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Δαιμων

L’inganno perfetto
(The Good Liar)
di Bill Condon
Con: Ian McKellen (Roy Courtnay), Helen Mirren (Betty McLeish), Jim Carter (Vincent), Russell Tovey (Steven), Willem Dafoe (Paul)
USA, 2019
Trailer del film

«Sono segreti fra te, dio, il diavolo e i morti». In questa frase della protagonista è racchiuso il senso di un thriller storico e psicologico che si muove nello spazio tra Londra e Berlino, nel tempo tra gli anni Zero del XXI secolo e gli anni Quaranta del Novecento.
I segreti sono quelli della natura umana, del δαίμων di ciascuno, che è molto più del carattere psichico; è l’incoercibile forza scaturita dalla profondità delle generazioni, del ciclo di nascita/morte, della casualità e del tumulto della materia. Nulla può opporsi al modo in cui ciascuno è plasmato, neppure il proprio interesse. È quanto si vede con chiarezza nella vicenda di Roy Courtnay, nella storia dell’umano che sta dietro a questo e ad altri nomi: una sconfinata avidità, un costante inganno, una pura malvagità.
Il dio è questo demone che guida le scelte, i passi, gli sguardi, gli scopi di ciascun mortale. Il diavolo è la natura umana. I morti sono i silenzi che ci accompagnano, le presenze che ci guidano, i passi che ci indirizzano, la compagnia verso la quale andiamo, gli affetti più stabili, i più pacati.
The Good Liar racconta per due terzi una storia scorrevole e quasi romantica, sin dall’inizio classicamente e piacevolmente truffaldina, ma che poi vira improvvisamente su tonalità tragiche, perdendo quindi in coerenza e guadagnandone in βία, in violenza.
Il racconto si chiude su due sguardi, entrambi intrisi di segreti e di morti. Quello maschile è la nequizia che neppure l’abisso placa, quello femminile è la malinconica dolcezza che neppure il lutto cancella.
ἦθος ἀνθρώπῳ δαίμων (Eraclito, DK 119, Mouraviev 63).

La variabile cinematografica

La variabile umana
di Bruno Oliviero
Italia, 2013
Con: Silvio Orlando (Adriano Monaco), Giuseppe Battiston (Carlo Levi), Sandra Ceccarelli (La signora Ullrich), Alice Raffaelli (Linda Monaco), Renato Sarti (il dirigente della questura).
Trailer del film

La variabile umanaUn noto imprenditore e politico milanese viene trovato dissanguato in casa propria. Le indagini sono affidate a un ispettore in grave depressione dopo la morte della moglie. La sera stessa viene portata in questura la figlia dell’ispettore, trovata con la pistola del padre. I due casi si intrecciano sino alla rivelazione (?) finale.
Immagini sfocate, primissimi piani, silenzi pensosi, immagini della Milano notturna, musiche d’atmosfera. Ma tutto questo messo insieme non fa un film. Una vicenda che avrebbe potuto e dovuto concludersi in un corto di mezz’ora (al massimo) viene diluita e allungata in maniera esasperante. Come sempre un film nasce dalla scrittura, dalla sceneggiatura, che qui invece non offre alcun sostegno. Il risultato è pessimo.

 

Insetti / Depressione

Effetti collaterali
(Side Effects)
di Steven Soderbergh
Con: Rooney Mara (Emily Taylor), Jude Law (Jonathan Banks), Catherine Zeta-Jones (Victoria Siebert),  Channing Tatum (Martin Taylor), Vinessa Shaw (Deidre Banks)
USA, 2013
Trailer del film

Il giorno del suo matrimonio Emily vede arrestare il marito Martin per un reato finanziario, l’insider trading (o “asimmetria informativa” nelle operazioni di compravendita finanziaria). Un elemento, questo, che all’inizio sembra secondario ma che nel corso della vicenda diventerà centrale. In ogni caso, Emily ne viene sconvolta e cade in uno stato di profonda depressione che la spinge a tentare il suicidio anche dopo che Martin è uscito dal carcere. In ospedale incontra uno psichiatra -il dottor Banks- che le propone l’utilizzo di un nuovo ansiolitico in corso di sperimentazione. Gli effetti collaterali di questo farmaco si riveleranno però drammatici, sino a sconvolgere la famiglia di Emily e quella di Banks. Sullo sfondo sta Victoria Siebert, la psichiatra che aveva avuto precedentemente in cura la donna.

Nella prima parte il film tenta -riuscendoci- qualcosa di temerario: mostrare il mondo come lo vede un depresso. Grigiore, nebbia interiore, oggetti e situazioni senza reciproche relazioni, stanchezza, insignificanza, raggomitolarsi in se stessi, pianto, vuoto. La raffinata tecnica cinematografica di Soderbergh è capace di entrare in questi meandri interiori e trasformarli in immagine. È sicuramente la parte che vale l’intero film. Poi, Effetti collaterali diventa un buon thriller teso e conseguente. Ma niente di più. L’opera accenna anche agli enormi interessi finanziari che stanno dentro e dietro l’attività e i profitti delle case farmaceutiche ma il significato del film sta nello sguardo freddo e nelle modalità oggettive con le quali il mondo del depresso viene analizzato sin nei dettagli. La cinepresa diventa un entomologo che osserva, scruta, fruga la psiche diventata puro movimento di un insetto triste.

 

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