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L’antropologia di Jannacci

Enzo Jannacci
Quelli che…
(1975)

Un elenco e una tassonomia dell’umano. Nelle nostre società, certo, ma anche al di là di esse. I luoghi comuni, le abitudini, le invenzioni, i paradossi, le pigrizie, il fluire, lo stare, i sentimenti, la storia, la solitudine, il sarcasmo, la miseria, il riso, la malinconia. L’esistere, la morte, il tempo.
In altri brani di questo grande artista si enunciano termini come «nano, negher, terun», certamente invisi ai paladini del politicamente corretto, che potrebbero accusare tali canzoni di essere discriminanti, offensive, persino ‘razziste’. Paladini e fanatici della censura che vorrebbero sterilizzare la densità del linguaggio in una neutralità slavata e spenta. E invece tutti ci ritroviamo in almeno una delle forme umane ironiche, divertenti e patetiche cantate da Jannacci. Io mi sono riconosciuto in otto di esse…

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Quelli che…Heidegger, oh yeah

Quelli che…«Heidegger era un montanaro»…
Quelli che…non vedevano l’ora di azzannare un filosofo…
Quelli che…non vedevano l’ora di azzannare un filosofo che non capiscono…
Quelli che…non vedevano l’ora di azzannare un filosofo che non sono interessati a capire…
Quelli che…odiano Heidegger perché sono husserliani…
Quelli che…«Heidegger non si è mai pentito»…
Quelli che…i Quaderni neri non è per il colore della copertina…
Quelli che…di migliaia di pagine contano soltanto quelle
Quelli che…parlano di Heidegger e non hanno mai letto Essere e tempo
Quelli che…non hanno letto Essere e tempo, non lo leggeranno mai e se ne vantano…
Quelli che…anche se Heidegger durante il regime nazista tenne delle lezioni su Nietzsche che nulla hanno di nazista…«questo non conta»…
Quelli che…«Heidegger mi sta antipatico»…
Quelli che…hanno provato a leggere Heidegger e «ma che palle»…
Quelli che…«Heidegger detesta la modernità»…vero, e dunque?
Quelli che…anche se Heidegger ebbe molti amici e allievi ebrei…«questo non ha importanza»…
Quelli che…leggono anche la filosofia con gli schemi della ‘destra’ e della ‘sinistra’…
Quelli che…la differenza ontologica…«che cosa sarà mai?»
Quelli che…invece sono coltissimi…ed è peggio…
Quelli che…in nome della libertà vogliono sempre chiudere la bocca (e la penna) a qualcun altro…
Quelli che…Platone era uno schiavista e Heidegger era un nazista, «e ho detto tutto»…
Quelli che…si vogliono vendicare della grandezza alla quale non arrivano …
Quelli che…la filosofia non è cosa per loro, anche se magari ci scrivono sopra e hanno pure il titolo…
Quelli che…fiutano il vento e stanno sempre dalla parte di chi sembra vincere, prima con Heidegger, ora contro Heidegger…
Quelli che…la colpa è dell’ermeneutica…
Quelli che…Heidegger…
oh, yeah

[127 anni fa -il 26 settembre del 1889- nasceva Martin Heidegger. L’ho voluto ricordare ispirandomi a Enzo Jannacci. Chi vuole documentarsi meglio può leggere:
In defence of Heidegger di Jonathan Rée (12 marzo 2014)
Heidegger. I Quaderni neri? Appunti di un piccolo borghese assillato dal destino di Eugenio Mazzarella (11 febbraio 2015)
Una mia recensione al primo volume dei Quaderni neri (10 dicembre 2015).
Consiglio soprattutto la lettura del testo secondo me più importante sulla questione dei taccuini heideggeriani: Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri di Friedrich-Wilhem von Herrmann e Francesco Alfieri. Spero di poter scrivere nei prossimi mesi su questo libro esemplare sia da un punto di vista filologico sia in una prospettiva ermeneutica.
Infine, la rassegna bibliografica completa di tutto ciò che viene pubblicato in italiano sui Quaderni di Heidegger: Zanzibar].

Jannacci

Qualche tempo fa avevo inserito in questo spazio la splendida interpretazione che Enzo Jannacci ha dato di Bartali. Non è stato facile, ora, scegliere un brano di questo artista. Tutti hanno qualcosa di speciale. Dalla celebre Vengo anch’io, no tu no! alla medioevale Ho visto un re (composta con Dario Fo); da Faceva il palo -intrisa di termini milanesi quali ghisa (vigile urbano), cariba (carabinieri), ciula, bamba, pistola (tutti a indicare uno sciocco)- alla quasi programmatica L’Armando, sino al capolavoro E la vita la vita, magnifico manifesto della leggerezza.
Alla fine ho scelto una canzone forse meno conosciuta ma nella quale si esprime in modo paradigmatico il lessico surreale di Jannacci, il suo perenne gioco linguistico. In Silvano (1974) la musica sta dovunque, anche nelle parole e non soltanto nelle note. Un trionfo del più puro rock & roll.

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Bartali

di Paolo Conte
nell’esecuzione di Enzo Jannacci

Una canzone profondamente italiana. Metaforica e allegra, popolare e raffinata.
È stata interpretata da tanti ma la versione di Jannacci le regala un ritmo, un divertimento, uno swing straordinari. Un ritmo epico. Ballate, amici miei, ché la vita è breve e la gioia è un dovere.

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