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Compassione

Ormai il Partito Democratico si fa dettare l’agenda, i contenuti, le forme da Denis Verdini. Sembra non avere fine l’agonia della sinistra istituzionale in Italia. Essere riuscito a mettere alla segreteria del PD un soggetto a sé identico è il vero trionfo di Berlusconi. Nella nuova coppia della politica italiana si mesta e rimesta lo squallore, l’inganno, l’analfabetismo, lo spettacolo. Ma questo trionfo del berlusconismo è stato reso possibile anche da milioni di iscritti ed elettori del Partito Democratico. Imperdonabili. Il manifesto definisce Renzi con gli epiteti di «bullo» e «Don Matteo» (il sinistro ‘Don’ dei siciliani). Ma la segreteria Renzi è la logica, inevitabile e doverosa conclusione dell’accettazione da parte del PD in questi decenni di tutti i dogmi dell’ultraliberismo. Gli eventi politici non accadono per caso e non si spiegano mai con gli umori, con le follie o i caratteri dei vari capi che si susseguono nella morta gora del potere. Hanno sempre delle ragioni e delle cause. Mentre la sua icona è nel punto più basso della propria personale parabola, il berlusconismo trionfa dentro la formazione politica che per vent’anni gli ha consentito -con azioni, opere e omissioni- di dominare. C’è una logica implacabile e giusta in tutto questo.
Avrei persino compassione di un partito così ridotto se non fosse che il suo ridursi ridurrà l’Italia ancora peggio. Sembra impossibile ma niente è precluso a questi sciocchi.

 

18 commenti

  • agbiuso

    25 Febbraio, 2016

    Da Televideo, 25/02/2016 19:38

    Unioni, M5S: nasce governo Renzi-Verdini

    19.38 “Altro che unioni civili: oggi è il giorno del matrimonio Renzi-Verdini, con Alfano damigella d’onore. Dalla loro unione nasce un vero e proprio nuovo governo, ora aspettiamo solo la poltrona che Renzi porterà come regalo di nozze all’ex fedelissimo di Berlusconi, plurindagato per diversi reati”. Così il capogruppo M5S in Senato, Nunzia Catalfo, commenta il via libera alle unioni civili. I Pentastellati al momento del voto sono usciti dall’Aula.

  • agbiuso

    6 Gennaio, 2015

    La Nuova Camorra Organizzata

    “Ultimamente Palazzo Chigi sembra, ripeto sembra, uno di quei rioni in mano alla camorra dove all’inizio nessuno sa nulla e poi, alla fine, qualcuno parla per proteggere qualcun altro. Renzi si è trasformato da rottamatore a protettore e sta proteggendo Denis Verdini, pluri-rinviato a giudizio anche per corruzione. È lui che ha fatto inserire la norma (ovviamente con il beneplacito di Renzi). Una norma salva maxi-evasori probabilmente utile a B. ma certamente utile allo stesso Verdini il quale dovrà affrontare anche un processo per il crack del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca che gli apparteneva, fallita, secondo i giudici, in modo fraudolento.

    In Forza Italia e nel centrodestra molti lo odiano. Il curriculum di Verdini è indecoroso anche per loro. Il governo è ancora saldamente nelle mani di B. il quale usa suoi uomini e gli chiede di portare risultati. Verdini un risultato il 24 dicembre scorso lo aveva ottenuto, poi è stato scoperto.

    Oggi in aula ho denunciato tutto. Siamo stanchi di occuparci solo di queste schifezze. Gli italiani hanno bisogno del reddito di cittadinanza ma la maggioranza si dedica a salvare i delinquenti. Mi auguro che chi ancora pensa che abbiamo sbagliato a non scendere a compromessi con questa gente abbia finalmente aperto gli occhi!”

