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Giorgio von Hindenburg

C’è chi in queste ore paragona Napolitano a Vittorio Emanuele III. Vero. Lo si potrebbe anche accostare a von Hindenburg, l’anziano presidente della Repubblica di Weimar che nominò Adolf Hitler cancelliere. Il quale Hitler aveva comunque ottenuto la maggioranza al Reichstag vincendo senza trucchi le elezioni. Quando il Führer andò a fargli visita nel 1934, alla vigilia della morte, Hindenburg pensò di trovarsi davanti al suo antico Kaiser e lo apostrofò “Maestà”. Speriamo che a Napolitano non accada di rivedere in Berlusconi il vecchio e amato Stalin oppure -più modestamente- l’amico Bettino. Anche se le differenze appaiono certo minime, e non soltanto agli occhi di un anziano presidente.

39 commenti

  • agbiuso

    Marzo 31, 2013

    Propongo alcuni brani di un commento che fotografa con efficacia la figura e l’opera di Giorgio von Hindenburg.
    L’articolo completo si può leggere sul Fatto quotidiano del 31.3.2013:
    I saggi di Napolitano a sigillo di un pessimo settennato
    di Peter Gomez

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    Giorgio Napolitano di peggio non poteva fare. A coronamento di un brutto settennato, che solo una Casta politica e giornalistica sempre più scollegata dalla realtà riesce a continuare a osannare, il futuro ex presidente della Repubblica affida a dieci supposti saggi il compito di concordare un pugno di riforme istituzionali ed economiche. Tra di loro non ci sono donne e non ci sono giovani. In compenso nell’elenco compaiono cariatidi in politica da 40 anni e dinosauri dell’italica burocrazia.
    […]
    Insomma, salvo rare eccezioni, la lista dei saggi che dovrebbe portare a un nuovo governo indicando al Paese le quattro o cinque cose importanti da fare nei prossimi mesi, è una perfetta fotografia della classe dirigente, bugiarda, incompetente e voltagabbana, che lo ha affossato.

    Questa volta però non basta prendersela con i partiti cattivi. O con il risultato elettorale confuso che obbliga il Parlamento a trovare qualche tipo di accordo. Il responsabile di questo scempio, va detto chiaro, è Giorgio Napolitano: il Capo dello Stato che, se proprio riteneva che la strada dei saggi fosse quella da seguire (cosa che dubitiamo), aveva il dovere di trovare dei nomi diversi. Oppure, e avrebbe fatto bene, avrebbe dovuto dimettersi senza indugio, in modo da far eleggere subito un successore. Un nuovo Presidente che, forte del voto appena ricevuto e del potere di sciogliere le Camere, mettesse immediatamente i partiti davanti all’alternativa: o trovate il modo di dare la fiducia a un governo, o andate a casa.

    Ma Napolitano ha deciso altrimenti. E adesso è nudo di fronte a un Paese costretto a poco a poco ad accorgersi della realtà: i risultati politici dei suoi sette anni al Colle di fatto non esistono, quelli istituzionali neppure.
    […]
    Restano gli interventi a piedi uniti nelle indagini della magistratura e il fallimento dell’operazione Mario Monti, il tecnico che doveva essere il suo successore e che invece gli ha voltato le spalle entrando, con poco successo, direttamente in politica. Dietro Napolitano rimane insomma solo un cumulo di partitocratiche macerie. E adesso l’unica cosa saggia da fare non è affidarsi ai suoi supposti saggi, ma pensare a scegliere un capo dello Stato nuovo che non provenga dalle file dei partiti. Un uomo, o una donna, che conosca l’Italia per davvero e non solo la toponomastica delle stanze e delle segreterie dei Palazzi del Potere.

  • agbiuso

    Marzo 31, 2013

    Grazie degli auguri e delle riflessioni sempre attente, cara Adriana.
    Naturalmente sono d’accordo con lei sulla necessità di salvaguardare i servizi pubblici -l’acqua (per la quale abbiamo vinto un referendum), la scuola, l’università, la sanità, i trasporti- e sull’origine delle difficoltà nelle quali ci troviamo: il dominio della finanza privata e l’ultraliberismo teorizzato dalla Scuola di Chicago e applicato perinde ac cadaver dai governi europei sia liberali sia socialdemocratici.
    La corruzione politico-mafiosa è un ulteriore tumore che grava sul corpo sociale dell’Italia, che indebolisce le sue difese immunitarie e che aggrava la malattia stessa che è il capitalismo.

  • Adriana Bolfo

    Marzo 31, 2013

    Infatti sembrano tutti, dico tutti, contenti, lì, in Parlamento.
    Può darsi che che il 5Stelle non sapesse che pesci prendere; non so fare un’ipotesi in quanto non conosco gli orientamenti del Mov a parte la protesta, che non è solo loro, contro lo statoladrocorrottobrutto (leitmotiv alla Giannino, pure, che però nella puntata dell’Ultima Parola del 29 u.s., rintracciabile sul sito rai, ha cominciato a dire che i servizi pubblici non devono essere toccati;) e che predispone ad accettare tagli e privatizzazioni dei servizi pubblici, appunto.

    (Su che cosa si intenda per spreco sarebbe ora di far luce, tenendo presente che non sono neppure i costi della politica a determinare la crisi, e che comunque l’innegabile corruzione non ci dovrebbe essere, va da sé).

    Ancora una volta, gentile Biuso, noto la sua indipendenza di giudizio rispetto davvero a tutte le parti. Auguri di Buona Pasqua a lei e a tutti i lettori.

  • agbiuso

    Marzo 30, 2013

    Mentre il mainstream mediatico-politico applaude per l’ennesima volta alle decisioni di Napolitano, il Fatto quotidiano formula un’analisi assai diversa e più realistica. Non so come reagirà il Movimento 5 Stelle ma il mio giudizio su questa grave trovata di Napolitano è lo stesso che viene enunciato nell’articolo di Sara Nicoli.
    Il danno che in sette anni ha inferto costui all’Italia è davvero enorme.

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    Altro che dieci “saggi”. Quelli che ha tirato fuori Napolitano dal cilindro per scrivere la road map di riforme essenziali per il Paese sono i soliti noti. Forse il peggio dei soliti noti, se possibile. Eppure, sorprendentemente, saranno loro a dover costituire il “tesoro” di idee e provvedimenti su cui il prossimo Presidente della Repubblica si dovrà basare per formare (forse) un nuovo governo. C’è di che restare senza parole. Sono nomi che rappresentano gli assi portanti di quell’antico sistema politico e istituzionale che ha portato l’Italia nel baratro in cui si trova oggi. Lentamente ma sistematicamente. E adesso siamo di nuovo nelle loro mani.

    A destare scandalo è soprattutto la commissione cosidetta “politico-istituzionale”. E fatto salvo il nome di Valerio Onida, costituzionalista di area piddina, sugli altri corre rapido un brivido lungo la schiena. A partire da Luciano Violante, con tutto il suo passato partitocratico alle spalle, simbolo della storia più antica (e non sempre limpida) del Nazareno (ma nel suo caso si potrebbe parlare meglio di Botteghe Oscure). E poi Mario Mauro, uomo di Monti (e di Cl vicinissmo a Roberto Formigoni) che qualcuno voleva a presidente del Senato al posto di Pietro Grasso, di cui non si ricordano negli anni particolari exploit legislativi nel segno del cambiamento.

    Ma soprattutto Gaetano Quagliariello, ex vicecapogruppo del Pdl al Senato, uomo delle leggi ad personam di Silvio sulla giustizia, dunque personaggio di stretta osservanza berlusconiana, primo tra i soldati di prima fila del Cavaliere e (anche lui) personalità su cui l’intero centrodestra si sarebbe speso per fargli avere una carica istituzionale. Dopo quello che ha fatto per loro. E per il suo Capo. Ecco, Mauro è l’uomo di un Monti che continuerà a governare l’Italia nonostante i disastri economici e le figuracce cosmiche internazionali (i Marò) e Quagliariello è un portabandiera di Arcore. Davvero non c’era nulla di meglio sul mercato? Davvero è questo la summa della intellighenzia politica che Giorgio Napolitano ha saputo esprimere in un momento tanto drammatico per la democrazia? Cosa potranno mai studiare di nuovo queste cariatidi politiche del sistema? Che avranno mai da tessere e rinnovare elementi che mai sarebbero stati eletti davvero dal popolo se non ci fosse stato il Porcellum? L’unica cosa che possono partorire, a ben guardare, è un inciucio codificato sotto forma di programma da servire freddo sul piatto del prossimo presidente della Repubblica come unica via per avere un nuovo governo. D’inciucio, s’intende, non certo di rinnovamento.

