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La nuova Università

renzi_lavagnaHo ricevuto un documento, che non è ancora stato reso pubblico, nel quale vengono enunciati alcuni dei criteri meritocratici che andranno, con gradualità, a sostituire quelli attuali; criteri in base ai quali saranno assunti i nuovi docenti universitari e quelli già in ruolo otterranno aumenti di stipendio e avanzamenti di carriera. Il quotidiano Sicilia Journal ha ospitato ieri un mio articolo in merito: Verso nuove vette della conoscenza. La nuova università meritocratica

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Mi compiaccio con te e ti sono grato per avercene reso partecipi.
Al contrario mi sono reso odioso con qualcuna delle mie, che conosci, che mi ha rinfacciato di averle fatto perdere tempo con piccole attività teatrali, comparsate o quasi è vero, ma già professionali che l’hanno, mi ha detto, umiliata. Va da sé che le ho dato un manrovescio verbale di una bella forza. Potrei stroncarla all’esame, e immagino che se lo aspetti, ma le darò invece una lode per avere avuto la faccia tosta di affrontarmi a muso duro davanti a tutti. Il lavoro provvederà a convertirla all’umiltà.

Agli esami quest’anno non tollererò abbigliamenti da spiaggia. So di essere fuori moda ma me ne vanto.
P.

..è poi quello che si sta cercando di fare in Italia da più di vent’anni e anche norme chiaramente assurde, ma che avrebbero l’effetto di accelerare questo processo, non possono che apparire verosimili e possibili emanazioni di progetti governativi…

Il disegno davastante è artato, prodotto non di menti scioperate, assurde o cosa ma di pupari che se mai usano pupi di bonario o bell’aspetto per sedurne altri, gli stessi non vedenti che nel carrello della spesa sono usi a porre tutto ciò che la pubblicità suggerisce.
Ma non credo che questo commento aggiunga qualcosa al carrello della nostra miserabile ma autonoma spesa e all’esattezza dei commenti già così bene espressi.
Credo peraltro che di nostra iniziativa, è nelle aule che dovremmo continuare ribattere, inasprendoci.
Good night and good luck.

guarda Alberto, io non sono un alto professionista della comunicazione, ma il tono delle professoresse è un pessimo modo per comunicare

molto meglio una persona che mostri numeri chiari: si spende miliardi di euro per la tav, per gli f35, per il carrozzone expo, e si taglia sulla scuola (proprio ieri parlavo con una cara amica docente di sostegno, e dei problemi enormi per i tagli al settore degli alunni portatori di handicap)

invece le quattro belle signore hanno un’aria saccente e vittimistica che le rende antipatiche non poco, magari carpiscono la simpatia delle colleghe, ma non quella degli altri cittadini

io ho scritto la mia impressione, puo’ essere che mi sbaglio, ma un pochino di comunicazione ne so

grazie caro Alberto dell’esempio concreto su cui discutere, ti prometto che non ci torno su, tanto son stato chiaro

Capisco, ti ringrazio per l’attenzione. Il problema è però vivissimo per me, anche se non vado più a scuola e la mia progenie si è già laureata da un po’. Il mondo della scuola nel suo insieme comunica male con l’esterno, molto male, e il Renzi ci sguazza, mediaticamente parlando.
Grazie davvero la pazienza, un caro saluto.

Tu, Alberto carissimo, devi usare tutta la tua qualità di comunicatore per spiegare bene soprattutto ai profani i veri problemi della scuola e dell’università, perchè il problema è profondo, parte da contraddizioni di fondo. Oso una mia analisi, so che hai pazienza con me.

Cercando di immedesimarmi in un pensatore anarchico (quindi lontano dalle mie concezioni personali), avrei un problema di fronte al concetto stesso di «Scuola pubblica». È possibile che una scuola emanazione dello Stato possa tollerare che la sua stessa struttura possa diventare un luogo di antagonismo allo Stato stesso? Certo la scuola ha per scopo la formazione culturale dei giovani cittadini e non la creazione di sudditi, però mi è evidente come sia nella natura stessa di un potere la volontà di usare le strutture di cui dispone. Per questo motivo la scuola è un organismo molto delicato, sempre in bilico, e quindi la cittadinanza tutta (non solo i docenti e chi ci prende la paga dentro) deve sentire la scuola come «propria». L’errore di comunicazione tragico di alcuni sindacati di categoria (quelli corporativi come lo snals ad esempio, ma anche la cisl) è quello di far percepire la scuola come «cosa propria», sì che i cittadini che non prendono la paga a scuola pensino: «ma cosa vogliono quelli? di questi tempi un posto statale è oro puro!». Quindi, comunicare, chi è capace, è essenziale. Inoltre se fossi un pensatore anarchico, ne avrei anche per certe burocrazie sindacali, ma mi fermo qui.

Caro Alberto,

Piero Calamandrei, nel 1950, al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale, con la sua usuale sagacia e intelligenza politica, delineò una prospettiva di possibile gestione del consenso da parte di un potere autoritario non più basato sulla prevaricazione fisica, ma sul monopolio della formazione e della cultura:

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada […].
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Immagino che i criteri che anticipi siano una tua intelligente e riuscita provocazione, non perché non potrebbero venire dalle menti eccelse di questi decisori politici, ma in quanto ancora prematuri rispetto al totale azzeramento delle possibili resistenze istituzionali e civili che ancora incontrerebbero.
L’evidente assurdità di questi criteri, anche agli occhi di un cittadino medio dotato di un minimo buon senso, non sarebbe infatti sufficiente a renderli inverosimili per un governo privo di alcuna sensatezza come è l’attuale, anche perché, così facendo, si configurerebbe un ulteriore passaggio rispetto a quello supposto da Calamandrei, già compiuto attraverso i tagli degli ultimi anni praticati dai ministri dei governi berlusconiani.
Una simile deriva avrebbe infatti come obiettivo, affatto trascurabile per governi come quelli che siamo ormai abituati ad avere, non solo la dequalificazione delle università pubbliche rispetto a quelle private, ma la dissoluzione di ogni valore e gerarchia scientifica e culturale, a vantaggio dell’idiozia mass-mediatica e della cultura informe e indifferenziata, “a mosaico o a marmellata” (G. Gaspari, Imparare a leggere nell’età della televisione, in La scuola italiana tra delusione e utopia, a cura di D. Generali e F. Minazzi, Padova, Sapere, 1996, p. 119), dove ogni cosa è simile a un’altra e dove qualsiasi valore non risiede più nelle caratteristiche e nei meriti di persone o cose, ma dipende dalla sola immagine pubblicitaria.
Azzerare qualsiasi formazione culturale e critica, per consegnare senza residui il paese nelle mani della sistematica disinformazione mediatica e dell’acefala propaganda commerciale, è poi quello che si sta cercando di fare in Italia da più di vent’anni e anche norme chiaramente assurde, ma che avrebbero l’effetto di accelerare questo processo, non possono che apparire verosimili e possibili emanazioni di progetti governativi.
Un caro saluto e complimenti per la geniale provocazione, che non potrà che suscitare un costruttivo dibattito, che spero possa aiutarci a difenderci dall’idiozia imperante.
Dario

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