    Alessandro Di Battista

  • agbiuso

    29 Giugno, 2014

    Televideo

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    Romani: riforme, passano solo con voto Fi
    29/06/2014 16:18

    16.18 “Noi siamo stati determinanti alla Camera per approvare Italicum e lo siamo ancor di più al Senato per le riforme”. Così il capogruppo di Fi al Senato, Romani a SkyTg24. Per questo avverte Romani, “se non le votiamo, le riforme non passano”, ma “se Fi le vota, le riforme passano: noi e il Pd siamo allo stesso livello protagonisti di questa riforma”

  • agbiuso

    29 Giugno, 2014

    Alla fine Berlusconi ha vinto, sono costretto ad ammetterlo.
    E la sua vittoria si chiama Partito Democratico.

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    Renzi e Berlusconi, doppio peso all’italiana
    di Antonio Padellaro

    Perché a Matteo Renzi viene perdonato tutto ciò che non è stato perdonato a Silvio Berlusconi?
    Breve promemoria. Nel famigerato ventennio, più volte gli scherani del sultano di Arcore provarono a liberarsi delle intercettazioni telefoniche e ambientali comprovanti i loro traffici. Con la scusa della privacy da difendere, minacciarono la chiusura dei giornali che avessero pubblicato quei verbali e altri sfracelli. Si coniò giustamente il termine “bavaglio”, si organizzarono piazze ricolme di sdegno e gli strilli fecero tremare le vetrate del Quirinale e di Palazzo Chigi. Non se ne parlò più.

    L’altroieri, dagli uffici del ministro Orlando è stata fatta filtrare una riforma della giustizia riguardante anche la (non) pubblicazione delle intercettazioni per vedere l’effetto che faceva. L’obiettivo è il medesimo perseguito dal crudele Caimano: evitare che finiscano sui giornali conversazioni sconvenienti per i potenti. Ma quella che un tempo sembrava una macelleria messicana oggi è una elegante sala da tè dove giornalisti ed esperti trattano il non più bavaglio con grazia e soavità come piluccassero pasticcini. E che dire della soppressione del Senato elettivo che il premier di Rignano sull’Arno ha proposto, ponendo i parlamentari della Repubblica davanti alla cortese alternativa: o la votate o ve ne andate a casa? Per aver vagheggiato qualcosa di simile, il presidente-padrone fu paragonato a Mussolini, mentre al vincitore della Ruota della fortuna ’94 basta enunciare la supercazzola del bicameralismo perfetto e tutto tace (tranne i soliti rompiscatole).

    La spiegazione più banale del doppiopesismo all’italiana è che Renzi non è Berlusconi, non ha i suoi trascorsi, appare meno pericoloso e non si tinge i capelli. Senza contare che quello stesso Pd che ieri tuonava dall’opposizione contro la democrazia messa in pericolo dalla destra oggi concorda le riforme con gli ex nemici in una confusione di ruoli dove non ci sono più buoni e cattivi, ma solo una grande marmellata dolciastra. O forse, l’immunità di Renzi nasce dallo spirito del tempo di un Paese talmente stanco e sfibrato dalle nefandezze subìte e così imbrogliato e rassegnato, che preferisce lasciar perdere, e il naufragar gli è dolce in questo mare.

    Fonte: il Fatto Quotidiano, 28 Giugno 2014

  • agbiuso

    18 Maggio, 2014

    Clamorosa autocritica di Renzi: «Votate per chi volete ma non per i buffoni»

  • agbiuso

    3 Maggio, 2014

    Dal sito Notav.info:

    Brava Laura Castelli! Il problema è il PD!

    Pubblichiamo qui il comunicato di Laura Castelli, parlamentare del M5s, che ha avuto coraggio di dire le cose come stanno sul primo maggio torinese. Le critiche che le sono state rivolte da quei dirigenti dl pd che sfilavano in uno spezzone composto da loro e dal loro servizio d’ordine pagato e nulla di più, oggi hanno coraggio di chiamare la piazza del primo maggio ” il braccio armato dei grillini”…nemmeno le dichiarazioni di questo Partito del Disastro risultano credibili

