Blog «Rasenta l’umiliazione»

«Rasenta l’umiliazione»

L’Assemblea odierna dei docenti dell’Ateneo di Catania ha confermato la volontà di proseguire nella rivendicazione dei diritti calpestati dall’attuale governo e di difesa del futuro dell’Università italiana, della sua esistenza.
Sullo stesso argomento il filosofo Eugenio Mazzarella ha pubblicato sul Corriere della sera di sabato 30.1.2016 una lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella. La ripropongo qui perché mi sembra particolarmente efficace nel descrivere le ragioni della nostra mobilitazione.

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Illustre Presidente Mattarella,
mi rivolgo a Lei su una questione dell’università italiana, che, per i motivi che Le illustrerò, rasenta l’umiliazione.
Questione che conosce, per una lettera a Lei firmata da oltre quattordicimila docenti. Prima di arrivare al punto più dolente, riepilogo la situazione. La Pubblica Amministrazione, nella crisi del Paese, ha fatto sacrifici importanti: un pressoché generale blocco del turn over e un altrettanto pressoché generale blocco degli stipendi dal 2010. In concreto si è percepito per sei anni gli stessi emolumenti. Con l’ultima Legge di stabilità questa stagione di “fermo immagine” al 2010 per il pubblico impiego si spera si avvii a chiudersi, riattivando una fisiologia della dinamica salariale che chi vive di reddito fisso sa quanto pesi.
I sacrifici fatti sono stati consolidati, con senso di responsabilità dei diretti interessati: di un quinquennio di arretrati neanche l’ombra, ma solo il riconoscimento giuridico, agli effetti economici del quinquennio di blocco, ai fini del ricalcolo retributivo. Ma non per tutti. Ne sono esclusi i professori universitari. Per loro lo sblocco salariale non comporta riconoscimento giuridico del quinquennio trascorso. I danni che ne derivano sulla prospettiva di una carriera media dei docenti sono quantizzabili sulle due voci a più di 90.000 euro netti (il calcolo è su un professore che abbia adesso 55 anni). La maggior parte dei docenti dovrà peraltro aspettare fino alla fine del 2017, quasi due anni, per l’aumento previsto, che si avrà scaglionato nel tempo: mediamente 105 euro mensili invece dei circa 365 se fosse riconosciuto giuridicamente il periodo 2011-2015; una perdita di 260 euro mensili.
Oltre al danno la beffa: nello stesso tempo gli stessi docenti devono impegnarsi in una procedura di valutazione del loro lavoro­ –per gli addetti VQR, valutazione qualità della ricerca– per un quinquennio che agli effetti giuridici ed economici non esiste! Più che uno schiaffo economico e giuridico, è uno schiaffo morale a studiosi, docenti e ricercatori, già decimati dai tagli all’università.
Ma il peggio è il motivo per cui mi sono risolto a scriverLe. Per far valere le loro ragioni, migliaia di docenti hanno scelto il rifiuto di sottoporsi alle procedure di valutazione scientifica. È sembrato essere lo strumento di pressione meno penalizzante terzi incolpevoli (studenti). Che cosa sta succedendo? Poiché ai dati della VQR è legata la ripartizione delle risorse agli atenei, e quindi il budget per assunzioni e progressione delle carriere, si è creata la seguente situazione, più o meno chiaramente proposta negli atenei: “se volete, potete non fornire i dati della ricerca, però così rischiate di danneggiare voi stessi e i vostri allievi”. Come ricatto fattuale e morale, che vanifica ogni dialettica negoziale negli atenei, non c’è male.
La cosa è talmente indecente che il Presidente della CRUI ha scritto al Ministro perché si diano risposte al malessere dei docenti. Presidente, Lei è stato un autorevole docente universitario. Sa di che cosa si parla. Usi la sua moral suasion perché il Parlamento metta riparo ad un’ingiustizia che i professori universitari italiani non meritano.

Eugenio Mazzarella

 

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@ tutti
1.Gentile era un grande filosofo ed è stato il promotore dell’unica riforma scolastica decente del Novecento (e oltre) che si sia avuta in Italia. Non a caso i distruttori della scuola la attaccano di continuo.(Alberto)
Ma mi pare fuori discussione che, da intellettuale di rango, egli fu lasciato libero di attuare una riforma aristocratica l’unica di cui si sia giovato il paese nei fatti (Pasquale)
Fuori discussione Alberto. Sono un po’ gappista per parte di padre ogni tanto;( tu hai letto però che l’unica pistolettata che sparò andò a vuoto); la voglia di sangue non mancava loro e Gentile offri loro il destro. Cose di guerra, chino il capo e accetto volentieri il corrige.

