-poliziesco è attuato con l’attiva complicità dei controllati; di una cultura del vuoto e dell’infantilismo protratto sino alla maturità; di una vera e propria neolingua.

Gli sviluppi più recenti stanno dando pienamente ragione a chi, come Dario Generali, descriveva già quattro anni orsono facebook nei termini di una lusinga rivolta ai «mediocri con la falsa possibilità di uscire dall’anonimato, dando visibilità pubblica ad azioni ed esistenze straordinariamente banali, con il risvolto esiziale di annullare la privacy e di fissare per sempre quelle banalità a soggetti che magari col tempo potrebbero migliorarsi (o anche, più semplicemente, cambiare la propria condizione sociale) e venire quindi pesantemente danneggiati dalla leggerezza con la quale hanno divulgato i fatti della loro vita» (Fonte). Un elemento dell’analisi di Generali si sta dimostrando persino profetico. Questo: «In passato per cambiare esistenza bastava cambiare ambienti e amici, ora, per chi ha ceduto alle suggestioni di Facebook, il passato non smetterà mai di ritornare insieme alle stupidaggini che gli sprovveduti hanno avuto la superficialità di divulgare». Da qualche tempo, infatti, gli utenti di facebook subiscono quasi quotidianamente l’invito a comunicare a tutti i propri contatti (detti ‘amici’) fotografie e testi pubblicati esattamente lo stesso giorno degli anni precedenti. In questo modo l’oblio -struttura necessaria alla salute mentale degli umani- viene cancellato con il periodico ritorno non soltanto dei ricordi del soggetto ma anche di quelli dei suoi contatti, che lo inondano di immagini e parole del passato.
A ciò si aggiunga il pressante invito a formulare gli auguri a questo e a quello tra i propri contatti, invito che è sempre stato presente in modo discreto sulla piattaforma ma che ora appare subito a tutta pagina in occasione del compleanno di qualcuno dei propri ‘amici’.
Facebook, in altre parole, vuole farci pensare ciò che l’algoritmo ha deciso essere significativo; vuole trasformare la vita dei suoi utenti in base a ciò che per l’algoritmo è più importante; vuole invadere di se stesso il corpomente e il tempo degli umani. Sono questi -pensiero eteronomo, imposizione di una gerarchia dei valori, mobilitazione totale- tre degli elementi caratteristici di ogni struttura e forma totalitaria.

Paladini

22 novembre 2015 –  Centro Zo – Catania
Camurria
di e con Gaspare Balsamo
Con Giorgio Maltese e Giancarlo Parisi

mostra-permanente-dei-pupi-sicilianiLa storia dei Reali di Francia e dei loro Paladini ha attraversato per secoli la cultura siciliana. Spettacolo per tutti, regolamentazione della guerra, identità cristiana, etica dell’amicizia e dell’onore, passione amorosa, il teatro dei pupi ha catalizzato ed espresso alcuni degli elementi più perenni e profondi della visione che l’Isola ha del mondo. Una tradizione che sembra essersi smarrita sino a finire, come con amarezza si afferma in questo spettacolo. Ma la concezione e l’esistenza stessa di Camurria nega tale infausta conclusione.
Gaspare Balsamo e i suoi compagni musicisti riescono infatti a rendere ben presente e vivo l’archetipo che i pupi rappresentano. Le voci e le testimonianze di quanti da bambini furono attratti da questa forma d’arte si  mescolano ai suoni molteplici della tradizione musicale siciliana. Su tale sfondo Balsamo dipana il suo racconto. E davvero sembra di vedere e di sentire intere comunità che si dividevano tra ‘orlandisti’ e ‘rinaldisti’, tutti accomunati però dall’odio verso l’infame traditore Gano di Magonza, al cui solo apparire in scena si scatenavano urla, insulti, fischi.
Un’antropologia comunitaria, fisica e condivisa è stata distrutta -come viene esplicitamente detto- «da quella minchia della televisione». Ed è stata ulteriormente ferita da luoghi che si pongono sotto il segno di una cupa identità che tende a cancellare la ricchezza delle differenze umane, storiche, estetiche. Che questi luoghi siano fisici (come McDonald’s) o virtuali (come facebook), si tratta sempre della stessa camurria, dello stesso gesto fastidioso, impoverente, squallido, venale, che attraverso il dispositivo della facilità a buon mercato deruba individui e collettività della loro forza rendendoli proni all’impero, senza che neppure capiscano che un impero c’è.
Se le comunità non si rendono paladine di se stesse, il Gano globalizzatore fa e farà il suo mestiere: uccidere.

Vai alla barra degli strumenti