    qui il comunicato

    “IL PD SI ARRENDA. IL PRIMO MAGGIO APPARTIENE AI CITTADINI, NON AI PARTITI”
    In seguito alle segnalazioni pervenute da alcuni cittadini allarmati per gli episodi verificatisi oggi al corteo del Primo maggio a Torino, ho contattato la questura per avere chiarimenti.
    Il corteo che ha sfilato oggi per le vie della città era considerato particolarmente a rischio a causa della presenza dei rappresentanti del PD, ostinatamente decisi a partecipare ad eventi che dovrebbero appartenere ai cittadini e non certo servire da passerella ai partiti che hanno rovinato il paese.
    La partecipazione ai cortei delle forze politiche responsabili dell’attuale situazione economica mette in pericolo l’incolumità dei manifestanti: sarebbe ora che il PD ne prendesse atto e scegliesse responsabilmente di lasciare la disponibiltà delle piazze al diritto di manifestazione che la Costituzione riconosce ai cittadini.

    qui il comunicato del M5s Piemonte

    PD: UN PROBLEMA DI PUBBLICA SICUREZZA
    Oggi al corteo del 1 maggio abbiamo assistito ad una scena folle.
    La presenza del Partito Democratico ha contaminato il normale svolgimento della manifestazione. I cittadini stanchi delle prese in giro e senza il solito vetro televisivo da cui sono soliti ascoltare i “piddini” non hanno potuto dimostrare il proprio dissenso a causa del cordone misto tra polizia e sicurezza privata del PD atto a difendere gli “indifendibili”.
    Questa situazione ha causato non pochi problemi.
    Il corteo è stato interrotto impedendo ai restanti partecipanti di proseguire nella manifestazione e le cariche intermittenti della polizia hanno avuto fine solo in piazza San Carlo.
    Consigliamo al Partito Democratico di evitare in futuro di presentarsi nelle piazze ed alle manifestazioni e di rimanere confinato nel proprio habitat naturale, autoreferenziale, televisivo, privo di contraddittorio e creato su misura al fine di procedere al meglio, e nella sicurezza di tutti, verso la fine della loro esistenza politica.
    I cittadini sono stanchi di queste provocazioni.
    Se è vero che tutti siamo liberi di manifestare le proprie idee è anche vero che tutti sono liberi di manifestare il proprio dissenso.
    Oggi però non è stato così, o meglio, è valso solo per il PD e non per i cittadini.

    MoVimento 5 Stelle Piemonte

  • agbiuso

    2 Maggio, 2014

    Il Primo maggio 2014 per il Partito Democratico

    “La realtà secondo una segretaria del PD. Dopo diverse, cariche, decine di feriti, 3 fermi, 1 arresto, contestazioni a piè sospinto contro il partito della devastazione e del cemento.. cosa ricorda di questo primo maggio la Bragantini..ex segretaria provinciale del Pd e ora deputata: “è stato un bellissimo corteo, abbiamo fatto la manifestazione e c’è anche il sole” ?

    L’articolo completo e i documenti qui: PD…il partito della repressione

  • agbiuso

    23 Marzo, 2014

    Un innovatore, costui, non ci sono dubbi. Soprattutto sui metodi utilizzabili per percepire due lautissime pensioni accumulate con soldi pubblici.

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    “Renzi(e, ndr), è ormai fatto noto, ha avuto in affitto un appartamento gratis da un amico, la procura di Firenze ha aperto un’inchiesta. E in barba a giovani e pensionati in estrema difficoltà, fra pagamenti da fame e disoccupazione, Renzi(e, ndr) si appresta a incassare la sua bella doppia pensione, in linea con i saldi principi di tutta la classe politica italiana.

    Undici giorni prima della sua candidatura alla provincia di Firenze, Renzi(e, ndr) è stato assunto come dirigente dell’azienda di famiglia di cui in precedenza era socio. Posto immediatamente in aspettativa, ha ricevuto contributi pagati dalla Provincia di Firenze, prima, dal Comune, poi, per circa 350mila euro. Un giorno di lavoro nell’azienda di famiglia e 9 anni e sei mesi di contributi. Soldi versati dalla collettività.