    Ma anche l’altra commissione, quella chiamata a studiare le emergenze economiche e sociali del Paese, non è meno inquietante. Si parte da Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, istituto che continua a fotografare lo stato del Paese senza aver mai suggerito una misura utile al suo sviluppo neppure per sbaglio e di Giovanni Pitruzzella, presidente del’autorità garante della concorrenza e del mercato, istituto abbastanza inutile se si considera che in Italia, com’è noto, non c’è una legge sul conflitto d’interessi degna di questo nome, per cui l’operato del Garante è stato fino a oggi abbastanza oscuro. Ma si resta ancora senza parole quando lo sguardo arriva ai nomi di due degli altri membri della commissione; uomini strettamente legati uno a Monti e l’altro alla storia del Pci, ovvero ministro Moavero Milanesi e il senatore Filippo Bubbico. E che anche il terzo, Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca D’Italia, è “cresciuto” dopo l’entrata in scena del governo Monti. Insomma, il “sistema” al potere che viene chiamato a rinnovare se stesso. Un paradosso

    Napolitano, proponendo questi nomi, ha certamente deluso le aspettative di chi, soprattutto tra i giovani della politica anche in Parlamento (e non stiamo parlando solo dei grillini) si aspettavano una scossa. Invece, Napolitano oggi è tornato ad essere quel “Mofeo” di grillesca memoria, che trovandosi nell’impossibilità di fare alcunchè per partorire un nuovo governo, ha deciso di “addormentare” il sistema con questa sorta di “bicamerale ghiacciata” composta da chi, come si diceva, è in alcuni casi l’emblema di tutti ciò che gli italiani vorrebbero lasciarsi alle spalle. Insomma, il capolavoro di Napolitano è questo: Monti resta al suo posto (e chissà per quanto tempo) e per il resto è stata mandata letteralmente la palla in tribuna, fermando il gioco. Un’astuzia da antico politico, quale certamente Napolitano è, che ha anche archiviato senza scosse l’era Bersani, facendolo uscire di scena in modo netto, senza appello. Per quanto molto morbido.

    Intanto, si è aperta ufficialmente la crisi del Pd, i cui esiti saranno certamente drammatici, ma non è questo certo il punto. Il vero scontro, quello più acceso, si giocherà sulla successione al Qurinale. E il Parlamento si trasformerà in un Vietnam. Insomma, il Capo dello Stato, ancora una volta, ha messo la sordina al cambiamento, fischiando il “tutti negli spogliatoi” e lasciando la patata bollente di riscattare, in qualche modo, il Paese dal torpore all’uomo del Colle che verrà. I supplementari, se ci saranno, li giocheranno (loro, i partiti) tutti con un altro arbitro. Che si troverà però vincolato al suo predecessore dal patto di sistema che verrà sancito in questa “bicamerale”. E sarà ancora un inciucio. Senza sbocco. Ma il prezzo di questo stallo e di questo “nuovo” che avanza e continua a dettar legge puzzando di polvere e di muffa ci costerà (a noi, cittadini) ancora moltissimo.
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    Fonte: Napolitano sceglie 10 saggi per riformare il Paese, ma vince la vecchia politica

  • agbiuso

    Marzo 30, 2013

    L’idea di affidare alla base la scelta del nome che i parlamentari 5 Stelle indicheranno per la Presidenza della Repubblica mi sembra anch’essa nuova e democratica.
    Non essendo iscritto al Movimento 5 Stelle, non potrò partecipare al voto ma seguirò con interesse questa procedura.

  • Alberto G. Biuso » Il Partito Democratico e il senatore Berlusconi

    Marzo 24, 2013

    […] del Palazzo di giustizia di Milano è soltanto la più recente; gli ha permesso e gli permette -con l’attivo e primario contributo di Napolitano- di sottrarsi alla legge e ai tribunali; ha governato insieme a lui nell’esecutivo del banchiere […]

  • agbiuso

    Marzo 18, 2013

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    Anm: da Berlusconi insulti intollerabili

    21.56 “Insulti inauditi, assolutamente intollerabili”. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Sabelli, dà un giudizio severo dell’ultimo attacco di oggi alle toghe da parte di Berlusconi. “Pensare alla magistratura come a una associazione a delinque è qualcosa che non riesco neanche a commentare”.
    La libertà di pensiero va tutelata e “si può manifestare sui temi della giustizia”, ma “è intollerabile l’attacco contro i magistrati che non sono una parte in conflitto”, ha stigmatizzato Sabelli.
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    Fonte: Televideo – 18/03/2013 21:56

    Nessun autorevole, fermo e saggio “monito” alla moderazione rivolto a Berlusconi da Giorgio von Hindenburg?

  • agbiuso

    Marzo 16, 2013

    Sì, cara Adriana, nei suoi troppo lunghi sette anni costui è stato certamente garante.
    Ha garantito l’impunità dell’entità immonda, ha garantito i criminali politici che sono venuti a patto con i criminali mafiosi, ha garantito attraverso Monti i profitti della finanza internazionale sulla pelle di tutti noi, ha garantito il controllo dell’Impero statunitense del quale è stato sempre amico.
    Non ha garantito soltanto gli italiani.

  • Adriana Bolfo

    Marzo 16, 2013

    Non solo. E che razza di “super partes” è uno che, gira gira, manda un monito (l’ennesimo, anche se non lo chiamano così) alla magistratura, lui – presidente del Consiglio superiore della stessa – che riceve gli assaltatori del Palazzo di Giustizia di Milano e a loro non fa una piega? E neppure fa loro osservare che l’inno nazionale proprio non ci stava, in quanto inno di tutti, anche di quelli non assalitori, non intimidatori?

    Non è la Magistratura uno dei tre poteri che, secondo la Costituzione, sono indipendenti, e pertanto, dico, non sottoponibili a pressione né fisica né altro né dal legislativo né dall’esecutivo e, aggiungerei, da parte di nessuno, neppure dal vero o presunto “super partes”?

    E il vero o presunto “super partes” è garante di che? E da che “partes” sta?

    Così, per dire…

  • agbiuso

    Marzo 15, 2013

    Questo è Giorgio Napolitano, questa è l’Italia composta da uomini senza onore.
    Prevedo che il prossimo presidente della repubblica (il minuscolo è voluto) sarà un altro soggetto da nulla. In ogni caso, sono contento che l’attuale se ne torni a casa.

  • diego b

    Febbraio 5, 2013

    io comprendo benissimo chi rifiuta il «voto utile», ma le conseguenze del voto non sono irrilevanti, purtroppo

    c’è poco da fare, i dati sono quelli

    le conseguenze possono essere tragiche, quindi preferisco far violenza alle mie idee per non rischiare di non poterle più esprimere, in futuro

    detto questo, capisco, rispetto, non biasimo le opinioni come quelle dell’amico Alberto o di chiunque altro, semplicemente indico il problema, perchè almeno sapere che c’è è giusto (c’è tanta gente che non ha neanche capito come funziona il meccanismo dell’odiosa legge partorita dalla mente (si fa per dire…) del calderoli)

  • Adriana Bolfo

    Febbraio 5, 2013

    Il Pd ha sostenuto Monti finora e ora lo critica o fa finta; ha non-osteggiato per anni il berlusca, b doverosamente minuscola, il quale è servito egregiamente a far rimanere tra i simpatizzanti-sostenitori della sinistra di governo gli anti-berlusca; ha appoggiato, anche prima di chiamarsi Pd, politiche economiche suicide e continua. L’estate scorsa ha non-ostegggiato il Fiscal Compact, cioè non si è opposto. E’ proprio vero che la storia si ripete anche a breve.

    Adesso fa parte di quelli che cantano la litania del “voto utile”, anzi ne è il corifeo. Ma se erano tutti così contro Sua Emittenza, perché NESSUNO si è impuntato contro il palese conflitto di interessi?

    Poi naturalmente ciascuno voterà, non voterà, voterà quel che crede il meno peggio ecc, ma almeno aver chiaro il quadro.

