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Briganti

Briganti

Eugenio Bennato
«Ninco Nanco»
Dall’album «Questione meridionale» (2011)

 

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Giuseppe Nicola Summa -detto Ninco Nanco– fu uno dei più determinati guerriglieri che si opposero alla conquista piemontese del Regno di Napoli. Naturalmente venne ucciso. Eugenio Bennato gli ha dedicato una canzone che ha il merito di mettere in discussione la storiografia dei vincitori; discussione aperta ormai da tempo. Uno dei documenti letterari più celebri ed efficaci nel delineare il cuore di tenebra della conquista sabauda e della reazione meridionale è Il Gattopardo.
Mio nonno si chiamava Biagio Biuso (detto Brassi Manazza, 1887-1971). La foto qui sopra lo ritrae. Tutt’altro che brigante, era un uomo dolce e riservato. A lui dedico questo ascolto perché fu in ogni caso uno «zappaterra», un contadino analfabeta che conobbe la fatica riarsa di Sicilia, il dolore dell’emigrazione in Argentina, il ritorno senza soldi, la solitudine che si accompagna al bisogno. Un riscatto lo abbiamo avuto, nonno, e anche queste pagine lo testimoniano.

 

10 commenti

  • agbiuso

    Febbraio 25, 2014

    Cari Adriana, Pasquale e Diego,
    grazie davvero per le indicazioni bibliografiche, per le analisi, per il rigore e la passione con cui discutete di questo argomento.
    Condivido senz’altro la critica alla “mitologia filosabauda”, la quale come tutte le storiografie al servizio dei vincitori occulta più che mostrare, mente più che spiegare, presenta come “inevitabile” ciò che in realtà fu voluto da soggetti ben individuati (il mercato anglosassone, sin da allora) e per scopi di chiaro interesse economico e politico.
    Sì, la musica di Eugenio Bennato possiede davvero una “drammatica freschezza”. Non a caso è il terzo brano che qui propongo di questo musicista, dopo L’anima persa e Ritmo di contrabbando.

  • diegod56

    Febbraio 24, 2014

    Dimenticavo: un affettuoso saluto al nonno di Alberto.

  • diegod56

    Febbraio 24, 2014

    Consiglio la lettura del libro «Brigante se more» di Eugenio Bennato, il cui sottotitolo è esplicito: «viaggio nella musica del sud», Edizioni Coniglio. Ascolto spesso la musica di Eugenio Bennato, per la sua drammatica freschezza, per l’uso intenso della chitarra battente, per il sentimento che la anima.
    Ho letto anche «Terroni» di Pino Aprile che forse non è un libro attendibile al 100%, ma ha avuto il grande pregio di controbattere la mitologia filosabauda cui siamo stati impregnati fin dalle scuole elementari.
    Anche mio nonno era del 1887, fabbro carraio, pura schiatta ribelle livornese, a ogni cambio di regime finiva regolarmente in galera, e se la cavava perchè decorato nella disumana guerra coloniale in Libia. Le atrocità della guerra in Africa, contro le popolazioni locali che combattevano per la loro terra, riempirono i suoi incubi tutta la vita.

  • Pasquale D'Ascola

    Febbraio 24, 2014

    Aggiungo Alberto di avere letto da poco, il modesto ma puntuale La banda Sacco di Camilleri. È un libretto asciutto asciutto, non è un romanzo. Diciamo una traduzione dei fatti così come furono narrati dai Sacco superstiti, in camillerese.
    Lo cunto è atroce e la dice lunga. Conoscevo poco la storia. Ora meglio. Ciò che conosco è la storia del sopruso. Contro il sopruso tecnicamente e almeno io e te siamo briganti. E se non lo siamo dovremmo. Darsi alla macchia oltre che giovare alla salute finché non ti impallinano è l’unica strada che si ha. Il resto sono articoli di giornaletti.

  • Adriana Bolfo

    Febbraio 24, 2014

    Un saggio documentato, con numerose fonti minuziosamente elencate, contro il luogocomunismo centocinquantenario sull’arretratezza del Meridione:

    E.M. Capecelatro, A.Carlo Contro la “questione meridionale”, Savelli, Roma 1975.

