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Metaetica

Recensione a:
Andrea Staiti
Etica naturalistica e fenomenologia
Il Mulino, 2020
Pagine 158
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
vol. 12, n. 1/2021
pagine 108-109

In ambito sia analitico sia fenomenologico la filosofia morale si declina soprattutto come metaetica, come tentativo di individuare le condizioni di possibilità e di significazione dei comportamenti umani. Non a partire dunque da credenze (religiose o di altra natura) o da sentimenti (psicologici o di altri ambiti) ma dall’analisi quanto più rigorosa possibile sia dei comportamenti sia delle espressioni linguistiche e semantiche che li descrivono.
Questo libro mostra che la filosofia morale può essere qualcosa di diverso rispetto a una semplice storia dei concetti di “bene” e “male” e qualcosa di diverso rispetto anche a una omiletica presentata con un linguaggio concettuale. L’etica in quanto tale costituisce una prospettiva insufficiente se non si va subito oltre le sue categorie sia normative sia psicologiche: metaetica, appunto.

[L’immagine del Teatro di Andromeda (Santo Stefano Quisquina, Agrigento) è di Dario Giannobile]

Colpa / Danno

Recensione a:
Daniel Merton Wegner
L’illusione della volontà cosciente
(The Illusion of Conscious Will, Massachusetts Institute of Technology 2018)
Trad. di Olimpia Ellero
Carbonio Editore, 2020
Pagine 460
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
vol. 11, n. 3/2020
pagine 422-423

Del libro di Daniel Wegner avevo parlato qualche mese fa sul manifesto; sulla RIFP ho avuto più spazio e ho quindi cercato di far emergere ancor meglio il significato e il valore di un’indagine documentata, approfondita, pacata, che conferma -con gli strumenti della psicologia e della neurobiologia- le tesi metafisiche di Spinoza, secondo cui è libero l’ente il quale «ex sola suæ naturæ necessitate existit, & agit», costretto è invece quell’ente «quæ ab alio determinatur, ad existendum, & operandum certa, ac determinata ratione», consistendo la libertà  «non in libero decreto; sed in libera necessitate» (Lettera 58 a H.G. Schuller, 1674, in Tutte le opere, Bompiani, p. 2110).
Ogni ente infatti è determinato a esistere e ad agire per un insieme ben preciso di cause. «L’illusione della volontà cosciente» nasce dalla consapevolezza degli scopi per i quali si agisce e dall’ignoranza delle cause che spingono a indirizzarsi proprio verso quegli scopi e non altri.
Non c’è dunque merito nella rosa che profuma come non c’è colpa nell’escremento che puzza. Ciascuno agisce in modo conforme alla propria natura, al di là del bene e al di là del male.
Nonostante la naturale propensione a ritenere che i nostri gesti siano per lo più voluti da noi e che quelli che invece compiamo in automatismo siano una piccola parte, è vero esattamente il contrario, «l’automatismo è la regola, e l’illusione della volontà cosciente è l’eccezione» (Wegner, p. 188). Se ogni volta che ci muoviamo, rispondiamo a delle domande, interagiamo in tempo reale con gli altri e con l’ambiente dovessimo pensare a ciò che stiamo facendo e calcolare consapevolmente tutte le cause e implicazioni, di fatto non agiremmo più o il nostro agire sarebbe così lento da risultare vano. E dunque anche «chi erra non lo fa per cattiva volontà. Ciò non è concepibile per l’uomo greco, il quale non ha neppure il termine per indicare quel che noi chiamiamo volontà» (Walter F. Otto, Teofania. Lo spirito della religione greca antica, a cura di G. Moretti, Adelphi 2021, p. 72).
La questione teologico-giuridica diventa così quasi inestricabile, una volta che, rispetto ai Greci, si è privilegiata la colpa interiore e soggettiva invece del danno oggettivo che un’azione eventualmente produce: «gran parte dei timori relativi alle spiegazioni meccanicistiche del comportamento umano può essere fatta risalire alla cultura occidentale e alle sue ideologie religiose» (Wegner, p. 417), in particolare a quelle monoteistiche nelle quali il posto dell’anima individuale diventa preminente, se non totale. Ma anche l’anima è parte del tutto, inseparabile dalla complessità infinita degli eventi.

Postumanismo antropodecentrico

Oltre l’etica: un approccio antropodecentrico all’intelligenza artificiale
con SELENIA ANASTASI
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 11 – Numero 2/2020
Pagine 251-258

Sono contento di aver scritto questo saggio sull’Intelligenza Artificiale insieme alla mia allieva e amica Selenia Anastasi, la cui competenza sui temi dell’IA e del postumano è ampia e profonda.
Come afferma il titolo, abbiamo cercato di presentare e proporre una prospettiva sull’Intelligenza Artificiale che eviti tecnofilie e tecnofobie, che si liberi dai limiti antropocentrici dell’etica e dalle troppo ripetute banalità sociologiche. Abbiamo insomma cercato di pensare una delle dinamiche fondamentali del nostro tempo, di avere quindi «un approccio teoretico».
Il testo è articolato nei seguenti paragrafi:
-Il progetto
-La superintelligenza
-Il problema del controllo
-Sull’approccio etico all’intelligenza artificiale
-Per un approccio teoretico

Abstract
Sviluppandosi sul piano della “prevenzione del rischio”, dei “livelli di controllo” in fase di programmazione e del possibile inserimento dei cosiddetti “algoritmi etici”, il dibattito sul presente e il futuro dell’Intelligenza Artificiale, ha favorito nel corso degli anni la creazione di una sempre più profonda spaccatura tra discipline “tecniche” e saperi “umanistici”, tra il dominio del “fare” e il dominio del “pensare”. Prendendo atto di questa sterile distanza, occorre mettere in questione i metodi dell’etica e interrogarsi sull’efficacia e l’utilità della teoria e, più in generale, meglio definire la relazione che la filosofia oggi intrattiene – e potrà ancora intrattenere – con le macchine progettate per pensare e con i loro progettisti.