  • agbiuso

    Febbraio 3, 2013

    Caro Diego,
    comprendo e condivido le tue preoccupazioni, vista la storia dell’Italia e la forza comunicativa dell’entità immonda.
    La mia fiducia si basa su una situazione diversa dalle precedenti tornate elettorali. La presenza di una lista anch’essa ferocemente di destra come quella di Monti -e però in contrasto con il pdl- sottrarrà molti voti all’immondo. E spero soprattutto che ne ottenga molti di più il M5S.
    Certo, il centrosinistra si sta dividendo in modo preoccupante, come al solito.
    L’errore più grave consiste sempre nel non aver neutralizzato berlusconi quando lo si poteva e doveva fare. D’Alema, Veltroni e Violante hanno invece consentito al soggetto di mantenere il suo impero mediatico. Perché lo hanno fatto?
    È anche questo che non perdòno al PD. Un’opposizione decente e libera ci avrebbe già affrancati dall’entità immonda. Il pericolo di un pareggio è reale ma continuo ad avere fiducia.
    A proposito delle ultime balle dell’immondo sull’IMU (da restituire con i soldi svizzeri!) stavolta Fini ha risposto in modo adeguato e divertente: “Nel secondo Consiglio dei ministri, Berlusconi farà il decreto per garantire la vincita certa ai giocatori del lotto”.

  • diegod56

    Febbraio 3, 2013

    secondo il mio umilissimo parere, esiste un fatto che «costringe» a votare per Vendola

    questo dato di fatto è la probabile vittoria elettorale di S.B., nel caso che lo schieramento di centrosinistra non arrivi primo nel voto alla camera

    il prossimo parlamento eleggerà l’inquilino del quirinale, e, in caso di sconfitta del centrosinistra, sarà S.B.

    in questo momento il pericolo è, a detta di molti, per nulla remoto (secondo me, direi anche probabile)

    mi rendo conto e condivido molte delle critiche mosse al partito democratico, e, in una elezione a carattere proporzionale, senza in gioco la stessa democrazia (e con essa la possibilità ad esempio di continuare a scrivere qui le nostre idee liberamente), voterei probabilmente per il simpatico genovese

    ovviamente è un punto di vista, del quale non vado neanche fiero, ma, vista la gravità della situazione, mi permetto di esporlo, abusando anche della pazienza dell’amico Alberto, che ha opinione diversa

  • Adriana Bolfo

    Febbraio 3, 2013

    Leggermente OT rispetto all’argomento principale, rifletto: come fanno i vendoliani ORA a giustificare il loro leader (e se stessi, se tuttora lo seguono)?

    Mi riferisco al virgolettato riportato in questa serie di commenti da agbiuso, commento n. 13 del 23 marzo 2012, ore 16:28.
    Vendola ORA è proprio col Pd, nonostante qualche distinguo. Obiettivo: rientrare in parlamento.

  • agbiuso

    Febbraio 2, 2013

    Non c’è niente da fare, niente. Costui rimane sempre lo stesso soggetto che nel 1956 difese la repressione sovietica della rivoluzione ungherese. Ha proprio un debole per il controllo e la censura della stampa. Invece di condannare l’immenso latrocinio delle banche, condanna i giornalisti che parlano dei ladri. D’altra parte, un umano non cambia più ben prima che compia 88 anni.

  • agbiuso

    Dicembre 23, 2012

    Caso Sallusti, sulla Costituzione idee confuse al Quirinale
    di Bruno Tinti

    Questo presidente della Repubblica ha idee davvero confuse sui più elementari principi di diritto costituzionale. In particolare, sul sempre più scomodo insegnamento di Montesquieu, la separazione dei poteri. D’altra parte, per uno che ha resuscitato lo Statuto Albertino ed è convinto di essere “sacro e inviolabile” (sarebbe questo il motivo per il quale il codice di procedura non si applica alla distruzione delle sue telefonate), sostituirsi alla magistratura e al Parlamento è una bazzecola.
    Sia chiaro, non si tratta di malevole insinuazioni. Napolitano ha spiegato chiaramente quali sono le ragioni per cui ha concesso la grazia a Sallusti.

    “…nel rispettare le pronunce dell’autorità giudiziaria in applicazione dell’attuale normativa…” sono state considerate “le dichiarazioni già rese pubbliche dalla vittima della diffamazione …” e la circostanza “che il giornale sul quale era stato pubblicato l’articolo giudicato diffamatorio dopo la condanna del suo ex direttore ha riconosciuto la falsità della notizia formalizzando con la rettifica anche le scuse”. “Rispetto”? Le dichiarazioni del magistrato diffamato, conosciute dai giudici, non furono evidentemente considerate rilevanti per evitare la prigione a Sallusti; l’ammissione della menzogna è avvenuta a distanza di anni dal fatto, dopo la condanna definitiva; e le scuse, per piacere… Nessuno ha detto a Napolitano che Sallusti ha più volte ingiuriato i magistrati della Corte di Cassazione dicendo che erano “in malafede” e chiamandoli “infami”? Questo sarebbe il rispetto dovuto alle sentenze della magistratura? Ipocrisia bella e buona. E incoerenza, anche. Comunicato del Quirinale 12/1/2008: “La grazia, qualora applicata a breve distanza dalla sentenza definitiva di condanna assumerebbe il significato di una valutazione di merito opposta a quella del magistrato, configurando un ulteriore grado di giudizio che non esiste nell’ ordinamento e determinando un evidente pericolo di conflitto di fatto tra poteri”. Ma, per Sallusti e la casta di appartenenza (così servile nella sua gran parte), conflitto più, conflitto meno…

    “La decisione di commutare la pena raccoglie gli orientamenti critici avanzati in sede europea rispetto al ricorso a pene detentive nei confronti di giornalisti”. Jan Malinowski, capo della divisione Media e Società dell’Informazione del Consiglio d’Europa al 50° congresso annuale dell’Associazione Giornalisti europei, ha spiegato che il problema consiste nel rimuovere ostacoli e impedimenti alla libera circolazione delle notizie e delle opinioni e nell’opporsi attivamente agli abusi e alla censura. Napolitano dovrebbe essere in grado di distinguere tra informazioni vere e informazioni false; tra opinioni e diffamazioni; mi consta che sia un giurista, un professore di diritto ecclesiastico. In ogni modo gli offro un’occasione di riflessione. Tale Christopher Chaney, blogger, che ha pubblicato le fotografie di alcune attrici nude, qualche giorno fa è stato condannato, in Usa, a 10 anni di prigione. È più grave offrire gratuitamente le bellezze di Scarlett Johansson e Christina Aguilera (se si paga va tutto bene, le riviste specializzate pubblicano quotidianamente foto del genere) o far credere ai lettori che un magistrato ha violato la legge e ha assassinato un bambino (feto) violentando la volontà di sua madre?

    Per finire. “Si è anche valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative per la difficoltà di individuare, fermo restando l’obbligo di rettifica, un punto di equilibrio tra l’attenuazione del rigore sanzionatorio e l’adozione di efficaci misure risarcitorie”. Cioè, il Parlamento non si è trovato d’accordo e la legge non è stata emanata. Ragion per cui il Re ha pensato bene di anticipare i tempi. Lo diceva anche Napoleone: la salmeria seguirà.

    Però, signor Presidente, ci aspettiamo da lei un minimo di coerenza: la grazia per tutti i giornalisti che saranno condannati in futuro a pene detentive a seguito di non importa quale articolo, per quante menzogne abbiano scritto. Le preannuncio fin da ora che, se riuscirò a mettere le mani sul testo delle sue telefonate con Mancino, le pubblicherò con adeguati commenti. Maestà, l’art. 3 della Costituzione sarà ancora in vigore? Sarò graziato anche io? Tenga conto che, tra me e Sallusti, ci sarà una grande differenza: io avrò detto la verità…

    Fonte: Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2012

  • agbiuso

    Settembre 23, 2012

    Antonio Padellaro giustamente scrive:

    “Ma alla fine devono avere ragione, loro, i ladri se dalle alte stanze dei severi palazzi nulla si ode, non un sospiro o un gemito. Possibile che tra i suoi tanti moniti Napolitano non ne abbia trovato uno per esprimere lo sdegno degli italiani onesti? Possibile che il professor Monti non possa scendere un attimo dai cieli dell’iperuranio per osservare la miseria in cui versa il Paese che con tanto sussiego governa? Attenti alla collera dei deboli”.

