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Baglieri, Moncado, Palma e Tempio su Vita pensata 19

Il numero 19 di Vita pensata (luglio 2019) pubblica i testi di quattro miei allievi (uno dei quali professore di filosofia nei licei), distribuiti in tre diverse sezioni della rivista: temi, recensioni, scrittura creativa. Ne sono particolarmente lieto poiché è un segno di continuità nella conoscenza ed è inoltre testimonianza del lavoro didattico e di formazione che l’Università di Catania, pur con tutti i suoi limiti, sa svolgere.
A questo numero -dal titolo Intelligenza / Fenomenologia– hanno collaborato numerosi colleghi e colleghe del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Unict; alle loro diverse competenze -che vanno dal cognitivismo alla sociologia, dal pragmatismo all’antropologia filosofica- si deve la peculiare prospettiva interdisciplinare con la quale abbiamo cercato di analizzare la complessità dell’intelligenza e il suo rapporto con quel particolare intendimento del mondo che Edmund Husserl ha denominato fenomenologia.
I link portano alla versione on line -dalla quale è possibile scaricare l’intero numero- e a quella in pdf dei singoli articoli. Aggiungo anche il link all’editoriale.

Baglieri su memoria e identità

Daria Baglieri, mia allieva del Dipartimento di Scienze Umanistiche e della Scuola Superiore di Catania, ha di recente pubblicato due interessanti testi dedicati al tema della memoria.

Il primo è uscito sul periodico dell’Enciclopedia Treccani Il Chiasmo e si intitola:
«Ti ricordo chi eri: i social network e la costruzione dell’identità» (18.6.2018)

Il secondo è una recensione al libro di Pio Colonnello (professore di Filosofia teoretica a Unical) Fenomenologia e patografia del ricordo, ed è stata pubblicata sul numero 94 (gennaio-giugno 2018) della rivista Segni e comprensione, alle pagine 221-223.

Daria scrive che «la memoria è un elemento essenziale per il processo di costruzione dell’identità personale. Questo dipende, da un lato, dalla capacità del soggetto di essere “narratore di sé a se stesso”; dall’altro, è la società in cui vive, in quanto “animale politico”, a presentargli un’immagine di sé più o meno coerente con il proprio racconto. In questa prospettiva si capisce come il ruolo dei social network e del tessuto sociale sia oggi in primo piano». E, nella recensione, sostiene che «la decisione, il taglio che spezza la circolarità e vince sul dolore, consiste insomma in un recupero della peculiare condizione di finitudine e temporalità del Dasein che, nell’esperienza quotidiana della “cura” autentica sovverte la linearità del tempo, si riappropria del vissuto e costruisce di volta in volta un nuovo, prima impensato, orizzonte» .
In entrambi i testi si fa riferimento al racconto di Borges Funes el memorioso (pubblicato in Finzioni), uno dei capisaldi della comprensione esistenziale dell’umano come tempo incarnato. Di esso Daria afferma anche e correttamente che 
«Funes ha perso la capacità di dimenticare le differenze. È da queste, infatti, che prende le mosse il ragionamento critico, dinamico, capace di astrarre e per questa via dare un significato alla realtà» (comunicazione personale).

Baglieri su «Temporalità e Differenza», Vita pensata – 17

Sul numero 17 – Aprile 2018 di Vita pensata è stata pubblicata (alle pagine 74-77) una recensione di Daria Baglieri a Temporalità e Differenza.

«Dire che è l’occhio umano a donare senso all’accadere degli eventi non può e non deve essere l’unica chiave di interpretazione del tempo, come se qualcosa legittimasse a pensare che la sua complessità si risolva in quella della vita umana. Il θεωρεῖν originario è curioso, timoroso dei fenomeni naturali e rispettoso di ogni forma di vita, per cui una riflessione sul tempo davvero ricca non può escludere nessun ambito. Per questo la tradizione filosofica e il progresso tecnico e scientifico, l’antropologia e la teologia, la psicologia e la sociologia, vanno integrate e ricondotte sotto un cielo più esteso, onnicomprensivo e anti-riduzionistico.
Il tempo non è un oggetto, un utilizzabile, non è una sostanza conoscibile, non è un insieme discreto di entità misurabili né la loro fusione indistinta. È saputo cognitivo e vissuto fenomenico» (p. 77).
Ringrazio l’autrice per una sintesi così chiara ed esatta.

 

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