Blog Assedio ed Esilio

Assedio ed Esilio

Il Ventennio fascista disvelato, quell’iperbole che annienta
il manifesto
2 agosto 2019
pagina 11

Ho cercato, nel breve spazio di un articolo sul manifesto, di trasmettere almeno la Stimmung, la tonalità della scrittura di Pasquale D’Ascola, che in Assedio ed Esilio (Aracne, 2019) disegna un personaggio che resiste all’assedio della vita con un sentimento di esilio e in questa estraneità si salva.
Un romanzo che va al cuore degli eventi, capace di raccontare la storia, la guerra e la pace in un linguaggio che è ferita ed è, insieme, illuminazione.

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Caro Alberto, ho condiviso in toto la tua riflessione sul libro di P., condiviso senza sforzo alcuno, essendo, seppur vergato con penna più fine, in gran parte il mio pensiero.

La storia d’un uomo nato caparbiamente libero. Accade che, nascendo e vivendo la giovinezza nell’affermarsi d’un regime, inevitabile arriva la scelta di combattere. Però non è trascurabile il caso, la vicenda grottesca di un esercito che si squaglia, insomma quella confusione che ancora oggi non è facile decifrare. Comunque, per essere molto sintetici: PRIMA combattente, partigiano, commissario politico, insomma eroe (tanto per sintetizzare), POI intellettuale che, proprio perchè dotato di intelletto, mal sopporta il dogmatismo, il partito sacro e infallibile, e tutti coloro che, per convinzione e qualche tornaconto, evitano le pericolose, lùbriche strade del dubbio.

La seconda parte, un libro chiaramente di struttura duale, filtra da ogni rigo la disillusione, o forse, ad esser più precisi, un disvelamento della profonda distanza fra lo spirito quasi geneticamente libertario del protagonista, e la natura oppressiva, rigida, dogmatica del partito del quale è pure oratore e combattente rispettato. Certo la disciplina in tempo di guerra è arma imprescindibile, ma poi, alla prova ambigua della libertà, le differenze, l’essere anarchici nell’anima, escon fuori eccome.

Scatenato Alberto.

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