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Diaz
di Daniele Vicari
Italia, 2012
Con: Jennifer Ulrich (Alma Koch), Claudio Santamaria (Max Flamini), Elio Germano (Luca Gualtieri), Ralph Amussou (Etienne), Renato Scarpa (Anselmo Vitali), Mattia Sbragia (Armano Carnera)
Trailer del film

C’è qualcosa che non funziona se le riunioni dei capi dei Paesi democratici si tengono in città blindate e in stato d’assedio. Funziona ancora meno se in una di queste città -Genova, luglio 2001- i servizi segreti permettono l’afflusso di gruppi militarizzati. E smette del tutto di funzionare se centinaia di poliziotti in assetto di guerra irrompono di notte in una scuola dove dormono giovani e meno giovani e picchiano selvaggiamente, ripetutamente, fanaticamente gli ospiti inermi. Non contenti, portano ragazzi e ragazze nella caserma di Bolzaneto e li torturano.
La verità, però, è che tutto questo ha funzionato benissimo. Perché ha applicato l’indicazione di Mao Zedong di “colpirne uno per educarne cento”. Da allora, infatti, i movimenti di protesta sono stati più rari e più prudenti. Le persone ci pensano più di una volta prima di rischiare la vita e le ossa sotto i tonfa dei poliziotti.
Poliziotti che hanno fatto il loro mestiere di servi dei poteri criminali che a Genova stabilirono la politica economica ultraliberista che ci sta portando alla rovina. Le violenze e le torture del 2001 vennero decise a freddo dai capi di governo e dai padroni delle banche in vista di una strategia di repressione del pensiero critico tramite una vecchia tattica che gli stati utilizzano da almeno due secoli: infiltrarsi, provocare, diffondere il terrore, reprimere.
Di tutto questo Diaz racconta con efficacia la brutale azione dei servi ma tace quasi del tutto sulle volontà dei padroni. Non compaiono nemmeno i reali nomi dei poliziotti che sono stati condannati per lesioni, falsa testimonianza, violenza privata (in Italia il reato di tortura non esiste). Non compaiono i responsabili politici -Scajola ministro degli Interni; Fini, vicepresidente del consiglio presente non si sa a che titolo nella sala operativa della Questura nei giorni del G8; Castelli ministro della giustizia presente a Bolzaneto la notte delle torture. Compare solo un filmato nel quale Silvio Berlusconi recita le sue consuete menzogne anche sui fatti di Genova.
Un film da vedere, certo, non solo per disgustarsi ma soprattutto per ricordare. Ma si poteva e doveva ricordare meglio. Lo facciamo qui con le parole di Vittorio Agnoletto, uno degli organizzatori di quel Genoa Social Forum sul quale la polizia impresse il suo sigillo criminale. Agnoletto parla del libro L’eclisse della democrazia, scritto con Lorenzo Guadagnucci -giornalista di un quotidiano conservatore come Il Resto del Carlino che fu una delle 93 vittime che quella notte vennero straziate alla Diaz (nel film si chiama Luca Gualtieri).


«E c’è poi la condanna in appello dell’allora capo della polizia, Gianni De Gennaro, oggi coordinatore dei due servizi segreti italiani, e dell’allora capo della Digos, Spartaco Mortola, per induzione alla falsa testimonianza del questore Colucci. Lo scandalo principale è che le persone che sono state condannate sono rimaste non solo al loro posto, ma sono state promosse a ruoli di maggiori responsabilità, in luoghi importantissimi per la gestione dell’ordine pubblico e per la tutela dei diritti dei cittadini previsti dalla Costituzione. […]
Possiamo fare degli esempi: oltre al già citato Gianni De Gennaro, c’è Gilberto Caldarozzi, allora vice direttore del Servizio centrale operativo, che ne è diventato direttore; Francesco Gratteri, direttore del Servizio centrale operativo allora, poi capo della Direzione centrale anticrimine; fino ad arrivare a Spartaco Mortola, allora capo della Digos di Genova: due condanne –una legata ai fatti della Diaz, l’altra nel processo insieme a De Gennaro per induzione alla falsa testimonianza del questore Colucci– due promozioni, prima vice questore, e poi questore. Questo è uno scandalo, è in contrasto con le sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo, che prescrivono che quando un pubblico ufficiale è imputato per fatti relativi ad attività svolte nella sua veste professionale deve essere sospeso, e che quando è condannato deve essere rimosso. In Italia invece sono stati tutti promossi, lasciando in totale solitudine i magistrati che hanno condotto le inchieste. […]
Oppure raccontiamo tutti i retroscena, come a un certo punto, quando i magistrati decidono di andare avanti, viene fatta girare la voce, a Palazzo di giustizia, che se procedono con gli avvisi di garanzia ci potrebbe essere una sollevazione, addirittura, di reparti interi di polizia. Oppure raccontiamo di come a un certo momento scompaiono le bottiglie molotov, che erano la prova d’accusa principale contro i poliziotti (come si sa, le molotov furono messe dalla polizia per accusare i manifestanti). […]
Sono cose che nessuno vuole sentire. Sono state ignorate da tutti. Da Fazio, come dalla Dandini, in Rai, tanto per essere precisi, cioè anche da coloro per i quali noi abbiamo manifestato per la libertà d’espressione, ma ovviamente qui si va a toccare un potere troppo forte. Quando l’editore ha organizzato la conferenza stampa di presentazione, il 17 giugno alla Feltrinelli di Genova, ha inviato ben più di cento inviti a diversi giornalisti italiani; alla presentazione era presente un solo giornalista, quello della radio svizzera».
(Fonte: Paginauno)

[Per una meditazione appassionata e dolente su Diaz, consiglio la lettura della recensione di Giusy Randazzo]

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[…] «criminali», altre si chiamano «forze dell’ordine». Quelle forze che, come è accaduto a Genova nel 2001 e di recente anche a Catania proteggono i malviventi e picchiano ragazzi e persone che agiscono […]

Stessa scelta delle foto. Incredibile casualità o manifesta affinità? Grazie del link.

[…] una critica intelligente e politicamente sensata, consiglio la lettura della recensione di Alberto Giovanni Biuso Share Questa voce è stata pubblicata in Dintorni e contrassegnata con Carlo Giuliani, caserma di […]

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