    Ora, però, Renzi(e, ndr) è presidente del Consiglio e il suo trattamento economico – e pensionistico – è equiparabile a quello dei parlamentari. Quindi via alla seconda pensione e, se arriverà fino in fondo, anche al vitalizio.”

    M5S Camera
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    Fonte: La pensione di Renzie

  • Alberto G. Biuso » Rinnovamenti

    21 Febbraio, 2014

    […] governo italiano guidato da Renzi è una genuina e coerente espressione del Partito Democratico, del suo ultraliberismo. Il PD -come […]

  • agbiuso

    20 Febbraio, 2014

    “Il governo è quasi pronto e sarà lo splen­dido frutto della pro­fonda sin­to­nia tra il leader del Pd e il capo di Forza Ita­lia. I due si piac­ciono e si capi­scono, vogliono final­mente dare al paese quella scossa libe­rale che il petu­lante Alfano cerca di osta­co­lare con le sue richie­ste sulla mag­gio­ranza foto­co­pia del governo Letta (che natu­ral­mente ha otte­nuto). La festa è stata rovi­nata da Grillo (nel for­mat dello strea­ming), ma Renzi avrà tro­vato con­so­la­zione al Qui­ri­nale dove è salito in serata per rife­rire al pre­si­dente Napolitano”.

    Norma Rangeri; l’articolo completo sul manifesto del 20.2.2014: Fuori onda

  • agbiuso

    15 Febbraio, 2014

    TELEVIDEO

    Vendola: quanto cannibalismo c’è nel Pd
    15/02/2014 12:53

    12.53 “Avrebbero dovuto citare il conte Ugolino di Dante Alighieri per sottolineare l’abitudine al cannibalismo che c’è nel Pd”.
    Così il leader di Sel,Vendola. All’assemblea nazionale di Sel il segretario ha parlato di “ineleganza, brutalità e cinismo” a proposito del Partito democratico escludendo una partecipazione in qualsiasi modo al governo Renzi.
    “Non possono trattarci come se ci fossero i saldi e come se qualcuno di noi fosse in vendita, a cominciare da Boldrini”. “Con il Pd c’è una frattura non sanabile”.

  • agbiuso

    15 Febbraio, 2014

    Eh sì, caro Pasquale. In ogni caso, ciò che mi fa pena -veramente- sono lo squallore e l’infinita ipocrisia che il potere (che in questo frangente ha soprattutto i volti di Napolitano e di Renzi) mostra ancora una volta, come se anche un briciolo di verità fosse un pericolo devastante per gli equilibri del dominio.

    Comunque, la nostra arma sono le parole e propongo quelle di Marco Tarchi, docente di scienza della politica a Firenze; uno studioso che conosce bene anche Renzi, oltre che il proprio ambito.
    L’intervista è stata pubblicata ieri sull’edizione fiorentina del Corriere della Sera.

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    Riuscirà Renzi a reggere con il suo governo fino al 2018 senza aver ricevuto un mandato popolare attraverso le elezioni?

    Lo ritengo improbabile. Al di là dell’impressione di incoerenza che questa sua improvvisa accelerazione può suscitare, credo che gli verrà spesso rimproverata, dagli avversari esterni ma anche da quelli interni, la mancanza di un crisma elettivo. Come molti hanno fatto rilevare, dopo Monti e Letta siamo a tre presidenze del Consiglio di origine extraparlamentare. È un’anomalia eccessiva. Inoltre non capisco a chi gioverebbe, se non a lui stesso, consentire a Renzi di completare la legislatura senza intoppi, avallandone qualunque scelta. Significherebbe, per tutti gli altri soggetti politici, consegnarsi senza combattere a una sconfitta elettorale certa.

    Riuscirà Renzi a guidare due maggioranze diverse ma parallele: una maggioranza politica di governo senza Forza Italia e una maggioranza sulle riforme con Forza Italia?