Beyond ethics: An anthropodecentric approach to artificial intelligence
The ethical and philosophical debate around the present and future of Artificial Intelligence has grown in intensity over the years. Continual development within AI in terms of “prevention of risks”, “levels of control in programming”, and the inclusion of so-called “ethical algorithms”, has encouraged an ever deeper split between “technicians” and “humanists”, between the domains of “making” and “thinking”. Focusing on this unproductive distance, we interrogate ethical approaches methods and the effectiveness and utility of ethical theories. More generally, we attempt to better define the relationship that philosophy has today – and will be able to maintain in the future tomorrow – with machines designed to think and with their designers.

Cervello / Tempo

Recensione a:
Dean Buonomano

Il tuo cervello è una macchina del tempo.
Neuroscienze e fisica del tempo
(Your Brain Is a Time Machine. The Neuroscience and Physics of Time, 2017)
Bollati Boringhieri, 2018
Pagine 332
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 10 – Numero 2/2019
Pagine 228-230

Non è possibile comprendere la mente senza comprendere il tempo. La coscienza umana è una funzione temporale del corpomente; il suo indispensabile ruolo consiste nel rielaborare enti, eventi e processi che accadono nel mondo per adattarsi quanto meglio possibile al loro divenire.
Il mondo è fatto di enti temporali, di eventi che accadono, di processi che fluiscono. Basta aprire gli occhi, basta osservare gli spazi e le situazioni –un suono, il cenno di una mano, le onde che si infrangono a riva, l’appuntamento con l’amato, l’ora di lezione prevista per domani, il sorgere e il tramontare dell’astro sull’orizzonte, la luce di una stella, le rughe sulla fronte, il fluire di un corso d’acqua, e così all’infinito–, basta esistere per essere immersi nel tempo, per essere tempo in atto. 

«Il tempo è reale»

Recensione a:
Arnaldo Benini

Neurobiologia del tempo
Raffaello Cortina, 2017
Pagine 120
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 9 – Numero 2/2018
Pagine 192-193

Lo studio sempre più accurato dei meccanismi cerebrali contribuisce a «dimostrare e confermare oltre ogni dubbio che il tempo è reale» (Benini, p. 17) e lo è dentro i gangli stessi della vita, all’interno delle strutture biologiche della materia, che è scandita da ritmi temporali i quali in alcune strutture animali diventano coscienti di se stessi.
La liquidazione del tempo proposta da alcuni fisici –compreso Einstein– è da respingere anche alla luce delle scoperte neurobiologiche sul meccanismo intrinsecamente temporale del cervello umano e dell’intera sua corporeità.

[L’immagine è di Albarrán-Cabrera e si intitola This is you here 139]

L’Altro

Recensione a:
Storia naturale dell’amore
di Domenica Bruni
(Carocci 2010, pp. 143)
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Vol. IX, numero 1, primavera 2018
Pagine 107-108

Innamoramento e amore sono due strutture naturali e culturali, innate e apprese, universali e differenziate. Ovunque e sempre l’amore è anche un conflitto tra i sessi. Ovunque e sempre, «l’amore sembra avere qualcosa in comune con il mistero più profondo, ossia con la fine dell’esistenza» (p. 93). Non soltanto, infatti, l’abbandono è un’anticipazione e una metafora della morte ma la struttura stessa del sentimento amoroso ha a che fare con il nulla, con l’«inesistenza dell’oggetto d’amore, il quale altro non è che una proiezione dei nostri desideri» (p. 93). L’universalità dell’amore è dunque la stessa universalità del morire. Le caratteristiche somatiche e mentali riassunte con chiarezza da Domenica Bruni descrivono efficacemente la relazione tra la passione amorosa, la fine per l’individuo di un’epoca e la rinascita in un mondo nuovo.
Per l’Altro si è disposti a cambiare abitudini e persino valori. Tutto questo crea una dipendenza emotiva foriera di ansia, di speranza e di disperazione. Tali caratteristiche non nascondono tuttavia, anzi confermano, che l’Altro è un oggetto ermeneutico verso cui si esercita una costante e minuziosa «ricerca di indizi», ricerca nella quale si esprime una «ipersensibilità verso i segnali che invia la persona amata per avere una conferma della reciprocità del sentimento» (p. 97).

 

Metaphysics

Recensione a:
David Malet Armstrong

Che cos’è la metafisica. Un profilo sistematico
(Sketch for a Systematic Metaphysics, Oxford University Press 2010)
Carocci, 2016
A cura di Franca D’Agostini
Pagine 139
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 8 – Numero 3/2017
Pagine 325-327

«Metaphysics is now respectable again» scrive Armstrong nella versione originale del libro che qui recensisco in italiano. Questa affermazione sintetizza quanto va accadendo ormai da molti anni. Il pregiudizio che la metafisica possa essere ricondotta alle sole strutture linguistiche è tramontato, così come vanno perdendo di plausibilità le varie forme di riduzionismo e di eliminativismo.
La metafisica è infatti uno dei modi più ricchi e più fecondi di comprendere la complessità degli enti, degli eventi, dei processi. L’essere non si limita agli enti particolari, ai singoli grumi di materia spaziotemporalmente costituita ma si estende anche alle proprietà generali di tali enti, alle relazioni degli enti tra di loro e con gli eventi, all’insieme dei processi che si generano da tali interazioni.

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