    Può darsi ce ne siano di più recenti, che non conosco; certo che di questo si deve tener conto in sede di semplice documentazione e anche di ricerca. Gli autori non mirano a dimostrare che tutto fosse un Eldorado, ma smontano con fonti e dati tutta la mitologia negativa e poi manistream dall’Unità in qua, con documentazione che considera soprattutto i primi cinquant’anni dall’unità. E così si vede la presenza di un’industria pesante e importante come di quella manifatturiera e di un sistema bancario via via indebolito dalla polica del nuovo Regno, che ha privilegiato investimenti nei vari settori produttivi al nord, anche con capitali provenienti dal sud. Si confrontano settori in vantaggio e in svantaggio nelle due aree, Nord e Sud, e si mostra la riduzione di quell in vantaggio al sud e la concorrenza, anche sostenuta dalla moneta e dalla finanza, che aumenta il divario, a favore del Nord, in quei settori già un poco in vantaggio o resi tali.

    Apparentemente o forse realmente fuori tema, questa mia segnalazione, ma inerente in senso lato all’argomento Sud. Che poi i contadini siano stati meglio o peggio, non so; dipende anche dai parametri che si impiegano, direi, come in qualunque giudizio.
    Non intedo far paragoni stretti anche perché non sono molto addentro a certe questioni (per il nostro Meridione può darsi ci sia qualche altro dato o spunto in Emilio Sereni, Laterza, forse Storia del paesaggio agrario? e certo nella storiografia, di parte e non, che andrebbe quindi comparata), ma non posso non pensare a sistemi di vita, cioè in primis, di consumi e di prodotti del Primo (?) Mondo imposti al Terzo (???) Mondo, anche quando e là dove non richiesti. Imposti in tutti i modi, intendo, anche con le armi: quel che di fatto è la globalizzazione e che Pasolini denunciava, prima che esistesse la parola, nelle sue riflessioni conseguenti a viaggi in Asia e in Africa con Moravia e Dacia Maraini.

    A proposito di contadini: ricordiamo che per molti il problema era la proprietà della terra, al Meridione e altrove, non tanto il regime politico, e si può capire: un mutamento di regime o di etnia governante fa fresco, perdonatemi l’espressione, a quelli che occupano i gradini più bassi della scala sociale, dato che sotto gli uni o sotto gli altri sempre di sfruttamento si tratta. Possiamo anche pensare, e di fatto lo sappiamo, che il passaggio da un regime di fatto feudale a uno capitalista non è per tutti un progresso perché ciò che nell’uno si ottiene talvolta dal signore per sua degnazione o capriccio, nel nuovo regime va sonoramente pagato…da chi può. Non per tutti i contadini la recintazione della terra nel Settecento inglese fu un progresso, visto che quelle che erano fino a quel momento terre comuni per il pascolo diventavano proprietà privata, e così credo altrove.
    I gruppi socialmente malmessi, pilotati e non, fanno comunque sempre il “gioco di” qualcuno, e nella mia privata riflessione non mi basta sapere o sospettare il gioco “di chi” per dare un giudizio positivo o negativo a re-azioni, contadine e non, di fatto dettate dalla miseria e dalla fame. Allora: dove poniamo gli insorti di Kronstad e perché? O anche in seguito a linee storiografico-politiche consolidate? E quali?
    Ancora: la Vandea. Da tempo mi chiedo se davvero tutti gli illuminati-progressisti fossero quelli di Parigi e se tutti i retrogradi-reazionari fossero in provincia, e forse si. I capi, forse sì, con una certa riserva per quelli di Parigi, visto poi come si sono sbranati gli uni con gli altri fino a giustiziare Robespierre e Olimpia (Olympia) de Gouges e nel caso specifico: quali erano, secondo il nostro (?) giudizio i “compagni che sbagliano”?
    Invece, nel caso di gruppi o masse affamati: è il caso di incentrare il giudizio su chi fa il gioco di chi, oppure su chi “li gioca” e continua, anche considerato che spesso il cambio della guardia ai vertici non cambia nulla per i non vertici e che “col nuovo padrone rimane l’antico”? (Manzoni, Adelchi).

    Certo che ho un po’ divagato e soprattutto dilagato, per cui ringrazio tutti della pazienza, dandomi come attenuante l’interesse che mi suscitano tante questioni dei post – e questo si chiama captatio benevolentiae, uhmmmmm 😉
    Al momento, mi sembra di aver fatto una seduta psicoterapeutica a tema socio-politico, che mi permetto in quanto statalimproduttivesponentediunPaesePIIGS, espressione che con lessico Fbookiano commento: LOL.

