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Baglieri su memoria e identità

Baglieri su memoria e identità

Daria Baglieri, mia allieva del Dipartimento di Scienze Umanistiche e della Scuola Superiore di Catania, ha di recente pubblicato due interessanti testi dedicati al tema della memoria.

Il primo è uscito sul periodico dell’Enciclopedia Treccani Il Chiasmo e si intitola:
«Ti ricordo chi eri: i social network e la costruzione dell’identità» (18.6.2018)

Il secondo è una recensione al libro di Pio Colonnello (professore di Filosofia teoretica a Unical) Fenomenologia e patografia del ricordo, ed è stata pubblicata sul numero 94 (gennaio-giugno 2018) della rivista Segni e comprensione, alle pagine 221-223.

Daria scrive che «la memoria è un elemento essenziale per il processo di costruzione dell’identità personale. Questo dipende, da un lato, dalla capacità del soggetto di essere “narratore di sé a se stesso”; dall’altro, è la società in cui vive, in quanto “animale politico”, a presentargli un’immagine di sé più o meno coerente con il proprio racconto. In questa prospettiva si capisce come il ruolo dei social network e del tessuto sociale sia oggi in primo piano». E, nella recensione, sostiene che «la decisione, il taglio che spezza la circolarità e vince sul dolore, consiste insomma in un recupero della peculiare condizione di finitudine e temporalità del Dasein che, nell’esperienza quotidiana della “cura” autentica sovverte la linearità del tempo, si riappropria del vissuto e costruisce di volta in volta un nuovo, prima impensato, orizzonte» .
In entrambi i testi si fa riferimento al racconto di Borges Funes el memorioso (pubblicato in Finzioni), uno dei capisaldi della comprensione esistenziale dell’umano come tempo incarnato. Di esso Daria afferma anche e correttamente che 
«Funes ha perso la capacità di dimenticare le differenze. È da queste, infatti, che prende le mosse il ragionamento critico, dinamico, capace di astrarre e per questa via dare un significato alla realtà» (comunicazione personale).

4 commenti

  • diego

    7 Agosto, 2018

    veramente un bel testo caro Alberto, un «biusiano» si avverte perfino nello stile nitido ed efficace; ben centrato ed efficace lo scritto sui social; come semplice testimonianza personale posso ribadire la mia precocissima fuga da facebook la sua vischiosa e soffocante incapacità di faci dimenticare il nostro passato, quel conservare in freezer le budella rapprese di noi stessi; ricordare sano è rielaborare, ricomporre, capire sotto luce nuova; il tempo bloccato è una morte senza la dignità della morte vera

    • agbiuso

      7 Agosto, 2018

      Grazie, caro Diego. Credo che Daria apprezzerà le tue parole, che confermano come l’esistenza pulsante e lucida debba essere memoria e oblio, sempre.
      Forse è Biuso a indirizzarsi verso allievi dallo “stile nitido ed efficace”, che essi possiedono già 🙂

    • Daria

      7 Agosto, 2018

      Gentilissimo Diego (le chiedo scusa se mi permetto, ma questo è l’unico modo che trovo per rivolgermi a Lei),
      La ringrazio per l’apprezzamento verso gli scritti e verso la scrittura. Soprattutto, La ringrazio per la testimonianza: compito della filosofia, infatti, è parlare di vita, tenendo costantemente presente l’inesauribilità dell’esistenza e, di riflesso, la finitudine del sapere che la riguarda, che può sempre e solo tentare di avvicinarsi al suo nucleo più profondo.
      Lo stile, se anche ci fosse già stato (ma questo non lo ricordo più 🙂 ), ha bisogno dell’esercizio costante, ed è per questo che deve tanto all’acume e alla rara acribia con cui il prof. Biuso segue i passi miei e di ogni suo allievo.
      Grazie a entrambi, di cuore.
      Daria

      • diego

        9 Agosto, 2018

        Gentilissima Daria, spero mi perdonerà, dalla prossima riga uso il «tu» per fluidità dello scrivere, visto che sono anziano più del nostro maestro.
        La mia opinione sullo stile nitido è che emerge quando si scrive avendo ben assorbito e compreso il tema, quando in qualche modo, dopo un percorso di lettura e d’ascolto, si riparte daccapo, con bagaglio leggero, col passo agile di chi ha compreso il sentiero e lo percorre senza incertezza (ma non con sciocca baldanza).
        Incontrare Biuso è un bel dono del destino, interloquire con lui è incontrare l’umano nella sua più profonda, dolente consapevolezza. Pensosità fatta di gioia, non di esangue erudizione.
        Certo, la «rara acribia» è un elegantissimo modo di definire uno che non fa sconti alla sciatteria. Ma io non sono un suo studente, solo un lontano/vicino amico.
        Buona filosofia e buona vita, carissima Daria, a rileggerti.

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