    Sarebbe uno straordinario esercizio di equilibrismo. A meno che, dentro Forza Italia, qualcuno – magari un qualcuno che sta molto in alto – non voglia di fatto favorire l’azione governativa di Renzi pur dichiarandogli formalmente un’opposizione, sperando di incassare dividendi su altri piani, a partire da un ridimensionamento dei margini di manovra della magistratura. Ma su questi maneggi da retroscena non si può andare oltre le illazioni. Se il centrodestra vuol davvero battere Renzi, non potrà stendergli il tappeto rosso sotto i piedi sulla via delle riforme di cui mena già tanto vanto(e rivendica la sostanziale titolarità.

    L’accordo Renzi-Berlusconi sulle riforme (legge elettorale, titolo V, Senato) sembrava prefigurare un anno di tempo per la loro approvazione. L’impegno sarà mantenuto o adesso che si sta per formare un governo che vuole durare fino al 2018 le riforme, soprattutto quella elettorale, torneranno nell’album delle buone intenzioni?

    Dipenderà da come Renzi, notorio uomo di marketing, interpreterà l’andamento dei sondaggi. Non può non essersi accorto, malgrado le quotidiane esternazioni, che quel modello Frankenstein o legge rubamazzo che ha proposto, cannibalizzando brandelli di normative esistenti e rimettendole assieme alla rinfusa con il solo scopo di raddoppiare il peso parlamentare di un partito che giungesse anche solo al 25% dei voti, potrebbe scavargli una buca sotto i piedi. Tuttavia, per invertire la rotta si deve aggrappare ad un pretesto. Vedremo se ne troverà uno convincente. Altrimenti, attribuirà a qualcuno degli alleati la responsabilità di aver depauperato l’agenda e si limiterà ai provvedimenti meno contrastati.

    Ma Berlusconi continuerà a sostenere l’approvazione delle riforme istituzionali con un governo Renzi che vuole rinviare il voto fino al 2018?

    Politicamente non è nel suo interesse. Non posso però non notare l’ambiguità di molti degli atteggiamenti recenti di Berlusconi, in materia di giudizio su Renzi, prospettive di elezioni, scelte sulla guida del partito, rapporti con i possibili futuri partners di coalizione. Mi dà l’impressione di essere quasi soggiogato da un leader del Pd che per la prima volta non lo demonizza, gli riconosce un ruolo paritario nella definizione di un piano di riforme e in materia economica fa affermazioni che certo non gli suonano sgradite. Non bisogna dimenticarsi che la dimensione psicologica delle idiosincrasie e delle simpatie ha sempre avuto un peso cruciale nelle scelte del Berlusconi attore politico. Portandolo a commettere già vari gravi errori.

    Non è che Renzi parla di elezioni nel 2018 per rassicurare i partiti minori e i propri parlamentari, ma sotto sotto è già d’accordo con Berlusconi per varare le riforme istituzionali entro un anno e poi andare alle elezioni anticipate?

    Non escludo che nel vasto quadro delle sue ambizioni, Renzi possa avere anche quella di far figura di nuovo Machiavelli, ma non esagererei. E poi, insisto, che interesse avrebbe Berlusconi a fargli fare delle riforme – cosa che in molti italiani susciterebbe molto probabilmente, speranze e simpatie – e poi, senza aspettarne gli effetti (che potrebbero essere ben diversi da quelli promessi, e quindi far nascere delusioni) –, mettergli elezioni anticipate sul piatto d’argento?

    Con il varo del governo Renzi , Napolitano potrebbe ritenere conclusa la sua permanenza al Quirinale?

    A giudicare dal suo comportamento di tutti questi anni, direi proprio di no. Perché dovrebbe rinunciare proprio oggi ad esercitare quella funzione pedagogica, molto più che di controllo, che gli è stata tanto a cuore fin qui? Già ha dovuto digerire la caduta di un presidente del Consiglio da lui inventato e sorretto quasi ad oltranza; se mollasse adesso, firmerebbe un atto di resa. Poco in linea con il carattere del personaggio.

  • Pasquale D'Ascola

    15 Febbraio, 2014

    Non credo che esista un’uscita di sicurezza verbale. Non lo credevo anni fa. Meno ancora adesso. Libia.