    Tranquilli, ho finito. Alla prossima:)

  • agbiuso

    Febbraio 24, 2014

    Caro Galavotti, se fosse possibile realizzare davvero quanto prospetti concorderei in gran parte con te. Ma credo che il tuo giudizio sulla “realtà territoriale” del Sud d’Italia (peraltro molto differenziata al suo interno) sia troppo lusinghiero. Certamente quando i meridionali sono onesti e liberi lo sono sino in fondo. È che il nostro individualismo -frutto anche delle dominazioni che hai ricordato- ci rende troppo disincantati (politicamente, non psicologicamente) per arrivare a qualcosa che si avvicini anche da lontano al “socialismo autogestito con democrazia diretta”, vale a dire alla migliore forma di organizzazione sociale.

  • Enrico Galavotti

    Febbraio 24, 2014

    Non capisco perché il Mezzogiorno non chieda di separarsi dal resto dell’Italia. L’unificazione è stata fatta contro i meridionali e da allora non è cambiato nulla: siete passati dai borboni ai sabaudi, e prima ancora avete subìto normanni, svevi, angioini, aragonesi e chiesa romana. Quando mai siete stati liberi? Dovreste dire basta alla democrazia formale e parlamentare, basta allo Stato assistenziale e centralista, e anche al capitalismo del nord, che considera il sud come proprio serbatoio di manodopera a basso costo, e oggi anche come propria discarica. Il sud dovrebbe realizzare una sorta di socialismo autogestito con democrazia diretta. Dare per primo l’esempio che si può uscire da questo insopportabile marasma. Per primo, perché nel nostro paese è forse l’unica realtà territoriale ad avere ancora la forza morale per farlo.

  • agbiuso

    Febbraio 24, 2014

    Grazie Pasquale, grazie Augusto. Credo di comprendere le ragioni della vostra reazione a questo breve testo e ne sono contento.

    Il riferimento alla questione del brigantaggio è funzionale alla presentazione del brano di Eugenio Bennato. Non ho voluto entrare nel merito della questione storica perché il testo è semplicemente dedicato al ricordo di mio nonno.
    In ogni caso, caro Augusto, credo che sia necessario sgomberare il campo dalla propaganda filosabauda che per troppo tempo ha impedito una comprensione adeguata della complessità della vicenda che portò all’unificazione. Non penso, inoltre, che sia necessario schierarsi a favore dei Savoia o dei Borbone! Il sostegno dell’Inghilterra alla politica di Cavour e all’impresa di Garibaldi credo che costituisca la più adeguata spiegazione della vicenda. Un sostegno del tutto funzionale agli interessi dei ceti più agiati. Ripeto, comunque, che ho voluto soltanto ricordare Brassi Manazza.

  • Augusto

    Febbraio 24, 2014

    Csro Alberto, il tuo post mi tocca particolarmente. I miei nonni erano tutti e quattro maestri e dunque (a differenza di loro avi) avevano iniziato il “riscatto” di cui parli: ma, essendo abitanti di paesi a maggioranza contadina, la frequentazione sin da piccolo dei loro ambienti mi ha messo in contatto, talora in relazione di amicizia, con persone meravigliose che hanno sudato sangue “zappando”. Mi lascia perplesso, però, l’aggancio della loro situazione sociale con la questione dell’unificazione italiana: i contadini, più o meno ‘briganti’, che hanno combattuto contro l’esercito sabaudo (di cui non difendo certo l’efferatezza dei metodi) lo hanno fatto per ideali condivisibili o in nome della reazione clerico-monarchica? Non hanno tentato di ostacolare un cambiamento che, in prospettiva, ha migliorato quelle condizioni di vita che sotto i Borbone accettavano passivamente? Insomma: la lettura di Pino Aprile & compagni non mi convince. E, quel che più conta, non convince storici più documentati di me, pur appartenenti a schieramenti ideologici variegati. Un caro abbraccio a te e, tramite, te, a tuo nonno e a tutti i suoi valorosi compagni.

  • Pasquale D'Ascola

    Febbraio 24, 2014

    No comment. Un abbraccio- P.

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