2. Grazie, Diego mi colma di aggettivi, maestosamente irriverente, mi piace come ruolo e definizione. Quando a scudiero guarda, le rare volte che mangio fuori casa i camerieri mi fermano mentre sto sparecchiando. La cenerentola che c’è in me agisce di default.

3. Le battaglie sui diritti civili rischiano di costituire una delle tante armi di distrazione di massa, dietro le quali passa la distruzione dei diritti sociali. Operai e salariati si affidano a quel punto alle forze populiste. Come dar loro torto?

Alberto colpisce affonda e a volte stupisce tanto ché se lo avesse concosciuto Nelson lo avrebbe voluto come ufficiale di tiro.
Tutto questo scambio di pensieri mi piace da morire. Abbracci a tutti. P.

Pasquale, in te e in Alberto scorgo qualche sottile ma importante nervatura di senso aristocratico. Non da schiatta di sangue, ma da serietà austera di studio e approfondimento. Pensa che la prima volta che m’affacciai nelle pagine di questo sito credetti d’aver trovato, finalmente, un grandissimo intellettuale di destra a cui, umilmente, accodarmi. Non era di destra, ma rimasi accodato lo stesso, il più ignorante dei discepoli, ma certo d’esser col maestro giusto. Poi arrivi tu, spettacolare, penna pirotecnica, maestosamente irriverente, temperamento assai diverso, ma nella diversità vedo le stesse nervature, la stessa tenace fibra dello studio serio e dell’approfondimento. Così è accaduto, e mi son fatto scudiero di due cavalieri.

… shhh, a parlare bene di Gentile, come cervellone riformatore non come endorser di Salò, siamo in pochissimi. Ho sempre apprezzato chi lo tolse di mezzo a Firenze anche se c’è da pensare che sarebbe stato meglio travasare lui alla Repubblica che i torturatori dellla milizia nella pubblica sicurezza. Grazie Togliatti. Ma mi pare fuori discussione che, da intellettuale di rango, egli fu lasciato libero di attuare una riforma aristocratica l’unica di cui si sia giovato il paese nei fatti (nota che la scuola sovietica nacque in identico modo e ancora la Russia zarista di oggi ne risente, lo dico per osservazione diretta, i giovani russi sanno Puskin a memoria e ne sono fieri, i nostri balilli alla voce Don Abbondio cercano un account fessbuk). Da lì sono succedete poi, solo variazioni in stile parrocco: din dan don Milanìn milanón. Riforme omogenee a un disegno di potere rivoltante. In pratica, dall’omologazione della scuola media in avanti si è proceduto sulla strada del livellamento al basso, parole di Paolo Grassi nel 1978 ( a proposito di sindacato quando era sovr. della Scala). Livellamento che coincide con il disconoscimento delle differenze. Funny tricks per negare il diritto in nome dell’eguaglianza. Che è un gran bell’inciampo logico. In short siccome si sa che esistono i ciuchi, i cretini e i calabresi ( intesi come teste dure di particolare tenacia), invece di costruire una scuola che tenga conto delle differenze puntando in alto, la abbassiamo all’alzo zero dell’ambizione e fabbricchiamo democristiani ( il disegno fascista attuato in pieno). Osservare un sussidiario di scuola media: nemmeno una riga di autore, un carduccino toscano, un gozzanino, uno sguardo da ponte: tutto un proliferare di poesie di bambini africani, di giannerodare decadute dal già basso livello del principale, di analisi del telegiornale. Così danno al ciuco l’illusione di essere cavallo. Ma poi in un aula di tribunale al ciuco bastonate e al cavallo megalobischero il consolato.

Ancora una noterella, Pasquale. Ho cercato di scrivere nel tuo stile evitando la mia solita polverosa moderazione da parroco di periferia.