  • agbiuso

    14 Febbraio, 2014

    Il Movimento 5 Stelle ha molto rispetto delle Istituzioni. Secondo me anche troppo rispetto per quello che queste Istituzioni sono.

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    Non andremo alle consultazioni-farsa di Napolitano. Non essendoci il tempo materiale per una consultazione in Rete, l’assemblea del gruppo parlamentare M5S lo ha deciso in modo aperto e democratico.
    Napolitano non ha nemmeno rimandato Letta alle Camere per dare al Parlamento l’opportunità di un giudizio complessivo sul suo governo dei larghi inciuci. Noi abbiamo un grande rispetto per le istituzioni e lo abbiamo dimostrato in questi undici mesi di lavoro.
    Il nostro riferimento sono i cittadini, non un presidente che non rappresenta gli italiani. Si tratta dell’ultimo atto di Napolitano, il suo canto del cigno. E il presidente della Repubblica chiude in bellezza accogliendo per le consultazioni Berlusconi, un pregiudicato che resuscita ancora una volta grazie ai giochetti di potere consumati nel sottoscala del Partito democratico.
    Abbiamo bisogno di un nuovo presidente della Repubblica e di andare a elezioni subito.”

    Federico D’Incà e Maurizio Santangelo, capigruppo M5S di Camera e Senato
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    Fonte: Il M5S non va alle consultazioni farsa di Napolitano

  • agbiuso

    14 Febbraio, 2014

    Non il Partito Democratico ma sono gli italiani a farmi compassione, questi illusi, questi corrotti, questi servi pronti sempre ad accettare tutto, dittatori e prestanome, da Mussolini a Renzi.

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    Oggi, San Valentino, Capitan Findus Letta rassegna le sue dimissioni a Napolitano. C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico nell’aria, come nel 14 febbraio del 1929 a Chicago. Allora ci fu la strage degli irlandesi, nel 2014 quella dei lettiani, almeno di quei pochi che non si sono riconvertiti al nuovo padrone vendendogli anche il culo. Il nuovo boss non è Al Capone, ma un carrierista senza scrupoli, in arte Renzie, buon amico di Berlusconi, di Verdini e di gente che avrebbe fatto paura ai gangster del proibizionismo.
    Le sue credenziali sono ottime. Oltre ad essere un bugiardo incallito, lo vogliono le banche, la Confindustria, De Benedetti, Scaroni, la finanza. Un perfetto uomo di sinistra. Non ci sarà alcuna discussione parlamentare. Letta non chiederà la fiducia, ma prenderà i suoi stracci e se andrà, licenziato come una serva da chi, nel suo partito, fino a ieri ne elogiava l’azione di governo.
    Al confronto del pdexmenoelle un nido di serpi è un luogo ameno. Napolitano sceglierà Renzie (e non è un capriccio) che non è parlamentare, che non si è mai candidato nel ruolo di presidente del Consiglio durante le elezioni.
    Lo farà, come lo ha fatto per Monti e per Letta, ignorando il Parlamento, la Costituzione e la volontà degli italiani per la terza volta. Chi ha eletto Renzie? 136 votanti della direzione del pdexmenoelle sempre più simile al PCUS sovietico. Il partito decide, la nazione prende atto, la democrazia può attendere.
    Ora Napolitano darà via al rito delle consultazioni che dovrebbe per decenza risparmiarci. Un’immensa presa per il culo, il Presidente a vita riceverà le delegazioni dei partiti che rilasceranno all’uscita del Quirinale le solite frasi condite di ipocrisia ormai insopportabile.
    Se Al Capone ottenne il controllo del mercato degli alcoolici, Renzie otterrà quello delle nomine delle aziende di Stato, come ENI, ENEL, Finmeccanica e Terna che scadono tra due mesi. Dei luoghi dove risiede il potere reale. Letta e Renzie sono dei prestanome, utili a chi li ha sostenuti e li sostiene.
    Marionette. Il Parlamento e lo stesso Governo sono un’illusione ottica e il Quirinale una monarchia. Dall’esterno il cittadino assiste a una squallida lotta tra bande per il potere mentre “nel fango affonda lo stivale dei maiali“.
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    Fonte: Il giorno di San Valentino

  • agbiuso

    30 Gennaio, 2014

    Dopo molte incomprensioni che si sarebbero potute evitare conoscendo meglio il Movimento, il manifesto riconosce con onestà la giustezza, necessità e solitudine dell’impegno parlamentare del Movimento 5 Stelle.

