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Sgalambro, contro la musica

La transitorietà della musica ci parla del tramonto di tutte le cose
il manifesto
19 marzo 2022
pagina 13

Anche Manlio Sgalambro, come Ernst Bloch e Theodor Adorno, ritiene che la musica non debba farsi apologia, difesa, consacrazione dell’esistente. Solo che per Adorno si dà la possibilità di una musica liberata e liberatrice mentre per Sgalambro è la musica in quanto tale a stare «dalla parte del mondo», poiché «lasciata a se stessa» essa ne celebra l’insignificanza e l’assurdo trasformandoli in facile armonia, in musichetta e in grancassa, in un’opera d’arte totale che pervade una miriade di momenti, occasioni, eventi, diventando la colonna sonora della stupidità, dell’obbedienza, della banalità.

[Segnalo un refuso presente nel testo. Una frase tra virgolette, tratta da p. 17 del libro di Sgalambro, si chiude dopo “remissione”: «Mentre prima la musica si andava ad ascoltare e si percorrevano leghe a dorso di mulo, oggi è essa che si fa sentire senza remissione». Ciò che segue -‘È vero, naturalmente, e il risultato è spesso immiserente’- è l’inizio del mio commento]

Silenzi / Percussioni

Karlheinz Stockhausen
Klavierstück IX, nr. 4
Pianoforte Pierre-Laurent Aimard
hr-Sinfonieorchester – Frankfurt Radio Symphony

«Everything we do is music»
(John Cage)

Il silenzio è un elemento strutturale della musica, da sempre. In alcuni musicisti contemporanei esso emerge in modo particolarmente evidente. Il caso estremo è 4’33’’ di John Cage, basato forse anche sul fatto che 4.33 minuti assommano a 273 secondi, che è la temperatura dello zero assoluto (-273 gradi centigradi), della totale immobilità.
Al di là del magnifico Cage, i silenzi sono parte essenziale anche delle composizioni di Stockhausen. Lo si percepisce bene in Klavierstück IX, nr. 4, qui eseguito da Pierre-Laurent Aimard.

Versione mp3 (pianista Sabine Liebner)

Versione su Spotify (pianista Sabine Liebner)

Versione video:

Il proprio tempo appreso con i suoni

Radio Neue Musik

Questa volta non consiglio uno specifico brano ma un intero genere musicale. Neue Musik è una radio tedesca che trasmette musica contemporanea, permettendo così di conoscere e gustare le opere di moltissimi compositori. Ascoltarla è semplicissimo, basta andare all’indirizzo http://laut.fm/neue-musik. Si comprenderà quanto vario, plurale, differenziato e profondo sia il panorama della musica del Novecento e del XXI secolo. In realtà, infatti, è molto più corretto parlare di musiche contemporanee. Il loro ascolto richiede, come tutto ciò che non è banale, un apprendimento, una frequentazione regolare, un minimo di curiosità, in modo da superare la sensazione di inconsueto stridore che a volte esse trasmettono. Quando si siano oltrepassati tali ostacoli, il piacere che offrono è identico a quello della musica barocca o dei cantautori. In più, la musica d’oggi è “il nostro tempo appreso con i suoni”.
Tra i miei autori preferiti ci sono -in ordine sparso- Louis Andriessen (il suo De Tijd [il Tempo, 1981] è una delle composizioni più potenti che conosca), Arvo Pärt, Luis De Pablo, Brian Eno, Philip Glass, Fabio Vacchi, Penderecki, Sciarrino, Luigi Nono, Toshio Hosokawa, Stockhausen e -naturalmente- Cage e Ligeti, che mi sembrano i più grandi. Ma si tratta di pochissimi nomi rispetto alle musiche d’oggi, che sono senza confini. Molto al di là non soltanto del “classico” ma anche della dodecafonia, dell’atonalismo, della musica elettronica, i suoni contemporanei sono un’officina senza posa dentro la quale le Muse continuano a creare.

Cage

Music for Marcel Duchamp
(1947)
di John Cage
da In a Landscape

Cento anni fa nasceva John Cage, il più noto -forse- e certamente il più estroverso dei compositori del Novecento. La sua leggendaria e vincente partecipazione a Lascia e raddoppia come esperto di funghi (con il surreale dialogo tra lui e Mike Bongiorno), il suo anarchismo, la celebre e apparentemente paradossale composizione 4’ 33’’ -uno dei vertici del linguaggio musicale e della creazione contemporanea- hanno tuttavia il difetto di oscurare la musica di John Cage. Per gustare la quale propongo l’ascolto di Music for Marcel Duchamp, un’opera del 1947 per “pianoforte preparato” nella quale la ripetizione aritmetica e la pulizia ritmica introducono a un mondo di suoni puri, di puri suoni.

[audio:Cage_Duchamp.mp3]

 

 

 

 

 

 

 

 

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