In molte Facoltà il pactum sceleris è questo: io ti offro una didattica scadente, un impegno minimo, un livello scientifico basso e in cambio ti assicuro voti alti agli esami e voti ancora più alti per tesi di laurea di scarso valore; prenditi il pezzo di carta e non dare fastidio. Un patto possibile solo perché fa comodo ai peggiori docenti e a molti studenti e famiglie. Il Ministro Mariastella Gelmini Tremonti sostiene che la decisione di tagliare fondi agli Atenei che risultano “non virtuosi” (sulla base in realtà di «criteri improvvisati, arbitrari, parziali» [ANDU]) li purificherà dal male. L’effetto, invece, sarà tutto l’opposto: l’Università tende verso il suicidio a causa della corruzione interna ma i vari governi che si sono succeduti (e l’attuale più di ogni altro) le offrono la pistola carica. La grottesca “virtù” di cui i ministri parlano consiste infatti in due ben precisi elementi: tagli drastici che costringeranno, fra l’altro, ad alzare -e di molto- le tasse di iscrizione; esami facili per tutti, visto che tra i criteri per i finanziamenti c’è il numero di esami superati in tempo dagli studenti. Insomma, più che virtù è Cepu.

Salvare i saperi
Salvare i saperi in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee 16 gennaio 2026 pagine 1-7 Testo sul sito della rivista Pdf





Caro Dario, la tua analisi è lucidissima e da me totalmente condivisa.
Una versione più ampia di questo intervento -apparsa su Girodivite– conferma quanto da te sostenuto.
Caro Alberto,
purtroppo questa politica universitaria ha nei tagli di Tremonti, eseguiti
dalla segretaria Gelmini, solo il suo improvvido epilogo, ma è stata
perseguita in modo equanime, come anche tu poni in evidenza, sia dai governi del centro destra, che da quelli del centro sinistra.
A partire dal ministro Berlinguer si sono inseriti forti disincentivi di
carattere economico alla selezione, imponendo di fatto alle università di
promuovere la maggior parte degli studenti, anche a fronte di una loro
preparazione assai approssimativa. Proprio questa incapacità di formulare
politiche effettivamente democratiche e finalizzate al bene pubblico è stata
alla base della delegittimazione della sinistra e della possibilità
dell’instaurazione della tirannide berlusconiana, che, invece, ben comprende
che tali politiche porteranno, come dici giustamente, al suicidio della
scuola e dell’università pubbliche, a vantaggio di organismi privati che le
sostituiranno, in una logica di ulteriore controllo dell’opinione pubblica e
di rafforzamento delle barriere alla mobilità sociale.
La vera differenza, in questo settore, fra i governi di centro sinistra e di
centro destra, è che i primi pensavano di rendere maggiormente democratiche
le carriere scolastiche e ottenevano invece il contrario, con una chiara
eteronomia dei fini, mentre i secondi perseguono con lucidità la
delegittimazione e la rovina delle istituzioni scolastiche e formative
pubbliche, spesso, almeno in passato, sedi di elaborazione di pensiero
critico e di esigenze di libertà intellettuale e sociale, a vantaggio di
scuole e università private, più facilmente controllabili, possibili
occasioni di profitto per le stesse società di Berlusconi e dei suoi
accoliti e aperte solo ai ceti più abbienti.
Un caro saluto.
Dario