  • agbiuso

    Settembre 21, 2012

    Paolo Becchi è professore ordinario di Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova.
    Mi sembra interessante e plausibile una sua analisi di quanto è avvenuto e sta avvenendo con la presidenza Napolitano.

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    “Ci avviciniamo al termine: scadenza del mandato presidenziale di Napolitano, e fine della sedicesima legislatura dell’Italia repubblicana, spezzata dal passaggio da Berlusconi a Monti. Eppure si lavora per continuare a “bloccare” il sistema, nonostante – e forse proprio attraverso – le imminenti scadenze, le imminenti elezioni. Napolitano dichiara che continuerà a “vigilare” sul rispetto degli impegni presi nei confronti dell’UE. Re Giorgio non sarà più Presidente, ma lascia un’eredità al suo successore (e chi potrebbe essere, se non Monti? Ciampi fece un cursus honorum del genere: da Presidente del Consiglio a Capo dello Stato).
    Le elezioni che si terranno – sembra dire il Presidente della Repubblica – non contano: tutti i partiti dovranno comunque accettare la continuità del programma del governo Monti. Le elezioni dovranno servire (paradossalmente) ad assicurare la continuità di un governo che continua a presentarsi come esperienza “a tempo”. Monti insiste nel dire che il “governo tecnico” è stata una “parentesi”: “L’esperienza del governo tecnico è limitata nel tempo […]. Superata l’esperienza del governo tecnico resterà l’eredità dell’importanza delle competenze nell’attività politica”. Potrà anche non esserci, forse, un “Monti-bis”, ad una condizione: che ciò possa favorire il mantenimento di quel “blocco” costituzionale fondato sull’intervento diretto del Presidente della Repubblica e sull’allineamento dell’Italia all’asse europeo – a cui non possiamo che dare il nome di Terza Repubblica -.
    Continuiamo pure a chiamare quello di Monti un “governo tecnico”, sapendo che si tratta di un eufemismo: non esiste, in tutta la storia repubblicana, un governo tecnico durato quasi una mezza legislatura . I governi tecnici della prima repubblica venivano chiamati “balneari” perché consentivano in breve tempo – lo spazio, appunto, di una vacanza al mare – di ricompattare la stessa maggioranza , modificando qualche equilibrio interno. Ciò che è avvenuto con Monti non ha nulla a che vedere con un “riposizionamento” della maggioranza: al contrario, esso ha spostato e rifatto una maggioranza. Il suo è il primo governo della Terza Repubblica.
    Casini, di recente, ha sostenuto il “passaggio” a questa nuova forma di governo. Dopo aver infatti dichiarato: “Per noi dopo Monti c’è Monti. Il cammino non va interrotto”, ha spiegato il senso della sua affermazione: “Per noi evocare Monti significa dire qualcosa che va ben oltre il nome del presidente del Consiglio”. Non è un “nome” ad essere in gioco, da qui al prossimo Aprile, ma un “sistema politico” preciso, definitosi negli ultimi due anni.
    Occorre dunque fare un passo indietro, alla “strana” estate del 2010. In un mese, dietro lo scontro con Fini – e lo scandalo giornalistico della “casa di Montecarlo” –, si risolse allora l’autentico e reale conflitto politico: quello tra Berlusconi ed il Presidente della Repubblica Napolitano. A fine agosto, fu Berlusconi ad uscire sconfitto, a cedere di fronte alla ferma posizione del Capo dello Stato di non sciogliere anticipatamente le Camere dopo l’estate. Il Presidente del Consiglio perdeva, così, il controllo del rapporto tra Governo e Parlamento, nonché della propria maggioranza. Si veniva ad erodere, progressivamente, il meccanismo fondamentale della forma di governo parlamentare, fondato sul rapporto fiduciario Parlamento-Governo. Nel “parlamentarismo razionalizzato” disegnato dalla nostra Costituzione e definitosi, dopo il ’93, con l’elezione sostanzialmente diretta del Capo del Governo, infatti, la fiducia significa anzitutto la necessità che il programma del Governo possa essere attuato e realizzato attraverso il Parlamento, con la conseguenza che, se tale attuazione entra “in crisi”, il Governo deve avere la possibilità di sciogliere le Camere e ricorrere nuovamente alla consultazione elettorale.
    Nell’agosto 2010 questo “congegno” è stato bloccato dal Presidente della Repubblica, che è intervenuto dichiarando di voler impedire lo scioglimento del Parlamento sino alla fine della sua legislatura. Ciò non era, certo, sufficiente a provocare le dimissioni di Berlusconi, ma ne costituiva la premessa necessaria: si obbligava, infatti, il Presidente del Consiglio a governare senza poter disporre di alcuno strumento di pressione reale sulla propria maggioranza parlamentare. Soltanto questo spiega quella concitata “compravendita” di deputati (spiega, cioè, le defezioni dei “frondisti” del Pdl, la fuga degli “scajoliani”, le continue “conte” dei numeri, spiega Scilipoti e Calearo) che, tra ottobre e dicembre 2011, salvò il Governo dal voto di sfiducia ma che fu, al contempo, l’ultimo atto prima della sua fine. Occorreva, dunque, chiudere l’esperienza Berlusconi. Ed è di un anno più tardi – ancora in estate – la mossa successiva: l’improvvisa “follia controllata” dello spread, che inizia a salire nei primi giorni di luglio (244), poi ridiscende, ed a partire da agosto ricomincia ad impennarsi, senza più fermarsi, fino a raggiungere il picco nella seconda settimana del novembre 2011(quota 553).
    Più degli scandali sessuali, lo spread segnava la fine di Berlusconi, in quanto minava alle fondamenta il suo potere economico ed i suoi stessi interessi aziendali. Berlusconi rassegnava così le sue dimissioni nascondendole come un atto di responsabilità nell’interesse del Paese di fronte alla crisi economica ed alla necessità di adottare soluzioni radicali e di emergenza. In realtà, la sua uscita di scena è dipesa da un rovesciamento politico dei rapporti tra Governo e Presidente della Repubblica, da un conflitto acuto – ma silenzioso – tra due poteri o, più correttamente, tra due diversi modelli costituzionali: l’evoluzione del sistema parlamentare verso il “premierato”, da una parte (Berlusconi), ed il suo rovesciamento in senso “presidenziale”, dall’altra (Napolitano). Le “consultazioni” aperte da Napolitano dopo le dimissioni di Berlusconi corrispondevano soltanto in apparenza alla “prassi costituzionale” tipica della prima Repubblica. Il sistema, infatti, era già stato “bloccato” l’anno precedente: non si sarebbe mai andati alle elezioni, e la nomina di Monti a Senatore a vita anticipava, ancora con Berlusconi Presidente del Consiglio, la formazione di un nuovo Governo.
    E con la nomina di Monti, si è definitivamente compiuto il passaggio al “Governo del Presidente”, una stagione politica inedita nel nostro Paese. Un Governo legittimato politicamente dal Capo dello Stato, la cui linea di azione viene dettata dall’esterno, dagli interessi economici di Bruxelles. Vengono così a coincidere, finalmente, le due forze fondamentali che in questi due anni hanno cambiato la nostra Costituzione con un atto di forza, nel rispetto formale della legalità ma senza alcuna legittimazione democratica: la forza politica del Capo dello Stato, e la forza economica di quella “dittatura europea” di banchieri e finanzieri, appartenenti ad esclusivi clubs e gruppi di decisione e pressione. Per due anni, il Governo si impone a forza di decretazioni d’urgenza e di una disciplina “bulgara” imposta al Parlamento. Sembra che il “colpo di Stato” abbia funzionato. I partiti tentano di riposizionarsi, ma continuano a perdere credibilità e consensi. Crollano il Pdl e la Lega Nord. Il Pd pensa di potersi inserire in questa “terra di nessuno”, eppure si trova in scacco: o con Monti o contro Monti, anzitutto. Non c’è altra scelta. Il congegno sembra dunque funzionare. Ma non è così.
    I “tecnici” non hanno previsto quello che doveva necessariamente accadere: che il popolo italiano si ribellasse, divenisse finalmente rivoluzionario, comprendesse le umiliazioni a cui questa “Terza Repubblica” lo sottopone. Doveva accadere che un vero movimento di opposizione al potere, al sistema di Bruxelles, alla speculazione parassitaria, alla moneta unica, minacciasse la “pace” politica imposta a colpi di spread. Si lavora, dunque, per riparare a questo “errore di previsione”. Per fare in modo che le prossime elezioni assicurino la continuazione della “Terza Repubblica”. E, per farlo, è necessaria una cosa soltanto: impedire che il voto si converta in opposizione al sistema di potere; neutralizzare, cioè, il MoVimento a 5 stelle, che oggi incarna l’unica autentica protesta al potere, le uniche parole d’ordine per restituire dignità al popolo italiano: fuori dall’euro e dall’Europa, affermazione di una autentica democrazia al posto di una “casta” tecnocratica di politici e banchieri.
    Come neutralizzare, dunque, il MoVimento? Le tecniche di “manipolazione” sono quelle “classiche”, dalle più elementari a quelle più complesse.
    Prima di tutto, creare spaccature la suo interno: il “fuori onda” in televisione di Favia di questi ultimi giorni ne rappresenta un esempio talmente banale da non dover neppure essere commentato (e già, del resto, pare si sia scoperto che lo “scoop” sarebbe stato “concordato” da Favia). La stampa si schiera: “Repubblica”, che ha progressivamente sposato la causa della Terza Repubblica, ha iniziato a guidare la campagna di diffamazione contro il MoVimento 5 Stelle.
    Seconda tecnica: definirlo, qualificarlo, ricondurlo ad una “categoria” politica già nota e dispregiativa. Si veda, ad esempio, il recente intervento di Monti: «L’Europa è minacciata dai populismi». E spiega: «c’è il rischio che all’interno dell’Unione Europea, mentre la costruzione dell’Europa si perfeziona, le difficoltà dell’Eurozona facciano emergere una grande, crescente, pericolosa sensibilità nelle opinioni pubbliche dei vari paesi con tendenze all’antagonismo». “Populismo”, “tendenza all’antagonismo”, “antipolitica”: si ricorre a definizioni del tutto vuote ma connotate emotivamente per squalificare una forza politica reale, autentica.
    Terza tecnica: “anticipare” i risultati del voto, pronosticarli, prevederli, in modo da influenzarli e determinarli (è la tecnica chiamata della “profezia che si autoadempie”, o che “si autoavvera”, tipica della speculazione finanziaria). Da qui i “sondaggi” – basti l’esempio di quello realizzato Mannheimer il 9 settembre –: “italiani tentati dal governo tecnico”, governo di solidarietà nazionale, “strana” maggioranza, etc.
    Quarta tecnica: controllare i meccanismi “tecnici” che disciplinano il voto, ossia lavorare sulla legge elettorale e sul periodo in cui tenere le elezioni. La modifica o meno della legge elettorale si gioca tutta sulla necessità di impedire al MoVimento 5 Stelle di divenire una forza parlamentare attiva.
    Queste le tecniche che vediamo oggi e continueremo a vedere all’opera nei prossimi mesi, con l’obiettivo di soffocare l’opposizione degli italiani a questa “svolta” costituzionale dettata dal Presidente della Repubblica e dall’Europa. Ed il MoVimento a 5 Stelle, come potrà reagire? Se esso è, come davvero sembra, una forza reale nel Paese, se esso davvero rappresenta ed incarna le istanze della di una fetta sempre più consistente di italiani e di giovani destinati ad un futuro di miseria, nulla potrà fermarne la forza elettorale. Il problema, se mai, è un altro.
    Eleggere dei rappresentanti in Parlamento, non significa necessariamente “vincere” la propria battaglia politica. La democrazia parlamentare tende per sua natura al negoziato, al compromesso, alle “manovre”: c’è sempre il pericolo, il rischio, di restare intrappolati e neutralizzati da coalizioni di partito e maggioranze complesse, trasversali, che riescano ad assicurare la continuità del nuovo “sistema” anche contro un MoVimento ben rappresentato alle Camere. È questo che il MoVimento deve evitare: di oscillare, quale semplice forza d’opposizione, tra le correnti che sosterranno una soluzione in continuità con l’asse Napolitano-Monti.
    Il MoVimento non deve, in altri termini, essere soltanto un’opposizione, una forza di protesta, un’espressione del dissenso e della “delusione” degli italiani nei confronti dei partiti. La delusione, l’astensione, il voto di protesta non impediranno, infatti, da sé soli, il consolidamento della “Terza Repubblica” (la quale, anzi, si è in larga parte legittimata, con l’intervento del “custode” della Costituzione, proprio grazie al “vuoto” dell’astensionismo e del dissenso ai partiti politici allora al governo).
    È vero: in Parlamento, il MoVimento non potrà che svolgere il ruolo dell’opposizione, ma ciò non dovrà “istituzionalizzarlo”: non dovrà perdere la sua carica intransigente, anti-sistema. Dovrà essere nell’aula ma sempre fuori, al di là del Palazzo. Il MoVimento 5 Stelle ha ora bisogno di una dottrina positiva e definitiva. Non sarà un partito proprio perché non sarà destinato al compromesso. I partiti hanno ideologie astratte, che servono loro come la carta da giocare sul tavolo del negoziato politico. Le “ideologie” sono fatte per essere compromesse con altre “ideologie”. I movimenti non hanno ideologie: hanno un bersaglio, un obiettivo. Per questo il MoVimento 5 Stelle non può, per definizione, “stringere alleanze”. Ed è proprio per tentare di snaturarlo che i giornali hanno cominciato ad ipotizzare tattiche elettorali – attraverso l’alleanza con l’Idv, o Sel – che il MoVimento non potrà mai far proprie. I movimenti sono a senso unico: non possono perdersi per strada, non possono scegliere di “girare” a destra o a sinistra. Per questo non si possono compromettere. Per questo il MoVimento 5 Stelle deve rimanere movimento, deve essere sempre in divenire, non deve fermarsi mai. Per questo, quale che sarà il risultato elettorale del 2013, non dovrà ripensarsi come forza di opposizione o di maggioranza.
    Non è questa la sua natura, non è questo il suo bersaglio. Ciò che dovrà realizzare è portare l’Italia fuori da questa trappola per topi – da questo sistema politico ed economico dettato dall’Europa –, e restituire agli italiani la loro sovranità. ”

