Ieri -30 settembre- la Repubblica ha diffuso i verbali delle dichiarazioni rese da Salvatore Riina nel luglio 2009 e nel luglio 2010. Sul quotidiano sono usciti degli stralci, sulla versione on line i testi integrali. La Procura di Caltanissetta ha però ieri sera ordinato l’oscuramento di queste pagine. Non entro nel merito delle affermazioni di Riina -enunciate in perfetto stile obliquo e allusivo, come è nella natura linguistica di Cosa Nostra. Mi limito a osservare tre cose:

  • Per la prima volta, che io sappia, in Italia si procede all’oscuramento di documenti di tale rilevanza.
  • Il sequestro è avvenuto alcune ore dopo la loro pubblicazione. Perché? Arretratezza tecnologica della magistratura, incapace di capire che dopo così tanto tempo (dodici ore) la Rete ha avuto modo di leggere, conservare, copiare, diffondere? Applicazione fiscale delle norme a proposito di “notizie riservate”? Richieste dall’alto (dal potere politico)?
  • Leggendo l’articolo che sintetizza all’estremo le dichiarazioni di Riina, è evidente che nonostante l’età avanzata, i diciotto anni di isolamento carcerario, le malattie, questa persona appare sicura di sé e consapevole del proprio potere. Un atteggiamento che aiuta a spiegare il fascino che lo stile di vita mafioso può esercitare, la forza che può offrire. U zu’ Totò possiede la granitica resistenza delle cose. L’umano ricondotto alla pietra. Anche questo è Cosa Nostra.
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Sfilavano sinistre le ambulanze e le auto della polizia. Si susseguivano nervose una dopo l’altra in un ritmo che non faceva sperare nulla di buono. Dal balcone della mia casa di Palermo sentivo le sirene che annunciavano un evento di morte. A quell’epoca ero una giovane studentessa di filosofia e seguivo con entusiasmo le lezioni del professore A.Plebe. Quella sera c’era un’atmosfera cupa. Ho messo da parte i miei libri e affacciandomi dal balcone della mia camera, ho seguito quelle auto che raggiungevano veloci il vicino Ospedale Civico. Poi i telegiornali dettero la notizia: la mafia aveva colpito ancora e in maniera terribile. Avevano fatto saltare un tratto di strada, avevano fatto morire il giudice Falcone. Iniziarono le indagini e i giornali mostravano le foto di mafiosi dagli occhi di pietra e lo sguardo provocatoriamente altero. Mi chiedevo allora: cosa c’era oltre quello sguardo? Cosa vedevano quegli occhi se non l’ambizione di un potere ottenuto con la forza dell’ignoranza? Perchè uno sguardo che non va oltre, che non si pone domande, che non si deve far cogliere dalla curiosità, dalla meraviglia, uno sguardo così può solo possedere il lusso dell’ignoranza. Che ancora oggi si continui a parlare di Riina, di suo figlio che spavaldo entra ed esce dal carcere e che la gente contrasti le parole di un sindaco che si sente preoccupato di un ritorno coatto a Corleone, è davvero triste.
Grazie.

Oggi, il figlio esce dal carcere e torna a Corleone. Se sono potenti, come il prof.re documenta bene nel suo articolo, anche col 41bis.. mi chiedo fuori lo saranno anche di piu’? ma posso provare schifo senza la paura di essere eccessivo? w l’italia.

non sono per niente affascinata dal personaggio Riina.mi limito a mettere in evidenza, che se per molti anni, ha potuto delinquere, vivere una vita in santa pace,sposarsi,mettere al mondo dei figli, nonostante al suo paese sapessero chi era, vuol dire che le istituzioni, obbligate ad intervenire, per dovere d’ufficio non l’hanno fatto,inghiotto amaro e vado avanti.

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