Skip to content


Il villaggio di cartone

di Ermanno Olmi
Con: Michael Lonsdale (il vecchio prete), Rutger Hauer (il sacrestano), El Hadji Ibrahima Faye (il soccorritore), Irma Pino Viney (Magdha); Fatima Alì (Fatima), Alessandro Haber (il graduato), Massimo De Francovich (il medico)
Italia, 2011
Trailer del film

Una chiesa viene spogliata dei suoi arredi e chiusa, non si sa bene perché. Il vecchio prete che vi ha trascorso l’intera vita non si rassegna e continua a creare frammenti di culto nei suoi spazi. Una notte arrivano dei clandestini nordafricani, guidati da un ingegnere con permesso di soggiorno e da una prostituta. Fra di loro anche qualcuno che vorrebbe farsi saltare in aria per protesta contro l’ingiustizia perenne del mondo. Tra le panche e l’altare queste persone costruiscono i loro spazi provvisori di cartone. Il sacrestano chiama le forze dell’ordine. Mentre il prete sembra ormai alla fine, rimane un sospeso silenzio su tutto.

Arrivato agli ottant’anni, il cattolico Ermanno Olmi dice quello che pensa senza più mediazioni. E quello che pensa è assai duro contro la pretesa di rendere fuori legge intere popolazioni, di serrarsi nello sfacelo del presente come fosse un immutabile sempre. L’epigrafe conclusiva fa infatti riferimento alla necessità di intervenire sulla Storia affinché essa non appaia -come all’angelo di Klee e di Benjamin- soltanto quale paesaggio di rovine. Il film è del tutto simbolico in ogni suo personaggio, battuta, immagine. A volte i dialoghi sono un poco ingenui e retorici ma questo regista ha certo la capacità di trasformare luoghi e oggetti quotidiani in una figura del sacro.

La carne degli angeli

di Alda Merini
con venti opere inedite di Mimmo Paladino
Frassinelli, Milano 2003
Pagine 128

merini_angeli

Se poesia è anche scorgere fra le pieghe dello spazio l’invisibile, gli angeli, «pulviscolo amoroso e traccia dell’amore divino» (pag. 54), sono «queste forme senza vesti e ornatissime, questi desideri chiari che hanno lingue di solo silenzio, questa pioggia di grazia che cade sulle nostre miserie» (53).

leggi di più

Il cielo sopra Berlino

(Der Himmel über Berlin)
di Wim Wenders
Germania, 1987
Con: Bruno Ganz (Damiel), Solveig Dommartin (Marion), Otto Sander (Cassiel), Curt Bois (Omero), Peter Falk (Se stesso)

derhimmelueberberlin_poster

Rivisto oggi, conserva intatta la sua poesia, la freddezza tenera e malinconica degli angeli. Entità partecipi delle vicende umane ma incapaci di condividerne la materialità se non rinunciando alla propria condizione di immortali. È quanto decide di fare Damiel pur di incontrare davvero la bella e solitaria trapezista Marion. È accettando la finitudine dell’esserci e dello stare che questo angelo vede per la prima volta i colori, annusa l’aria, gusta il cibo, si immerge nell’attrito delle cose. Sino a dire, alla fine, «io ora so ciò che nessun angelo sa».

Una Berlino che non esiste più -lo spazio desolato, allora, della Potsdamer Platz è tornato a essere uno dei luoghi più vivaci e sperimentali di questa splendida città- diventa con Wenders la dimensione sospesa nella quale i versi di Rilke e i suoni di Nick Cave trasformano in senso e in danza il sangue dell’angelo e il muro degli uomini.

Vai alla barra degli strumenti