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  • agbiuso

    Giugno 19, 2012

    Sembra che questo soggetto sia stato anche complice dell’infame trattativa con la mafia. E’ peggio di quanto pensassi all’inizio.

  • Biuso

    Maggio 31, 2012

    Questo presidente conferma il suo burocratico cinismo rifiutandosi di ascoltare le tante e diverse voci che gli chiedono di rispettare i morti e i disperati del terremoto annullando la parata militare del 2 giugno e devolvendo i costi –4 milioni di euro!– alla ricostruzione.
    Giulio Marcon spiega brevemente sul manifesto di ieri l’assurdo di una simile decisione: Tenete a casa i carri armati.

  • Biuso

    Maggio 8, 2012

    Giorgio Napolitano non finisce di stupire per la sua parzialità antidemocratica. Venendo meno alla correttezza istituzionale, ha commentato i risultati elettorali offendendo non una singola persona ma milioni di elettori.
    Credo che con la sua risposta Grillo si sia dimostrato assai più istituzionalmente rispettoso di lui.

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    08/05/2012 15:16
    Grillo: “Boom? Napolitano vola basso”

    “Il prossimo anno si terranno le elezioni politiche, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo”. Beppe Grillo risponde così al commento del
    Presidente Napolitano sul successo del MoVimento 5 Stelle (“Di boom ricordo solo quello degli anni ’60”).
    “Sono a bocca aperta -dice Grillo -là dove non hanno osato neppure i Gasparri e i Bersani ha volato (basso) Napolitano”. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'”unità nazionale”, dunque “anche il MoVimento 5 Stelle”.

    (Fonte: Televideo)
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    Ma Grillo si sbaglia sulla esclusiva di Napolitano. Un commentatore ha oggi formulato sul suo giornale il medesimo giudizio a proposito dello scarso valore del risultato ottenuto dal Movimento 5 stelle. Questo commentatore è Giuliano Ferrara. Entrambi, Ferrara e Napolitano, fraterni e fedeli amici del latitante e ladro Bettino Craxi.

