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Il villaggio di cartone

di Ermanno Olmi
Con: Michael Lonsdale (il vecchio prete), Rutger Hauer (il sacrestano), El Hadji Ibrahima Faye (il soccorritore), Irma Pino Viney (Magdha); Fatima Alì (Fatima), Alessandro Haber (il graduato), Massimo De Francovich (il medico)
Italia, 2011
Trailer del film

Una chiesa viene spogliata dei suoi arredi e chiusa, non si sa bene perché. Il vecchio prete che vi ha trascorso l’intera vita non si rassegna e continua a creare frammenti di culto nei suoi spazi. Una notte arrivano dei clandestini nordafricani, guidati da un ingegnere con permesso di soggiorno e da una prostituta. Fra di loro anche qualcuno che vorrebbe farsi saltare in aria per protesta contro l’ingiustizia perenne del mondo. Tra le panche e l’altare queste persone costruiscono i loro spazi provvisori di cartone. Il sacrestano chiama le forze dell’ordine. Mentre il prete sembra ormai alla fine, rimane un sospeso silenzio su tutto.

Arrivato agli ottant’anni, il cattolico Ermanno Olmi dice quello che pensa senza più mediazioni. E quello che pensa è assai duro contro la pretesa di rendere fuori legge intere popolazioni, di serrarsi nello sfacelo del presente come fosse un immutabile sempre. L’epigrafe conclusiva fa infatti riferimento alla necessità di intervenire sulla Storia affinché essa non appaia -come all’angelo di Klee e di Benjamin- soltanto quale paesaggio di rovine. Il film è del tutto simbolico in ogni suo personaggio, battuta, immagine. A volte i dialoghi sono un poco ingenui e retorici ma questo regista ha certo la capacità di trasformare luoghi e oggetti quotidiani in una figura del sacro.

3 commenti

  • agbiuso

    Ottobre 30, 2011

    @diegob
    “ho trovato, nel tormento esistenziale del vecchio prete, un’assonanza forte con una sequenza di «corpo celeste», dove un crocifisso rimosso è il perno della vicenda; certo un film austero, ma che oggi, in questi nostri tempi, è davvero perfettamente attuale”.

    Davvero corretta ed emblematica, caro Diego, l’analogia da lei individuata su questo punto tra due film assai diversi ma entrambi capaci di trasmettere una profonda insoddisfazione verso il modo in cui la chiesa papista svilisce i suoi stessi simboli.

  • aurora

    Ottobre 28, 2011

    Quello che ha detto Ermanno Olmi a Venezia,il 07 settembre 2011- : «LA CHIESA dovrebbe essere una casa che accoglie, non deve domandare se una persona è credente o no; liberiamoci dagli orpelli; altrimenti come potremo intenderci?”.Mi ricordo il film “l’albero degli zoccoli” del 1978, bellissimo ed istruttivo del passato quando la maggior parte degli Italiani pativa la fame,non avevano accesso all’istruzione ecc.Peccato che la rai ,al posto delle stupidagini che trasmette, non mandi in ononda una rassegna dei films di Olmi

  • diegob

    Ottobre 28, 2011

    certamente per un cristiano questo nostro tempo è un tempo di scelte radicali, o sei cristiano o sei colluso con un potere sempre più soffocante, un pensiero unico per cui quel che conta sono le leggi della finanza, perfino al di sopra della sovranità dei governi

    e quindi allora per paradosso proprio gli ultimi, i senza tutela, quelli «fuori dal gioco», sono gli unici veri uomini e donne, gli unici soggetti cui rivolgersi, spogliandosi di ogni compromesso col potere

    un cristiano deve seguire la parola del nazareno, fino alle estreme conseguenze

    io non sono un credente, ma se lo fossi, non potrei più vivere in modo normale un tran tran ipocrita di fronte a quel che accade, solo «gli ultimi» sono la salvezza dell’anima, per chi ci crede

    mi scusi, prof. biuso, per il tono predicatorio, ma a volte cerco di mettermi nei panni di un cristiano degno di questo aggettivo

    ——

    ieri sera (29 ottobre) a sarzana ho visto il film; confermo le opinioni già espresse dall’amico prof. b.; molto «asciutto» e denso di simboli (per esempio mi è piaciuto non poco il dettaglio del fonte battesimale, posto al centro della chiesa, a raccogliere l’acqua piovana, ma soprattutto simbolo di una nuova «chiesa» delle origini, cui richiama lo stesso «villaggio di cartone»)
    ho trovato, nel tormento esistenziale del vecchio prete, un’assonanza forte con una sequenza di «corpo celeste», dove un crocifisso rimosso è il perno della vicenda; certo un film austero, ma che oggi, in questi nostri tempi, è davvero perfettamente attuale

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