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Il pensare umano è intrinsecamente
linguistico. Si abita una lingua
come si abita un mondo. È anche
per questo che, come conclude
Vallisneri, è certo doveroso conoscere
quanto meglio possibile
le altre lingue ma è fondamentale
che «cadaun italiano» sia «veramente
tenuto a parlar bene e a
scrivere bene in italiano».

Così chiude la tua brillante recensione, caro Alberto. E qui si apre il tema davvero interessante del rapporto fra un uomo e la lingua che parla. Io sono convinto (non solo io, ovviamente) che la lingua che apprendiamo in parte ci plasma, scolpisce la nostra mente. Sono abbastanza convinto che pensare in italiano non sia la stessa cosa che pensare in inglese o in tedesco (basti pensare alla difficoltà di tradurre i termini filosofici). Mi sovviene l’opinione di un artista (grande filosofo seppur involontario) come Paolo Conte che più volte ha scritto e affermato che esiste un «modo italiano» di scrivere, essere, vivere, pensare. Mi sovvengono anche l’involontaria comicità di coloro i quali per farti digerire una fregatura usano l’inglese: per esempio outsourcing invece di dire chiaro che il lavoro lo fai fare dove ti costa meno. Siccome tu, per intima natura e per profondità di studi, sei sempre attento alla questione del potere, giustamente poni l’accenno all’uso dell’inglese come colonizzazione politica, non da parte di uno stato, ma di un grande agglomerato di potere tecnofinanziario che tutto il pianeta fascia con spietata meticolosità.
Un tempo si guardava all’inglese come un modo per far entrare aria fresca, per accedere ad un senso di libertà antinazionalistica e invece, anche in questo le speranze degli anni ’70 paiono sepolte, giacchè l’inglese pare invece un’arma letale, la vera bomba atomica che azzera ogni cultura e soprattutto ogni idea non allineata. Son stato lungo, scusa Alberto, ma ogni tuo scritto è un propellente efficace alla mia macchina del pensiero.

Grazie per la segnalazione, caro Alberto. Ho letto il tuo articolo e ben sai quanto possa essere d’accordo.
Debbo dire , però, che purtroppo i francesi stanno perdendo colpi. Il franglais imperversa!

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