    Qui si può leggere la dichiarazione integrale di Grillo.

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    9.5.2012
    Antonio Padellaro ha scritto sul Fatto Quotidiano di oggi un editoriale, dal titolo Crisi di nervi al Quirinale, nel quale esprime concetti analoghi. Concetti che sono del tutto ovvi se si pensa alla funzione che la Costituzione affida al Presidente della Repubblica.

  • agbiuso

    Aprile 29, 2012

    Giorgio Napolitano, questo amico dei carri armati sovietici contro l’Ungheria e poi degli Stati Uniti, continua a coprire i partiti corrotti presenti in parlamento e a prendersela con i cittadini.
    Marco Travaglio parla anche di lui in un articolo praticamente definitivo sul tema del Movimento 5 stelle, dal titolo Grillo contro Maciste.

    Tra le altre cose, Travaglio scrive:
    “Sono talmente terrorizzati da non notare la ridicolaggine di un’intera classe politica, seduta su 2,5 miliardi di soldi pubblici camuffati da rimborsi, padrona del governo e del Parlamento nonché di tutti gli enti locali, ben protetta da Rai, Mediaset e giornaloni, infiltrata in banche, assicurazioni, aziende pubbliche e private, Tav, Cl, P2, P3, P4, ospedali, università, sindacati, coop bianche e rosse, confindustrie, confquesto e confquello che strilla come un ossesso contro un comico e un gruppo di ragazzi squattrinati, magari ingenui, ma armati solo delle proprie idee e speranze.
    […]
    Il presidente della Repubblica che commemora la Liberazione dal nazifascismo lanciando moniti, anzi anatemi contro un comico (“il qualunquista di turno”), è cabaret puro. Dice che “i partiti non hanno alternative”: ma quando mai, forse per lui che entrò in Parlamento nel ’53 senza più uscirne. Tuona contro l’“antipolitica” (e ci mancherebbe pure, vive di politica da 60 anni). Ma non si accorge che nessuno ha mai delegittimato i partiti e la politica quanto lui, che sei mesi fa prese un signore mai eletto da nessuno, lo promosse senatore a vita e capo di un governo con una sola caratteristica: nessun ministro eletto, tutti tecnici più qualche politico travestito da tecnico.
    […]
    Livia Turco lacrima in tv perché la gente ce l’ha con i politici e non si capacita del perché. Casini intima a Grillo di “entrare in Parlamento a misurarsi coi problemi concreti” e “smetterla con le chiacchiere”. Perché se no? Forse dimentica che Grillo in Parlamento entrò tre anni fa, per portare le firme di 300 mila cittadini su tre leggi d’iniziativa popolare: ma, siccome prevedevano l’incandidabilità dei pregiudicati, il limite di due legislature per i parlamentari e una legge elettorale democratica al posto del Porcellum, i partiti le imboscarono tutte e tre. Anche perché, con quelle, l’Unione dei Condannati si sarebbe estinta e gli altri partiti quasi. Siccome Dio acceca chi vuole rovinare, i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente”.

  • Biuso

    Marzo 24, 2012

    Su Mainstream Marino Badiale e Maurizio Tringali si pronunciano in modo assai chiaro sull’evidente abuso che Napolitano fa della propria carica.
    Il loro testo si conclude con queste parole:

    “Con l’insieme della sua azione di questi mesi, Napolitano mostra di essere il principale riferimento di quei ceti dirigenti, italiani ed internazionali, che hanno ormai deciso la definitiva distruzione nel nostro paese del patto sociale europeo, portandoci così dritti verso la regressione sociale, l’impoverimento diffuso, la barbarie collettiva.
    Napolitano piega il suo ruolo istituzionale agli interessi dei ceti dominanti. Ha agito ed agisce come rappresentante di una parte politica, quella nemica del nostro paese e del nostro popolo”.

  • agbiuso

    Marzo 23, 2012

    Ha perfettamente ragione, caro Biagio. Ed è gravissimo e contro natura che un partito come il PD si ponga esplicitamente contro il proprio elettorato. I berlusconiani difendono legittimamente gli interessi dei padroni e meno legittimamente quelli degli evasori fiscali; Casini e compagnia difendono gli interessi vaticani. Perché mai il Partito Democratico dovrebbe rinunciare a difendere gli interessi dei lavoratori dipendenti, degli operai, delle fasce a minor reddito? Questo è l’abc della politica.

    Ha ragione Vendola quando afferma che se il governo dovesse “mantenere la sua ossessione ideologica, il Pd dovrebbe togliere la fiducia a Monti per non vedersi tolta la fiducia da parte dell’elettorato” (il manifesto di oggi, p. 3).
    La responsabilità di Napolitano in questo suicidio politico, culturale, sociale del suo ex partito è enorme. E continua a insistere, con interventi che esulano dal suo ruolo e che configurano una vera e propria diarchia Monti-Napolitano.

  • biagio g

    Marzo 22, 2012

    Inizialmente, avendo visto la possibilità dell’uscita di scena di B, avevo pensato che questo governo fosse una buona soluzione. Oggi mi rendo conto che è solo una copertura di velluto, agghindata, che maschera la clava che sta demolendo definitivamente il Paese. Sulla scuola siamo allo stesso punto in cui eravamo con la Gelmini. La novità è che governano il papa tedesco, il Vaticano e le lobby bancarie in maniera esplicita. Far pesare i danni della crisi all’80% della popolazione è una trovata meschina! Chiunque con la benzina a 2€ e le tasse alle stelle riuscirebbe a mettere “serenità nei mercati”! Ma a quale prezzo? Ma in tutto ciò il Paese dove sta andando? E’ possibile che anche il centrosinistra non si renda conto di cosa sta succedendo? “Rimanemmo in fiduciosa attesa. E poi, arrivò Mussolini”

  • Biuso

    Marzo 21, 2012

    “vogliono rendere tutti i cittadini non più dei cittadini, ma degli obbedienti, dei formalmente liberi che non sono liberi per niente”.

    Ancora una volta, caro Diego, hai colto perfettamente il cuore del problema
    L’articolo 18 è una questione simbolica assai più che economica.
    Cancellarlo ha l’obiettivo di far capire a tutti chi è che comanda, chi ha vinto, chi da ora in poi vorrà dominare in modo ancora più incontrastato di quanto già faccia: le imprese globalizzate, vale a a dire il mercato finanziario,
    Condivido per intero la tua analisi, della quale ti ringrazio.

  • diegob

    Marzo 21, 2012

    la posta in gioco è molto grossa, molto più drammatica di quel che puo’ apparire ad un’esame superficiale del problema dell’art. 18

    a prima vista parrebbe un argomento tutto sommato secondario, visto che milioni di persone, dipendenti di aziende sotto le 15 unità, lavoratori a contratto, partite iva varie, e financo artigiani come il sottoscritto, lavorano senza quella tutela

    a prima vista infatti i più velenosi e furbi fra i commentatori cercano di far passare l’idea che l’art. 18 è un privilegio solo di alcune categorie, cioè statali e lavoratori delle grosse imprese

    ma attenzione: lo scopo è proprio quello lì, quello di rendere precari tutti, così che nessuno puo’ più esprimere le sue idee senza paura

    carissimo alberto, loro vogliono che per esempio un professore sia facilmente licenziabile, cosicchè nel suo blog non puo’ più scrivere quel che pensa, per paura di perdere lo stipendio

    vogliono rendere tutti i cittadini non più dei cittadini, ma degli obbedienti, dei formalmente liberi che non sono liberi per niente

    per me già accostare una parola nobile, come lavoro, ad una parola molto meno nobile, come mercato, è un oltraggio alla dignità umana

    intendiamoci bene, è chiaro che il lavoro per tutti, di massa, è tramontato, causa l’avanzamento delle tecnologie, ma allora dobbiamo pensare un modello sociale dove il reddito è un diritto anche se non sei momentaneamente occupato, insomma ci vuole un salario di cittadinanza, una redistribuzione diretta, una giustizia intrinseca ai rapporti politico sociali

    è un’idea dell’uomo che va salvata, a tutti i costi

    mi scuso per la lunghezza, caro alberto

  • agbiuso

    Marzo 21, 2012

    Odifreddi ha scritto un ironico intervento a proposito dell’identità cibernetica di Monti e Fornero, “i due automi governativi [che] hanno in questi giorni confermato la loro natura meccanica, emettendo a Torino affermazioni sul mercato del lavoro che, se fossero uscite dalla bocca di qualche umano, sarebbero risultate agghiaccianti”.