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    Il frutto avvelenato, di Norma Rangeri

    Una schi­fezza poli­tica ma anche un ine­dito colpo alla demo­cra­zia par­la­men­tare che strappa la già logora tela delle isti­tu­zioni demo­cra­ti­che e che segnerà in futuro il rap­porto tra un potere legi­sla­tivo sem­pre meno costi­tu­zio­nal­mente rile­vante e potere ese­cu­tivo sem­pre più svin­co­lato dalle regole par­la­men­tari. E’ il colpo di “ghi­gliot­tina” vibrato ieri sera dalla pre­si­dente della Camera per tron­care l’ostruzionismo par­la­men­tare dei depu­tati del Movi­mento 5Stelle. Una bat­ta­glia meri­to­ria e duris­sima, con­dotta in soli­tu­dine, con­tro il decreto del governo che uni­sce due mate­rie incon­ci­lia­bili (Imu e rica­pi­ta­liz­za­zione della Banca d’Italia).

    La dura oppo­si­zione dei gril­lini pur­troppo non ha pro­dotto l’esito spe­rato, non è riu­scita nell’intento, oppor­tuno e ragio­ne­vole, di spac­chet­tare il decreto in due prov­ve­di­menti sepa­rati: uno neces­sa­rio e urgente sull’Imu, l’altro, né neces­sa­rio, né urgente, sulla riva­lu­ta­zione delle quote di Ban­ki­ta­lia. Aver scar­tato que­sta scelta di buon senso, come pure era già avve­nuto con il decreto salva-Roma, quando, gra­zie alla moral sua­sion del pre­si­dente della Repub­blica, le mate­rie furono divise e sepa­ra­ta­mente votate, auto­rizza a nutrire i peg­giori sospetti sullo stato di salute delle nostre mag­giori banche.

    Que­sta volta, gra­zie anche alla mal­de­stra gestione poli­tica dei par­la­men­tari a 5Stelle, capaci di offu­scare una sacro­santa cri­tica al decreto con gli insulti al capo dello stato (una guerra senza quar­tiere cul­mi­nata ieri con la richie­sta uffi­ciale di impea­ch­ment), il Qui­ri­nale è rima­sto silente. Nulla da ecce­pire sul con­te­nuto indi­ge­sto del decreto. Il governo, nella per­sona del mini­stro Fran­ce­schini, ha man­te­nuto il ricatto (o il decreto o il caos) e la pre­si­dente della Camera ha fatto calare, sarebbe il caso di dire ob torto collo, la mannaia.

    Den­tro que­sta brutta vicenda si legge sia la dege­ne­ra­zione di un qua­dro poli­tico che soprav­vive sulla con­ti­nua for­za­tura dell’impalcatura costi­tu­zio­nale, sia la pre­va­lenza dei poteri forti (un sistema ban­ca­rio altri­menti impre­sen­ta­bile agli immi­nenti stress-test di Fran­co­forte). Con buona pace dell’interesse generale.

    E natu­ral­mente non sfugge come pro­prio men­tre si assi­steva alla mor­ti­fi­ca­zione della demo­cra­zia par­la­men­tare, allo svi­li­mento del potere legi­sla­tivo a van­tag­gio di quello ese­cu­tivo, con­tem­po­ra­nea­mente Renzi e Ber­lu­sconi sigla­vano l’accordo su una pes­sima legge elet­to­rale. Pre­mio di mag­gio­ranza pesante, emen­da­mento spe­ciale per la Lega, soglie di sbar­ra­mento proi­bi­tive per tutti gli altri par­titi, can­di­da­ture mul­ti­ple. Un’altra ghi­gliot­tina che taglia di netto la fun­zione della rap­pre­sen­tanza sot­to­met­ten­dola alle ragioni della governabilità.