Pasqualissimo, in effetti questa prospettiva: il sapere è apprezzato laddove solo incarnato nel potere, mi era parzialmente sfuggita. Per altro invece una robusta, cioè ben finanziata università statale, è il presidio principe per la qualità d’una nazione. In questo aveva molto ragione Gentile.

@ non più di un’impressione la mia, dettata dal mio mitico oltranzismo. È un difetto, capisco, dettato dall’antipatia che, a prescindere, mi suscitano i tipi come Mattarella. Labbra viscide.

@ Diego, non mi pare tu dica sciocchezze. È vero che nel sentire comune di un popolo zotico e piccino, chi sa qualcosa è guardato con disprezzo se non è un prete cioè uomo di potere. L’italo ama chi ha potere. Guarda se io e Biuso, insegnassimo alla Cattolica e fossimo in qualche organizzazione di quelle lì di quelli lì, vedresti come ci tratterebbero nel quartiere. Del resto quando interrogo per caso qualcuno per sapere se il figlio si è iscritto dove, se in Statale o in Bicocca, la risposta immancabile è ( prova a immaginarne l’intonazione) NOOOOO IN CATTOOOOLICA. Chi, al contrario per deficienze del sistema statale ricorre a una scuola superiore laica, fuori d’Italia o qui in ambiti specifici come quello artistico, ti risponde preoccupato per il costo e che spera di riuscire a pagare tutto il triennio o il master o quel che l’è. Il resto sai: il progetto generale è quello di far fuori la scuola, almeno quella pubblica per dominare la nazione attraverso la scuola privata; scuola di ciucciotti malleabili.

Cari amici, carissimo Alberto e mitico Pasquale. Alberto, io sono d’accordo in toto con voi, ma devo spiegare una cosa triste. Vi scrivo dalle galassie lontane. Lontane dalla docenza universitaria, lontane dal mondo dell’insegnamento dalla materna su fino alla Normale di Pisa, lontano dal mondo del pubblico impiego, lontano perfino dal lavoro dipendente tutto (privato e pubblico). Purtroppo nelle galassie lontane da dove vi arriva la mia scrittura prevale, in quasi tutti, un disprezzo nefasto per il pubblico impiego tutto, figuriamoci per i docenti universitari (per inciso perfino i docenti di liceo a volte si lascianno andare in invidiose critiche verso i colleghi più fortunati, dicono loro, dell’università); questa cupissima premessa per capire in quale enorme, immenso buco nero d’ignoranza versa quasi tutto l’agglomerato umano italiano definito con clemenza «popolo». Di qui il problema: praticamente impossibile comunicare la verità. Allora occorre un dato tecnico, numerico, essenziale: la spesa per l’istruzione tutta, in questa penisola che dette i natali a Leonardo ma anche al mostro di Firenze, è bassa, mentre il grande macigno è in realtà una massa pensionistica fatta di milioni di pensioni retributive non coperte da contributi, da 270 miliardi di euro l’anno. Per capirsi, il reddito di cittadinanza, proposta migliore del sulfureo ma giusto comico genovese, costerebbe circa 13 miliardi di euro l’anno. Allora, per chiarire: i soldi per i docenti universitari sono davvero una cifra modesta, ci potrebbero essere eccome. Non vorrei che il trattamento «speciale» rispetto ai colleghi delle scuole non fosse una scaltra mossa per dividere. Se ho scritto delle fesserie, abbiate pazienza, vi voglio bene lo stesso.

Non rasenta nulla ed è molto peggio del’umiliazione, Alberto. Qui si tratta di disprezzo. Della scuola dall’alpi alle piramidi. Facciamo esercizi di abitudine e di sopportazione da tempo. E del diritto. E infine del lavoro. La banda che da mezzo secolo si è impadronita della repubblica del resto, non può che disprezzare un esercizio che ignora. MAssime quello legato al sapere. Quindi la frase finale della lettera del signor Mazzarella non mi è piaciuta: suona un po’ come un si metta una mano sul cuore lei che è come noi. E in generale non mi piace chi, per prudenza lo capisco, è gentile troppo gentile con quelli lì. Il presidente è non più che une image d’Épinal, si può strapazzarle, non sono destinate a durare. Quelli lì, banda di villani oltretutto, non conoscono la differenza tra risolutezza e attacco. Tra la piaggeria dei sudditi che loro amano perchè non reclamano il diritto, e la concessione. Non credi? Tuo P.

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