    Si è riferito anche a Giorgio von Hindenburg, il quale ha favorito la “transizione da un governo di subumani a un governo di non-umani”, aggiungendo “che sia un ex-comunista a considerare ‘calcolo particolare’ le lotte sindacali, e ‘interesse generale’ quello dei mercati, è un segno dell’abisso nel quale siamo caduti”; un’assurdità distopica per raccontare la quale ci vorrebbe un Philip Dick.

    Ma in realtà non c’è da sorprendersi. Questo Giorgio è passato con identico aplomb dalla difesa dell’invasione sovietica in Ungheria nel 1956 all’apologia di Bottino Craxi e ora all’esaltazione dei banchieri. Da vomitare.

  • Biuso

    Giugno 12, 2010

    Sul Fatto quotidiano di oggi, l’editoriale ha come titolo Costituzione a vanvera ed è dedicato a questo incredibile -ma credibilissimo per una nazione di servi- presidente della repubblica (il minuscolo è intenzionale), per il quale “non parla a vanvera chi insulta la Costituzione o la calpesta ogni volta che respira; ma chi gli ricorda che l’articolo 74 della Costituzione gli consente di non promulgare le leggi che non condivide o, peggio, violano la Costituzione”.
    Una legge -è bene ricordare che questo è il punto, al di là della questione della libertà di stampa- che assicurerà protezione a truffatori, ladri, stupratori e criminali vari.
    Un governo di banditi, che ha molti complici tra gli italiani, compresi quelli che abitano in un quartiere romano che si chiama Quirinale.

  • Francesco

    Marzo 19, 2010

    Cara Filosofessa,
    PURTROPPO stai difendendo un uomo che, meno di 2 mesi fa, inviava lettere di cordoglio alla moglie di Craxi, definendo suo marito come una sorta di ”perseguitato” dalla Magistratura -tralasciando invece il fatto che fosse fuggito vergognosamente dall’italia evitando le condanne-. Sul fatto poi che Napolitano fosse stato costretto a firmare il decreto interpretativo fin da subito perchè tanto, nel caso in cui non lo avesse fatto, glielo avrebbero ripresentato pochi giorni dopo, oltre a essere un ragionamento che un Presidente della Repubblica non dovrebbe mai fare, è profondamente sbagliato. Infatti, come ha anche fatto notare Ciampi in una recente intervista su Repubblica, in questi casi il Presidente dovrebbe prima di tutto respingere il decreto per far vedere a tutta la nazione che si tratta di un documento incostituzionale, dopodichè si vede cosa succede: se ci si arrende a Berlusconi con così tanta facilità, è finita anche la nostra libertà.

  • Biuso

    Marzo 9, 2010

    Ringrazio coloro che sono intervenuti, che siano o no concordi con quanto ho scritto, e spero in altri commenti.
    Intanto, copio qui il documento di un’associazione di cristiani che ha preso il nome dalla Rosa Bianca che si oppose a Hitler.

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    Fine della Repubblica? Le parole della Rosa Bianca

    «Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi ” governare”, senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l’onta che verrà su di noi e sui nostri figli, quando un giorno cadrà il velo dai nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura? (…)
    “tutto questo lo sappiamo già da tempo e non è necessario che ce lo rammentiate continuamente” Ma vi domando: se lo sapete, perché non reagite, perché tollerate che questi tiranni vi spoglino progressivamente, in modo aperto o velato, di un diritto dopo l’altro, fino a quando un giorno non rimarrà più nulla, null’altro che una macchina statale comandata da criminali e ubriaconi?
    È già così vinto dalla violenza il vostro spirito da farvi dimenticare che non è soltanto vostro diritto, ma anche vostro dovere morale rovesciare questo sistema? Ma se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo, come polvere al vento, se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa.
    Molti, forse la maggior parte dei lettori di questi volantini, non sanno con esattezza in che modo potrebbero fare resistenza. Non ne vedono alcuna possibilità. Cercheremo di dimostrare loro che ciascuno può contribuire alla caduta di questo regime. Non sarà certo possibile preparare il terreno per il rovesciamento di questo “governo”, mediante una resistenza individuale, da solitari amareggiati, e tantomeno si potrà in tal modo affrettarne la caduta (…)
    Vi è forse, chiedo a te che sei cristiano, in questa lotta per mantenere i tuoi beni più preziosi, una possibilità di esitare, di trastullarsi con intrighi, di rimandare la decisione in attesa che altri prendano le armi per difenderti? Non ti ha forse Dio stesso dato la forza ed il coraggio per combattere? »
    (dai Volantini della Rosa Bianca)

    È la vergogna il sentimento che rischia di sopraffarci, è l’onta che potrebbe tracimare su di noi, sulle nostre figlie e sui nostri figli, se non accogliessimo ancora una volta l’invito di Sophie Scholl e dei ragazzi della Rosa Bianca a sollevarci in quest’ultima ora, a non nasconderci dietro il velo della prudenza, a non trastullarci con intrighi per mantenere beni più preziosi!!

    Basta: tutti gli amici, le sorelle, i fratelli che ci hanno preceduto, le profete, i maestri, ci guardano dalle pagine delle nostre vite. La memoria delle loro parole, il ricordo dei loro sguardi, il suono profondo della loro voce, (ognuno ha i propri volti innanzi, io vedo gli occhi di Dossetti, sento la voce di Turoldo, penso alle parole di tutte le mie filosofe e sante) ci avvolgono, urgono, spingono, tuonano per farci nuovamente coraggio e rompere gli indugi!

    In pochi giorni il percorso di demolizione della nostra Repubblica da parte di questo governo che si arroga il diritto di rappresentare la sovranità del popolo ha avuto un’altra pericolosa accelerazione.
    Dopo i vari tentativi di modificare in diritto la Costituzione, dopo i colpi di mano per svuotarne di fatto i principi fondamentali, dopo il piano di delegittimazione di tutte le istituzioni ed in
    particolare degli organi di garanzia e libertà, in primis la Corte Costituzionale, in meno di 48 ore l’articolo 1 del testo costituzionale sembra essere cancellato.
    Il primo colpo inferto cade sul principio che la Repubblica sia fondata sul lavoro o come voleva qualche costituente sulla “fatica”.
    L’approvazione del DDL sul lavoro “collegato alla Finanziaria”, al di là dei patetici sforzi di natura tattica per difenderne il contenuto, sancisce la fine del diritto del lavoro.
    Non solo e non già per le singole modifiche (vedi art.18 Stat. Lav.), ma per lo spirito complessivo che lo anima e che conferma proprio l’aleggiare di quello “spirito del legislatore” che da tempo ha relegato il cosiddetto giuslavorismo alle sedi accademiche, ai dibattiti politico-sindacali, a poche aree giudiziarie d’eccezione, facendo rapina di anni di fatiche manuali, domestiche ed intellettuali di donne e uomini “repubblicani”.
    Venendo meno il convincimento dell’esistenza di un’asimmetria tra chi presta la propria attività lavorativa e chi ne offre il corrispettivo, quale residuato obsoleto di derivazione marxiana o peggio ancora cattocomunista, non ha più senso il favor lavoratoris, vige il favor pecuniae, con il conseguente fondamento della Repubblica Italiana sul valore molto negoziabile del danaro.

