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Costantino, l’intollerante

Costantino, l’intollerante

Costantino 313 d.C.
Palazzo Reale – Milano
A cura di Gemma Sena Chiesa e Paolo Biscottini
Sino al 24 marzo 2013

La Milano tardo antica era una magnifica città, capitale dell’Impero romano d’Occidente dal 286 al 402. Le tracce ancora visibili di questa fase della sua storia non sono molte ma quelle che rimangono sono imponenti e si riferiscono soprattutto al IV secolo, al periodo in cui il culto cristiano venne prima autorizzato -nel 313 appunto, con l’Editto emanato a Milano da Costantino- e poi reso esclusivo.
Costantino e sua madre Elena ebbero l’abilità e l’accortezza di comprendere quanto sarebbe stato assai  più utile associare i cristiani al potere imperiale invece che insistere affinché riconoscessero la divinità dell’imperatore. Da allora fu un crescendo di accordi politici, militari, culturali, sino alla pratica di una violenta intolleranza non soltanto contro i pagani ma anche contro le correnti teologiche cristiane diverse da quella sostenuta dall’imperatore. Il Credo che i papisti recitano la domenica -profondo e potente testo teologico e letterario- fu sollecitato e approvato nel 325 da Costantino, imperatore che perseguitò con le armi e i tribunali quanti non condivisero quell’atto di fede, arrivando a comminare la pena di morte a coloro che, ad esempio, avessero semplicemente letto i libri di Ario.
Poi i suoi successori privarono dei diritti e perseguitarono quanti non erano disposti a farsi cristiani. Nel 356 Costanzo II fa chiudere i templi pagani e ne sequestra i beni. Nel 380 Teodosio dichiara il cristianesimo religione di Stato e nel 391, infine, proibisce ogni culto pagano. Il sottotitolo della mostra –L’Editto di Milano e il tempo della tolleranza– risulta dunque decisamente sviante e ideologico. Significativo è che nei recenti scavi di Piazza Meda a Milano si siano trovati oggetti «che testimoniano la convivenza di temi cristiani e pagani» ma tra le strutture murarie della Chiesa Rossa (sempre a Milano) emerge una testa dell’imperatore Tiberio quasi del tutto seppellita e utilizzata soltanto come materiale dell’edificio cristiano.
Nei primi secoli della loro era i cristiani non adottarono il simbolo della croce -assolutamente infamante- ma il Krismon, formato da due lettere dell’alfabeto greco tra di loro incrociate e indicanti il nome di Cristo, accompagnate dall’alfa e dall’omega. Il risultato grafico è più vicino al simbolo pagano del Sol invictus, così come la scelta del 25 dicembre per ricordare la nascita del dio dei cristiani, data nella quale i romani celebravano il Sole che rinasceva.
Soltanto in un pannello della mostra si ammette che «serie limitazioni al paganesimo» furono introdotte alla fine del IV secolo «quando venne stabilita per legge la sua impraticabilità». Un linguaggio piuttosto eufemistico mentre per i cristiani prima del 313 si utilizzano di continuo termini come “persecuzione”, “martirio”, “ferocia”. Altre notizie storiche su quanto i cristiani attuarono contro i pagani si possono trovare in un articolo di Elio Rindone, il quale scrive che «la manipolazione della storia non implica la necessità di dire il falso, perché basta evidenziare un dato e tacerne un altro». La menzogna dei vincitori, come si vede, può durare millenni. E proseguire.

4 commenti

  • agbiuso

    settembre 30, 2018

    In una nota del curatore Giuseppe Muscolino, alle pagine 514-515 del Contro i cristiani di Porfirio (Bompiani, 2010) ho letto questa significativa informazione relativa all’imperatore che i nazareni chiamano ‘il Grande’:
    «Ancora ai tempi di Zosimo il tema del battesimo viene utilizzato contro l’imperatore Costantino, il quale, macchiatosi del duplice delitto contro il primogenito Crispo e la moglie Fausta, sospettati di aver avuto una relazione sentimentale, non avendo ottenuto il perdono da nessuna religione presente nell’impero di allora per una simile nefandezza, si rivolge al cristianesimo».

  • agbiuso

    settembre 21, 2018

    Il testo di Costantino che ordina di uccidere chi sottrae libri al rogo è questo:
    “Inoltre, se venisse trovato qualche scritto composto da Ario, lo si getti nel fuoco; cosicché non solo siano cancellate le menzogne del suo insegnamento, ma che non rimanga neppure il suo ricordo. Ordino pertanto che, chiunque venga scoperto a nascondere qualche opera redatta da Ario e non la consegni immediatamente affinché sia distrutta nel fuoco, costui sia condannato alla pena di morte: infatti chi sarà sorpreso in flagranza di tali fatti, immediatamente subirà la pena capitale”
    (epist. ad. episc. et pleb., II, 36).

  • agbiuso

    marzo 9, 2013

    Grazie a te, Giusy, della condivisione e delle ulteriori notizie che ricordi. Quel tipo di fatti divenne poi consuetudine nella lunga storia dell’Impero Romano d’Oriente. Un altro impero, naturalmente, cristiano.

  • Giusy Randazzo

    marzo 9, 2013

    È sempre un atto politico di grande rilevanza la tua scrittura, Alberto. A questo ‘servono’ gli studiosi, quando non ci si vuol solo soffermare a riflettere sul godimento estetico che la lettura comunque dovrebbe sempre soddisfare anche se scientifica, verità nel tuo caso semplicemente lampante.
    Costantino fu un capo intollerante, verissimo. Di più: si macchiò di un delitto efferato. Fece uccidere il proprio figlio Crispo, poiché la moglie Fausta aveva affermato di essere stata oggetto delle sue attenzioni. Lo fece decapitare o avvelenare e poi chiese ai sacerdoti pagani sacrifici espiatori. Questi ultimi si rifiutarono, affermando che contro delitti del genere nessuna espiazione era possibile. Così Costantino edificò sei chiese cristiane. Elena, prima che santa una stabularia, non credette mai alle accuse contro il nipote e presto si vendicò di Fausta. Scoprì un suo adulterio e la fece soffocare nell’acqua.
    Una famigliola niente male.
    Un abbraccio

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