    Il voto sal­va­ban­che di Mon­te­ci­to­rio e il patto sulla legge elet­to­rale sono i frutti avve­le­nati della piena e pro­fonda sin­to­nia tra il Pd e Fi. Un patto di potere che reclama una duris­sima oppo­si­zione fuori e den­tro le aule parlamentari.
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    Fonte: il manifesto, 30.1.2014

  • agbiuso

    28 Gennaio, 2014

    A integrazione “tecnica” è molto utile questa riflessione di Andrea Scanzi sul masochismo del Partito Democratico.

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    È davvero mesto il crepuscolo del Pd. Hanno speso anni e anni a dire che il loro era l’unico partito non personalista, a differenza di Berlusconi e Grillo, e adesso si sono tutti azzerbinati di fronte al classico bischerino che al Liceo prendevi a scappellotti per vedere se si dava una svegliata.
    Sono diventati leaderistici e personalistici pure loro. L’ultima mossa è ritirare tutti gli emendamenti che miravano a migliorare lo Schifezzum (o il Verdinum, dal nome dell’ideatore: il noto fiore di campo Denis Verdini). Emendamenti, tutti targati Pd, che intendevano abbassare la soglia di sbarramento e soprattutto reintrodurre le preferenze. I “ribelli” del Pd hanno subito obbedito al diversamente arguto leader del Pd, che ha sguainato il ricatto stantio: “O me o il voto” (appunto: il voto).

    Renzi, pur di intestarsi una nuova legge elettorale, è disposto a tutto. Anche e soprattutto a varare una nuova legge elettorale peggiore della prima (e non lo dico tanto io, quanto i Rodotà e i Sartori). Oltretutto Renzi, che è furbo come una faina morta, non si rende conto – o forse se ne rende conto e ne è felice – che questo Schifezzum è un regalo palese a Berlusconi. Con la soglia di sbarramento così alta, Lega e alfaniani (e frattaglie residue) saranno costretti a tornare a casa dal Caimano. Dall’altra parte, invece, la sinistra o quel che ne resta verrà disintegrata dallo sbarramento all’8% (e Renzi vuole questo). Come scrive Gilioli, “o verrà fuori una legge che piace molto alla destra o Renzi andrà a sbattere”.

    Siamo davvero al paradosso: una figura caricaturale, ideologicamente vuota e carismaticamente prossima ai baccelli, costringe la più grande forza italiana di centrosinistra ad ingoiare una legge elettorale orrenda che ridona vita a Berlusconi e ammazza definitivamente la sinistra. Renzi è decisionista come Craxi e personalista come Berlusconi, ma è ovviamente molto inferiore al primo per acume politico e molto meno scaltro del secondo. Pur di vincere, il Pd si è consegnato mani e piedi a un Berluschino da discount. E a questo punto, così continuando, c’è pure il rischio che neanche vinca.
    Masochismo puro. E neanche dei migliori.
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    Fonte: Legge elettorale, il triste masochismo del Pd renziano, il Fatto Quotidiano, 28.1.2014

  • marina

    28 Gennaio, 2014

    Condivido tutto, tranne la definizione di “sciocchi”. Io li vedo piuttosto come astuti e violenti, un branco di avvoltoi che si azzuffano su un cadavere, attori di un macabro spettacolo a metà fra “La maschera della morte rossa” e la caduta dell’impero romano… senza, ovviamente, la grandiosità epocale di un evento storico, ma piuttosto come un susseguirsi di squallidi fatterelli di cronaca nera in una periferia degradata. E quello che angosciosamente mi chiedo è che cosa verrà quando una generazione – la mia – che ha vissuto e respirato le tanto vituperate “ideologie” – che noi, forse illusi, chiamavamo “ideali” – sarà stata definitivamente spazzata via, assieme alla memoria, dall’ineluttabile passare del tempo. Scusate il pessimismo….

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