    Il secondo colpo è stato dato alla democrazia, anche se sappiamo come sia già stato messo a dura prova il volto democratico della Repubblica in tutti questi anni, violato negli ultimi mesi, annullato nelle ultime ore.
    Ricordate il monarca assoluto è tale perché legibus solutus, quante volte lo abbiamo studiato, ripetuto, insegnato, questo carattere distintivo della nascita della democrazia??
    Ora è così: definitivamente il dux è legibus solutus e con esso i suoi vassalli, valvassori e lacchè.
    Con buona pace di tutti i giuristi da Giustiniano fino ai nostri giureconsulti costituenti e non, senza alcun pudore, con firma necessitata, ma quanto non auspicata nella triste serata di questo amaro venerdì di quaresima, del Capo dello Stato (non Presidente della Repubblica?), il governo del popolo supera se stesso:
    • si inventa la categoria inesistente di un decreto legge interpretativo;
    • il rispetto delle leggi diventa una “formalità”;
    • il presupposto formale dell’autenticità degli atti vien ridotto al rango di orpello;
    • ed infine se non fosse così tragico verrebbe solo da ridere, l’attestazione della presenza di un
    soggetto in un determinato luogo può essere dimostrato con qualsiasi mezzo di prova…

    Alla faccia del valore generale delle leggi, eravamo già abituati a quelle ad personam, ma anche a quelle per ectoplasmi…è veramente troppo!
    Infine non dimentichiamoci del fatto che l’Italia sia una repubblica, o forse qualcuno comincia a dubitarne, peccato che l’ultimo plebiscito degli italiani per la monarchia abbia riguardato il discendente monarca-ballerino!
    Ma attenzione conviene vigilare perché la trasmissione dinastica del potere può sempre avvenire quando c’è un legibus solutus e nel nostro caso con cotanto numero di figlie e figli qualche novello Caligola potrebbe evitarci la nomina di un destriero.
    Che fare? Ricordiamoci che il nostro spirito non è già così vinto da farci dimenticare che non è soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere morale rovesciare questo sistema. Tutti noi, con i nostri mezzi, le nostre parole, con la forza delle nostre relazioni ed ogni forma di azione creativa, possiamo continuare a non tacere. Ovunque noi siamo, come persone e come gruppi.
    Come ci direbbe Paolo anche oggi, avanti e buon coraggio! La Vostra Presidente. Grazia Villa

  • biagio guastella

    Marzo 8, 2010

    Io condivido quello che ha scritto venerdì su Repubblica Adriano Sofri in una lettera aperta per Emma Bonino sulla questione liste escluse ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/05/vittimismo-di-maggioranza.html ), in particolare dice Sofri:

    “…La democrazia è il governo della maggioranza, a condizione che la maggioranza ami e rispetti le regole che tutelano le minoranze…Si descrive a ragione il berlusconismo come la pretesa di tramutare la maggioranza relativa del voto popolare in un’ investitura assoluta, cioè sciolta da regole e limiti: un governo, e anzi un potere, in deroga. Occorre, credo, aggiungere che la natura profonda del berlusconismo sta in un vittimismo di maggioranza, affine almeno in questo alla natura dei fascismi originari, al sentimento della vittoria mutilata e tradita…la maggioranza vigente chiama o minaccia di chiamare la piazza a difesa del capo secondo lo schema carnevalesco di una rivoluzione attuata da chi detiene il potere…Oggi questo vittimismo di maggioranza si spinge al punto di convocare la “prova di forza” nella piazza romana per protesta contro l’ esclusione della lista del Pdl, dunque per protesta del Pdl contro se stesso. Vittimismo autoalimentato e autosufficiente…Il pasticcio delle liste, frutto misto di un’ insipienza gonfiata dall’ abitudine a fottersene e farla franca, è affare di gruppi dirigenti che se la sono cercata. Ma è anche affare di un gran numero di cittadini frustrati nella propria intenzione di voto o disgustati da una confusione meschinissima, così da alimentare il paradossale vittimismo di maggioranza sul quale soffia la leadership del centrodestra.”

    e alla fine di questa analisi precisa conclude
    “Se lo sport professionale non fosse diventato una controfigura e a volte un’ avanguardia della degradazione della politica si potrebbe evocare perfino la sportività. Quella che si augura di vincere e comunque di partecipare a una gara leale, che rispetta la tifoseria altrui, che gioca secondo le regole e butta fuori la palla quando un avversario è a terra. Anche quando a buttarlo giù sia stato lo sgambetto di uno dei suoi, troppo fesso o troppo furbo, o tutt’ e due”.

    Se fosse (ma proprio per assurdo, permettetemi il campanilismo, ma io a 22 anni so benissimo quali sono le procedure per la presentazione delle liste e di volta in volta ristudio tutto il regolamento per sicurezza, non è mai successo nulla!) capitata al PD, cosa non si sarebbe detto? “il pd non esiste, non è mai esistito, pretendete di governare e non sapete presentare le liste ecc…” Credo quindi che logiche del “do ut des” o del “se capita a noi almeno restituiscono il favore” non reggano.
    Se fossimo in un Paese normale tutto sarebbe stato diverso.
    Ma a tutto ciò non credo che si possa consentire di dare il colpo di grazia alla democrazia già mal concia di questo Paese! La non rappresentanza della metà (spero meno!) della Lombardia, ovvero gli elettori di Formigoni, avrebbe fatto saltare “il giocattolo”, e probabilmente volevano questo. (per lista PdL in Lazio il discorso è diverso perché la lista non è mai stata presentata!). Volevano che si ridicolizzasse la democrazia di questo Paese, dire che ci sono troppi “cavilli ostruttivi della libertà”, rifomentare la logica del “vittimismo di maggioranza” appunto. Ma al Quirinale non ci sta un fesso. Non è stato consentito che si facesse questo. Sempre che il TAR non faccia qualcosa… Corte Costituzionale docet! Prof, con la stima immensa ed immutata che ho per Lei, questa volta non sono d’accordo con la brachilogia ;-)!

  • Triad

    Marzo 8, 2010

    Per chi avesse dubbi, lo stesso Schifani, se non erro fu proprio lui, ha persino innocentemente detto: «Non è importante la forma, conta la sostanza». Come dire: le leggi non contano – l’importante è che manteniamo il potere. In questa frase c’è tutto il pensiero attuale del governo. Un saluto.

  • Filosofessa

    Marzo 8, 2010

    E dovevamo aspettare un gesto così eclatante per capire che stiamo assitendo ad un processo di conversione della democrazia in demagogia e della repubblica in dittatura?non ci sono bastate le avvisaglie dei precedenti mesi ( zittire programmi come Annozero e Ballarò, la legge ad personam Decreto Salva-processi, lo Scudo fiscale ecc. ecc.). Imbarbarimento politico o civilizzazione della barbarie politica?

  • agbiuso

    Marzo 8, 2010

    Cara filosofessa, non si tratta di trovare capri espiatori o di esagerare. E’ che la democrazia non è un assoluto -non esistono assoluti al mondo- ma è una procedura volta a stabilire chi debba governare senza che si faccia uso della forza/violenza. La democrazia è una forma.
    La Costituzione in vigore stabilisce che non si possano emanare Decreti Legge su alcune materie, tra le quali rientrano le leggi elettorali. A causa della sua incapacità e delle lotte interne, la destra al governo non è riuscita a rispettare i termini di consegna delle liste elettorali in due regioni. Le responsabilità sono tutte e soltanto di questi “dilettanti allo sbaraglio”, come li ha definiti lo stesso Bossi. Un presidente della Repubblica garante della Costituzione non avrebbe potuto né dovuto avallare un decreto che infrange in modo così clamoroso una delle norme più delicate della Carta. Ne aveva il diritto e il dovere poiché un Decreto legge non ancora convertito dal parlamento non può essere ripresentato alla firma del capo dello stato. Sono altre le logiche che hanno spinto Napolitano a firmare. E non sono “nobili”. Di strappo in strappo si arriva a eliminare ogni forma per lasciare la sostanza del potere: la legge del più forte. Quella legge sostanziale che la forma democratica cerca di arginare.

  • Filosofessa

    Marzo 7, 2010

    Non è che stiamo esagerando un pò?che altro poteva fare Napolitano? avrebbe dovuto bloccare il decreto, mandarlo indietro e poi firmarlo controvoglia qualche giorno dopo? se si deve cercare un capro espaitorio non possiamo trovarlo nel presidente della repubblica, ma nella casta che ci governa: la destra corrotta e mediocre, la sinistra meschina e talvolta incapace di fare vera opposizione, limitandosi a fare come il can che abbaia ma non morde. Questo è un momento storico molto importante, e non è necessario fare parogoni storici per capirne il peso e l’importanza. Siamo di fronte al più totale e completo degrado polico-democratico e se noi che ci chiamiamo “filosofi” non siamo in grado di fare nulla, cosa possiamo apettarci da gente le cui teste sono rammollite e shakerate dai reality show e dai balletti di Emanuele Filiberto?

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