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Il business dei big data e della sorveglianza in nome della trasparenza
il manifesto
22 luglio 2017
pag. 11
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Siamo ancora qui e siamo i padroni del pianeta anche e soprattutto perché in milioni di anni l’Homo sapiens è riuscito a coniugare due caratteristiche: utilizzare i nostri sensi per percepire con estrema cura i suoni, gli odori, i movimenti dell’ambiente intorno a noi, in modo da evitare d’essere preda e diventare appena possibile predatori; coniugare i sensi con una tendenza immediata e pervasiva alla manipolazione degli oggetti e del mondo. A tutto questo abbiamo unito una formidabile capacità mnemonica, sia dei singoli sia della specie.
Anche per mezzo di tutte queste facoltà abbiamo costruito il mondo digitale e virtuale dentro cui miliardi di umani sono immersi ogni giorno e senza il quale non saprebbero più neppure immaginarsi.
Eppure questo mondo presenta dei rischi letali.

[Il titolo dell’articolo -poco corrispondente al contenuto del testo- non è mio ma è redazionale.
Photo by Matthew Henry on Unsplash]

7 commenti

  • Pasquale

    luglio 26, 2017

    Travestiti che ballano. L’orchestra suona. Ma è l’ultimo giro.

  • diego

    luglio 23, 2017

    Su «come pesci nella rete» anch’io scrissi due righette, tempo fa. Oltre a tutto il resto, mi piace sottolineare l’importanza del dimenticare, come funzione essenziale della memoria. Ormai anche a livello divulgativo è noto come le strutture cerebrali preposte continuamente operino una sana dimenticanza. Solo dimenticando afferriamo l’essenziale. Due sere fa ero in casa d’un amico intellettuale. Almeno tremila libri alle pareti. Bei libri davvero, molti libri importanti (per esempio tutta la Scuola di Francoforte). Ma alla fine, per dire «ho capito», sarà la pienezza di pochi, pochissimi pensieri, sarà un bagaglio leggero con cui partire per l’ultimo giro. I buoni libri aiutano ad esser dimenticati lasciandoti però migliore.

    • agbiuso

      luglio 23, 2017

      Caro Diego, ti ringrazio per queste riflessioni del tutto condivisibili e corrette.
      Sì, ormai è chiaro anche a livello di studi neurobiologici che il dimenticare costituisce una funzione necessaria alla vita.
      Ancora una volta Nietzsche lo vide bene: «Per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non soltanto luce, ma anche oscurità» (Sull’utilità e il danno della storia per la vita, in «Opere», III/1, p. 264).

  • Pasquale

    luglio 22, 2017

    Caro Alberto, leggerei con interesse il testo di cui scrivi con la visione delle cose che ti distingue. Osservo il carrello della spesa delle persone al supermercato. Ne valuto il grado di rincretinimento attuale dalla quantità di prodotti indicati dalla pubblicità acquistati. Spesso sono quantitativi da bulimici, non di rado si tratta, anzi sempre più spesso di obesi. Controllare il peso per controllare le persone, viene fatto di pensarlo, nell’uno o nell’altro verso, ovvero anche sul versante anoressico. Il capitalismo semberebbe dunque una doppia malattia da eccesso. Una malattia che rende malati, far ammalare per controllare, perbacco. E così?

    • agbiuso

      luglio 22, 2017

      Sì, caro Pasquale, è così. La tua definizione del capitalismo come “una doppia malattia da eccesso” è del tutto esatta, sia in prospettiva concettuale sia da un punto di vista politologico.
      I due libri di Alessandro Curioni –Come pesci nella Rete e La privacy vi salverà la vita!– sono da leggere per molte ragioni; anche per evitare di diventare vittime della continue truffe che invadono la Rete.
      E soprattutto per capire che cosa sta accadendo sotto i nostri occhi, anche se a volte non lo vediamo.

        • agbiuso

          luglio 23, 2017

          Fusaro fa bene a ricordare alcuni dei concetti più esplicativi e più critici della sociologia dei consumi: obsolescenza pianificata, reificazione, precarietà.
          In generale, il dominio dei consumi è espressione di un più generale e profondo fenomeno che potrebbe esser definito come malattia individualistica.
          Malattia mortale prima di tutto per l’individuo stesso, apparentemente sciolto da legami naturali ma proprio per questo consegnato alla solitudine di un mercato -economico e interiore- che ne fa l’infima parte di uno sconfinato formicaio senza legami.
          Io credo che anche altri fenomeni -come la questione gender e quella dei migranti- si pongano nello stesso quadro di ultraindividualismo e di distruzione dei legami comunitari.

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