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Etnie

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Sul numero 19 (luglio 2019) di Vita pensata ho parlato di un film che ho visto durante una rassegna milanese dedicata al Festival di Cannes 2019. Si intitola Les Misérables, il regista è Ladj Ly.
Nato da genitori del Mali, Ladj Ly ha girato vari documentari su Montfermeil, la banlieue dove è cresciuto e dove Victor Hugo compose Les Misérables. Questo regista sa dunque di che cosa parla, sa quali sono i sentimenti e i pensieri dei francesi di origine africana, sa in quale degrado essi vivano e soprattutto sa che tra la Francia -la sua storia, la sua cultura, i suoi modi di vivere- e questi cittadini ci sono differenze che diventano abissi.
Il film descrive tale differenza in un modo che è insieme sociologico e narrativo. Letto alla luce di uno dei libri più rigorosi e informati sulla questione dei migranti dall’Africa all’Europa (è quello che in questo articolo ho cercato di fare), Les Misérables offre una prospettiva inquietante e realistica sul conflitto sociale ed etnico che attraversa sempre più le società europee.
Il trailer dà un’idea, per quanto parziale, di ciò che il 
film esprime e di come lo racconta.

2 commenti

  • diego

    Settembre 23, 2019

    è molto interessante il tuo articolo, caro Alberto; al di là del soccorso a chi sta effettivamente annegando su un barcone o a una bambina che viene ripeturamente stuprata prima di giungere sulla spiaggia di Lampedusa, esiste, fondamentale, la mecessità di capire «a mente lucida il problema»; per la questione del soccorso sto leggendo il libro del medico di Lampedusa, che narra fatti di una crudezza e durezza insopportabili perfino a pensarli; ma, come ho scritto, occorre capire il fenomeno nella sua vastità; è vera la questione sollevata dal Vescovo, molti migranti sono dei sognatori che sperperano risorse inseguendo un sogno «europeo» coltivato da un’informazione smisuratamente accessibile e smisuratamente superficiale; accadde a suo tempo con gli albanesi che vedevano l’italia delle tv, non quella vera; in Africa quello che manca, rispetto alla vecchia Europa, è una borghesia produttiva, è mancata l’etica protestante di cui scriveva Weber; in Africa manca una burocrazia efficiente e non corrotta, che è la rete su cui si intesse un buon tessuto economico e sociale; comunque il veleno più grave è proprio l’informazione deformata; vedremo che succederà, nei prossimi anni, per fortuna si muore prima o poi

    • agbiuso

      Settembre 23, 2019

      Caro Diego, ti ringrazio per l’apprezzamento verso il mio tentativo di riflessione e per le tue opportune osservazioni.
      Analizzare “a mente lucida il problema” conduce alla conclusione che la responsabilità prima dei morti annegati e delle donne stuprate è di chi, come tu osservi, illude le persone, specialmente dell’informazione televisiva e di altro genere; di chi organizza questi viaggi –nessuno infatti obbliga i cittadini dell’Africa centrale e settentrionale a lasciare le loro case-; di chi approfitta di tali illusioni e viaggi per schiavizzare altri esseri umani; di chi li mette in mare su barconi, sapendo che a una chiamata del cellulare satellitare queste persone saranno trasferite dai barconi alle navi delle ONG (come il libro di Smith ben documenta). E quindi è anche responsabilità delle stesse ONG, che incrementano e favoriscono il fenomeno migratorio.
      A una semplice domanda non ho trovato sinora risposta: armare delle navi costa moltissimo; chi investe in queste flotte delle ONG?

      Quanto a ciò che manca all’Africa, mi sembra che il tuo elenco sia lungo, oltre che qualitativamente impegnativo. Aggiungerei che mancano anche classi dirigenti libere dal dominio coloniale che ancora -e con successo- Francia, Stati Uniti, Cina cercano di imporre a questo Continente.

      La chiusa della tua riflessione è davvero keynesiana, visto che Keynes osservava con saggezza che “in the long run we are all dead” (A Tract on Monetary Reform, [1923], cap. 3, p. 80).

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