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L’attrito del negativo

L’attrito del negativo

Easy. Un viaggio facile facile
di Andrea Magnani
Italia-Ucraina, 2016
Con: Nicola Nocella (Isidoro), Libero de Rienzo (Filo), Ostap Stupka (Bogdan)
Trailer del film

Essere caduto in depressione, aver perso l’obiettivo della propria vita -le corse professionistiche in automobile- e ritrovarlo guidando un’auto delle pompe funebri dall’Italia all’Ucraina, alla ricerca di un tranquillo e sperduto villaggio tra i Carpazi. L’automobile viene rubata ma Isidoro, detto Easy, non si perde d’animo. Ritrova anzi la propria energia, determinazione, intraprendenza. E arriva a destinazione con i mezzi più diversi: un carrello, un trattore, un cavallo, con la bara sempre al seguito. Il feretro è restituito. Nel mezzo l’avventura dello spazio e degli incontri, che libera una vita rimasta sino ad allora chiusa nel cibo e nell’infanzia.
L’attrito necessario all’esistenza umana è simile a quello indispensabile alle auto -anche le più potenti- per non girare a vuoto nel mulino del tempo. Gli umani hanno sempre bisogno di questo attrito per crescere, per apprendere il travaglio del negativo, il potere plasmatore delle difficoltà.
I tabù, i divieti, i riti di iniziazione che caratterizzano in modo diverso tutte le culture, sono motivati da quest’esigenza primaria: preparare l’individuo alla durezza del vivere. L’educazione consiste prima di tutto in tale compito. Aver rinunciato a esso, nelle indulgenti e asservite società contemporanee, sta creando generazioni di deboli, di piangenti, di falliti, che si arrendono ai primi ostacoli dell’esistere.
Una delle strategie più efficaci del potere consiste infatti nel mantenere le persone in una condizione infantile. I nostri figli sono per lo più viziati, coccolati, trattati da infanti anche quando hanno superato i vent’anni. È facile profezia che mentre da bambini e da studenti accampano diritti e pretese, dopo qualche tempo accetteranno zitti zitti di essere sfruttati da qualcuno -call center o altro- per 300 euro al mese o anche meno. Forse se lo saranno meritati, come la tenacia di Easy merita invece l’accoglienza che un’antica comunità riserva alla morte e alla vita.
Siddhārtha Gautama può diventare il Risvegliato, l’Illuminato -il Buddha- soltanto dopo aver lasciato il luogo irreale nel quale non v’è sofferenza, soltanto dopo aver conosciuto quanto duro l’esistere possa diventare, soltanto dopo aver vissuto l’attrito del negativo. Questo significa crescere e in questo consiste l’educare.

3 commenti

  • Pasquale

    maggio 15, 2018

    Un raggio di luce tra due tenebre infinite.
    Ah Catania.
    Saluti carissimi

  • Pasquale

    maggio 14, 2018

    Non ho visto il film e non lo vedrò; forse tra qualche mese su Sky, forse mai, non al cinema, qui arrivano solo cartoni animati, sa dio in quale magazzino di distribuzione li trovino. Ma quel che mi interessa non è il film, forse è un amabile puttanata, more cinematografico. A me interessa sempre l’esca di una visione particolare, socratica, che tu riesci a montare da un fatterello quale sia sia. Da ciò la rilfessione. Sì Sua Altezza il Gautama fa un passo estremo, una immersione nell’abisso; solo così riesce a capire. Roba da Céline, già s’è detto. E a desistere. Socrate rinuncia alla fuga. È così che si diventa adulti. Dèi e santi. E sì, ogni giorno si constata la costante tendenza ad essere ed essere fatti ciò che il mio mentore personale chiamava aborti atermine. Ti voglio in salute Alberto. Psq.

    • agbiuso

      maggio 14, 2018

      Sei capace, Pasquale, di entrare negli evidenti segreti della mia scrittura. E di questo ti ringrazio dal profondo.
      Sì, “roba da Céline”, da corpimente che hanno compreso, che hanno visto.
      “Aborti a termine”. O, come ripete il nostro amico Dario Generali (bellissima lezione la sua, oggi a Catania), “un raggio di luce tra due tenebre infinite” ma non tutti, certo.
      La mia salute è ottima, caro amico!

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